Sandra Scoppettone.
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Tu, mia dolce irraggiungibile.
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Titolo originale: My sweet untraceable you. 1994.
Traduzione di: Silvia Nono.
2003. Edizioni e/o, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Questa volta Lauren Laurano, detective privata non esattamente in gonnella, rischia di cacciarsi seriamente nei guai:  un po' che il lavoro langue e che i
suoi proventi esigui in confronto a quelli di Kip, sua dolce met ed esperta psicoanalista con una folla di pazienti che la pagano profumatamente, minacciano
di far saltare la cementata storia coniugale con quella che  la donna della sua vita.
Nel corso di un'indagine ancora pi complicata del solito, non stupisce che a un tratto, come in una esilarante parodia di soap-opera, Lauren si chieda meditabonda: A che punto siamo? Tre gemelle, due morte, una quasi morta. Una persona che non esiste e un fantasma che mi manda messaggi. Una vita che assomiglia a un film e un film che assomiglia a una vita....
In questo movimentato e irresistibile giallo di Scoppettone un'infinit di storie e di personaggi si mescolano e si sovrappongono come se la piccola e armoniosa, ma tutt' altro che tranquilla, comunit omosessuale della quale Lauren fa orgogliosamente parte insieme ai suoi amici e vicini fosse il nucleo di energia dal quale si irradiano una quantit di storie e di personaggi che nei modi pi sorprendenti s'incontrano per confluire in una divertita (e divertente) commedia con momenti di toccante e composto dramma.
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L'Autrice.
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Sandra Scoppettone, italo-americana, ha scritto numerosi romanzi, tra i quali alcuni gialli che hanno per protagonista la detective Lauren Laurano. Di questa serie le Edizioni e/o hanno gi pubblicato - oltre a Tu, mia dolce irraggiungibile - Tutto quel che  tuo  mio, Vendi cara la pelle, Vacanze omicide e Ti lascer sempre. Presso le nostre edizioni  anche uscito il romanzo poliziesco Donato & figlia. Vive a Long Island.
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Tu, mia dolce irraggiungibile.
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La gioia ci fissa all'eternit e il dolore ci fissa al tempo. Ma il desiderio e la paura ci tengono legati al tempo, e il distacco spezza il legame.
SIMONE WEIL.
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Capitolo primo.
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Bestiale.
Estate a New York.
Sono a colazione al Waverly Place Luncheonette, aria
condizionata a palla, insieme al mio amico tenente Peter
Cecchi. Ha la mia et, quarantacinque anni,  un bell'uomo
dal fascino ruvido. Gli occhi marroni hanno quello
sguardo pacato e freddo di chi ha visto pi di quanto dovrebbe.
Veniamo spesso a mangiare qui perch  un ritrovo di
sbirri, non ti spennano come altrove e il servizio  rapido.
L'arredamento  identico a quello di tutti gli altri locali:
una sala quadrata con separ, tavolini, un bancone e sgabelli.
Cecchi  sposato con Annette e io sono sposata con Kip.
Ci stiamo aggiornando sulle ultime novit familiari quando
Ruby Packard, la cameriera, si avvicina al tavolo senza
essere chiamata. Ha un'improbabile acconciatura fissata
da litri di lacca, effetto parrucca, una corporatura massiccia
e gambotte robuste. Ruby ha una passione per Cecchi,
Ama tutti i poliziotti, ma Cecchi in particolare perch lui 
molto gentile con lei. Quando siamo insieme, anche se sono
io a rivolgerle una domanda, Ruby risponde a Cecchi.
Cecchi, telefono gli dice.
Ruby  una donna di poche parole.
Lui la ringrazia e si alza per andare a rispondere.
Tiro fuori dei soldi da una delle innumerevoli tasche dei
miei pantaloni estivi color kaki e mi sistemo la maglietta
blu mare che non  intonata ai miei occhi, visto che sono
scuri come i miei capelli, se come me sorvolate su quelli grigi.
Quando ritorna al tavolo, Cecchi annuncia: Hanno trovato
un cadavere in un cassonetto tra Eight Avenue e
Twelfth Street.
Mi pulisco la bocca e mi alzo per seguirlo.
Non so se... attacca lui.
S, che lo sai.
Va bene, Lauren. Ma non ti immischiare.
Fuori l'aria  pesante e calda e il sole dondola appeso al
cielo. C' una macchina che aspetta Cecchi. Lui si piazza davanti
e io dietro. L'autista parte in quarta e accende la sirena.
Quando arriviamo su Eight Avenue, imbocchiamo contromano
una stradina a senso unico e ci fermiamo vicino a
un cassonetto verde, con il nome Mazzafero scritto in giallo
sul fianco.
Ci assale appena scendiamo dalla macchina. Non  facile
nascondere un cadavere a New York, men che mai a luglio:
la decomposizione inizia subito e il tanfo di morte  inconfondibile.
Cecchi si fa largo tra i poliziotti in uniforme che circondano
il cassonetto, si arrampica su una sporgenza, e guarda
dentro.
Ges esclama.
Mi avvicino e a quel punto mi viene da vomitare. Deglutisco
a forza e riprendo il controllo. Come altri poliziotti,
prendo un fazzoletto e mi ci copro bocca e naso.
Cecchi salta gi, la faccia bianca come farina. Si asciuga
il sudore dalla fronte, si liscia indietro i capelli con la mano
e scuote la testa. Ges ripete.
Dalla reazione di Cecchi capisco che dev'essere davvero
un brutto spettacolo, e buona parte di me stessa non vorrebbe
proprio guardare. Ma c' quell'altra parte di me,
quella che ha bisogno di sapere tutto a ogni costo, che alla
fine prende il sopravvento.
Con il fazzoletto premuto su naso e bocca, cerco di tirarmi
su facendo leva sulla mano destra. La suola di cuoio
dei sandali scivola e devo fare un secondo tentativo. Questa
volta ci riesco e quando i miei occhi arrivano alla stessa
altezza del cassonetto, il mio cuore intona una fanfara da
funerale.
Lei giace con la faccia rivolta all'ins, solo che non ha pi
faccia. Le mosche hanno deposto le uova e i vermi se la
stanno spassando. I capelli castani, sparpagliati e intrecciati
con rifiuti di vario genere, sembrano nastri. Le gambe sono
spalancate come ali, le braccia sul seno, il vestito di cotone
 bianco con un motivo di cavallini azzurri. Ho visto
abbastanza e salto gi.
Come sempre, mi domando come e perch un essere
umano debba finire cos. Chi era? Che cosa ha fatto per
meritarsi una fine cos ingloriosa in un cassonetto?
Sai chi ? chiedo a Cecchi.
Lui scuote la testa.
Potrei restare in zona per vedere che succede, ma questa
parte della faccenda la conosco bene: va per le lunghe
e poi devo tornare in ufficio. Chiedo a Cecchi di tenermi
aggiornata sul caso e punto a est su Twelfth Street.
Che New York sia da sempre una citt pericolosa, non 
una novit per nessuno; ma ora nemmeno di giorno cammino
tranquilla per le strade del Greenwich Village. Credo
dipenda dalla possibilit che si verifichino altri attacchi terroristici.
Tutto  cominciato in febbraio, con l'esplosione al
World Trade Center, cui  seguita la cattura dei terroristi
del Quattro Luglio. Ho la sensazione che in qualsiasi momento
potrebbe accadere di tutto. Anche prima era cos,
ovviamente, ma questa nuova minaccia si diffonde e contamina
l'aria peggio dell'inquinamento.
Continuo a vivere come prima, ma una parte del mio
amore per questa citt  svanito e provo una tristezza che
non conoscevo. Mi domando per quanto tempo ancora rester
qui, per quanto tempo ancora una persona possa resistere
qui.
Percorro una strada tortuosa, e all'altezza di un supermercato
su West Fourth Street sento un tizio che dice al
proprietario:
Dammi tutti gli spiccioli che hai in tasca.
Non si tratta di una rapina, lo capisco dal fatto che non
si vedono armi in giro, e poi quale rapinatore degno di questo
nome chiederebbe solo gli spiccioli?
Il proprietario, un piccolo coreano dagli occhiali enormi,
infila la mano in tasca, tira fuori dei soldi e li consegna
all'altro tizio dal baffo brizzolato in tinta con i capelli.
Questi impila le monete, portando la mano alla spalla, e
le posa all'angolo col gomito, dove ondeggiano precariamente.
Poi con un colpo le lancia in aria e le riprende con la
mano. Con un sorriso sconfortato dice: Una volta ne mettevo
molte di pi, ma adesso sono diventato troppo lento.
Dal tono della voce e dallo sguardo intuisco che questo
 il suo metodo per misurare gli anni che passano, e lo compatisco.
Ne abbiamo tutti uno o due.
 fantastico mi intrometto io.
Doveva vedermi quando ero giovane... a volte ce la facevo
con una pila alta dieci centimetri.
Stento a crederci ma dico: A me sembra bravo anche
adesso.
Gli si illuminano gli occhi. Lo pensa davvero?.
Io non ci riuscirei mai.
E perch dovrebbe?.
Come?.
Cosa sarebbe, un complimento? Perch mai dovrebbe
essere capace di farlo? In fondo, lei  una femmina.
Una femmina.
Una femmina? Cosa sarebbe, un complimento?.
Eh?.
Faccio cenno con la mano come per dire di lasciar perdere
e tiro avanti. Vada al diavolo. Che rimpianga da solo
la sua giovinezza.
Quando arrivo al mio ufficio sono in un bagno di sudore.
Il tempo peggiora di anno in anno. Ma il lavoro di Kip,
che fa l'analista, e i miei sporadici incarichi come investigatrice
privata ci trattengono in citt fino ad agosto, e cos
ci tocca sopportare questo clima, con scarsa gioia, ma sempre
meglio questo clima che i cretini.
Gli investigatori privati di solito non vanno in vacanza
in agosto (come fanno invece gli analisti), ma siccome a me
piace fare le vacanze con Kip, anche dopo tredici anni di
matrimonio, mi tocca agosto. Giugno e luglio in citt,
per, sono un vero incubo. A volte anche maggio. E questo
luglio, in particolare,  davvero infernale.
Il mio ufficio in West Fourth, con l'affaccio su Seventh
Avenue, non  dotato di aria condizionata. Un ventilatore
ce l'ho , uno di quei cosoni grossi che certo aiuta ma non risolve
la situazione. Sarei ben contenta di acquistare un
condizionatore se il sistema elettrico del palazzo fosse in
regola. Potrei segnalare l'infrazione ma il mio affitto subirebbe
una bella impennata, perci affronto la calura.
Sulla porta dell'ufficio  scritto:
LAUREN LAURANO, INVESTIGATRICE PRIVATA.
Quando apro la porta, sembra di entrare nel forno di una pizzeria. Accendo
le pale che cominciano a mulinare come un'impastatrice
per cemento. Beh, almeno non si sente pi il rumore
della strada.
Mi siedo alla scrivania dove si trovano quelli che considero
gli strumenti fondamentali del mio mestiere: telefono,
computer portatile Toshiba colorato, modem, mouse,
e tappetino per il mouse.
Gi mi pento di non essermi fermata per un caff ghiacciato
e una ciambella al cioccolato. Sembrano passati millenni
dall'ora della colazione. Appendo sulla sedia la borsa
con dentro una Smith & Wesson .38. In una fondina
legata alla caviglia c' una calibro .25 e nel cassetto della
scrivania dorme una Magnum .44.
Mi sento sicura, felice e accaldata.
Accendo il computer che si mette in moto e si apre subito
su Windows (l'ho programmato cos): clicco due volte
sull'icona di Unicom, il software che uso per il mio modem,
e aspetto che il programma appaia sullo schermo.
Il fatto che io riesca a farlo funzionare  per me fonte perenne
di stupore. Fino a pochi anni fa ero una totale analfabeta
informatica, ma sono stata costretta a imparare per
risolvere un caso. E non esagero se dico che la tecnologia
 poi diventata un'ossessione.
Probabilmente Kip direbbe che per un periodo ero diventata
maniaca dei Bulletin Boards, che poi sarebbero
delle caselle postali on-line gestite da gente normale dove
puoi, tra le altre migliaia di possibilit, scrivere e ricevere
messaggi, unirti ai forum, o Sigs (Special interest groups),
e scaricare file (software).
Col passare del tempo mi  passata la sbornia e ora uso
praticamente un unico Bbs che si chiama Invention Factory,
dove ogni giorno controllo i nuovi file e ricevo la posta
da vari Sigs e dal mio amico di rete David.
Sul punto di connettermi a I. F., qualcuno bussa alla porta.
Il vetro  opaco e tutto quello che riesco a vedere  la sagoma
di una persona bassa (circa un metro e sessanta, come
me), probabilmente una donna. Abbandono il modem
e a denti stretti dico allo scocciatore di entrare. Non vedevo
l'ora di leggere la lettera di David e anche se potrebbe
essere un potenziale cliente, per me  solo uno scocciatore.
David dovr aspettare.
La porta si apre ed entra un tizio. Disgraziatamente, per
il mondo in cui viviamo, molto molto basso per un uomo.
Signorina Laurano?.
Mi viene la tentazione di protestare per quel signorina,
ma fatico a uscire dal mio letargo e annuisco semplicemente.
Prego, si accomodi. Davanti alla scrivania c'
una poltrona verde.
Il tizio  vestito di nero newyorkese, in questo caso in
maglietta, jeans, e stivali. Mi domando come faccia a portare
gli stivali con un caldo simile, ma ho notato che alcuni
li indossano tutto l'anno. Dai muscoli si direbbe che fa
pesi: pettorali prominenti e anche tutti gli altri muscoli che
dio solo sa come si chiamano. Il tipo avanza sul parquet
con un ticchettio metallico, che rivela la presenza di placchette
sotto la suola e i tacchi. Prima di sedersi mi porge
una mano ben curata.
Sono Boston Blackie dice.
Oh, per favore. Rivangando nella memoria ormai molto
lacunosa, ricordo che i miei genitori parlavano di un programma
radiofonico con quel nome. E credo che ci siano
anche dei film su Boston Blackie. Era un detective privato?
Stringo la mano. Lei sarebbe il signor Blackie?.
Blackie  sufficiente risponde tutto serio.
E Boston?.
Mi squadra come se fossi un'idiota. Vengo da l.
Capisco. Forse dovrei sentirmi scema, ma non ci riesco.
 per distinguersi da Miami Blackie, Detroit Blackie
e Kansas Blackie?.
Li conosce? mi chiede, mentre i suoi occhi diventano
due fessure avvelenate.
Non personalmente lo rassicuro, meravigliandomi
che la mia battuta non sia affatto una battuta.
Lui si rilassa, anche se le sue labbra continuano a essere
sottili e tirate.
Cosa posso fare per lei, Blackie?.
Caso mai dovrebbe chiedersi che cosa Blackie pu fare
per lei.
Resto di sasso.
Le spiace se fumo?.
In realt, s. Sono allergica gli rispondo mentendo, ma
 l'unico motivo che i fumatori accettano. Allora, Blackie,
cosa pu fare per me?.
La posso ingaggiare risponde lui, come se fosse una
risposta ragionevole alla mia domanda.
Decido di lasciar correre. Perch vuole ingaggiarmi?.
Lei  un investigatore privato o sbaglio?.
Lo ammetto.
Perci posso ingaggiarla per seguire un caso.
Io non seguo i casi, Blackie, io li risolvo ribatto scherzosamente.
Quel che .  ancora pi immusonito di prima, se
possibile. Voglio che lei ritrovi mia madre.
 sparita?.
Gi. Da un po' di anni.
Quanti?.
Trentotto dice senza esitare.
Dalla sua nascita butto l.
Gi. Esatto. Ehi,  in gamba.
Grazie.
Goldie me l'aveva detto che lei era in gamba ma io non
gli credevo, visto che  una femmina.
Questa non gliela passo. Donna.
Quel che .
Chi  Goldie?.
Un amico mi risponde, diffidente.
Non conosco nessun Goldie.  per caso Grand
Canyon Goldie?.
Avevo capito che non lo conosceva.
Sta scherzando, vero?.
Su cosa?.
Si chiama davvero Gran Canyon Goldie?.
Senta, allora lo conosce o no?.
Ho tirato a indovinare. Non lo conosco. Come mai lui
mi conosce?.
Un tipo gli ha parlato di lei. Joe Carter.
Joe Carter. Un assassino che ho catturato qualche anno
fa.  buffo che Carter mi abbia raccomandata. Ma in fondo
ho contribuito a mandarlo dentro. Tuttavia l'idea che
Carter parli di me mi fa venire i brividi.
Allora dice Blackie, siamo d'accordo?.
Chi siamo d'accordo?.
Lei e io. Il caso. Lo risolver?.
Non ho ancora capito di che caso si tratti.
 il caso di una madre sparita fa lui, spiccio.
Se  scomparsa da trentotto anni non sar facile seguire
una pista. Avr bisogno di molte informazioni. Ha qualche
cosa da cui posso partire?.
Infila la mano nella tasca della maglietta, tira fuori una
fotografia e me la porge. E in bianco e nero, gli angoli sono
ingialliti e consumati. Primi anni Cinquanta, una donna
in piedi vicino a una macchina, porta una gonna e un
golfino, mocassini e calze, e un filo di perle. E piuttosto
bella ma ha un'aria triste. Mi domando come mai ci siano
tante foto di gente vicino alla macchina e se ci si metta ancora
in posa a quel modo.
 sua madre? domando.
Gi. Gli trema la voce, come se fosse commosso.
Giro la foto. C' una scritta a penna:
Suste* McMann Stolte- N. Y., 1953
Stone Ridge  in Ulster County, a nord.
 nato l?.
A New Paltz. Ci sono anche cresciuto.
Lei si chiama McMann?.
No. Quello era il suo nome. Io ho quello di mio padre,
Black.
Ahh mormoro, come se avessi capito tutto e non semplicemente
l'origine di questo soprannome. Un momento:
mi pareva che lei avesse detto che veniva da Boston.
Ci trasferimmo dopo, quando avevo sedici anni. Ma lei
no. Cio, lei mor in un incidente poco dopo la mia nascita.
Un incidente?.
Cos mi hanno detto.
Chi?.
Mio padre, mia nonna, tutti quanti.
All'improvviso provo una gran tristezza per quest'uomo
che non ha avuto madre.
Le hanno detto che era morta in un incidente, ma lei
non ci crede e adesso vorrebbe ritrovarla? Pu essere pericoloso,
lo sa?. Non c' un modo delicato per dire ci che
devo dirgli. Sua madre potrebbe non gradirlo.
Lei crede che mia madre mi abbia abbandonato, eh?.
Non so che rispondere.
Mi sa che non mi sono espresso bene. Voglio che lei ritrovi
il suo cadavere. Che sia morta  sicuro.
 morta, ma non nell'incidente?.
S, esatto. Loro mi hanno detto cos, ma io non ci
credo.
Perch avrebbero dovuto mentirle?.
Perch l'ha uccisa mio padre.
...
.
...
Capitolo secondo.
...
.
...
Sul serio? gli chiedo.
Le sembra uno scherzo?.
Direi di s, ma non glielo dico. Come fa a sapere che
l'ha uccisa suo padre?.
Senta, quando uno vive in un paesino, viene a sapere
un sacco di storie e impara a distinguere tra quelle credibili
e quelle assurde, mi segue?.
Si spieghi meglio.
 complicato fa Blackie.
Lo  sempre.
 difficile da descrivere.
Ci provi. Mi sta venendo il sospetto che il tizio non
abbia alcun elemento concreto su cui basare la sua teoria.
Non credo che mia madre sia morta di morte naturale.
Non c' una tomba, niente. E non credo che sia stato un
incidente. Mi hanno raccontato che  stata bruciata e che,
per suo volere, le ceneri sono state disperse nei boschi.
Vuol dire cremata.
Bruciata.
Va bene, bruciata. Devo farle notare che l'assenza di
una tomba non prova che sia stata assassinata.
Blackie scatta in piedi. Senta, se avessi una prova in mano
l'avrei denunciato un sacco di tempo fa. Non ce l'ho
una prova. Quel che ho ... ....
Sensazioni gli suggerisco.
Imbarazzato, ammette: Beh, s, si potrebbe anche dire
cos.
Detesto questa situazione. Le sensazioni non sono fatti
e per risolvere un caso di omicidio occorrono fatti. Mi dica
quello che ha saputo sulla vicenda nel corso degli anni.
Ho saputo che era scappata. Che era morta in questo
incidente automobilistico, che poi sarebbe la versione di
mio padre e di sua madre.
E per questo che ha detto che  stata bruciata?.
Gi mi risponde con un tono che lascia trasparire i
suoi dubbi sulle mie capacit di investigatrice.
Esister qualche rapporto sull'incidente.
I rapporti si possono anche truccare, mi capisce?.
Io capisco soltanto che Blackie crede a ci in cui vuol
credere. E poi?.
Ho saputo che non sono veramente figlio di mio padre,
che mia madre non era veramente quella che sembrava,
che sono il nipote di un uomo ricco e potente.
Dove ho gi sentito questa storia? Forse in un film di Boston
Blackie. Di sicuro non in un romanzo di Ross MacDonald.
Perch  convinto che suo padre abbia ucciso
sua madre?.
Per una di quelle cose l.
Una sensazione?.
Gi.
Fantastico. Perch proprio adesso? Perch non ha deciso
prima di indagare su questa faccenda?.
Si esamina gli stivali come se potessero fornirgli una risposta,
e poi mormora: Cos.
Mi ascolti bene, Blackie, dobbiamo mettere alcune cose
in chiaro. Se lei vuole che io mi metta al lavoro, mi deve
raccontare tutto quello che sa e deve dirmi la verit.
Galera mormora.
Ah.  stato in carcere?.
Annuisce. Non  necessario che mi dica il motivo, a
meno che non abbia a che vedere con il caso. Glielo
chiedo.
No. Droga. Sono pulito da circa un anno. Seguo un
programma dove ti dicono di non prendere decisioni importanti
nel corso del primo anno, cos ho aspettato. Adesso
che mi sono rimesso in piedi, sono pronto a dare la caccia
a quel bastardo.
Capisco.  in grado di pagarmi?. Odio parlare di soldi,
ma mi tocca.
Oh, non si preoccupi. Ne ho a palate. Denaro pulito.
Ho avuto delle soffiate favolose da Goldie sugli investimenti
in borsa.
Qui stiamo precipitando nel ridicolo. Un ex tossico che
gioca in borsa usando i consigli di un galeotto? D'altronde,
perch no? Ma devo essere sicura.
Lei giura che questo denaro  pulito?.
Giuro. Qual  il suo onorario?.
Glielo dico, lui mi d una settimana d'anticipo, mi stringe
la mano e, promettendo di farsi vivo, se ne va.
Non mi ha dato nemmeno il tempo di accettare l'incarico
ma, cavoli, io e il denaro non filiamo d'amore e d'accordo, e
poi un caso  sempre un caso. Inserisco tutte le informazioni
nel database. E un lavoraccio, ma sar utile in futuro. Non
nutro molte speranze di risolvere questo caso, la vaghezza
regna sovrana, ma far del mio meglio. Quale che sia stato
il suo passato, Blackie ha l'aria di un tipo per bene.
Quando finisco di lavorare, mi collego a Invention Factory
e mi precipito a controllare la posta. David e io mandiamo
i nostri messaggi al Main Board perch viviamo entrambi
a Manhattan, ma non ci siamo mai incontrati.
Guasterebbe tutto. Etichettiamo i nostri messaggi con
Privato, in modo che nessun altro li legga. Naturalmente
il Sysop, l'operatore del sistema, potrebbe leggerli se volesse,
ma sono sicura che non lo far.
Scarico la posta. Ci vogliono sei minuti perch leggo anche
altri forum. Ultimamente ho letto Questioni gay, il
Complotto JFK, Stranezze, e Word. Quest'ultimo  il programma
del software che utilizzo. Stranezze riguarda esperienze
paranormali, gli UFO, eccetera. Ci sono centinaia di
forum tra cui si pu scegliere, ma il tempo  cos poco.
Quando ho finito di scaricare, mi disconnetto e apro la
posta in Winqwk, il programma che serve a leggere e a
scrivere messaggi. Adesso sono pronta a leggere quello di
David.
Cara Lauren,
oggi non ho tanto tempo perch sto aiutando Mario
ad allestire la mostra. Sono felice che sia
riuscito a organizzare un'altra mostra e spero
che non sia l'ultima... mi capisci? Non disperare,
cara amica, presto ti capiter un altro
caso e poi ti lamenterai di dover sgobbare,
ti conosco bella mia. Sono sicuro che a Kip non
importa di dover pagare le bollette quando tu
sei al verde, per cos dire. Comunque, terminato
l'allestimento, vado dal barbiere, poi ho
un appuntamento a pranzo con Destiny, e infine
una prova della nuova commedia. Una giornataccia.
Leggo nel tuo futuro che oggi un caso
busser alla tua porta. Baci e baci
David
Mario Trinchieri  un pittore, malato di AIDS, che non fa
una mostra da quasi tre anni. Destiny  un transessuale e
David sta curando la regia di una commedia che ha scritto
e che sar messa in scena dalla sua compagnia, i Nonsensical
Nomads. Non ho mai visto una commedia di David e
non siamo affatto sicuri che questa sar la volta buona. Vogliamo
preservare l'anonimato, anche se probabilmente ci
conosciamo meglio di chiunque altro. Kip, ovviamente,
pensa che siamo pazzi. Non capisce perch non vogliamo
incontrarci, visto che andiamo cos d'accordo. Non saprei
spiegarglielo.
David ha abbastanza ragione sul fatto che a Kip non secca
accollarsi le bollette quando io non posso contribuire; a
volte per il denaro diventa un problema. Pu passare anche
molto tempo senza che lei vi faccia il minimo accenno,
ma poi basta una quisquilia per farla imbestialire e sbattermi
in faccia la disparit dei nostri guadagni. Non  un
bello spettacolo.
Kip guadagna montagne di soldi, noi ci consideriamo
sposate e qualche anno fa abbiamo unito i nostri conti in
banca. Perci quando scoppia questo bubbone, non credo
che il problema reale siano i soldi. Kip sa bene che su questo
argomento sono fragile e, beh, i partner non cercano
sempre il punto pi vulnerabile per attaccare? Perch?
Non lo so, ma vedo che funziona cos in tutte le coppie che
conosco.
Scrivo velocemente una risposta a David, annunciandogli
che ho cominciato a lavorare a un caso, lo ringrazio degli auguri
e gli prometto di raccontargli pi dettagliatamente il caso
in seguito. Poi mi connetto a I. F., invio il messaggio, mi
disconnetto e spengo il computer.
Sono le undici e cinquantotto e sto rincasando per pranzare
con Kip. E una cosa che non accade tanto spesso, ma
quando i nostri orari s'incastrano, ne approfittiamo. E ora
che, dopo settimane e settimane di bonaccia, ho un caso
tra le mani, chiss quando si ripresenter l'occasione di sedersi
a tavola insieme.
Attraverso Seventh Avenue e vengo quasi spiaccicata da
un taxi e poi investita da un ciclista con walkman. Alla fine
approdo all'altro marciapiede. All'angolo c' un nuovo ristorante
giapponese, che ha sostituito un negozio biologico
che aveva rimpiazzato un ristorante italiano che aveva preso
il posto di un caff che era subentrato a un fast-food greco
che era diventato un ristorante di pesce che aveva dato
il cambio a un ristorante giapponese, il tutto negli ultimi diciotto
mesi. Auguro buona fortuna al nuovo locale, ma senza
troppe illusioni. Certi posti sembrano portare iella.
Quando arrivo all'angolo di Perry Street, non riesco a
credere ai miei occhi. Come ho potuto dimenticare? Ecco
l'ennesimo onnipresente terrificante set cinematografico
con tutti gli armamentari del caso. Ma questa volta non
posso lamentarmi, perch il film  scritto da Rick, il mio
amico che vive al piano di sopra, e da Susan, una mia cara
amica. La sceneggiatura di Rick e di Susan racconta la storia
di un'investigatrice privata che abita a Perry Street e si
chiama Lauren Laurano. Cybill Shepherd interpreta il ruolo
dell'investigatrice. In questo caso non si pu certo dire
che l'arte imiti la vita. Magari.
A pochi metri dal mio isolato, vengo bloccata da un tizio
in jeans e maglietta con la scritta SADDAM SUCKS.
Scusi, signora, le spiacerebbe fare il giro dell'isolato?
Qui stiamo girando.
Girando da che parte?. Chiedo, facendo la finta tonta.
Mi sorride con condiscendenza. No, non in quel senso.
Stiamo girando un film. Potr andarlo a vedere quando
uscir nelle sale, e intanto se lei volesse fare il giro dell'isolato
ci renderebbe il lavoro pi facile e contribuirebbe alla
buona riuscita del film.
Uno dei peggiori motivi che si possono usare per convincere
qualcuno a non disturbare un set.
Non voglio contribuire a questo film ribatto.
Non lo trova divertente. Beh, potrebbe fare comunque
il giro dell'isolato?.
No, io abito qui.
Il tizio stringe gli occhi incavati. Ha un documento?.
Scherza?.
No.
Dilemma: posso fargli una piazzata e sbattergli in faccia
la mia licenza di investigatrice, oppure posso semplicemente
spiegare la situazione. Il fatto  che a New York non
esiste spiegare semplicemente la situazione. E un concetto
che qui non  ancora arrivato. Ma ci provo lo stesso.
Lei come si chiama? chiedo io.
Perch?.
Perch vorrei chiamarla per nome quando le spiegher
chi sono,
E chi sarebbe? dice, sprezzante.
Mi piacerebbe torcergli quel naso rubizzo. Mi ha rubato
solo un minuto e siamo gi precipitati nel ridicolo. Va bene,
non mi vuole dire come si chiama. Perfetto. Io mi chiamo
Lauren Laurano, sono una detective privata, abito
nell'edificio dove state girando gli esterni e, in un certo senso,
il film parla di me. Mi pento immediatamente dell'ultima
frase.
E ho ragione, perch lo scemo mi squadra come se fossi
appena scappata da un congresso di Star Trek. Poi si
mette a ridere forte e a lungo.
A quel punto arrivano i nostri.
Che succede? chiede Rick, affrettandosi verso di noi.
E di nuovo ingrassato e ha dei bei cerchi neri intorno agli
occhi. Mi domando se l'aumento di peso abbia a che vedere
con il film o con William, il suo compagno.
Il tizio spiega a Rick che sta cercando di tenere questa
pazza rompiscatole fuori dal set.
Rick volge lo sguardo verso di me. Dwayne, questa 
Lauren Laurano. Abita qui. In effetti, il film parla di lei.
Avrei dovuto immaginare che si chiamava Dwayne.
Dwayne guarda me e poi di nuovo Rick. Lei sarebbe
Cybill? chiede incredulo.
Decisioni del casting ribatte Rick e, prendendomi sottobraccio,
mi accompagna verso casa. Non te la prendere
con Dwayne, stava solo facendo il suo lavoro.
Me la prendo con sua madre che gli ha appioppato
quel nome: gli ha tagliato le ali.
Verissimo. Cominciamo a girare tra cinque minuti.
Vuoi assistere o vuoi andare a casa?.
Credo che andr a casa. So che quei cinque minuti
possono diventare anche un'ora.
Susan mi viene incontro. Lobes mi dice, spalancando
le braccia.
Tone rispondo. Giochiamo spesso alle mafiose italiane
perch: 1.  facile. 2. E divertente. 3.  cominciato come
una sua presa in giro perch mi irrito tantissimo di
fronte ai film e ai libri che rappresentano gli italiani solo come
mafiosi. 4. Tone  il diminutivo di Tony, tipico nome
da mafioso; Lobes invece viene dai lobi delle orecchie, e
nessuna delle due si ricorda da dove sia saltato fuori, ma ci
piace come suona.
Susan  sposata con un ragazzo simpatico che si chiama
Stan e lavora nel cinema come montatore. Spesso usciamo
insieme la sera e a volte ci invitano per il fine settimana nella
loro casa sul lago Sunrise in Pennsylvania. Kip e Stan si
divertono a fare cose assurde, come passeggiare, andare in
bicicletta, nuotare o andare in barca a vela. Susan e io preferiamo
stare rintanate in casa a guardare film. Siamo un
quartetto perfettamente assortito.
Allora, auguri per il tuo primo giorno di riprese, Tony
le dico.
Grazie. Ancora non mi sembra vero.
Avresti dovuto utilizzarmi come modello per il film
molto tempo fa.
Al che Susan replica: Gi, ce l'abbiamo fatta SOLO
perch ci sei tu di mezzo, giusto, Lobes?.
Non vedo altre ragioni plausibili.
Susan ha un viso carino, pelle vellutata e adorabili occhi
marroni.  sulla quarantina e, come Rick, si tinge i capelli
perch QUELLI del giro del cinema ti accettano solo se sei
giovane. Cos i suoi capelli hanno una sfumatura rossa. Susan
ha praticamente una mise per l'inverno e una per l'estate,
anche se con molte variazioni. Oggi indossa una maglietta
verde a V, jeans e Reeboks. In inverno la maglia ha il collo
alto. Non  una questione di soldi, Susan si sente a suo agio
in maglietta e non vede perch dovrebbe vestirsi diversamente.
A meno che non ci sia una riunione, qui o a Hollywood,
e allora spuntano fuori tacchi e calze, e il resto
dell'armamentario.
Vuoi assistere alla scena, Lobes?.
No, grazie. Vado a pranzare con la piccola donna.
Non ti biasimo.
Ci vediamo dopo dico, avviandomi verso la porta di
casa. Ma m'inchioda la voce di un giovane attore che si rivolge
a Rick.
Rick, non posso dire questa battuta. Non riesco a trovare
una sola ragione per dirla. Cio, perch il mio personaggio
dovrebbe dire una cosa simile? In tutta la sceneggiatura
non c' nulla sulla sua vita interiore che giustifichi
questa battuta.
Rick legge il punto indicato dall'attore.
Non c' sottotesto continua a frignare quello.
Susan, sporgendosi dalla spalla di Rick, controlla il
testo. Poi lei e Rick si lanciano un'occhiata e infine Rick
dice:
Prendi questo vassoio. La battuta  Prendi questo
vassoio, Gary, cosa c' che non va?.
Non so nulla di questo vassoio.
Cosa vuoi sapere? domanda Rick.
Ges esclama Gary. Non voglio scocciare il regista.
Pensavo che voi mi avreste aiutato. Insomma, da dove viene
fuori questo vassoio? A chi appartiene? Che provenienza
ha? E chiedere troppo per un povero attore?.
Rick cinge le spalle di Gary in un abbraccio fraterno e
comincia a parlargli sottovoce. Mentre mi volto per entrare
in casa, mi domando come Rick, Susan e il regista possano
sopportare tutto questo.
Apro il portone della nostra brownstone, che Kip ha acquistato qualche anno fa.
NOTA: Brownstone: Abitazioni tipiche dell'Ottocento, attualmente molto ricercate. FINE NOTA.
Noi occupiamo il primo e il secondo piano; Rick e William abitano al terzo. Il quarto 
occupato da due epigoni degli anni Sessanta che continuano
a farsi le canne, impestando i corridoi con quell'odore
inequivocabile. Li chiamiamo i Rosea (Rompiscatole). Sono
anni che cerchiamo di sbarazzarcene, ma finora  stato tutto inutile.
Il nostro appartamento ha due ingressi e io scelgo quello che d direttamente in cucina, dove mi metto ad aspettare
Kip. Stiamo cercando di eliminare i cibi nocivi per il
nostro colesterolo - beh, Kip sta cercando di eliminare i cibi
nocivi per il mio colesterolo - perci mi attende una sana
insalata. Sai che favola. Comunque, vale sempre la pena
pranzare con lei.
Apro il frigo ed eccola l, l'abominevole cosa giace in una
grande ciotola sigillata con il foglio d'alluminio. La deposito
sul tavolo rotondo e, tolta la copertura, la osservo. Prevedibilmente
raccapricciante. Ma devo riconoscerlo: contiene
almeno sedici tipi di verdure diverse. Nemmeno
sapevo ne esistessero cos tante. La mia mente sbanda verso
visioni di torta al doppio cioccolato.
Mentre apparecchio, sento aprirsi la porta e quando mi
volto nel mio cuore innamorato turbina un ciclone. Non
succede sempre, dopo tutti questi anni. Ma ogni tanto  come
se non avessi mai visto prima Kip, o forse  proprio perch
l'ho vista prima e ne conosco le potenzialit.
 alta e magra... beh, per me sono tutti alti, lei  circa un
metro e sessantotto... capelli castani e occhi che quando si velano
di tristezza ti potrebbero spezzare il cuore. Un vero
schianto, e non sono l'unica a pensarlo. E come veste, quella
donna! Oggi ha una camicetta di seta verde lime, pantaloni
grigi di stoffa leggera con una sottile cintura grigia e scarpe
intonate. Appesi al collo con una cordicella gli occhiali.
Ciao, cucciola mi dice scherzosa, baciandomi teneramente.
Mmmm rispondo.
Ci guardiamo negli occhi.
Dio, come ti amo dice lei.
Bene.
Bene? E tutto quello che hai da dire quando ti dico che
ti amo? Scusami tanto, sorella.
Preferiresti Male?.
Molto divertente. Vedo che hai trovato il nostro ottimo
pranzo.
Sorrido appena.
Lauren,  per il tuo bene.
Odio tutto ci che  per il mio bene.
S, lo so. E a proposito del tuo bene, stamattina stavo
ripulendo un armadio e ho trovato un mucchio di cartine
accartocciate di Chupa Chupa.
Davvero?. Mi pare impossibile di essermi dimenticata
di gettarle. Devono essere di Rick.
L'ho pensato anch'io. Non c' nulla da ridere, sai?.
Ma non contengono grassi.
E ai tuoi denti non ci pensi? Ti cadranno tutti, caro
tombolotto, e io non sar l a raccoglierli.
E dove sarai?.
Oh, forse legger un bel libro o far qualcos'altro. Ma
non raccoglier i tuoi denti.
La cosa mi consola.
Ci sediamo e Kip riempie i piatti. Hai letto il giornale
stamattina? chiede lei.
Oh no, ultimamente la stampa sta facendo vedere i sorci
verdi al Presidente Clinton, e Kip Adams non la smette
di concionare e di indignarsi.
La luna di miele  finita, dicono. Luna di miele? A me
sembra uno di quei famosi inviti a cena con stupro.
Ma perch continui a scandalizzarti come se avessi scoperto
adesso di che pasta  fatta la stampa?.
Perch ogni giorno che passa  peggio. Quel poveruomo
non ne fa mai una giusta, secondo loro. E l'opinione
pubblica non  migliore. Ma lo sai che quando abbiamo
bombardato Baghdad, nei sondaggi lui  salito di undici
punti?.
L'hai gi detto dico io, sforzandomi di assumere un
tono sereno.
Vogliono ridurre il deficit, ma nessuno vuole far sacrifici.
Chi credono che sia, il mago Merlino? E Hillary, dio
mio. Uno spettatore del Bob Grant Show ha telefonato per
dire che con quella pettinatura Hillary vorrebbe somigliare
a June Cleaver per mascherare la sua vera natura lesbica.
Ma ti pare possibile?.
Che sia lesbica?.
Lauren, per favore.
Cosa?.
Non cogli il punto della questione.
Io afferro che tu devi essere pazza ad ascoltare il Bob
Grant Show.
No, non  quello il punto. Il punto  che la gente dice
che  lesbica perch  una donna forte. Usano quella parola
come se fosse un'ingiuria.
Porto le mani al seno in segno di finto stupore. No!
Non pu essere! Chi potrebbe mai fare una cosa simile?.
Un sorriso le balena sul viso, poi scompare senza lasciare
traccia. Va bene, va bene, lo so che adesso che la questione
dell'aborto  morta e sepolta, siamo noi il bersaglio, ma
non posso sopportare questo perenne attacco ai Clinton.
Che cosa succederebbe se tu non leggessi i giornali o
non ascoltassi i programmi radiofonici di destra o la smettessi
di guardare i telegiornali?.
Mi guarda esterrefatta. Ma sei scema?.
Dico sul serio. Pensa a come saresti tranquilla se tu
smettessi di fare la sentinella delle cazzate, ventiquattr'ore
su ventiquattro.
Tranquilla? Mi sentirei persa se ignorassi tutto quel
che succede.
Ti senti se lo sai.
Kip appoggia la schiena alla sedia e mi guarda stralunata come se le avessi detto che  una patita di Rush Limbaugh.
NOTA: Famoso conduttore di uno show radiofonico molto reazionario. FINE NOTA
Che cavolo vuoi dire?.
Tutto questo schiumare di rabbia e dare in escandescenze, e ululare contro Nunn poi Powell, poi....
Lauren, io non ululo mai.
Oh, s e ingoio l'insalata.
Come puoi dire una cosa simile?.
Kip, ammettilo, quando si parla di politica diventi isterica.
Non sono isterica. Sono preoccupata. Rido.
E francamente continua lei, penso che tu dovresti
preoccuparti di pi.
Lo sono, ma a modo mio. Pacatamente.
E come? Collegandoti ai portali e partecipando ai Forum
sulla politica?.
Come fai a sapere che c' un Forum sulla politica?.
Un sorriso striscia furtivo sulle sue labbra. Ho i miei
mezzi.
Sospetto che i suoi mezzi siano un'intuizione fortunata.
Non partecipo a quel Forum. Ne sento abbastanza a casa,
di discorsi sulla politica, grazie.
Lauren, ma non ti interessano le notizie?.
Certo.  solo che tu vai fuori di testa.
Vado fuori di testa, sono isterica e ululo. Molto gentile.
Comunque, anche io ho delle notizie.
Cio?.
Oggi mi hanno affidato un caso.
Oh, fantastico, tesoro. Racconta.
Solo se possiamo cacciare per un po' Nunn e Powell
nello sgabuzzino.
Ehi esclama Kip, sono gi chiusi l dentro, piccola.
Non senti come strepitano?.
Non riesco ad avere l'ultima battuta e cos comincio a
raccontarle di Boston Blackie.
...
.
...
Capitolo terzo.
...
.
...
Hai cercato di dissuaderlo? domanda Kip.
Non ne ho avuto l'occasione. Il tizio  determinato, e
poi era chiaro che se io avessi rifiutato, si sarebbe rivolto a
qualcun altro. Gli ho fatto notare che non avevo molti indizi
e che sarebbe stato un caso complicato. Mi sembrava
corretto avvisarlo dico.
Kip mi guarda con quel sorriso che esprime folle devozione;
il sorriso giusto! Certo che lo . Il padre del signor
Noir  ancora vivo?.
Kip e io diamo ai clienti dei nomi in codice e a Blackie 
toccato Noir. Nulla di particolarmente originale, lo ammetto.
 vivo e abita ancora a Stone Ridge con la sua anziana
madre.
 figlio unico?.
Per quanto ne so, s. Noir non ha accennato a un secondo
matrimonio del padre.
 strano dice Kip.
Perch?.
I vedovi di solito si risposano nei primi due anni.
Forse  il classico mammone.
Il paparino ha sempre vissuto con lei?.
Pare di s.
Forse la suocera non andava d'accordo con la nuora.
Potrebbe essere.
E allora potrebbe essere stata la suocera a commettere
il misfatto?.
Forse rispondo con riluttanza. Kip sa perch.
Lauren, devi risolvere questo problema.  una tua barriera
mentale e sono sicura che interferisce con il tuo lavoro.
Hai ragione rispondo. Ma non posso farci niente. Anche
se so che esistono, mi risulta molto difficile pensare che
una donna sia un'assassina.
Vuoi che ti faccia dei nomi?. Si riferisce alle omicide
famose.
No, grazie. Conosco gi quell'elenco. Rispetto a quello degli uomini  pi breve, ma questa volta evito di puntualizzarlo.
Il signor Noir non ha alcun sospetto sulla
nonna.  invece convinto che il criminale sia suo padre.
E allora? E naturale. Forse ha avuto un'infanzia difficile
accanto al padre. Probabilmente la nonna era affettuosa.
Affettuosa ma assassina?.
Succede. Se ci sono bravi ragazzi tranquilli ci saranno
anche brave nonne tranquille.
Hai una mente malata le dico.
L'avresti anche tu se vedessi le persone che vedo io
ogni giorno.
Ne vedo di peggiori. Almeno le tue si fanno curare.
Gi, come P. P.. Che sarebbe Pippo Puttane, che riesce
a farlo solo con le prostitute. Quando apro il giornale
temo sempre di scoprire di avere in cura un altro Joel
Rifkin.
Non te ne saresti accorta? Non te l'avrebbe detto?.
Probabilmente no. Ma P. P.  in analisi, e dubito che
Rifkin o Dahmer lo siano mai stati.
Nessuno di loro, per quanto ne so. Che cosa faresti se
scoprissi che P. P.  un serial killer? domando.
Cosa potrei fare? Mi sentirei svenire.
Sei una vera dura.
Kip si fa una risata.
Oggi a chi tocca?.
Due perfetti nevrotici e Nastro Giallo.
Eccitante.
Gi.
A Nastro Giallo piace farsi fare la pip addosso. Che
cosa gli dici?
A proposito... della cosa?.
Annuisco.
Beh, non dico: Eccitante.
Perch no? ribatto, fintamente sorpresa.
Forse dovrei. Forse oggi mi lascer andare ai miei veri
sentimenti. Chiss come reagirebbero?.
Vorresti dire che nascondi quello che provi, Kip?.
Ovvio che no. Voglio dire che a volte, insomma, non
mostro la mia disapprovazione. Non sono l per esprimere
giudizi, ma a volte non posso evitare di provare ostilit.
Nel caso tu non l'abbia notato, sono un essere umano.
In realt, l'avevo notato replico con un sorriso allusivo.
Kip mi lancia un'occhiata, di quelle che mi colpiscono
dritte nel plesso solare e poi cominciano a scendere.
Allora, qual  la tua prossima mossa? dice lei.
Sbircio l'orologio. Hai tempo?.
Non intendevo quello, anche se mi piacerebbe. Questo
 uno di quei momenti in cui invidio gli etero e i gay:
loro riescono a farlo in pochi minuti. Anche quando non
intendiamo fare un numero spettacolare, alla fine lo diventa.
Se  proprio indispensabile, riusciamo a rientrare
nei venti minuti.
Volevo dire la tua prossima mossa sul caso.
Ah, in quel senso.
S, amore, in quel senso.
Con un sospiro rivolgo i miei pensieri al lavoro. Che ne
diresti di una gita a nord, questo fine settimana?.
A Stone Ridge?.
Per esempio.
Mi porterai a cena in un posticino idilliaco? chiede
Kip.
Certo.
La sera dormiremo in una locanda silvestre o in un
B & B?.
In cosa?.
In un Bed & Breakfast ripete lei.
Kip, so benissimo che cos' un B and B. Silvestre?.
Come ho potuto sposare una simile ignorantona?.
Pura fortuna, mi sa.
Vuol dire boschiva, arborata.
Arborata? Oh, molto ricercato.
Fa niente. Dov'eravamo?.
In una locanda silvestre.
Esatto. E una volta l, faremo l'amore in maniera folle
e appassionata?.
Assolutamente s.
Lentamente le ricompare sul volto un sorriso e poi quello sguardo particolare. A quel punto conclude: Non ci
pensare nemmeno. Sono molto indaffarata.
La mia romanticona.
Uscita dal mio appartamento, scopro che non riesco ad
aprire il portone. Per quanto smanetti e spinga, il dannato
non si muove di un millimetro. Prendo una sedia dal corridoio
e la piazzo davanti al portone, ci salgo sopra per
guardare fuori dai piccoli pannelli di vetro in alto. Nel preciso
istante in cui la mia faccia arriva al livello delle finestrelle,
sento qualcosa che somiglia al lamento di un
elefante ferito.
 il gemito dell'intera troupe del film, da cui traggo la
brillante deduzione, visto che sono una detective, che ho
rovinato un ciak.
STOP. Chi diavolo  quella? bercia una voce maschile.
Suppongo sia il regista, Barry Berry.
Il portone si apre e appaio a tutti, in piedi sulla sedia.
Pensate forse che mi senta un'idiota? Nooo.
Che cazzo sta facendo?. Barry Berry  un uomo di media
altezza con grosse sopracciglia, due piccole siepi grigie
sopra a occhi penetranti colore pulce, e un naso imponente.
Indossa una canottiera rossa, pantaloni da safari, sandali e un cappello color marroncino con la tesa tirata gi. Infilata
nell'angolo della bocca una sottile sigaretta marrone,
pennacchi di fumo come un'aureola intorno alla sua testa.
 difficile rispondere a questa domanda, ma ci provo.
Credo di essere in piedi su una sedia nell'ingresso di casa
mia.
Ah, ma davvero?. Mi parla senza togliersi la sigaretta
dalla bocca. Noi invece stiamo cercando di girare un
film.
S, lo so.
Lo sa ripete lui, esasperato. Beh, se lo sa, perch sta
in piedi su quella sedia di merda?.
Rick e Susan arrivano di nuovo in mio soccorso.
Barry, lei abita qui.
Non m'importa un fico secco dove abita, ha rovinato
questo cazzo di ciak. Perch non si riesce a controllare la
gente?.
Scendo dalla sedia, la rimetto a posto e mi avventuro
fuori dal portone.
Signorina urla Barry Berry.
Mon dico io.
Vous mi risponde senza cogliere l'ironia. Mia cara ragazza,
ho capito che lei abita qui, ma noi stiamo cercando
di girare un film. Agganciando il suo braccio al mio, si
mette a camminare accanto a me come se dovesse prendersi
cura di me. Il fatto , dolcezza, che queste maledette cose
costano un fracco di soldi e ogni volta che si interrompe
un ciak, partono altri soldi e altro tempo. Lo capisce, vero,
tesoro?.
Ci che capisco  che ho di fronte la perfetta caricatura
di un regista.  come se questo tizio avesse imparato a memoria
le battute di uno degli innumerevoli film sul mondo
del cinema. Questo mi disorienta perch non ho ben chiaro
quale sia il mio di ruolo, e soprattutto le mie battute. Ma
cerco di fare del mio meglio.
Secondo lei, come dovrei entrare e uscire da casa mia?
domando.
Mi risponde con un risolino educato. Non m'incanta.
Se lei potesse solamente aspettare, cara ragazza.  tutto
ci che chiedo: aspettare dice lui, colorando drammaticamente
la iniziale.
Aspettare cosa?.
La fine del ciak. Berry mi guarda come se avessi il
quoziente d'intelligenza di una gallina.
Ma se sono dentro dico lentamente, come faccio a
sapere quando il ciak  finito?.
Mi fissa a lungo. Non ha una risposta.
Esatto dico e, liberandomi dalla sua presa, mi avvio
per la strada.
Sento gridare alle mie spalle: Dovete controllare i movimenti
della gente, cazzo.
Quando arrivo all'altezza di una delle roulotte, si apre la
porta e salta fuori Cybill Shepherd. E irresistibile: mi fermo
e la guardo.
Salve mi saluta sorridendo.
Salve le rispondo.
 molto pi alta di quanto pensassi e non  poi cos magra,
anche se nemmeno con la fantasia pi sfrenata si potrebbe
definirla grassa o rotondetta.  davvero adorabile.
Di colpo mi ricordo che sta impersonando me. In un certo
senso. Rick e Susan si sono ispirati a me per il loro personaggio,
anche se  frutto della loro immaginazione.
All'improvviso Susan compare al mio fianco. Cybill
dice, lei  Lauren Laurano, sai, l'investigatrice privata su
cui abbiamo creato il tuo personaggio.
Oh! esclama Cybill porgendomi la mano. Che fortuna,
conoscerla di persona!.
Deve essere uno scherzo, penso, stringendole la mano.
Noto subito che ha una bella stretta di mano, merce rara
di questi tempi.
Deve avere una vita molto eccitante dice lei.
Tutto questo  assurdo, ma vi giuro che sta parlando sul
serio. Davanti a me c' una donna sincera. Quasi non lo
reggo.
Beh, non eccitante come la sua rispondo impappinandomi
come una fan.
Lei ride. E quella risata di Cybill/Maddie e mi sembra
gi di conoscerla, ma  solo perch ero entusiasta di
Moonlighting, che ho guardato religiosamente finch non  entrato
in scena il signor Monocorde, alias Bruce Willis.
Tesoro dice Cybill, non ha idea di quanto pu essere
noiosa questa vitaccia nel cinema. Una volta che ha tempo,
mi piacerebbe fare quattro chiacchiere con lei.
Davvero? chiedo stupita e con l'aria da pazza.
Per fortuna Cybill non sembra notare la mia goffaggine.
Il mondo del crimine mi affascina e chiss quante storie
avr da raccontare.
Qualcuna butto l con nonchalance, ma non credo
che mi riesca.
Da lontano sentiamo berciare: Merda, dov' finita
quella donna?.
Sta parlando di me dice Cybill. Devo andare, spero
di rivederla presto.
A presto ripeto. A bocca aperta, la guardo camminare
per la strada.
Susan dice: Fantastica, vero?.
Annuisco. Non dovrei stupirmi di nulla, visto che
Shepherd  stata l'unica attrice famosa a partecipare alla
manifestazione gay a Washington, in aprile.
A dopo, Lobes dice Susan e corre dietro a Cybill.
Cybill.
Perch non avevo mai notato che Cybill  un nome delizioso?
Perch ho sempre ignorato le bionde? Adesso mi
sembra lampante che le bionde sono meravigliose e sono
pronta a tingermi i capelli all'istante.
Va bene, sono cotta. E allora? Quale lesbica al cento per
cento non lo sarebbe?
Sul grande schermo della mia mente appare il viso di
Kip.
Senso di colpa.
Ma di cosa dovrei sentirmi in colpa? Non potr mai pi
trovare attraente un'altra? Ammettiamolo, il mondo  pieno
di donne attraenti e io avrei qualche rotella fuori posto
se rimanessi indifferente di fronte a Cybill Shepherd. Giusto?
E nemmeno per un nanosecondo mi verrebbe in mente
di combinarci qualcosa, persino se la signora Shepherd
fosse dell'avviso, cosa che non . Non appartengo affatto a
quella categoria di persone che pensano che se una  gentile
con te, vuol dire che ci sta provando. E tanto meno credo
che ogni donna etero possa cambiare idea.
Comunque, non c' niente di male nel fatto di trovare
attraente Cybill. Se succedesse a Kip, io capirei benissimo.
Potremmo perfino parlarne. Siamo adulte, dopo tutto.
Provo a immaginare la nostra conversazione.
Ci provo.
Non so per quale motivo, ma non riesco a figurarmela,
questa discussione. Beh, al diavolo. Mi accorgo di essere rimasta
impalata con lo sguardo perduto nel vuoto e questo
non giover alla soluzione del mio caso. Devo rientrare in
ufficio e controllare una serie di dati sul mio cliente, suo
padre e sua nonna.
Ehi,  facile.
Persino i ragazzini possono ricercare informazioni se
sanno destreggiarsi con il computer... almeno secondo Insonnia
d'amore. E per una volta si trattava di una ragazzina.
Chi dice che la vita non stia migliorando per le donne?
Sento vociare in lontananza: Per cortesia, potrebbe levarsi
dalle palle?.
Rido pensando al povero cristo che si sta beccando le urlate
del finto regista. Poi sento qualcuno che mi batte sulla
spalla e, grazie al mio fiuto da investigatrice, capisco che
quel povero cristo sono io.
...
.
...
Capitolo quarto.
...
.
...
 venerd sera, e tutti gli affanni e le preoccupazioni della
settimana volano via. Bugia, magari fosse vero. Le nostre
amiche Jenny e Jill hanno deciso di prendersi un fine settimana
di riposo e di accompagnarci nella nostra gita a Stone
Ridge. Sono le proprietarie della meravigliosa libreria
Three Lives nel Village e non riescono mai a staccare dal
lavoro, eccetto il marted e il mercoled. Ma questa volta
Hilary, la responsabile, ha accettato di rimpiazzarle.
Le J, come le chiamiamo, sono la migliore coppia di amiche
che abbiamo. Stanno insieme da sedici anni ed  merito
loro se io e Kip ci siamo conosciute. L'anno scorso Jenny
ha finalmente compiuto quarant'anni (un evento che tutte
attendevamo con ansia... tutte, salvo Jenny).
Jill ha capelli rosso scuro, occhi verdi e col passare del
tempo diventa sempre pi bella. A volte parla cos in fretta
che dobbiamo costringerla a rallentare.  intelligente,
creativa e spassosa.
Anche Jenny lo , ma per farci divertire gioca a fare la
rompiballe. E pi bassa di Jill, ha pi o meno la mia statura,
capelli ricci castani, porta gli occhiali e somiglia in bello a Debra Winger.
E poi c' Theo.
Theo  la loro cagnolina, un'adorabile terrier gallese. 
molto educata, essendo andata a scuola per circa seicento
anni. Le J commisero l'errore di non lasciare mai Theo da
sola quando era un cucciolo e quando poi ci provarono, fu
un vero disastro. Theo pass tutto il tempo a ululare. Adesso
hanno acquistato un'autonomia di circa due ore, ma in
questa gita preferiscono portarla con noi. La qual cosa non
ci turba, anche se ci costringe a pernottare in un motel, che
poi  ci che preferisco, visto che detesto le code per il bagno
nelle pittoresche locande di campagna e nei B & B. Ho
giurato a Kip che posso essere romantica in un motel tanto
quanto in una lillipuziana camera in casa d'altri.
 Kip a guidare la nostra Range Rover rossa. Non  che
non le piace come guido;  che non le piace come guido.
La rende nervosa. Il dato interessante  che Kip ha avuto
due incidenti e io manco uno. Non  mai stata colpa sua.
Tuttavia. Sono i compromessi necessari in un rapporto di
lunga durata. Dopo tutto, cosa importa se io nutro sempre
meno fiducia nelle mie abilit di pilota?
Abbiamo chiesto alle J di venire con noi anche perch io
sar impegnata con le mie indagini, e Kip sarebbe rimasta
sola. Cos invece avr compagnia. Domani mattina andremo
a ritirare una macchina che abbiamo prenotato per loro
tre. E per Theo.
Con le canzoni di Bobby Short in sottofondo, siamo tutte
di buon umore. Persino Theo, che ronfa con la testa in
grembo a Jill. Come vorrei che anche per me fosse una vacanza
e non mi toccasse di lavorare tutto il giorno. La sera
potr unirmi alla combriccola... spero. A volte la sera 
l'unico momento buono per rintracciare le persone al telefono.
Ma essendo un fine settimana, ci sono maggiori probabilit
di trovare la gente a casa anche durante il giorno.
Allora, quando arriviamo? domanda Jenny, calatasi
nel suo ruolo scherzoso di rompiballe.
Mancano solo un paio d'ore risponde Kip.
La cosa migliore di questo viaggio  che non c' traffico.
Se la nostra meta in questa calda sera di luglio fosse Hamptons,
ci metteremmo una vita ad arrivarci.
Allora, a chi stai dando la caccia questa volta? chiede
Jill.
In realt non sarebbe corretto fornire questa informazione,
posso per dare una risposta vaga. Una madre che
manca da trentotto anni.
La mia manca da quarantuno.
Quarantatr dice Kip.
Quarantadue dice Jill.
Quarantacinque dico io.
Vinci sempre tu, Lauren, perch sei la pi vecchia
conclude Jenny.
Grazie, ne avevo proprio bisogno. La verit  che probabilmente
mia madre  quella pi assente, essendo un'alcolista
che rifiuta di riconoscerlo. Jenny va d'accordo con
sua madre, Pat, che  una commediografa e vive a SoHo. La
madre di Jill vive in Florida e dopo la morte del padre il legame
tra madre e figlia si  fatto pi stretto. E infine c' Carolyn,
la madre di Kip. Carolyn  stata sempre presente fin
dal primo giorno. Ci  sempre stata vicina. E visto che per il
mio ultimo compleanno mi ha fatto gli auguri sia al telefono
che con un biglietto, per quanto mi riguarda  perfetta.
Durante la malattia di Tom  stata soprattutto Kip a sostenere
la madre, anche se gli altri due fratelli hanno dato
una mano. Tom, il fratello minore di Kip, vive con il compagno
a San Francisco e ha l'AIDS.
La diagnosi risale a tre anni fa e da allora Tom ha avuto
parecchie crisi. Circa due anni fa  venuto con il suo compagno
a New York per sottoporsi a cure alternative. Non
c' modo di verificare la loro efficacia reale, per potrebbero
aver ritardato l'inevitabile. L'ultima volta che ci siamo
parlati, Sam ha detto che secondo lui Tom aveva ormai imboccato
una strada senza uscita. Quando penso a Tom, oltre
a provare dolore per la sua prossima scomparsa, sono un
po' spaventata per gli accordi che abbiamo preso.
In generale, la prognosi per l'AIDS non  mai stata cos
infausta come ora, e dall'ultimo congresso, che si  tenuto
quest'anno in Germania, risulta che sostanzialmente nessuno
ne capisce nulla; che le medicine esistenti probabilmente
non sono efficaci; e che non si prevede di trovare in
tempi brevi una cura. Almeno Clinton non  indifferente
al problema, il che  un bel cambiamento rispetto agli ultimi
dodici anni, e ha nominato un ministro per la ricerca
sull'AIDS. In ogni caso, sar troppo tardi per Tom, e per
Kip questa  la cosa pi difficile da mandare gi.
Allora, quanto manca?.
Nessuno risponde.
Le mie indagini sul passato di Harold Black, il padre di
Blackie, e sulla madre non sono approdate a nulla. Black
sembrerebbe un cittadino modello, nemmeno una multa
per un parcheggio.
Ma voi ci siete gi state nella Ulster County? chiede
Jill.
Solo a Woodstock risponde Kip.
Bleah.
 come andare a piazza San Marco dice Jenny.
No intervengo io.  come essere a Woodstock negli
anni Sessanta.
 una zona molto bella, le case sono splendide. In
estate, per, arrivano orde di turisti e tutto il paese gira
intorno a questi figli dei fiori fuori tempo massimo dice
Kip.
Guarda che bella libreria dico, indicando la Golden
Notebook.
Ah, ne sentivo proprio la mancanza dice Jenny.
Non c' scritto da nessuna parte che dobbiamo andare
a Woodstock dice Kip. Cio, mica ce l'ha ordinato la
polizia di andare a Woodstock.
E le poliziotte lesbiche? chiede Jenny.  vero che ci
sono moltissime lesbiche?.
S rispondo. Credo che a Woodstock ci sia una vasta
comunit gay e lesbica.
La detesto afferma Jenny.
Cosa?.
La comunit gay e lesbica. Per caso diciamo che in un
paese c' una grande comunit di eterosessuali?.
Non ce n' bisogno risponde Jill.  sottinteso.
Beh, non per me dice Jenny. Allora, quanto manca?.
Piantala esclamiamo all'unisono e scoppiamo a ridere.
Alle cinque e mezza, ora inaudita, vengo svegliata dallo
schiamazzo degli uccellini!  quasi peggio del camion della
nettezza urbana. Chi ci ha pensato a portare i tappi per
le orecchie in campagna? Fisso la nuca di Kip con la speranza
di svegliarla. Non funziona.
Siamo nel New Eastern Motel e giuro che non fremo di
desiderio per vedere l'Old Eastern Motel. Dire che la nostra
camera  orribile sarebbe esagerato, per bisogna ammettere
che  arredata in stile Antica Noia. La verit  che
a Kip e a me i motel piacciono e non ci importa tanto dei
mobili, purch sia pulito.
Quatta quatta mi alzo, raggiungo la scrivania, trovo
l'elenco telefonico, vado al tavolo rotondo di formica e mi
siedo su una sedia di plastica arancione. Perch sono sempre
arancione?
Blackie mi ha dato l'indirizzo di Harold, perci quello
non serve cercarlo. Vado alla M per vedere quanti McMann ci sono. Una
marea. Sar una bella gatta da pelare
rintracciare in questa folla di McMann i parenti della madre
scomparsa di Blackie. La mia coscienza mi impedisce
di strappare la pagina, perci apro doverosamente la mia
valigetta, tiro fuori un quaderno e comincio a copiare nomi
e indirizzi. Terminato il lavoro, metto a posto il quaderno,
prendo i miei appunti e mi rinfilo a letto a leggerli.
Maledetti uccellini.
Kip si stira, apre un occhio.
Ciao urlo gioiosa.
Che ore sono? biascica lei.
Ah, le cinque e quaranta.
Ma sei pazza?.
Mi hanno svegliato gli uccellini.
 ridicolo. Torna a dormire.
Non posso.
Provaci.
So gi che non ci riesco.
Allora mettiti a leggere.
 quello che faccio.
Kip si solleva un po' per vedere cosa sto leggendo. Leggi
il libro che ti sei portata.
Che t'importa cosa leggo?.
Niente. E si gira dall'altra parte.
Appoggio i fogli per terra e mi avvicino per baciarle il
collo.
Ferma l dice lei.
Credevo che mi volessi romantica e passionale.
Al momento opportuno dice lei.
E quando sarebbe? Quando ti metti i guanti bianchi?.
Ottengo una risatina controvoglia.
Le infilo la punta della lingua nell'orecchio e lei urla muovendosi
di scatto, sbattendo la testa contro la mia bocca e i
miei denti. Adesso sono io a urlare.
Oddio, tesoro, ti ho fatto male?.
Non fare la smorfiosa, lo sai quanto mi piace soffrire.
Si mette a sedere, mi prende il viso tra le mani e lo gira
verso di lei. Lacrimucce mi pizzicano gli occhi.
Piangi osserva lei, turbata.
No.
Cosa posso fare?.
La guardo intensamente negli occhi e le lancio la mia occhiata
pi lasciva.
Ma non stavi male?.
Mi sacrificher dico, sorridendo.
Ma che ragazza! esclama Kip, e si avvicina.
A mattina inoltrata ci uniamo alle J e troviamo per caso
un delizioso locale che suscita un acceso dibattito.
A volte osserva Jill, le donne che vivono in campagna
hanno quell'aria....
Jenny interrompe: Per favore, controllati. Queste sono
lesbiche.
Ti rendi conto di quel che dici? domanda Kip.
Cosa?.
Che ti basta un'occhiata per capire che una  lesbica.
Qual  la novit?.
Affondo nella mia torta di mele. Stai dicendo che esiste
uno stereotipo di lesbica.
Beh,  vero insiste Jenny ostinata. E non  vero. Ma
quelle belle ragazze dietro il bancone sono lesbiche.
Il problema  che sono d'accordo con lei. A volte si vede
subito. Allora, alla nostra prima uscita abbiamo scoperto
un ristorante lesbico.
 difficile credere che una finisca a... dove siamo?.
Hurley.
Insomma dice Jenny, che cavolo ci fanno qui?.
E tu che cosa fai qui?.
Loro ci vivono. Io sono qui solo di passaggio.
Mi guardo intorno. I clienti sono tutti degli habitu, perci
non se ne pu cavare niente. Ci sono due cameriere che
potrebbero lavorare ovunque.
Il locale, poi,  una grande sala tinteggiata di giallo e di
bianco, con tavolini e sedie di abete, due vetrine che esibiscono
le torte della casa e tartine varie, e un self Service
per il caff. Scene pastorali adornano le pareti e il
men scritto sulla lavagna. Dal soffitto penzolano piante
fiorite.
Sai una cosa? dice Kip, con aria sognante, io le capisco.
Cosa?.
Come possano scegliere di vivere qui.
Oh, no dico io. Ci risiamo. Ogni volta che si va da
qualche parte, da qualsiasi parte, Kip vorrebbe trasferirsi
l. Una volta che ci eravamo fermate a pranzo ad Arondacks,
le capit in mano l'Arondacks magazine e lei si volle
subito abbonare. Adesso le riviste giacciono abbandonate,
incellofanate, in un angolo del nostro salotto.
Perch non facciamo qui le vacanze, Lauren?.
Per fare cosa?.
Proprio non ragiona.
Scusa?.
Non ha immaginazione dice Kip, rivolta alle altre.
Kip, non sappiamo nulla di questo posto. Magari  detestabile.
Io gi l'adoro afferma lei, spavalda.
Ma se non sono passate nemmeno ventiquattr'ore dal
nostro arrivo.
Lo capisco subito insiste lei, pace, niente rumori e
niente stress.
E il chiasso degli uccellini?.
Io non lo sopporterei dice Jenny.
Cosa?.
Tutta questa pace, niente rumori, niente stress.
Il problema  che manca il mare dice Jill.
Ho visto dei laghetti interviene Kip.
Che schifo, i laghetti. Viscidi e limacciosi commenta
Jenny.
Sapete dove dovremmo andare? mi lancio io. A
North Fork.
A Long Island?.
Mare a volont.
Jenny si illumina. Potremmo prenderci una barchetta,
Jill. Pensa, Theo ne sarebbe entusiasta.
Vi prego di notare dice Jill, che non dice che io ne
sarei entusiasta.
Volete dire che vivreste l tutto l'anno? chiede Kip.
Ma no risponde Jenny, i giorni liberi.
Non  sempre orrendamente affollato?.
Quello  South Fork dico io. Hamptons.
Forse qui trover la mia casa ideale dice Kip.
Per che cosa?.
Per le nostre vacanze
Per favore la supplico, non decidere nulla senza
di me.
Come potrei, tesoro. Devi almeno vederla, prima che
io ci investa i miei soldi.
E questo mi sembra un messaggio in codice: Visto che
pago io, perch mai la tua opinione in merito dovrebbe
contare.
Kip, non fare mosse avventate, va bene?.
Voglio solo andare in perlustrazione dice lei.
Perch non le credo nemmeno per un attimo? Cerco con
gli occhi Jill e lei mi risponde con un cenno impercettibile,
con il quale mi promette che far del suo meglio per trattenere
Kip dal compiere scelte affrettate. Mi sento meglio.
Devo andare. Mi alzo e come sempre il tovagliolo mi
scivola a terra.
Hai perduto qualcosa? domanda Kip.
Il tuo cervello rispondo io. Immagino che vi ritrover
questa sera allo splendido Castello Hearts. Cercate di
scovare un bel locale per la cena. Mi chino per baciare
Kip sulla testa, saluto le J e tolgo il disturbo.
Durante la doccia di Kip ho provato a chiamare il primo
dei numeri dell'elenco alfabetico e ho fatto centro al primo
colpo. Ho scoperto che A. McMann corrisponde ad Almay,
la sorella di Susie. Blackie non mi ha nominato alcuna
zia, ma forse suo padre e la nonna gliel'avevano tenuta
nascosta. Ho fissato un appuntamento con Almay, che mi
ha spiegato la strada per arrivare da lei.
Infilo la chiave e avvio il motore della macchina. Finalmente
sola, al volante! La campagna  davvero bella. Ma
come in molte altre zone nello stato di New York (e forse
anche altrove) il paesaggio, con le sue belle fattorie e le case
di pietra,  rovinato dalle roulotte che spuntano ovunque
come funghi.
Almay McMann abita in uno di questi obbrobri, color
verde acqua. Il giardinetto davanti alla casa  disseminato
di pezzi di macchine, vecchie ruote, e altri oggetti non identificati.
C' persino un cane giallo accovacciato sul prato.
Sembra la scena di un documentario sulla gente che vive
nelle roulotte, con tanto di cane giallo e tutto il resto.
Devo ammettere che mentre parcheggio nel viottolo lercio,
ho un po' paura di scendere dalla macchina perch il
cane, anzich scodinzolare festoso, mi fissa con occhi feroci.
Mentre medito sul da farsi, si apre la porta della roulotte
e sbuca fuori una donna. Abbasso il finestrino.
La signora McMann? chiedo.
Proprio io.
Il cane non morde, vero?.
La mia domanda suscita un'esplosione inspiegabile di
risate da parte di McMann.
 lei la detective? domanda con voce profonda e gracchiante.
S.
Venga. Non c' niente da temere.
La prendo in parola ed esco dalla macchina. Non ho ancora
chiuso la portiera che il cane ha gi cominciato ad abbaiare
e punta dritto verso di me come se io fossi il suo pranzo.
...
.
...
Capitolo quinto.
...
.
...
Il cane ringhia e spalanca le fauci e allora capisco che
McMann non mi ha mentito. E senza denti. E adesso scodinzola
pure.
Tiro un sospiro di sollievo e solo ora mi accorgo che avevo
trattenuto il respiro. McMann  piegata in due dal ridere,
e il suono  quello di quando fai grattare la frizione. Con
cautela mi chino ad accarezzare la testa di Cane Giallo. La
coda si agita forsennatamente.
Mentre cammino verso la donna, metto a tacere il mio
risentimento per essere stata oggetto di scherno. Appena
le sono vicina e lei mi sorride, noto la somiglianza con il cane.
Senza denti. E grossa e paffuta, come se fosse imbottita
di cuscini.
Ha una faccia strana. Gli occhi sono nascosti dietro un
paio di occhiali scuri, e anche questo  strano. Perch una
donna come lei dovrebbe portare occhiali da sole? Ma forse
la mia  una reazione da snob. Che idiozia. Dopo tutto
non sono mica Ray-Ban.
Sul viso si allarga un naso grosso come pongo, e la pelle
ha un colore giallastro come se non vedesse la luce del sole
da molto tempo.
Che le ho detto, non ha niente da temere. Saranno cinque
anni che Feroce non ha pi un dente in bocca.
Feroce?.
Beh, ce l'abbiamo tutti un passato, no?. E questo la fa
ricadere nella risata stridente di prima. Aspetto che finisca.
Difficile darle un'et, forse sar vicina ai settanta. Una
sciarpa grigia unta e bisunta le avvolge la testa alla maniera
russa, e qualche ciocca di intricati capelli bianchi tesse
sulla sua fronte una sorta di ragnatela. Peser circa novanta
chili, anche se  difficile calcolare, con tutto quello che
porta addosso. Strati e strati di stoffa simile a tela di sacco.
Vestiti eccezionalmente vecchi, messi uno sull'altro, sette
o otto strati. Sotto il nido di vestiti, all'altezza delle caviglie,
appaiono dei laceri pantaloni verdi, mentre ai piedi
porta antiche Keds nere, senza lacci. E ha un paio di guantoni
da forno, giallo e blu.
Sei mesi dopo smette di ridere. Allora, lei sarebbe la
detective, eh?.
Annuisco.
Sar meglio che entri in casa.
Non  esattamente la mia massima aspirazione. Possiamo
parlare anche qui.
Ho della roba sui fornelli dice, si gira e sale due gradini
di cemento, e scompare dietro la porta.
Resto sola con Feroce. Non ho scelta, devo seguirla.
Sull'ultimo gradino sento un odore come di gomma bruciata,
e una volta superata la soglia c' un buio come nel
ventre di una balena. Per un attimo non vedo nulla.
Allora, cosa vuole? mi domanda.
Immobile sulla soglia, anche se i miei occhi si stanno
adattando al buio, chiedo: Non si potrebbe accendere
una lampada?.
Non ce l'ho. Le apro una tenda.
Intravedo vagamente la sua sagoma che si muove dondolando
verso una piccola finestra e fa scattare una sbrindellata
tenda oscurante. Una sottile striscia di luce entra nella
roulotte che ora riesco ad ammirare in tutto il suo splendore.
Sedie rotte, un divano di gommapiuma con l'imbottitura
che esplode in fiori deformi, e un tavolo massacrato.
Almay combatte con la pentola bollente. Allora, che
vuole? dice, venendo verso di me con il cucchiaio di legno
che sgocciola.
Come le ho gi detto al telefono, vorrei farle qualche
domanda su Susie.
Per un momento mi guarda come se non sapesse di chi
sto parlando. Poi il suo viso si illumina.
Mia sorella mormora cupa.
S.
Quando si toglie gli occhiali da sole, vedo che ha gli occhi
lucidi. Se li stropiccia con i guantoni come se dovesse
scacciare delle mosche, poi si rimette velocemente gli occhiali.
Era buona. Almay ritorna alla pentola fumante, rimescola
la brodaglia, spegne il fuoco e appoggia il cucchiaio
su un piatto. Tornando verso di me, dice: Sediamoci. Mi
indica il divano e lei cala su una delle sedie rotte, dove si
siede in punta.
Accetto l'invito e mi accomodo sul divano. Mi viene in
mente l'espressione: comodo come un cumulo di sassi.
Mi pu raccontare qualcosa di sua sorella?.
Era proprio una bomba, sa?.
Una bomba. Eh dai, vorrei dire, ma non lo dico, non voglio
interrompere le sue confidenze, per quanto mi suonino
strane.
Noialtri, i McMann, in generale non siamo una bellezza,
ma Susie era diversa. Lei era uno schianto, e poi era pure
furba come una volpe. Non ha preso dagli Harris, dalla
famiglia di mia madre, che nemmeno loro erano tutta questa
bellezza. L'hanno presa in giro un sacco di volte, mia
madre, col fatto che Susie non poteva essere una McMann.
Mi tornano in mente le parole di Blackie sui pettegolezzi
che circolavano a proposito della paternit di sua madre.
E sua madre come reagiva di fronte a queste storie?.
Li ricambiava con la stessa moneta. Diceva che Susie
era stata scambiata alla nascita.
 possibile che suo padre non fosse il padre di Susie?.
Oh, di sicuro non lo era risponde lei, con mia sorpresa.
Davvero? E allora chi era suo padre?.
Almay mi squadra dall'alto in basso, come se fossi apparsa
in quel momento. Perch lo vuole sapere? Che differenza
fa adesso?.
Ho ricevuto l'incarico di scoprire che fine ha fatto Susie.
Ricevuto da chi?.
Non sono tenuta a rivelarglielo.
Infila la mano nella tasca e tira fuori qualcosa che sembra
un vecchio rametto, se lo mette in bocca e lo accende
con un fiammifero che ha strofinato sotto il tavolo. Chissene...
Sar il ragazzo.
Il ragazzo?.
Il figlio di Susie.
Non commento.
Allora, chi era il padre di Susie?.
Non ho mica prove.
Non importa la rassicuro.
Sbuffa una nuvola di fumo, sporco e puzzolente.
Pettegolezzi, diranno. Ma  aritmetico, come due pi
due, capisce?.
La sollecito a proseguire.
Adesso non stia l a giudicare. Mia mamma non era certo
una vagabonda o roba del genere. Lei non voleva mica,
ha capito? Lei andava a servizio da quella gente, a Kingston,
in una delle grandi ville che una volta avevano i ricchi.
Adesso  tutto cambiato. Ero grande quando mamma rimase
incinta di Susie e io li sentivo sempre litigare, pap e
mamma. E lui diceva che la bambina non era sua. Non poteva
essere sua. Lo capisce, no, cosa vuol dire?. Almay si
comporta come se ci che la imbarazza di pi fosse l'idea
che i suoi genitori non avessero avuto rapporti sessuali.
Beh, lei piange e urla mentre mio pap la smazzola per
bene, ma lei insiste a dire che la bambina  sua. Lui non ci
casca e dice che la bastarda  di Nicholas Parrish, il padrone
di mamma. Lei urla ancora ma non cede. Penso che
ce l'aveva lui, ragione.
Perch?.
Almay si mette a ridere, di nuovo quella risata stridula e
sgradevole. Perch Susie era identica a Parrish. Lui era un
tipo belloccio e Susie, beh, gliel'ho gi detto, era molto bellina.
Stessi occhi di Parrish, stesso naso. E poi quel mento.
Lei fa scivolare un dito al centro del mento. Era diviso,
tutti e due ce l'avevano cos.
Ricordo la fotografia di Susie, ma non il mento. Ma forse
non si notava perch era una foto scattata da lontano.
E allora come mai nessun altro ha collegato le due
cose?.
E chi l'ha detto? Cosa crede che le dicevano quando
punzecchiavano mamma, come le ho raccontato?.
Vuol dire che tutti lo sapevano ma nessuno lo diceva
chiaro e tondo?.
Esatto.
E Parrish? Lui lo sapeva?.
Che ne so.
Va bene, mettiamo che lei abbia ragione e che Susie
fosse figlia di Parrish. Che fine ha fatto?.
Vuol dire quando  diventata grande?.
S.
Ha sposato un figlio di puttana di nome Harold Black
e ha avuto il ragazzino, Franklin.
Franklin?.
Gi. Lo chiam cos, il marmocchio.
Il marmocchio?.
Ma s, il piscione, il piccoletto, la creatura, il....
Va bene, ho capito.
E allora perch me lo chiede come se non capisse quello che dico?.
Mi lancio. Perch lei ha un linguaggio molto colorito.
 un bene o un male?.
Nessuno dei due.  insolito.
Si alza e percorre la stanza avanti e indietro, a lunghi
passi. Temo di averla irritata. Signora McMann....
Signora? Ma quale signora dei miei stivali.
Signorina mi correggo subito, Signorina McMann.
Mi chiami Almay.
Grazie. C' qualcosa di Almay che mi turba e che non
riesco bene a individuare, e non credo sia solo il fatto che mi ricorda Mammy Yokum.
NOTA: Personaggio del famoso fumetto U'I Abner di Al Capp. FINE NOTA.
Comunque decido che  meglio lasciare cadere l'argomento del suo particolare linguaggio
e tornare a bomba sulle mie domande.
Dunque, ha avuto Boston... Franklin. E poi?.
Poi  scomparsa. E si lascia cadere sulla sedia.
Che cosa vuol dire, scomparsa?.
Crepata. In un incidente.
Il mio cliente non ci crede.
Il suo cliente, eh? e lancia un acuto scoppio di risa. E
secondo lui cosa le  successo?.
Mentre rifletto come risponderle, lei continua: Le avr
detto che  stato Harold a farla fuori, vero?.
In effetti, il mio cliente ha suggerito questa versione dei
fatti.
Franklin  sempre stato un buono a nulla, sa. Ho sentito
dire che  finito dentro per un sacco di anni. E stato
pure al riformatorio, lo sapeva? Faceva le rapine agli stabilimenti
sulla spiaggia.
Chi potrebbe darmi altre notizie su Susie?.
Non ci sono altre notizie. Susie  morta in un incidente
il cinque agosto del 1954. E controlli pure se non mi crede.
E Parrish?.
Parrish cosa?.
 ancora vivo?.
 andato via dal paese un sacco di tempo fa.
E i suoi genitori?.
Morti, tutti morti.  finita quella vita l. Non ficchi il
naso in storie vecchie che non la riguardano. Non c' pi
niente da fare. Ritorni a casa.
Almay mi guarda di sguincio, lanciandomi quello che
per lei  uno sguardo feroce. Non mi piace ma non mi spaventa.
Senta, lei  venuta qui per scoprire la verit su Susie e
ora l'ha scoperta. Perci se ne torni a casa.
C' qualche ragione per cui lei non vuole che io rimanga
in zona? domando.
Che dice?.
La butto l: Forse non mi ha raccontato tutta la storia.
Forse ha paura che io scopra qualcosa che lei non vuole si
sappia.
Almay ridacchia. Sembra uscita da un film.
 buffo, pensavo la stessa cosa di lei.
Qui non c' trippa per gatti, bambina. Lei torni a casa
sua e dica a Franklin che sono tutti morti e che nessuno ha
ammazzato nessuno. Si gira dall'altra parte, verso i fornelli,
e mescola la brodaglia pestilenziale nella pentola bollente.
 ovvio che Almay ha chiuso il discorso, perci sorrido
a Feroce e me ne vado. Se non altro, ho una nuova
pista: Nicholas Parrish.
La Stone Ridge Library  proprio come vi immaginereste
una biblioteca di paese. Pietra grezza bianca con gli infissi
di legno tinto di bianco, un ampio parcheggio e un
prato. Sul retro c' un'autorimessa rossa.
Parcheggio, scendo dalla macchina, percorro il viottolo
asfaltato, e salgo un gradino che porta a un piccolo portico
dove fa bella mostra di s una scatola chiusa a chiave in
cui depositare i libri se la biblioteca  chiusa.
Apro la zanzariera ed entro. E esattamente come l'avevo
immaginata. Alla mia destra si trova il banco della bibliotecaria,
e accanto lo schedario.
Mi fermo davanti al banco.
Posso aiutarla? mi domanda.  una giovane donna
piuttosto attraente con lunghi capelli castani e un sorriso
allegro.
Vorrei consultare l'annata 1954 dei giornali locali. Ce
l'avete?.
Lei  fortunata. Li abbiamo appena trasferiti su microfilm,
a partire dagli anni Trenta. L'apparecchio  nel piano
interrato e i microfilm sono catalogati in un grande
schedario di acciaio. Non credo di averla mai vista, perci
presumo che non conosca la strada.
Esatto.
Mi fornisce le indicazioni. Dopo averla ringraziata, entro
in una sala pi piccola, che porta a un'altra sala delle
stesse dimensioni. Apro una porta con sopra un cartello
con le istruzioni per trovare i microfilm.
Accendo la luce e scendo ripide scale di legno che mi
portano in un gelido scantinato, sorprendentemente non
umido. Persino Kip, con tutte le sue allergie, potrebbe entrare
qui sotto. Con un pizzico di malinconia, mi domando
cosa stiano facendo le ragazze in questo momento, se si
stiano divertendo, e sento un filo di autocompassione che
mi attraversa come una striscia di cioccolata su un pastoso
gelato alla crema.
Me la cavo bene con i microfilm. Almay mi ha fornito la
data esatta, perci ci metto un attimo a trovare la bobina
giusta. La estraggo dalla sua scatola e la srotolo nell'apparecchio,
	accendo, e le pagine lampeggiano sul lettore, un
vorticoso baluginare di stagioni, caratteri, e vite di trentanove
anni fa. Prima o poi sar possibile inserire una data e
una parola chiave, e l'articolo che cerchi apparir in un
millesimo di secondo. Ma non siamo ancora a quel punto,
e io ci metto due anni per pescare il numero del giornale e
la pagina giusta.
La diciannovenne Susan McMann Black
muore in un incidente
Partita da Kripplebush per Kingston, la giovane signora
Black, alla guida di una Chevrolet del 1950,
 stata investita da un camion a rimorchio all'incrocio
delle strade 209 e 213. La macchina ha fatto
un volo di quindici metri prima di schiantarsi al
suolo e prendere fuoco, e quando sono arrivati i
vigili del fuoco, ne restava ben poco.
Edward Geiger, l'autista del camion, che si trova
all'ospedale di Kingston in condizioni stazionarie,
ha dichiarato che la signora Black non si  fermata
allo stop e che lui non ha avuto il tempo di frenare.
La signora Black lascia il marito, Harold, e un figlio,
Franklin. Il funerale si svolger in forma privata.
Eccola qui la notizia, nero su bianco. Come dubitarne?
Perch Franklin Boston Blackie Black non crede a questa
versione dei fatti? Perch  convinto che sia stato il padre
a uccidere sua madre? Come aveva detto? Una frase tipo:
I rapporti si possono truccare. Faccio una copia
della pagina del giornale, per ogni evenienza. Sar argomento
di discussione con Blackie. Forse davanti al foglio
stampato mi confesser perch non crede alla spiegazione
ufficiale della morte di sua madre.
Tornata al banco, domando alla bibliotecaria se il capo
della polizia di allora sia ancora vivo.
Certo.
Mi potrebbe aiutare a rintracciarlo?.
Ci pu scommettere.
Dopo aver ricevuto le indicazioni per la casa dell'ex capo
della polizia Breese, le domando se sa dove sia finito Nicholas
Parrish. Secondo Almay ha lasciato la contea, ma 
sempre meglio verificare. La bibliotecaria non lo conosce,
perci le chiedo un elenco telefonico.
Il nome non compare.
Forse Harold Black pu dirmi che cosa  successo a Nicholas
Parrish, il possibile padre della moglie defunta di Black.
...
.
...
Capitolo sesto
...
.
...
A differenza di Almay McMann, Harold Black e sua madre
sguazzano nell'oro. Abitano a Kripplebush, nella cittadina
di Rochester. La loro villetta in via Cooper, rientrata
rispetto alla strada, ha un viottolo asfaltato preceduto da
un cartello, appoggiato su un cavalletto, con su scritto:
STRADA PRIVATA
VIETATO L'ACCESSO
Poco male, parchegger sulla strada. Non mi sono
preoccupata di avvisare i Black della mia visita, e ora, di
fronte al cartello, mi domando se la mia sia stata una scelta
accorta. Se non altro, il cartello non annuncia la presenza
di un cane feroce.
Dalla strada, sbirciando attraverso le finestrelle in alto,
noto che in garage c' una macchina.
Arrivo all'ingresso. Sulla porta  appesa una ghirlanda
di Natale ormai rinsecchita. Busso.
Busso ancora.
Signor Black chiamo. Dopo un secondo, sento dei rumori,
poi la porta si apre. Un uomo curvo sulla sessantina,
con una camicia azzurra a maniche corte, vecchi pantaloni
grigi e logore pantofole marroncine, mi guarda torvo.
S?.
Il signor Harold Black?.
S, e allora?.
Mi chiamo Lauren Laurano. Posso entrare? Vorrei
parlare con lei.
 una Testimone di Geova?.
No. Gli porgo il mio biglietto da visita.
Una settimana dopo reagisce: Un investigatore privato?
E su cosa sta investigando?.
Vorrei parlare con lei di sua moglie.
Mia moglie?.
Mi rendo conto che  passato tanto tempo, ma mi riferisco
a Susie McMann, che  morta nel 1954.
Susie ripete, senza alcuna emozione.
S.
Come ha detto lei,  morta nel cinquantaquattro.
Ma forse potrebbe raccontarmi qualcosa che mi aiuti.
Aiutarla a cosa?. Strizza gli occhi e si mette una mano
sulla fronte come se avesse il sole negli occhi, mi squadra
ben bene, poi studia di nuovo il mio biglietto da visita, minuscolo
nella sua enorme mano abbronzata.
A fare la mia indagine rispondo, come se fossi la detective
di uno sceneggiato.
La sua cosa?.
Signor Black, ho l'incarico di indagare sulla morte di
sua moglie.
A chi interessa quella puttana?.
Non sono tenuta a rivelarglielo.
Si mette a ridere. Informazione riservata, eh?.
Gi.
Conosco i miei polli dice lui, e l'orgoglio gli gonfia il
petto incavato. L'ascolto.
Bene.
Allora, lei pu anche entrare ma non credo di avere
molto da dirle su quella puttana.
 la seconda volta che la chiama puttana, una parola sulla
quale ho elaborato una teoria tutta mia, anche se lui non
la usa in quel senso.
Si scosta e mi fa cenno di entrare.
Grazie.
Entro direttamente nel salotto. I mobili non sono n
vecchi n nuovi, ordinari, come quelli di uno sceneggiato
anni Cinquanta.
Black mi conduce verso un divano beige e si accomoda
su una poltrona beige di fronte a me, mettendo i piedi su
uno sgabello di vinile marroncino.
Sua madre  a casa? gli chiedo, come se fosse un bambino.
Che cosa vuole da lei?.
Pensavo che potrebbe avere qualcosa da raccontare su
Susie.
Niente di buono ribatte, con gli occhi scintillanti, per
la prima volta. S,  a casa, ma sta riposando.
Magari pi tardi.
E quanto tempo ha intenzione di fermarsi qui?. Ha l'aria preoccupata, come se io fossi la signora che resta a pranzo.
NOTA: Riferimento al film: Il signore resta a pranzo, del 1941, con Monty Woolley e Bette Davis. FINE NOTA.
Volevo dire, se si sar alzata quando noi avremo finito lo rassicuro.
Lui grugnisce, soddisfatto della mia risposta.
Quando si  sposato con Susie?.
Come fa a sapere che mia madre vive qui?.
Sono una detective.
Gliel'ha detto lui, vero?.
Chi?.
Franklin.
A quanto pare, l'identit del mio cliente non  un mistero
per nessuno, anche se nessuno lo chiama Blackie.
Non rispondo.
Un'altra informazione riservata, lo so. Che differenza
fa, quando ho sposato quella puttana?.
Probabilmente nessuna. Quando  scomparsa?. Voglio
vedere come reagisce.
Scomparsa? Non  mica scomparsa,  morta in un incidente
quando stava...  morta.
Quando stava, cosa? chiedo. Cosa stava dicendo?.
Niente. Lui ha detto che  scomparsa? Che cosa le ha
raccontato Franklin?.
Signor Black, le ho fatto una domanda.
Ha un mandato?.
Ovviamente no. Se vuole che me ne vada, vado via
subito.
Mi fissa e si torce il naso stringendolo tra il pollice e l'indice.
 una vecchia storia. Non so cosa voglia sapere ancora
il ragazzo. Susie mor poco dopo la sua nascita. Un incidente
di macchina. Stava andando via di qui quando
successe. Puttana conclude, pieno di livore.
Ora l'ha usata nel nuovo senso. Secondo la mia teoria,
visto che l'uso da parte degli uomini della parola troia  diventato
inaccettabile, si  passati a usare la parola puttana,
un epiteto piuttosto comune, anche se non del tutto tollerato
in certi ambienti. Tuttavia non comporta il rischio di
essere considerati osceni. La parola puttana, per, implica
lo stesso disprezzo e odio verso le donne che conteneva la
parola troia.
Black continua: Non mi ha mai amato. Stava solo pigliando
tempo in attesa di potersela svignare di qui. Non
faceva altro che risparmiare centesimi dai soldi per la casa,
cos da poter alzare i tacchi non appena avesse avuto abbastanza
soldi. Non le importava un fico secco del ragazzino,
di me, di nessuno.
Da quanto tempo eravate sposati quando lei se ne
and?.
Otto mesi. Ho dovuto sposarla, quella puttana. Beh, cavolo,
era la cosa giusta da fare.
E lei ci tiene a fare sempre la cosa giusta?.
Proprio cos.  per questo che alle ultime elezioni presidenziali
ho votato per Perot. Quello  un tipo che sa che
cos' giusto e che cos' sbagliato.
Meglio evitare discussioni, e ringrazio Dio che Kip non
sia qui.
Dunque, la verit  che lei non amava Susie McMann.
La sua faccia diventa gradatamente paonazza e lui si succhia
le labbra in dentro come se non avesse denti. Non ho
detto questo farfuglia. Non l'ho mai detto. La gente dei
media capisce sempre tutto a rovescio.
Io non lavoro per i media preciso, stupita.
Vede,  come le dicevo io: ho forse detto che lei lavora
per i media? L'ho detto?.
No.
Ecco, cazzo. Perci non mi fraintenda altrimenti questa
intervista finisce qui.
Intervista. Media. Ma cosa ha capito? Decido di procedere,
rinunciando a comprendere queste assurdit.
E allora, quando ha detto che l'amava?.
Cosa importa se ho amato o no una persona, tanti anni
fa?.
 complicato da spiegare, dovendo tacere che suo figlio
 convinto che lui abbia ucciso Susie. Sto cercando di farmi
un quadro della situazione.
Lei crede che se ne sia andata perch io non l'amavo, 
cos?.
Potrebbe essere stato uno dei motivi dico con cautela.
Beh, non  andata cos. Per sua informazione, allora io
l'amavo. Era lei che non mi amava. E non amava neanche
il ragazzino, come le ho gi detto. Immagini cosa vuol dire
abbandonare un neonato a s stesso.
In realt, non l'ha fatto. Il neonato aveva lei.
Comunque, non era naturale. Ma poi Susie McMann 
sempre stata un po' strana, mi capisce?.
No.
Aveva un sacco di idee grandiose. Credeva di essere
meglio di tutti quanti. Fare la mamma e la moglie non era
abbastanza per Susie. Voleva essere una diva del cinema.
Una nuova indicazione. Una diva del cinema?.
Gi, voleva andare a Hollywood e diventare una diva.
Quella stupida.
Dunque lei sta dicendo che quando Susie lasci la casa,
lei e il bambino, ed ebbe l'incidente, era diretta verso
Hollywood?.
L'ho appena detto, no?.
E lei lo sa perch Susie aveva lasciato un biglietto?.
Un biglietto? No.
E allora come sa che Susie la stava lasciando?.
Certe cose si capiscono al volo. Le sue parole rabbiose
fendono l'aria come schegge di vetro. Comunque, non faceva
che ripeterlo e quando part si port via tutti i vestiti.
Ha identificato il cadavere?.
Non  stato possibile. Era bruciato.
All'improvviso mi rendo conto che Susie McMann non
 mai stata identificata e perci non  detto che fosse proprio
lei. Forse era qualcun altro e Susie ce l'ha fatta ad arrivare
a Hollywood.
Va mai al cinema? gli chiedo.
Se c' qualcosa di bello, come Last Action Hero. Per
non vado a vedere film sexy. Ges, vado pazzo per Schwarzenegger.
Cio, quel tipo l le ha proprio tutte: ha i soldi, 
macho e ha una bella pollastrella. La cosa che mi piace di
pi  che a quei Kennedy deve essergli preso un colpo del
demonio quando lei ha sposato quel tipo. Cos'avrei dato
per essere l.
Non gli do corda. Se Susie comparisse in un film, lei sarebbe
in grado di riconoscerla?.
Come potrei vedere una morta in un film?.
Mettiamo che Susie non sia morta in un incidente automobilistico
e che sia arrivata a Hollywood e che sia entrata
nel mondo del cinema. La riconoscerebbe?.
Probabilmente no.
Perch?.
Il trucco e i costumi, e poi adesso avrebbe cinquantott'anni.
Allunga una mano davanti a s e ne osserva il dorso.
Si cambia dice mestamente, esaminandosi la pelle.
Lo capisco bene, anche la mia pelle non  pi cos morbida
come cinque anni fa.
Ma  un discorso stupido. Susie  morta.
Haroooold? grida una voce dal retro della casa. Black
raddrizza immediatamente la schiena, come se avesse sentito
una voce dall'inferno; la bocca si contorce. Scatta in
piedi. Mia madre.
Annuisco e sorrido con comprensione, come se capissi
bene perch un uomo di sessantanni sia terrorizzato dalla
voce della madre. Quella della mia non mi spaventa, ma lascia
un segno come nessun'altra.
Haaaarooold?.
Forse  meglio se va via mi suggerisce Harold.
Mi farebbe piacere conoscere sua madre.
Annaspa come se stesse affogando. Sicura?.
Mai stata pi sicura. Devo vederla, quella donna.
Va bene dice lui, con un tono che declina ogni responsabilit
su quanto pu accadere.
Approfitto dell'assenza di Black per frugare in qualche
cassetto del tavolo, senza alcun esito. Mi colpisce nuovamente
la desolazione della camera: non una fotografia, non
un soprammobile.
Al suo ritorno, Black conduce nella stanza una piccola
figurina curva. Mi alzo in piedi, come faccio sempre quando
entrano i miei genitori. Quanto tempo passer prima
che qualcuno si alzi per me?
Black mi presenta: Ma', questa  una detective come
se fossi un nuovo mobile o un elettrodomestico che non ha
mai visto.
Piacere. Come sta? dico io.
Male, grazie risponde con voce tremolante. Un nome,
ce l'ha?.
Glielo dico mentre Black l'aiuta a sedersi su una sedia a
dondolo imbottita.
C' un'unica ragione al mondo per cui un uomo della
stazza di Black potrebbe aver paura di una simile donna
accartocciata.  SUA MADRE. La signora Black sembra
aver superato l'ottantina, e la cosa mi fa riflettere sulla longevit
della gente da queste parti. E dubito che sia merito
dello yogurt.
Indossa un paio di vecchi pantaloni marroni e una felpa
grigia. I capelli sono corti e dritti, con la riga a sinistra. Gli
occhi sono di un azzurro liquido, come due pietre bagnate,
il naso  leggermente adunco e la bocca cattiva.  tanto
se arriva a quarantacinque chili.
Allora, su cosa sta indagando?.
Black deglutisce come un pesce.
Su Susie McMann.
Quella baldracca dice lei.
Non le piaceva?.
Lei cosa dice?.
Me la merito.
Poi mi racconta la stessa storia che ho gi sentito da
Black. Saranno le solite menzogne continua la vecchia signora,
che racconta quel ragazzo ingrato. Crede che quella
baldracca sia ancora viva.
Sono tentata di dirle che Blackie  convinto che sua madre
sia morta e che sia stata assassinata da Harold, ma non
si pu. Perch Blackie non ha creduto all'articolo che ne annunciava
la morte? Non vedo l'ora di poterglielo chiedere.
Gli abbiamo dato tutto ci che un bambino poteva volere
dice la signora anziana.
Che cosa gli avete raccontato di lei?.
A Franklin? Gli abbiamo detto la verit. Che stava
scappando e ha avuto un incidente. Un bambino dovrebbe
sapere come stanno le cose.
Se gli hanno raccontato che lei stava scappando,  ovvio
che Blackie con me ha preferito glissare su questo particolare.
L'abbandono  sempre abbandono: per la carriera, per
un uomo, per una vita diversa, nessun bambino  in grado
di comprenderlo. E se Blackie avesse scelto di non credere
alla loro versione, perch era meno doloroso?
Dovrebbe lasciar perdere, quel ragazzo. Che cosa cerca
di dimostrare?.
Devo fingere di non conoscere Blackie. Ha sempre vissuto
qui, signora Black?.
Perch?.
Curiosit.
Per un certo periodo abbiamo vissuto a Boston.
E non gli avete mai detto che aveva una zia, nemmeno
quando siete tornati qui?.
I Black si lanciano un'occhiata, poi tornano a fissarmi.
Harold dice: Non ho nessuna sorella.
No, volevo dire la sorella di Susie. Almay McMann.
Almay? ripete la signora Black. Che razza di nome ?.
Non lo so dico, glielo volevo chiedere ma....
Ha parlato con questa Almay? chiede Black.
S. L'ho incontrata.
Allora lei ha incontrato un'impostora.
Ha ragione concorda l'anziana signora. Susie McMann era figlia unica.
...
.
...
Capitolo settimo.
...
.
...
Mentre ripercorro con attenzione il tragitto a ritroso,
tento di setacciare qualche granello di verit su Susie McMann.
Una donna che si chiama Almay sostiene di essere la
sorella di Susie ma, secondo i Black,  impossibile perch
Susie era figlia unica. Questa finta sorella, con il marito e la
suocera, afferma che Susie mor in un incidente stradale. E
il mio cliente, Boston (Franklin) Blackie, nonostante il necrologio
 convinto che suo padre abbia ucciso Susie.
Allora, chi diavolo  Almay? Perch mai dovrebbe fingere
di essere la sorella di Susie? Che cosa ci guadagna?
Alla vecchia scuola di Kripplebush cambio rotta e imbocco
la strada per Krumville. Riconosco la svolta per la
casa di Almay e mi immetto nella stradina zozza che conduce alla sua roulotte.
Nessun cane giallo dorme al sole.
Esco dalla macchina e chiamo: Feroce?.
Nulla.
Una fastidiosa sensazione di desolazione mi pizzica le
caviglie. Ho l'impressione che non ci sia nessuno. La roulotte
color verdeacqua appare in tutto il suo squallore. Dopo
aver bussato una volta, apro la porta e scopro di avere ragione.
All'interno della fatiscente roulotte non  cambiato nulla.
Aleggia ancora il fetore della brodaglia che Almay stava
cucinando, ma la pentola  scomparsa. Che stupida,
penso. Come ho fatto a non accorgermi che non c'era un
telefono? E ovvio che quando le ho parlato al telefono, la donna non era qui.
Torno alla macchina e recupero la lista dei McMann, in
cima alla quale c' Almay. L'unico indirizzo  quello che
ho scritto sotto dettatura. Devo consultare di nuovo l'elenco telefonico.
Avvio il motore e prendo la Krumville Road fino all'incrocio
con la Route 209. Sono a due passi dalla tavola calda
delle lesbiche, come ormai l'ho battezzata.
Non ricordo se c'era un telefono, ma ci sar senz'altro.
A quest'ora il parcheggio  quasi deserto. Nessun telefono
in vista, perci mi avvicino al banco.
Una donnona dagli occhi azzurri e gentili, con una maglietta
che pubblicizza la tavola calda, si avvicina sorridendo.
Desidera?.
C' un telefono?.
In fondo, da quella parte, accanto ai bagni.
La ringrazio e seguo le indicazioni. C' un telefono pubblico,
ma niente elenco. Inserisco la moneta e digito il numero
a cui prima mi ha risposto Almay. Come una maniaca,
lascio squillare venti volte, prima di rassegnarmi al fatto
che non risponder nessuno.
Tornata al banco, chiedo alla donna se per caso ha un
elenco telefonico.
Sembra incredibile, ma ce l'hanno rubato mi dice.
Per una newyorkese come me non  certo una novit, ma
mi sorprende che certe cose accadano anche qui.
Dev'essere stato qualcuno di passaggio spiega la donna,
uno del posto non l'avrebbe mai fatto.
Probabilmente no dico, sentendomi in colpa perch
anch'io sono di passaggio.
Uno sguardo severo rimpiazza il sorriso.  assolutamente escluso.
Certo.
Chi vive qui non ha bisogno di rubare un elenco del telefono, ne ha gi uno a casa.
 logico.
Mi scruta con freddezza. Lei viene dalla citt?.
S rispondo, cercando di assumere un tono orgoglioso.
La donna scuote lenta ed enigmatica la testa.
Abito a Greenwich Village. In Perry Street. In una
brownstone. Non riesco a trattenermi. Vivo con la mia
dolce met. Un tentativo di arruffianarmela; ma perch poi
voglio entrare nelle sue grazie, questa  un'altra questione.
Greenwich Village, eh?.
Gi. Voglio che sappia che siamo entrambe lesbiche
e anche se al Village vivono migliaia di persone che non sono
n gay n lesbiche, nominare quel quartiere  ancora come mandare un messaggio cifrato.
La sua met? La casa  vostra?.
S. Lei fa l'analista.
Percepisco un lieve spostamento indietro, come se l'avessi schiaffeggiata.
Anche lei  una di quelle lesbicacce, vero? domanda.
Oh, oh. Scusi?.
Ges esclama lei, questo posto si sta riempiendo di
gente come lei. Badi bene, a me non importa un fico secco.
Io proprio non lo capisco, ma non  mica obbligatorio, no?.
Abbozzo un sorriso. Adesso il mio unico desiderio 
quello di levarmi di torno il pi rapidamente possibile, ma
lei  ormai partita in quarta.
Il fatto  che io proprio non vedo cosa ci sia tanto da discutere.
Non l'ho mai capito. Lo dico sempre a Jake, che sarebbe
mio marito, ma che te ne frega di cosa fa la gente in
camera da letto? E invece a tanti gliene frega. Chiss perch.
Ho cose pi importanti a cui pensare che non al fatto che
due ragazze preferiscono stare insieme tra loro invece che
coi ragazzi. Solo perch io sono sull'altra sponda non vuol
dire che tutti devono essere come me. Finch non pretendono
che io sia... come dite voi... gay?.
Annuisco, ancora sotto choc per l'espressione l'altra
sponda.
Gay. Voi non pretendete che io sia gay, e io non pretender
che voi siate etero. Dondola la testa, fiera di conoscere
il termine in uso.
Perfetto dico io.
Per mi dica una cosa, come mai voi ragazze state tutte
comprando casa da queste parti?.
Non lo so. Io sono qui per lavoro. Affondo la mano
nella borsa e le porgo il mio biglietto da visita.
Lo studia come se fosse una tesi di laurea.
Lauren Laurano, eh? Io sono Midge Dexter.
Ci stringiamo la mano.
Investigatore privato, eh? E come mai una piccoletta
come lei si  imbarcata in questa attivit?.
E allora attacco a raccontare.
 una lunga storia, ma le far un riassunto. Quando avevo
diciotto anni, io e il mio ragazzo venimmo aggrediti da
due tipi mentre ci eravamo imboscati a pomiciare. Warren,
lo uccisero subito; io venni stuprata, picchiata e poi abbandonata
l perch creduta morta. Riuscii a raggiungere la
strada principale strisciando. Venni reclutata da uno
dell'FBI, forse perch mi giudicava una tosta, e quando mi
laureai diventai agente a tempo pieno. In servizio conobbi
il mio primo amore, ma dovevamo stare insieme di nascosto.
Poi, mentre stavamo lavorando a un caso, accadde un
incidente terribile: io la scambiai per il criminale a cui stavamo
dando la caccia, le sparai e la uccisi. Il ricordo di quel
momento in cui uccisi Lois mi impedisce di continuare e mi
riempie di dolore e tristezza, come se fosse successo ieri.
 terribile dice la donna. Poveretta.
S continuo io. Fu davvero terribile. Non potevo rimanere
a lavorare per loro, cos mi dimisi e per un po' mi lasciai
andare alla deriva, finch incontrai Kip, la mia attuale
compagna. Fu lei a suggerirmi di avviare questa attivit.
Mi sembra un consiglio sensato.
Ecco tutto.
Da quanto tempo state insieme, lei e e Kip?.
Questo autunno saranno quattordici anni.
Santo Cielo, non credo nemmeno di conoscere due
etero della sua et che stanno assieme da cos tanto tempo.
Congratulazioni! esclama porgendomi di nuovo la
mano.
Sorrido e le stringo la mano.
Midge si protende verso di me, appoggiando la pancetta
sui biscotti cellofanati.  stato per via dello stupro,
cara?.
La domanda non mi stupisce affatto, l'ho sentita tante
volte. Che sono diventata lesbica? No. Avevo un ragazzo
perch allora tutte facevano cos. Ma non lo amavo. In
realt ero innamorata persa di una mia compagna di classe,
ma era il 1966 e le cose andavano diversamente.
Vuol dire che lei ci  nata cos?.
Faccio spallucce. Chi lo sa? Forse  come l'alcolismo. In
parte  fisiologico o chimico, e in parte  emotivo. Probabilmente
avevo una disposizione in tal senso e i miei genitori
l'hanno consolidata.
Adesso non dia la colpa ai genitori, Lauren.
Non do nessuna colpa.  andata cos. Caso mai sono
grata ai miei genitori.
Midge mi lancia un'occhiata sospettosa.
Davvero ribadisco. Sono felice.
Beh, d'altra parte abita a Greenwich Village, l non
avr certo problemi.
Sono tentata di raccontarle della nuova ondata di violenza
contro i gay, ma decido altrimenti. Potrebbe andare per
le lunghe e poi Midge non ha bisogno di una lezione propedeutica
per aprirle gli occhi, se la cava abbastanza bene
da sola.
Ha vissuto sempre qui? domando io.
Nata e cresciuta.
Li conosce, i McMann?.
Cara mia, di McMann ce ne sono di tutti i tipi da queste
parti. Di quali parla?.
Almay?.
Ci pensa su. No. Non mi pare di conoscere nessuno
con quel nome, Almay McMann.
E Susie?.
Le si illuminano gli occhi. Intende Susie Q? Quella che
ha sposato Harold Black?.
Il mio cuore di detective fa una capriola per Midge.
Esatto.
Oh, Signore esclama e un rossore, come un sole nascente,
le tinge la gola e poi sale fino all'attaccatura dei capelli.
Susie Q era la mia migliore amica al liceo.
Sarei curiosa di indagare il motivo di tale rossore, ma mi
limito a immaginarlo. Midge si  dimostrata cos comprensiva
per via dei sentimenti che lei stessa aveva provato da
ragazza, o forse lei e Susie hanno fatto insieme quelle marachelle
adolescenziali che solitamente una fa con i maschi?
Ah, ero pazza di quella ragazza dice Midge. Poi aggiunge
subito: Adesso non mi fraintenda, non dico in
quel senso.
Malgrado tutta la sua comprensione e apertura mentale,
l'odioso pregiudizio punge ancora. Va bene. Non l'avevo
inteso in quel senso la rassicuro.
Tanto per essere chiari.
Mi sembra chiarissima dico.
Bene. Quando Susie ha sposato Harold Black sono
quasi morta. Sapevo che non l'aveva fatto per amore, ma
solo per allontanarsi da casa.
Perch suo padre non la riconosceva come figlia legittima?.
Mmmm.
Non  solo questo, lo leggo negli occhi di Midge.
E poi? Per quale altro motivo?.
Lei scuote la testa. In fondo sono un'estranea all'oscuro
di tutto. Per posso tirare a indovinare. Soprattutto se il
padre riteneva che Susie non fosse sua figlia. Mi sento barcollare
sotto il peso dei casi d'incesto che si vanno accumulando
come cadaveri in un lager.
Per era incinta e a quei tempi era una cosa terribile.
L'aborto non era legale e una ragazza che aveva un figlio
fuori dal vincolo coniugale era disonorata. Cos Susie spos
Harold.
C' qualche possibilit che non fosse figlio di Harold?.
Che vuol dire? chiede Midge.
Mi  odioso fare questa supposizione, ma devo. Potrebbe
essere stato di suo padre?.
Midge fa un sospiro profondo. Non nego che il padre
di Susie la molestasse. Insomma, se dobbiamo dare retta a
quel che si dice nei talk show, succede tutto in famiglia.
Comunque Susie mi disse che lei sapeva che era di Harold,
perci credo che Bill McMann... beh, insomma, non corresse
rischi. Quel porco. In ogni caso, le organizzammo
una festicciola ma lei era depressa, nemmeno guardava i
regali. E poi nacque il bambino. Un maschio. Lo chiamarono
Franklin. Poi lei mor. Proprio l fuori, sulla due-zero-nove.
And a sbattere con la macchina che si gir come
una frittata. In un secondo era gi in fiamme. Susie non ebbe
alcuna possibilit di salvarsi. Ha gli occhi lucidi.
E il corpo?.
Stringe le labbra, scuote la testa. Non rimase nulla.
Frammenti di ossa, tutto qui.
E come facevano a sapere che era Susie McMann
Black?.
Era la sua macchina. E di lei non era rimasto niente.
Perci non c'era una prova concreta che era lei alla
guida.
Midge reclina la testa e mi fissa come se fossi matta.
Dove vuole arrivare?.
A me sembra ovvio, ma glielo spiego. Potrebbe esserci
stato qualcun altro in quella macchina e Susie potrebbe essere
scappata.
Potrebbe, potrebbe... Magari fosse andata cos!.
 vero che Susie voleva recitare, voleva diventare
un'attrice?.
Le sue labbra serrate si sciolgono in un sorriso. Era solo un sogno a occhi aperti, lo sa come sono fatte le ragazzine.
Certo. Dunque, secondo lei perch suo marito e sua
suocera mi avrebbero raccontato che Susie pensava di
scappare prima che accadesse l'incidente?.
Non lo so, forse perch sono matti. Lo sono sempre
stati, matti. Non gli ho pi parlato dopo la morte di Susie,
perci non saprei proprio.
Le racconto di Almay McMann, delle balle che mi ha
detto.
Susie non aveva una sorella. Era figlia unica.
Le dico anche che quando sono tornata alla roulotte, non
c'era pi nessuno, e le mostro la lista che comincia con A.
McMann e il suo numero di telefono.
Midge scruta il numero e solleva un sopracciglio. Mi
sembra un numero familiare. Oh, certo. A. sta per Arthur.
Arthur?.
S. Arthur e Anne McMann.
Sono parenti di Susie?.
Bud, cio Arthur,  suo cugino, mi pare.
Sa dove abitano? chiedo.
Come no. Vuole che le indichi la strada?.
Mi farebbe un piacere.  ovvio che questa Anne McMann,
per una ragione che mi risulta oscura, ha finto di essere
la sorella di Susie, Almay. Alla fine sono riuscita a ottenere
qualcosa. Che cosa, esattamente non so, ma intanto...
...
.
...
Capitolo ottavo.
...
.
...
Dopo aver provato inutilmente a chiamare il numero di
telefono di McMann, decido di andare a trovare l'ex capo
della polizia Sidney Breese, che abita a Stone Ridge in una
bellissima strada fiancheggiata da ville imponenti. Hanno
quasi tutte un corpo centrale e ali laterali, verande con zanzariere
e prati curati alla perfezione. Sono abitazioni che rievocano
un'epoca passata e per un momento provo il desiderio
di essere vissuta allora. Ma dura solo un momento: per
una lesbica  gi difficile vivere al giorno d'oggi, figuriamoci
allora. A tempo perso, mi domando come abbiano fatto i
gay e le lesbiche che vivevano qui. Magari non saranno stati
una moltitudine, come sono adesso secondo Midge, ma
qualcuno ce ne sar pure stato. Siamo sempre stati dappertutto.
Esco da una curva e noto il nome Breese su una cassetta
postale. La villa  una grande costruzione grigia e bianca
con una serie di finestre al terzo piano. Percorro il viottolo
di ghiaia e parcheggio. Appena metto piede fuori dalla
macchina, un tizio dalla veranda con zanzariera mi grida:
Desidera?.
Sto cercando Sidney Breese.
Se  per vendere qualcosa, io non compro nulla avverte
lui, senza scomporsi.
Non vendo niente. Vorrei scambiare quattro chiacchiere.
Il tizio si alza dalla sua sedia di vimini e si avvicina alla
zanzariera per squadrarmi per benino. Venga da questa
parte mi dice, indicandomi una porta della veranda. Breese
tiene aperta la porta per farmi entrare. Mentre gli passo
accanto, percepisco un pungente odore di lamponi e mi
domando se sia un sapone, la lozione dopobarba o l'odore
naturale di Breese.
Gli porgo il mio biglietto da visita, e mentre lui lo legge
mi fa cenno di accomodarmi su un divano di vimini bianco
con cuscini in percalle. Una volta seduta, alzo lo sguardo
verso di lui e vedo che mi sta sorridendo amabilmente.
Detective privata, eh? Ci avevo pensato anch'io quando
sono andato in pensione, ma da queste parti non c'
tanta richiesta.
Breese avr pi o meno ottant'anni. I capelli bianchi sono
una fascia riccioluta che corre da un orecchio all'altro.
Ha occhi di un marrone sbiadito, come foglie d'autunno.
Il volto  attraversato da un reticolo di rughe. Un paio di
calzoncini cachi mette in mostra delle gambe sorprendentemente
tornite e sulla maglietta verde chiaro c' scritto
DUMP DINKINS.
Come mai le importa di Dinkins? chiedo.
A me non importa niente. Me l'ha data mia figlia dice
come se con questo avesse detto tutto.
Capo dico, facendogli brillare gli occhi, ho bisogno
del suo aiuto.
Ma il capo attuale non potrebbe fornirle migliore
aiuto?.
Mi interessa un fatto accaduto nel 1954. Dopo aver
calato la mia carta, faccio la mia domanda da cento punti.
Il fatto  che non c'era rimasto molto da identificare
dice lui.
I denti?.
Sembra a disagio.
Era la macchina di Susie e Harold disse che stava svignandosela.
Ma c'erano dei denti tra la cenere?.
Per chi ha detto che lavora? domanda lui.
Non l'ho detto. E i denti, capo?.
Dopo essersi schiarito la voce, Breese ammette: Francamente
non ne sentimmo la necessit. Ma avevamo torto.
Torto?. Tap tap tap batte il mio cuore di detective.
In realt, non era Susie. Allora non ebbi dubbi, perch
chi altro avrebbe potuto essere? Ma pi tardi scoprii che
non era lei.
Come?.
Breese posa le mani sulle cosce, e fissa a lungo le dita
lunghe e ben curate.
Capo lo sollecito.
Lui, pallido in viso, solleva lo sguardo. Chiunque
avrebbe pensato che si trattava di Susie.
Capo, non mi interessa quella parte della vicenda. Ha
ragione, tutti possono fare uno sbaglio.
Non fu uno sbaglio ribatte con forza, poi si calma.
Fu uno sbaglio e non lo fu, perch allora non c'era motivo
per altre supposizioni.
Sono d'accordo. Ma come ha scoperto che non era Susie?.
Evito accuratamente di pronunciare la parola sbaglio.
L'ho vista in un film.
Susie? L'ha vista in un film?. Trattengo a stento l'eccitazione.
S. Guardi, fu parecchi anni fa. Cio, quella fu la prima
volta.
La prima volta?.
Era una particina, ma era lei, non c' dubbio.
E cosa ha fatto?.
Fatto?.
Cio dico con gentilezza, l'ha detto a qualcuno? Ha
chiesto ad altre persone se anche loro pensavano che fosse
Susie?.
Aggrotta le sopracciglia, sembra arrabbiato. No, di certo.
Non ne avevo bisogno. Ne ero sicuro.
E se ne avesse parlato, sarebbe stato accusato quanto
meno di incompetenza.
E come si faceva chiamare?.
Allora non potevo averne certezza. Ma col passare degli
anni lo scoprii.
E dunque?.
Usava molti nomi diversi, io ne scoprii almeno sei.
Immagino sia stato Franklin a darvi questo incarico. Ero ancora
capo della polizia quando lui era al liceo, cio, quando
non era in prigione, e veniva al distretto almeno una volta
al mese per accusare il padre di aver ucciso sua madre.
E lei cosa gli rispondeva?.
Cosa potevo rispondergli? Facevo del mio meglio per
distoglierlo da questa fantasia, e ogni volta credevo di averlo convinto, ma poi si ripresentava il mese successivo.
Ma non disse mai, n a lui n a nessun altro, la verit?.
Scuote la testa come un bambino cattivo.
E allora chi stava guidando la macchina di Susie?.
Non ne ho la pi pallida idea. So soltanto che non era
Susie Black. Di colpo ha un'aria ferita, come se avessi
messo in discussione tutta la sua carriera.
Capo, non ricorda che nomi ha usato Susie?.
Certo. Sono incisi a fuoco nella mia mente, per cos dire.
Sa, considerando la vicenda....
Me li potrebbe elencare?.
Ha una penna e un foglio?.
Li pesco nella mia borsa e mentre lui scrive, chiedo:
Conosce Nicholas Parrish?.
Certo che lo conosco.
Lo conosce?.
Beh, non lo vedo da anni ma....
Intende dire che  ancora vivo?.
Certo. E anche lei.
Lei chi?.
Rebecca, la madre di Susie. Dopo tutto quel putiferio,
si misero insieme.
Mi hanno detto che Parrish ha lasciato il paese.
 vero. Vivono insieme a New York.
La notizia che Parrish e Rebecca McMann vivono nella
mia citt, mi lascia stordita. Non vedo l'ora di poterli interrogare,
ma qui ho ancora molto lavoro da svolgere.
Armata di un elenco dei possibili pseudonimi di Susie
Black, mi dirigo verso il paesotto di High Falls, che conta
qualche negozio, un ufficio postale e, curiosamente, uno
dei ristoranti pi rinomati dello stato: il famoso DePuy
Canal House. Sulla Mohonk Road, di fronte al ristorante
Egg's Nest, giro a destra e spengo il motore nel parcheggio
dell'onnipresente triade di negozio di video, deli, e pizzeria.
NOTA: Deli: Abbreviazione di Delicatessen. Negozio di specialit gastronomiche dove si consumano panini, torte salate e dolci. FINE NOTA.
Una volta dentro, cerco un telefono e compongo quello
che prima pensavo fosse il numero di Almay McMann e ora
so essere di Arthur McMann. Questa volta risponde una
donna. Riattacco. Sar la moglie, che per qualche ragione
mi si  presentata come Almay.
Mentre sto uscendo dal deli, mi cade l'occhio su una scatola
di barrette gelate di Snickers. La mia nuova passione.
Ne compro una, salgo in macchina, strappo la carta e me
la gusto a piccoli morsetti. Ficco la carta in borsa, cos Kip
non la trover.
Esco dal parcheggio e mi immetto in Mohonk Road. Seguendo
le indicazioni di Midge, prendo la prima a sinistra
e continuo dritta finch non vedo una cassetta della posta
con la scritta McMann. Qui imbocco una stradina dissestata
tutta curve e dopo circa un chilometro e mezzo mi appare
una fattoria in legno, in aperta campagna.
Parcheggiata accanto alla casa c' una Toyota blu. Mi affianco
alla macchina e scendo gi. Nessun cane giallo mi
saluta n mi morde.
Non sapendo che tipo di accoglienza aspettarmi, mentre
mi avvio verso la porta apro la borsa e ci infilo la mano
che va ad accarezzare la pistola. Picchio con il battente di
ottone e dopo pochi minuti la porta si apre.
Una donna sulla cinquantina, che in nessun modo si potrebbe
confondere con Almay, in ampi calzoni marroncini
e una maglietta arancione, mi domanda con tono garbato
che cosa desidero.
 lei Anne McMann?.
S. Si succhia in dentro le guance e mi guarda sospettosa.
Per favore, le dispiacerebbe dirmi perch le interessa
e chi  lei?.
Mi scusi. Certo. Le mostro la mia carta d'identit che
lei fissa per un tempo spaventosamente lungo.
Non  un po' bassina per fare l'investigatrice privata?.
L'altezza non  un requisito rispondo con santa pazienza.
Si passa una mano tra i capelli tinti color budino di cioccolata.
Mi scusi, non volevo essere maleducata.  che sono
stupita, ecco tutto.
Annuisco come se fosse del tutto comprensibile.
Ha una sorella, una cugina o una parente che si chiama
Almay?.
Spero proprio di no ribatte con un tono lievemente altezzoso.
E Susie?.
Susie.
Aspetto.
Susie ripete come se fosse un nome eccezionale.
Mmmmm. Mi pare di averlo sentito quel nome, ma lei capisce,
io sono una parente acquisita per i McMann. Lei dovrebbe
parlare con mio marito, Bud.
Per il momento lascio perdere. So che questa domanda
le pu sembrare strana, ma oggi non ha ricevuto una
mia telefonata?.
No di certo. Sembra infastidita. A meno che lei non
abbia chiamato circa quindici minuti fa e abbia riattaccato.
Non ero io mento. Suo marito  a casa?.
No.
Mi potrebbe dire dove lo posso trovare?.
Lei d un'occhiata all'orologio. Probabilmente sta
prendendo un caff al deli.
Mi ricordo che c' un altro deli in paese, oltre a quello
dove ho comprato la mia barretta di Snickers. In quale
deli?.
Oh, quello vicino all'ufficio postale. E lo dice come se
l'altra dispensasse malattie.
La ringrazio e torno alla macchina, sentendo i suoi occhi
puntati su di me. Detesto i misteri e in maniera particolare
quelli privi di senso... Io so per certo di aver chiamato questo
numero poche ore fa e so per certo che qualcuno in questa
casa mi ha risposto dicendo di essere Almay McMann e
mi ha fornito indicazioni per raggiungere la roulotte, dove
ci siamo incontrate. Non sono mica pazza, io.
Il deli che mi ha indicato Anne ha il bancone subito
all'entrata, dietro ci sono le vetrine dove sono esposte insalate
e secondi, e infine un certo numero di tavolini. Vari
gruppetti di uomini, di et variante tra i venti e gli ottant'anni,
bevono caff seduti ai tavolini e s'intrattengono
in tipiche conversazioni maschili. Portano un berretto con
la visiera, in tutte le sfumature possibili e con marchi diversi.
Nessuno lo porta all'incontrario.
Chi sar Bud? Esito, come se non avessi alcun diritto a
intromettermi qui. E questa  ovviamente la sensazione
che desiderano suscitare - consciamente o no, non lo so.
Credo venga loro spontaneo.
Comunque, il lavoro mi chiama. Man mano che mi avvicino
ai tavolini e la possibilit che io invada il loro territorio
diviene certezza, il cicaleccio si acquieta e alla fine
cala il silenzio. Mi fissano tutti come se fossi una bestia rara.
Io faccio scattare un sorriso con tanto di fossette.
Nulla.
Scusate, sto cercando Bud McMann.
Mi guardano fissa e non una testa che si volti a guardare
verso Bud o verso qualcun altro. Infine un omone, con
braccia simili a brasato, mi fa un sorriso spavaldo.
 forestiera, signora?.
Mi sembra di sentire la musica di Mezzogiorno di fuoco.
S.
Per forza. Cosa vuole da Bud?.
Un altro tizio, pi piccoletto ma ben messo, dice: Tranquillo,
Skeets. Sono io Bud McMann. Che succede?. Sul
suo berretto blu c' scritto METS in arancione. Indossa
una camicia da lavoro sbiadita, jeans, morbidi mocassini
marrone e non porta calze, cosa che sembra assolutamente
fuori luogo. Ha un'aria familiare, ma forse  solo un tipo
molto comune.
Mi terrorizza l'idea di presentarmi di fronte a tutta questa
folla di uomini, perci tento una furbata. Possiamo
parlare in privato?.
Errore clamoroso.
Ehi, Bud, sempre il solito stallone, eh?.
Abbiamo dei segreti, eh?.
Aspetta che lo venga a sapere Annie, caro Bud.
Che porco,
Ancora trotta la cavallina.
E tutta una serie di fischi, schiamazzi e gorgheggi.
Datevi una calmata, ragazzi dice McMann.
Bersagliato da borbottii e fischi, McMann si muove verso
di me, mi prende per un braccio e mi conduce fuori.
Mi dispiace mormoro.
Non  il caso. Si stanno solo divertendo alle mie spalle.
E purtroppo anche alle sue. Mi dispiace. Come ha detto
che si chiama?.
Lauren Laurano. Sono un'investigatrice privata.
McMann inarca le sopracciglia. Ah, per.
Da quanto tempo abita in questa zona?.
Da quando sono in fasce.
Le dice niente il nome di Almay McMann?.
No.
E Susie McMann?.
Al liceo era due classi indietro rispetto a me. Cio, non
 che la conoscessi bene, ma la vedevo in giro. Era una strafica,
mi creda.
Quindi non siete parenti.
Non ho detto questo. Siamo lontani cugini.
Noto che non usa il passato. Conosceva suo marito,
Harold Black?.
Ecco, Black era un po' pi vecchio di Susie, di una decina
d'anni, perci io ne ho solo sentito parlare. L'ho visto
qualche volta in paese, ma non lo conosco abbastanza da
mettermi a chiacchierare con lui. Perch mi fa queste domande?.
Sto cercando di rintracciarla.
Susie  morta. Ha un'aria triste, ma mi sembra posticcia.
Nell'incidente?.
Mi scruta sospettoso. Se lo sa gi, perch me lo chiede,
perch mi racconta che sta cercando di rintracciarla?.
So che la sua macchina ebbe un incidente, ma non sono
sicura che ci fosse Susie.
Bah, mi sembra pura follia. Si strofina le mani come
se stesse lavandosele.
E se le dicessi che ho appreso da fonte sicura che quella
notte Susie non stava guidando la sua macchina?.
McMann si tormenta le labbra senza dire nulla.
E se le dicessi che quella notte Susie scapp dal paese
e poi si mise a fare l'attrice?.
Beh, devo ammettere che la sa lunga.
Il mio cuore di detective si lancia in una rumba.
Ecco. In quella macchina c'era una ragazza che si chiamava
Betty Rosner. Fu lei a crepare, e non Susie. Susie
aveva preso la corriera e aveva dato la sua macchina a
Betty.
Non l'ha mai raccontata a nessuno questa storia di
Betty Rosner?.
Nessuno me l'ha mai chiesto. Susie voleva scomparire
e perci io pensai, cavoli, lasciamola scomparire per davvero.
Lo sapevo che non sarebbe mai tornata e pensai che
per il bambino, una volta cresciuto, sarebbe stato pi facile
credere che la madre fosse morta in un incidente che sapere
di essere stato abbandonato.
E Betty Rosner? Nessuno si domand cosa le era successo?.
Era una ragazza sola. Non aveva una famiglia. Era capitata
in paese quell'estate, in realt nessuno la conosceva
bene, eccetto Susie.
E lei suggerisco.
Attorno al collo si espande una frangia purpurea come
un collare e sale fino a tingergli tutto il volto.
McMann si china verso di me e mormora. Ecco. Io avevo
ancora il latte sulle labbra e Betty era una bomba. Il tipo
di ragazza che ogni ragazzino sogna, mi capisce? Una
specie di nave scuola.
Sesso.
Beh, s. Prima le ho mentito. Io la conoscevo, Susie. Fu
durante quell'estate. Era diventata amica di Betty e visto
che io mi vedevo con lei, ogni tanto vedevo anche Susie.
Era una ragazza simpatica. Non la critico perch voleva tirarsi
fuori dalla storia con Black, ma non ho mai capito come
potesse abbandonare il bambino. Forse lui sarebbe stato
un ostacolo, per.... Scuote la testa come se questo
fosse uno dei sette misteri del mondo.
Lei va al cinema?.
A volte.
Ha mai visto Susie in un film?.
Mai. La verit  che non credo che Susie ce l'abbia fatta
a entrare nel mondo del cinema. In realt, penso che sia
morta.
Perch lo pensa?.
Beh, mi aveva scritto il suo indirizzo a Hollywood e
quando, un anno dopo, le mandai una lettera, mi torn indietro:
Destinatario sconosciuto.
Questo non dimostra necessariamente che sia morta.
No, ma ho sentito dire, non ricordo pi da chi, che 
morta.
Non so perch, ma ho l'impressione che sia una balla.
Non ricorda chi gliel'avrebbe detto?.
No.
Sua moglie, forse....
Senta, ecco. Preferirei che mia moglie non sapesse nulla
di questa faccenda. Veda, quando ebbi quell'avventura
con Betty, io ero sposato. Lo sa come sono queste cose.
In realt, no. Come sono?.
Cosa?.
Avere un'amante quando si  sposati.
Una gelida collera gli monta agli occhi. Non so quale
sia il suo gioco, ma farebbe meglio a smettere.
Non sto facendo nessun gioco, signor McMann. Susie
McMann Black non  morta in un incidente stradale e lei
lo sapeva e non ha mai detto niente. Mi hanno dato l'incarico
di scoprire cosa  successo a Susie e ho tutte le intenzioni
di portarlo a termine. E se fossi in lei, non andrei in
giro a lanciare minacce a chicchessia.
Oh, ha capito male, non stavo facendo nessuna minaccia.
Di colpo fa marcia indietro, la qual cosa mi fa pensare
che sappia molto di pi di quel che ha detto.
Sono contenta di sentirglielo dire. C' qualcos'altro
che mi vorrebbe raccontare, signor McMann?.
Mi fissa molto a lungo. Non  una sensazione piacevole.
Poi dice: Nient'altro. Mi volta le spalle e rientra nel deli.
...
.
...
Capitolo nono.
...
.
...
Mi sveglio in mezzo a un chiasso indiavolato. Riconosco
immediatamente il rumore di New York che si appresta ad
affrontare un'altra giornata. Persino io devo ammettere
che la gazzarra degli uccellini e degli insetti  meglio. Ma
questo  il mio genere di rumore.
Mancano quindici minuti alla sveglia, perci resto immobile
per non disturbare Kip. Come ogni mattina, penso
a Meg Harbaugh. E il primo pensiero della mattina e l'ultimo
della sera. Mi domando invano per quanto tempo andr
avanti questa storia.
Meg, la mia amica pi cara,  morta assassinata quasi due
anni fa. Mi manca terribilmente. Anche se ho acciuffato il
suo assassino, che rester un bel pezzo dietro le sbarre, la
cosa non mi consola, nulla pu cancellare la realt. Non la
vedr mai pi, non rider pi con lei e non sentir pi la
sua voce chiamarmi Laur.
Col tempo, dicono tutti. Avranno anche ragione. Oh!
Richiamate Fieri, ordinate al tempo di tornare. Gli altri,
quando parlano del tempo, non l'intendono in questo senso.
Io invece continuo a rievocare la notte dell'assassinio di
Meg, immaginando come sarebbe potuta andare diversamente.
 un gioco inutile che vorrei interrompere, ma ancora
non ci riesco. Ah, Meg, mi manchi tanto.
Kip, con gli occhi aperti, si gira verso di me. Mi fa un
sorriso insonnolito. Potrei dormire tutto il giorno.
Ah, non ho dubbi. Persino nei giorni di vacanza Kip indugia
raramente a letto.
Sei sveglia da tanto?.
Non tanto. Kip si accorge del rumore della strada.
Dio, come mi piaceva la quiete del nostro week-end.
C'erano tutti quegli uccellini faccio notare io.
Lauren, gli uccellini non sono la stessa cosa dei camion
dell'immondizia e delle sirene della polizia e... cos' quell'altro
rumore?.
Sar la troupe che sta montando il set.
Oh, gi. Quando gireranno a casa?.
Mercoled.
Mi  piaciuto tanto questo week-end dice lei. Certo,
mi sarebbe piaciuto di pi se tu avessi passato pi tempo
con me.
La bacio dolcemente.
Non vorresti tornarci per le vacanze?.
A fare cosa?.
Dormire, leggere, riposare.
Kip  molto pi attiva di me, le piace fare ginnastica, andare
in bicicletta e tutte quelle cose l, ma le vacanze sono
un altro paio di maniche. Qui  tutto all'incontrario. A me
in vacanza piace fare qualcosa, mentre lei  felice di oziare.
Forse perch a casa non sa stare con le mani in mano. L'anno
scorso ho deciso io, e siamo andate in Francia, perci
quest'anno tocca a lei. So gi come andr a finire: dormire,
leggere e riposare.
Vorresti affittare una casa da quelle parti?.
In realt, pensavo che potremmo andare in campeggio.
Scatto a sedere. Cosa?.
Ci sei cascata dice Kip ridendo.
Se devo immaginare una settimana di torture, penso al
campeggio.
Di, affittiamo una casa. Sar divertente. Faremo delle
gite. Ti prometto che non sar solo riposo.
Certo dico, fingendomi entusiasta.
Ti amo. Sei cos dolce.
Dolce?.
Forse ho usato un'iperbole. Una ragazzina gentile, ecco
cosa sei.
C' un vecchietto nel quartiere che ci saluta sempre cos:
Salve, ragazzine; in effetti, rispetto a lui, lo siamo, delle
ragazzine.
Il gentile dipende dal fatto che ho accettato di affittare
una casa per un mese dove non c' nient'altro da fare che
osservare l'erba che cresce?.
Esattamente.
Non potremmo almeno andare dove c' il mare?.
Vuoi dire North Fork?.
Forse non  una cattiva idea. Mi circonda con le braccia,
attirandomi a s, e ora i nostri corpi si toccano.
Quanto tempo abbiamo?.
Abbastanza risponde e ci stiamo gi baciando appassionatamente.
Le scosto le gambe e accarezzo la pelle morbida all'interno
delle cosce, passo leggera sul pube e con i polpastrelli
la sfioro continuando verso la pancia, poi ridiscendo
e questa volta gliela apro e le tocco il centro. Lei freme pregustando
delizie. Incapace di resistere un secondo di pi,
mi fa scivolare dolcemente sulla schiena, si gira, il suo tiepido
respiro su di me. Scopro forse per la milionesima volta
quei petali rosati di seta, la meraviglia che  Kip. Le nostre
labbra indugiano su labbra pi sensuali, lingue
esplorano territori conosciuti, destinate a eccitare, conquistare
e dominare.
In ufficio ripasso l'elenco di nomi che mi ha dato Sid
Breese.
Monica McCall
Elissa Laine
Miranda Sheedy
Pam Rice
Beth Davey
Betty Rosner
Di nuovo mi stupisce che Susie McMann abbia utilizzato
il nome della sua amica Betty Rosner. Mi domando se
sapesse dell'incidente automobilistico di Betty. Proprio il
fatto che ha usato quel nome mi spinge a credere che Susie
sia arrivata a Hollywood e, checch ne dica Bud McMann,
forse  ancora viva.
La memoria di Breese sui titoli dei film non era ferrea
come sui possibili pseudonimi di Susie. Per ricordava
l'ultimo film, Dangerous Deceit. Pi tardi andr a noleggiarlo.
Breese mi ha descritto il personaggio che secondo
lui era interpretato da Susie col nome di Beth Davey.
Resta ancora un mistero: perch qualcuno si sia fatto
passare per la sorella di Susie e chi sia realmente questa
Almay. E chiaro che qualcuno desidera che io creda alla
morte di Susie McMann. Perch? Non lo so. Ma questa
messinscena mi spinge a credere che Breese abbia ragione
e che Susie McMann sia ancora viva.
Voglio riferire a Boston Blackie le mie scoperte. So che
non sar facile convincerlo che sua madre  ancora viva, vista
la pervicacia con cui accusa suo padre di assassinio. Comunque
devo comunicargli le ultime novit. Digito il suo
numero. Non risponde nessuno, nemmeno la segreteria.
Dopo un assaggino di deliziosa barretta (cioccolato, burro
di arachidi e gocce di cioccolato) e un sorso di caff, cerco
il numero dell'associazione degli attori cinematografici
dell'Est, la SAG.
Screen Actors Guild East mi risponde una voce femminile.
Mi domando se mi pu aiutare.
Me lo domando anch'io, cara.
Rido. Lei no. Vorrei un'informazione.
Ma guarda, questa proprio non me l'aspettavo.
Ha ragione, ovviamente. Perch mai avrei dovuto chiamarla
se non per chiederle un'informazione? Ecco. Ho un
elenco di nomi e vorrei sapere se sono membri della SAG.
Sia realistica. Crede che possa stare al telefono mentre
lei mi detta un mucchio di nomi, tutti da controllare? Lei
 fuori di testa, cara.
 una persona molto schietta e io ho sempre ammirato
le persone schiette, ma questa vorrei strozzarla. Sono solo sei insisto timidamente.
Sei? Ci rifletta, cara. Parlo sul serio, ci rifletta. Se tutti
quelli che chiamano mi chiedessero di controllare sei nomi,
quanto tempo pensa che ci metterei? Per quanto tempo
avrei questo telefono incollato all'orecchio come una
specie di appendice?  vero che non faccio altro che rispondere
a domande insulse, ma non ho intenzione, non
ho alcuna intenzione di controllare sei, tre o anche un solo nome. Afferrato il concetto?.
Afferrato. Sta per chiudere la conversazione, me lo
sento. Per favore, non riattacchi. Mi dica cosa devo fare.
Ah, vuole proprio saperlo, cara?. Ghigna.
Ha capito in che senso intendevo dico seria.
Se vuole venire qui, pu controllare i suoi nomi nel libro.
Mi annoto l'indirizzo e ringrazio.
Piacere mio, cara.
Mi viene in mente che per fare questa operazione mi bastano
il computer e il modem. Mi collego a Invention Factory
e lascio un messaggio per David chiedendogli di farmi
questo piacere. Mentre batto il piede sul pavimento,
David pu mettersi in contatto con i suoi amici dell'associazione
e farmi questo piccolo controllo. E quando mi ricollegher
ci sar un suo messaggio ad attendermi con tutte
le informazioni richieste. Spero.
Ho il desiderio infantile di richiamare la signora alla SAG
per farle sapere che non ho pi bisogno di lei, ma, a naso,
so che non le farebbe n caldo n freddo.  questo che fa
di me una grande detective, il mio naso.
Sfoglio l'elenco e cerco il nome di Nicholas Parrish, che
secondo Breese abita con la madre di Susie McMann a
Central Park West. Sposto a fatica l'elenco sulla mia scrivania
e mi metto alla ricerca del nome.
Eccolo. Esiste almeno un Nicholas Parrish. Annoto indirizzo
e numero di telefono. Ora devo decidere se avvisarlo
della mia visita. Il fattore sorpresa  sempre una bella
tentazione. E se detesto i misteri, la sorpresa invece mi
piace... soprattutto se a farla sono io.
C' un'umidit spaventosa, che mi avvolge come uno
scialle bagnato. Grondo di sudore e mi sento tutt'altro che
splendida. Moscia e miserabile.
Di fronte ai tavolini occupati del Riviera, mi domando
perch mai uno scelga di sedersi all'aperto quando pu stare
all'interno con l'aria condizionata.
Attraversata Seventh Avenue, scendo lentamente le scale
verso l'entrata della metropolitana. Ahhh, la ventata calda
di puzzo di orina.
In realt, la metropolitana non  cos male come vorrebbero
far credere i media; l'hanno tutta strigliata, anche se
non si pu definire una delle sette meraviglie. Sono diminuiti
i graffiti,  aumentata la vigilanza, e le stazioni sono
state completamente ripulite e alcune restaurate nella loro
versione originaria. Comunque, non far finta che sia una
favola. Puoi viaggiare di notte o di giorno, ma LORO ci sono
sempre. I fuori-di-testa.
Oggi ne sale una a Fourteenth Street e, visto che la fortuna
mi arride, decide di sedersi accanto a me. Non c' nulla
nel suo modo di vestire che potrebbe metterti sull'avviso,
perch  linda e pulita, indossa una camicia gialla a maniche
lunghe, una gonna marroncina, e porta una borsona di paglia
con i manici di pelle. Sembra uscita dagli anni Settanta.
Ci che mi induce a ritenere con quasi assoluta certezza
che lei sia una di LORO, sono i capelli.
Lunghi boccoli rossi, un'acconciatura degna di Shirley
Temple. E poi il trucco. Ciglia finte simili ai denti di un rastrello,
un pesante fondotinta compatto, guance porpora,
e uno spesso strato di rossetto color cremisi che oltrepassa
esageratamente il contorno delle labbra. Posso sbagliarmi,
ma questi sono indizi sullo stato mentale della mia vicina.
Poco prima della fermata di Twenty-third Street, la tizia
si gira verso di me e dice: Sono venticinque anni che non
dormo.
Davvero?.
Se dormo, muoio.
Non avr visto troppi Elm Street?
Vediamo se indovina come riesco a restare sveglia.
Me lo dica lei dico.
Ci provi.
Oh, Signore. Non sono brava a indovinare.
Comunque, non l'avrebbe mai indovinato.
Perch la gente fa cos? Non solo gli sballati. Ti chiedono
di indovinare e se tu rifiuti o ci provi, ti dicono che tanto
non l'avresti mai indovinato. Che senso ha?
Glielo dico?.
S, per favore rispondo e ci fermiamo nella stazione.
Adesso no mi sussurra. C' troppo silenzio.
Annuisco come se avessi intuito che  una faccenda in
cui  implicata la Cia e che nessuno deve sentire. Guardiamo
dritte davanti a noi finch il treno non si rimette in marcia
e il rumore ricomincia.
 pronta? mi domanda.
S.
Allora, faccio cos: compro dei vestiti da poco sulle
bancarelle, per esempio una gonna, e quando torno a casa
accendo la radio - non guardo mai la tv - poi trovo l'ultimo
punto e la scucio tutta.
Come?. Non so perch mi secca di non aver capito la
sua spiegazione, ma le parole mi escono dalla bocca prima
di avere il tempo di pensare.
Si protende verso di me e mi sussurra all'orecchio: Lo
scucio.
Lo scuce?.
Mi metto gli occhiali, prendo la lente d'ingrandimento
e cerco l'ultimissimo punto del capo, lo taglio con le mie
forbici buone, e poi tiro finch la gonna, o quel che ,  tutta
scucita.
Non riesco a trattenermi. E poi cosa fa?.
Beh, poi la rimetto insieme mi risponde con sussiego.
Vuol dire che ricuce la gonna?.
Esatto.
Discuto con me stessa e perdo. Perch?.
Cos non mi addormento. Mi sembrava di averglielo
spiegato prima dice stizzita.
Certo, ha ragione.
E un metodo per diventare longevi che ho tentato di brevettare
ma nessuno sembra interessato. Peggio per loro.
Certo. Perci lei  stata sveglia per, ehm, venticinque
anni?.
Esatto.
Non sembra stanca. Non capisco come mi sono impelagata
in questa conversazione.
Forse non sembra, piccola, ma sono esausta.
Al finestrino appare la stazione di Thirty-fourth Street.
Devo scendere. Si fanno un sacco di affari da queste
parti.  stato un piacere parlarle.
 impossibile che la tizia non dorma da venticinque anni,
ma sono convinta che ci crede. E credo anche alla storia
dello scucire e ricucire i vestiti.
Rispetto a come vanno di solito gli incontri con i
fuori-di-testa, questo  stato piuttosto indolore.
Central Park West  una strada elegante, abitata per lo
pi da benestanti. Guardando da questi palazzi, la cui vista
spazia su alberi e piante, ci si pu anche illudere che il parco
sottostante sia un bel posto. Ma non  cos. Non pi.
Ho sentito raccontare che una volta chiunque poteva attraversare
il parco a qualsiasi ora del giorno e della notte
senza che gli succedesse nulla.  difficile immaginare una
simile et dell'innocenza.
Ora, soprattutto la notte,  un posto insidioso con predatori
a ogni angolo, in attesa di zompare addosso a ogni
ingenuo che si sia avventurato nel parco. Persino in pieno
giorno  stato teatro di crimini spettacolari.
Che cosa direbbe Peter Stuyvesant?
L'edificio che sto cercando  tra Eighty-eighth e Eighty-ninth.
Quando lo trovo, ovviamente c' un usciere in servizio.
Quando la smetteranno di combinarsi a quel modo?
Per un uomo sulla sessantina  umiliante dover indossare
un abito viola con galloni gialli e tuba. Per non parlare dei
guanti bianchi.
Senza lasciargli il tempo di farmi domande, gli comunico
il nome della persona che vorrei incontrare e aggiungo
che non ho un appuntamento. Mi fissa con occhi increduli.
Non ha un appuntamento?.
Lo so dico,  sconvolgente.
Eh?.
Per cortesia, potrebbe verificare se il signor Parrish  a
casa?.
 a casa.
Allora potrebbe citofonare al signor Parrish e annunciargli
che ha una visita?. Gli porgo il mio biglietto, che
viene ispezionato per sei o sette ore.
Aspetto, preparandomi al seguito.
Con un ghigno mi dice: Lei, un'investigatrice privata?.
Gi.
Scuote la testa ridendo. Non si finisce mai di stupirsi.
Devo ammettere che questa battuta mi coglie impreparata
e non so cosa rispondere.
E cosa vorrebbe sapere l'investigatore privato dal signor
P.?.
Questo  riservato.
Non si sbottona, eh. Ma lui vorr saperlo.
Allora lo dir a lui. Per favore, potrebbe citofonargli?.
L'usciere alza le spalle, si gira verso il citofono, solleva la
cornetta e preme il 16P, che suppongo corrisponda all'attico.
Sarah, c' qui una persona per il signor P. Un investigatore
privato di nome Laurano. No. S. Va bene. Si
volta verso di me. E andata a chiedere.
Grazie.
Mentre aspettiamo mi fissa come se fossi un esemplare
raro su un vetrino. Ne becca un sacco di criminali?.
Migliaia.
La mia risposta gli d da pensare e mentre sta per commentarla,
qualcuno gli parla al telefono.
Sissignore. Non vuole dirlo.
Glielo dico io intervengo, immaginando la domanda.
Adesso dice che  disposta a dirlo. Sissignore, una
donna.
Mi mordo la lingua.
Lui mi guarda: E allora?.
Voglio parlargli di sua figlia.
Non ha nessuna figlia, signorina.
Si limiti a riferire.
Questo trucchetto non le aprir nessuna porta.
Glielo riferisca.
Scuotendo il capo, ripete le mie parole. Sissignore. Va
bene. Posa la cornetta e mi guarda meravigliato. Dice di salire.
...
.
...
Capitolo decimo.
...
.
...
L'ascensore ha l'addetto all'ascensore. Il suo abbigliamento
 dignitoso quanto quello dell'usciere, solo che lui
ha una ventina di anni in pi. Gli dico il piano e gli trema
la mano nell'afferrare la maniglia della grata.
Sedicesimo annuncia il tipo mentre ci fermiamo con
un lieve sobbalzo. Alla sua destra.
Dopo averlo ringraziato, percorro un breve corridoio
con la moquette azzurra, fino a una porta intarsiata con un
grande battente dorato a forma di testa di unicorno. C'
anche un campanello, che suono. Lo sento squillare.
La porta viene aperta da una giovane donna con i capelli
color pesca sciroppata e un nasino all'ins che regge un
paio di occhiali rotondi dalla montatura metallica. Indossa
un semplice abito grigio con il colletto bianco, che potrebbe
anche essere la sua divisa.
Mi presento e lei mi conduce in un sontuoso foyer, dominato
da un elaborato candelabro che si riflette negli specchi alle pareti.
Mi segua, per favore.
Ci incamminiamo lungo un corridoio tappezzato di tappeti
su cui si affacciano numerose porte chiuse. Davanti a
una si ferma e bussa due volte.
Una voce dall'interno ci invita a entrare. La donna, che
presumo sia Sarah, apre la porta e fa un cenno con la mano,
come se dicesse eccola qua, e il mio sguardo si posa su
un uomo che siede su una poltrona con lo schienale alto.
Prego, si accomodi mi ordina con una voce vigorosa
per uno dall'aspetto cos fragile.
Mentre avanzo nella sala, la porta si chiude dietro di me.
Signor Parrish?.
Lui annuisce, e mi porge la mano sorprendentemente
forte e indica una poltrona di fronte a lui.
La sala  sontuosa, piena zeppa di scaffali, di piante e di
mobili moderni di colore chiaro, che ti aspetteresti di trovare
in una casa al mare. La luce si riversa dalle finestre prive
di tende.
Parrish porta bene i suoi anni, che devono ormai superare
gli ottanta. Ha una folta zazzera bianca che fa il paio
con le sopracciglia simili a due piccole bandiere. E poi c'
il mento che, come mi aveva detto Almay,  diviso a met.
Il collo  nascosto da una maglia arancione. A tradirlo sono
solo le mani rugose e secche.
Come posso aiutarla, signorina Laurano? mi domanda
con voce tonante.
Gli porgo il mio biglietto da visita; lui lo osserva, poi si
stringe nelle spalle come per dire che non  una risposta.
Ho l'incarico di rintracciare Susie McMann.
Non batte ciglio.
Mi hanno detto che  sua figlia.
Qualcosa brilla nei suoi occhi di un marrone sbiadito,
come il click di una diapositiva nel proiettore, ma continua
a tacere.
Mi hanno anche detto che  morta, che un'altra persona
 morta al posto suo, che  scappata a Hollywood per
fare l'attrice, che  stata uccisa dal marito. Pu aiutarmi a
vederci chiaro, signor Parrish?.
Susie mormora, pi a s stesso che a me. Se non le
dispiace, vorrei chiamare Rebecca. La madre di Susie aggiunge.
Va bene.
Sul tavolo vicino alla poltrona c' un piccolo interfono
sul quale Parrish pigia un bottone.
Risponde la voce argentina di una donna. Le chiede di
scendere in biblioteca.
Parrish allontana la mano dall'interfono. Suppongo
che non mi possa rivelare chi l'ha ingaggiata.
Infatti, non posso.
Gi, lo immaginavo. Era una bambina bellissima, Susie.
E anche una bella ragazza.
Lei  suo padre?.
Credo di s.
Non  sicuro?.
Parrish sorride dolcemente e allunga la mano sinistra
verso di me. Al centro del palmo c' una voglia color porpora
a forma di rombo. Direi che questa, che ha anche
Susie, ne  la prova quasi decisiva.
Noto che ha usato il tempo presente.  viva?.
Mentre comincia a rispondere, la porta si apre e una delicata
donna drappeggiata in un tessuto finissimo fluttua
verso di noi. Parrish si alza.
Rebecca McMann, ti presento Lauren Laurano.
Piacere dice con voce esile.
Quando prendo la sua mano mi sembra di stringere la
gabbia toracica di una rondine e faccio attenzione a non premere
troppo. Parrish la fa accomodare su un basso divano
bianco.
Non riesco a scrollarmi di dosso l'impressione di essere
nel bel mezzo di un film e mi aspetto che da un momento all'altro
qualcuno urli: Stop.
Becky, la signora vorrebbe parlare con noi di Susie.
Ah esclama lei, come se con questo avesse detto tutto,
e forse per lei  cos.
Non vorrei turbarla con questo argomento dico, ma
sto occupandomi di un caso di sparizione, e la persona
scomparsa  sua figlia.
Le sue dita guizzano davanti al viso come un ventaglio.
Non sono turbata. Nicholas e io abbiamo superato prove
peggiori, vero, caro?.
Vero.
Si sorridono come se avessero appena scoperto d'amarsi
e la cosa mi commuove. E se a renderli cos romantici
fosse il fatto che non sono sposati? Ho sempre desiderato
di sposare Kip, ma il matrimonio  privilegio degli eterosessuali.
Forse, meglio cos.
Rebecca si schiarisce la voce. Susie era la mia adorata figlia,
ma a quell'epoca una madre non godeva degli stessi diritti
di ora. L'ho perduta perch volevo stare con Nicholas.
Fui costretta a decidere, e immagino che si potrebbe dire
che ho abbandonato mia figlia. Io la penso diversamente.
Le ho dato una possibilit. Se io fossi stata infelice, e se fossi
rimasta con Bill, lo sarei stata senz'altro, avrei probabilmente
reso infelice anche Susie. Allora pensai che se la lasciavo
con lui, le avrei dato una possibilit.
E Almay? domando.
Rebecca d un'occhiata a Nicholas, poi torna a guardare me.
L'altra figlia.
Parrish ha un accesso di tosse.
Tesoro, tutto bene? chiede Rebecca.
Lui alza una mano come se volesse fermare il traffico.
Sto bene dice, cercando di ricomporsi.
Rebecca, dopo essersi accertata che sia vero, sposta lo
sguardo verso di me, e sorride stupita. Ho avuto una sola
figlia. Almay, dove ha pescato quel nome?.
Racconto la mia storia di Almay.
Qualcuno la sta prendendo in giro, Lauren
dice Parrish con fare amichevole.
Cos sembra. Chiunque fosse, voleva farmi pensare che
Susie  morta.
E come  riuscita a rintracciarci? domanda Parrish.
Il capo Breese.
Il vecchio Sid. Come sta?.
Bene, mi sembra. Secondo lui, Susie  ancora viva. Posso
farle una domanda personale? domando a Rebecca.
Perch, finora cos'ha fatto?. Quando sorride il suo viso,
pur conservando intatta la bellezza, diventa una cascata
di rughe. S, faccia pure.
Bill McMann era un uomo violento, la picchiava?.
Lei guarda Parrish, e anche se sono passati tanti anni, sul
suo viso compare un velo di umiliazione.
Coraggio, Becky dice Parrish.
S mi risponde lei. Bill mi picchiava spesso.
Perch ha lasciato sua figlia con un uomo cos?.
Rebecca abbassa lo sguardo sulle sue mani macchiettate,
che tiene incrociate in grembo.
Forse non devi rispondere a questa domanda interviene
Parrish con aria severa.
No, Nicholas.  una domanda legittima.  vero che
con me era violento, ma non ha mai alzato le mani sulla figlia
e mai l'avrebbe fatto.
Una delle cose che non capisco  perch McMann volle
tenere con s Susie, se era convinto che il padre fosse
Parrish.
Oh, questo  semplice dice Rebecca. Dai suoi occhi
traspare un cinismo che non avevo notato prima. Per farmi
del male.
Non c' bisogno di ulteriori spiegazioni. Signora McMann,
mi  stata ventilata l'ipotesi che Bill McMann possa
avere abusato sessualmente di Susie.
Rebecca sussulta, coprendosi la gola con una mano rugosa.
Oh, no.
Vuol dire che non ci crede? domando io.
Di certo io non... Oh, Signore, non voglio crederci.
Non ha mai sentito dire che Bill McMann ha abusato
sessualmente di Susie o di qualcun altro?.
No, assolutamente no. Se avessi pensato una cosa simile....
La voce le muore in gola.
Susie ha mai cercato di mettersi in contatto con lei?.
Mai. Le ho scritto, ma le lettere venivano rispedite al
mittente ancora chiuse. Sono certa che Bill le avr raccontato
storie terribili.
Harold Black sostiene che Susie rimase uccisa in un incidente
e c' un necrologio che lo prova. Un'altra persona
dice che fu assassinata, e Breese dice che Susie and a Hollywood
e divent attrice.
Le conosciamo tutte queste storie, compresa quella secondo
cui, in realt, sarebbe Debbie Reynolds dice Rebecca.
Rido. Questa non l'avevo sentita.
La sentir dice Parrish. E anche Anne Bancroft, Lee
Grant, oh, non riesco a ricordarle tutte.
Io ho soltanto sentito che ha fatto qualche comparsata.
Tiro fuori l'elenco dei nomi e lo passo a Rebecca McMann.
Mi stupisce che non si metta gli occhiali. Questa donna
 davvero sorprendente.
I nomi non mi dicono nulla. Lei porge l'elenco a Parrish,
che invece inforca gli occhiali.
No dice lui, riconsegnandomi l'elenco. Non riconosco
nessun nome. Chi sono?.
Sono i nomi che Susie potrebbe aver usato nella sua
carriera d'attrice.
Interviene Rebecca con tono svagato: Forse avremo anche
letto quei nomi nei titoli di coda, e persino visto Susie,
ma non ce ne siamo mai accorti.
Signor Parrish, prima lei ha detto che Susie era una bella
donna. Come fa a saperlo?.
Rebecca gira la testa di scatto, dal che deduco che questa
 una novit per lei. Parrish sembra a disagio. Ho detto
cos?.
S.
Non so perch. A volte, quando si diventa vecchi, il
cervello gioca brutti scherzi. Probabilmente ho immaginato
come sarebbe diventata da grande.
Il tuo cervello non gioca mai brutti scherzi, Nicholas
dice Rebecca, fissandolo intensamente.
No, di solito no ribatte lui, come per confermare l'affermazione
di lei.
Secondo me, Parrish mente.
Vorrei chiedere a Rebecca perch non ha cercato di incontrare
sua figlia negli anni successivi, ma non voglio ferire
questa donna che crede di aver agito per il bene di Susie.
E poi lei mi prende in contropiede, come se mi avesse
letto nel pensiero.
Probabilmente si chieder perch non abbia tentato di
vedere Susie quando era pi grande.
In effetti....
Ho tentato. L'ho vista solo una volta, quando era in
prima. Lei deve averlo detto a suo padre, perch dopo di
allora le insegnanti stavano all'erta. E anche la polizia, e io
non potei pi avvicinarmi a Susie.
Ci hai provato, Beck asserisce Parrish con aria solenne.
Pensi che questo basti a mettermi il cuore in pace, Nicholas?
ribatte lei, soffocando una risata come se fosse
sconveniente.
Penso che hai fatto tutto quello che potevi, Beck. Abbiamo
tutti fatto quello che potevamo.
Credo abbia ragione. Perci la verit  che non sapete
se Susie sia viva o morta?.
Annuiscono entrambi.
Mi pare di averle sentito dire che qualcuno l'avrebbe
ammazzata?.
 vero. Il mio cliente la pensa cos.
E questo cliente sa anche chi l'avrebbe uccisa o  questo
che vuole sapere da lei?.
Il mio cliente crede che a ucciderla sia stato il marito,
Harold Black.
E lei cosa ne pensa? domanda Parrish.
Prima devo scoprire se  morta.
Mi ricordo di Harold Black dice Rebecca. Era un
ragazzo terribile, odioso. Passava il tempo a torturare gli
animali, strappava le ali alle mosche, spellava vivi i conigli.
Sono parole sconvolgenti che tracciano il ritratto di un
giovane criminale. Davvero?.
Certo, non me lo invento di certo ribatte lei, seccata.
Mi scusi, ha ragione.
Quando scoprii che Susie aveva sposato Harold, ne fui
inorridita. Non riuscivo proprio a capirlo. Vede, mi ero abbonata
al quotidiano locale e lo venni a sapere cos.
Ah esclama Parrish, sollevando la mano, un dito puntato
verso l'alto. Ecco dove l'avevo vista.
Continuo a non credergli. Ma non so perch dovrebbe
mentire. Allora, se eravate abbonati al giornale, avrete letto
il suo necrologio.
S dice Parrish. Mi dispiace se pensa che l'abbiamo
ingannata. Speravo che lei ci avrebbe rivelato cose che ignoravamo.
Questo mi sembra sensato. Quindi non siete convinti
che sia morta?.
Risponde Rebecca: Forse  solo un pio desiderio. E poi
ci sono le altre storie.  tutto cos confuso.
Questa potrebbe essere il leitmotiv del decennio.
Vostro nipote  vivo dico, come se un ventriloquo mi
muovesse le labbra e parlasse per me.
S,  vero, credo. Avevo letto che Susie aveva avuto un
bambino. Dove si trova?.
Vorrebbe incontrarlo?.
Oh, s, mi piacerebbe molto dichiara lei.
Certo.
Non mi sembra di aver tradito il rapporto professionale
perch non ho detto, n ho intenzione di farlo, come ho
conosciuto Blackie. Vedremo se si pu combinare.
Intende dire, se lui vuole incontrarci? chiede Parrish.
S.
Che tipo ?. Rebecca, scivolando in avanti sulla poltrona,
ha l'aria di chi stia chiedendo informazioni su Babbo
Natale.
Cercher di capire se vuole incontrarvi rispondo.
Non mi sembra opportuno fornire altri dettagli.
Oh, Nicholas, non sarebbe meraviglioso? Nostro nipote.
E ci sarebbe qualcuno a cui lasciare i nostri beni.
Signor Parrish, lei non ha altri figli?.
Ne avevo, ma ora sono morti. Non dovrebbe essere cos.
Non  l'ordine naturale delle cose. Dovevo morire io per
primo.
Non dirlo nemmeno, Nicholas. Non potrei vivere senza
di te.
 curioso, non sembrano accettare n riconoscere la loro
et avanzata. Da un certo punto di vista  ammirevole,
da un altro  assurdo.
Vedr cosa posso fare. Ci che mi guarder bene dal
fare, sar di riferire a Blackie dell'eredit. Credo di aver raschiato
il barile, perci li ringrazio, li prego di mettersi in
contatto con me se venisse loro in mente qualcosa di rilevante,
e prometto ancora una volta che vedr se  possibile
farli incontrare con il nipote.
Quando esco in strada, il tempo  peggiorato. L'aria 
pesante, ed  come se avessi la vista offuscata. Data l'ora,
Kip dovrebbe essere nella pausa tra un paziente e l'altro.
Dopo una ricerca che dura dieci giorni, trovo un telefono
funzionante e la chiamo.
Grazie a Dio, hai chiamato mi dice.
Che succede?.
Non ci crederai.
Spara.
 accaduto sul set del film di Rick e di Susan. Un omicidio.
Sar pazza, ma ci credo.
...
.
...
Capitolo undicesimo.
...
.
...
 un incubo.
Le macchine della polizia bloccano un'estremit di
Perry Street e una folla di curiosi si  accalcata intorno alla
scena del delitto, circondata dal solito nastro giallo.
Mentre mi faccio largo, vengo fermata da un poliziotto
giovane e carino.
Scusi, signora, non pu passare da questa parte.
Il detective Cecchi  qui?.
Non lo so risponde lo sbirro.
Gli faccio un sorriso con tanto di fossette. Che male c'
se ogni tanto uso un trucco non propriamente femminista?
Per come la vedo io, gli uomini se lo meritano. Per cortesia,
potrebbe verificare, agente?.
Lui non ci casca e io mi accorgo troppo tardi che potrebbe
essere mio figlio. Devo cominciare a tener conto
della mia et e a valutare meglio cosa funziona con chi.
Scelgo un altro approccio.
Io lavoro con Cecchi.
Ha un documento d'identit?.
Gli fornisco la mia licenza di investigatrice privata. Lo
far impazzire, lo so.
Inclinando la testa di lato, mi dice: Ma sta scherzando?.
Una domanda che permette una miriade di interpretazioni.
E lei vorrebbe dirmi che un agente della squadra omicidi
lavora con lei?.
No. Io lavoro con lui.
Mi guarda attonito. C' qualche significato recondito
che dovrei afferrare?.
Vedr che Cecchi vorr vedermi.
Aspetti un momento. Kelman. Chiama un'altra agente,
che  persino pi carina di lui. Quando lei si avvicina, lui le
chiede informazioni su Cecchi e cerca di spiegarle chi sono.
Cecchi  arrivato dice lei, dandomi una rapida occhiata.
Non quel genere di sguardo. Potrei essere anche
sua madre.
In ogni caso, sfodero un sorriso gentile e sincero. Gli
chiederebbe se posso parlargli?.
Va bene.
Le informazioni di Kip sull'omicidio erano vaghe: chi,
dove, o come sia avvenuto, non mi  chiaro, perci mi guardo
intorno, inutilmente, alla ricerca di Rick o di Susan. E
non vedo nemmeno Cybill Shepherd, n il regista, n qualcuno
della troupe. Per c' una persona che riconosco. Stan
il cappello. Lo chiamano cos perch, pioggia o sole, porta
sempre un cappello. Quello di oggi  da cow-boy, di tessuto
sintetico bianco e con una fascia viola. Ha tirato gi la
tesa per ripararsi gli occhi. I lunghi capelli bianchi, infilati
dietro le orecchie, si arricciano all'altezza del colletto. Porta
un'elegante giacca blu elettrico, una camicia bianco ostrica
con un cravattino stretto, un paio di jeans nuovi di zecca,
e stivali marrone stralucidi. Ha quattro sacchetti per la
spesa per mano. Anche se non riesco a vederne il contenuto,
so per esperienza che ci pu essere di tutto, da un tostapane
a un sintetizzatore. Stan il cappello  un negozio
ambulante. La cosa non mi riguarda.
Ciao, Stan.
Che coincidenza risponde lui.
Non proprio. Io abito qui. E indico la nostra casa.
Sai cos' successo?.
Un omicidio. Credo.
Sai anche chi  morto?.
Una comparsa di quelli del cinema, credo.
Uomo o donna?.
Che ne so dice, alzando le spalle. Sono tutti strambi
quelli dei film. Che vuoi che gli importi a loro di un omicidio?.
Non colgo appieno il significato della sua osservazione,
e chiedere chiarimenti sarebbe fatica sprecata. In quell'istante
riappare l'agente Kelman.
Pu seguirmi mi dice.
Grazie. Arrivederci, Stan.
Devo andare anch'io. Vado a fiocinare su Canal
Street.
Nonostante l'incomprensibile battuta, gli sorrido, accenno
a un saluto e pedino Kelman che mi guida tra la folla fino
a una roulotte ronzante. L'agente apre la porta, io salgo
i gradini ed entro.  la prima volta che vedo l'interno di una
roulotte di lusso: c' l'aria condizionata, e un divanetto, sedie
e tavolo pi che decorosi.
Cecchi, che sta parlando a un cellulare, l'ha trasformata
temporaneamente in un ufficio di polizia. Mentre cammina
mi saluta con la mano. Chiusa la conversazione, mi dice:
Ehi, Laurano, che bel casino, eh? E proprio davanti a
casa tua. Non sei stata tu, vero?.
Questa volta no. Chi  la vittima?.
Una comparsa, Shelley McCabe.
Il nome mi suona familiare. Come e dove?.
Strangolata. Purtroppo nella roulotte della signora
Shepherd. L'ha trovata lei.
E che ci faceva l McCabe?.
Bella domanda. E chi lo sa. Vuoi vederla?.
Come sempre, voglio e non voglio.
Certo dico.
Usciamo dalla roulotte e ci incamminiamo verso quella
della diva, che  persino pi bella dell'altra. Qui ci sono un
televisore e un mobile bar e i mobili sono pi eleganti. Nel
cucinino noto un frullatore e un forno a microonde.
Da quella parte dice Cecchi.
All'estremit destra della roulotte c' un futon in fondo
al quale c' il cadavere.
La donna giace con la faccia rivolta in su e con un filo
elettrico intorno alla gola. Ha i capelli corti e ricci, tinti di
rossiccio come una mela d'inverno. Sono contenta che abbia
gli occhi chiusi e mi domando se sia stato qualcuno a
chiuderli. Il suo viso mi ricorda stranamente qualcosa, e
anche da morta  piuttosto bella: un naso piccolo, labbra
piene e zigomi alti. La pelle sembra di cera, perci  impossibile
determinare l'et della donna.
Che sai di lei? domando a Cecchi.
Poco. Estrae il suo blocco e lo sfoglia. Come ti ho detto,
Shelley McCabe. Cinquantanni. Temo che sia un'et
fantasiosa, per ragioni di lavoro. Sembrerebbe pi vicina ai
cinquantasette o cinquantotto. Vive a Six-eleven East Sixth
Street a New York, e a Fifteen-forty Melrose Place a Los
Angeles. Single.
Dopo essersi annunciati bussando frettolosamente alla
porta, entrano due tizi con un sacco per il cadavere.
Il medico legale ha detto che potevamo prenderla, tenente.
Fate pure.
Lasciamo libero il campo e guardiamo i due tizi spostare
con cautela la donna dalla nicchia verso un punto pi spazioso
della roulotte. Uno dei due apre la chiusura lampo del
sacco verde e lo distende. Quando sollevano il cadavere, un
braccio scivola gi ed  in quel momento che vedo la voglia
a forma di rombo sul palmo della mano.
Se c' una cosa che detesto di pi dei misteri, sono le
coincidenze. Che probabilit ci sono che io venga ingaggiata
per rintracciare una donna che ha una voglia a forma
di rombo sul palmo della mano e che lei mi si presenti cadavere
davanti alla porta di casa? Non ci scommetterei un
centesimo. Eppure, a quanto pare,  successo.
La conosci? domanda Cecchi.
Mi sa che sono rimasta a bocca aperta. Non esattamente.
Gli spiattello tutto quello che so su Susie McMann,
eccetto il nome del mio cliente e la sua relazione con
McCabe. Nel frattempo i due tizi hanno chiuso la lampo
del sacco verde e lo portano fuori.
Al ritorno nella roulotte di Cecchi, gli mostro l'elenco di
nomi che mi ha fornito da Sid Breese. Hanno le stesse iniziali
dico, mentre Cecchi legge. Susie McMann, Shelley
McCabe. Tutti e due sappiamo che quando ci si cambia
nome, spesso si mantengono le stesse iniziali.
Gi, in questo caso. Chiss come mai ha aspettato tanto
a usarle. Beh, Cristo, non abbiamo la certezza che si tratti
della stessa donna.
No, non ce l'abbiamo confermo. Ma io ce l'ho. Sarebbe
ancora pi assurdo se non fosse la stessa persona.
Ho bisogno che qualcuno identifichi questa donna.
Tutta la gente che ho incontrato non vede Susie
McMann da una vita. Ha un agente?.
Cecchi sfoglia gli appunti. Il suo agente si chiama Doyce Schroeder.
Doyce?.
Che vuoi da me? C' scritto proprio cos.
Il film  sospeso?.
Per il momento, s.
Poveri Rick e Susan. Qual  l'indirizzo di Doyce
Schroeder?.
Cecchi fa scivolare due dita sul profilo del suo naso aquilino.
Stai fuori da questa faccenda, Lauren.
Ma ci sono gi dentro.
Ges esclama lui. E allora mi terrai informato?.
Sto per ribattere: Non lo faccio sempre? Ma mi viene in
mente che non  vero, anzi una volta gli ho persino mentito
e ci sono voluti mesi per riconquistare la sua fiducia. Lo
prometto.
Vedremo.
Dico sul serio, Cecchi. Non lo far mai pi.
Va bene.
E tu? Mi terrai informata?.
Certo.
L'indirizzo di Doyce, per favore.
Cecchi sospira. 432 West Eighty-ninth, quarto piano.
Me lo appunto. Grazie.
Lauren, fila mi ordina gentilmente.
Filo.
Passare dall'aria condizionata della roulotte alla calura
estiva della strada  una vera sberla.  come fare una sauna
all'incontrario. Mi guardo in giro e non vedendo n
Rick n Susan, decido di rincasare.
Sulla porta del mio appartamento c' un foglietto:
Siamo tutte di sopra
Ride
Salgo al piano superiore e busso una volta alla porta di
Rick e William. Entro. Sono davvero tutti qui: Rick, Susan,
William e Kip.
L'appartamento  identico al nostro al primo piano, salvo
l'arredamento che  pi eccentrico.
Ma ti pare possibile? dice Rick.
Imitando la voce di uno speaker, Susan annuncia: Lala-
lalalalalalala. Erano tutti pronti per girare il film. Sceneggiatori,
attori, troupe. Il regista disse: Azione. La diva lanci
un urlo... fuori programma. C'era un cadavere nella sua
roulotte... fuori programma. Il regista disse: Stop... e il film
fu sospeso. A partire da mai... nei migliori cinema.
Sono sicura che non sar sospeso per sempre dico, lievemente
sorpresa di constatare qual  la cosa pi importante
ai loro occhi, anche se in fondo  comprensibile. Dopo
tutto, non conoscevano Susie McMann. Ma ne siamo
sicuri? Qualcuno di voi conosceva la vittima?.
Nessuno.
William, il fidanzato di Rick,  disteso sul divano. Da anni
non lo vedevo cos in forma. Di recente ha smesso di farsi
di coca e da oltre un anno frequenta un gruppo di recupero.
 uno schianto di ragazzo, e da quando  tornato dalla
comunit di Hazelden ha i capelli ondulati e striati di biondo
con la riga, che gli sfiorano le spalle. Porta ancora la barba
e i baffi ma la pelle ha un'aria splendidamente sana, e gli
occhi azzurri sono limpidi e brillanti. William  alto un metro
e novantaquattro e i piedi gli penzolano fuori dal divano.
Indossa un paio di calzoncini verdi e una maglietta grigio
metallico. Va in palestra tutti i giorni e come risultato
ha due bei bicipiti, che per non sono affatto mostruosi come
quelli dei fanatici dei pesi. Nel suo solito modo tagliente,
William osserva: Sono completamente sopraffatti dalla
morte della signora McCabe.
Senti, William ribatte Rick, mi dispiace che quella
sia morta, ma per noi, cazzo,  un vero incubo.
Il nostro primo film mormora Susan, senza troppa
convinzione. Lei ha una diversa scala di valori rispetto a
Rick e con la sua battuta mirava soprattutto a far ridere.
Capisco tutto, ma da un altro punto di vista, cos' pi
importante? Che si giri il vostro film o che una donna sia
stata uccisa? continua William.
Susan e Rick si lanciano un'occhiata, muti.
Che bella squadra! Pensano sempre ai poveracci.
Non  giusto protesta Rick. Mettiamo che tu devi
scrivere un articolo e... e....
Esattamente.
Beh, non  la stessa cosa dice Rick.
Kip interviene con l'acutezza di un'analista.  perfettamente
logico che Rick e Susan abbiano delle priorit diverse
da quelle che abbiamo noi, che non siamo coinvolti
in questa storia.
Io dico: Beh, io sono coinvolta. E attacco a spiegare,
mantenendo segreta l'identit del mio cliente e la sua relazione
con la defunta.
Kip mi guarda come se venissi da un altro pianeta. Non
ci credo. Vorresti dire che il caso per cui siamo andate a
Ulster County c'entra con questo assassinio?.
 proprio quello che ti sto dicendo. L'identificazione
non  certa, ma la persona che cercavo di rintracciare 
un'attrice di secondo piano con una voglia a forma di rombo
sul palmo della mano. Tra l'altro, aveva qualche battuta
o era solo una comparsa?.
Mi sembra avesse qualche battuta. Susan?.
Pare anche a me. E stata Alixe Gordon a fare il casting.
Beh, Alixe Gordon non c'. Forse lo sa il regista?.
Comincio a sentirmi esasperata. Cio, ci sar qualcuno della
troupe che sa perch quella donna oggi era qui e che parte
aveva.
Lo so io dice una voce femminile.
Ci giriamo tutti e vediamo Cybill Shepherd in piedi sulla
soglia. Spero che non ti dispiaccia, Rick. Non sapevo
dove andare e il biglietto diceva....
Non mi dispiace affatto, Cybill dice Rick, balzando in
piedi. Vieni. Siediti. Posso offrirti qualcosa da bere?.
S grazie. Qualcosa di fresco.
Vuoi anche qualcosa da mangiare?.
Non vorrei essere importuna.
Non dire sciocchezze, nessun fastidio risponde lui.
La verit  che sono una specie di lupo famelico dice
Shepherd.
A giudicare dalla sua figura non si direbbe.
Kip si schiarisce la gola e Susan si accorge di non aver
presentato William e Kip, e rimedia prontamente. Vorrei
tanto che mi ripresentasse a Cybill Shepherd, che di sicuro
non si ricorda di me.
Si sta occupando di questo caso, Lauren? dice Cybill.
Una diva del cinema davvero singolare. Rispiego tutta la
storia.
Appare Rick con le bevande e un piatto di scones che
deposita sullo spazioso tavolino in mezzo a noi.
Cybill scivola gi per terra. Mi metto qui, cos sono pi
vicina al cibo.
Adorabile. Ci si butta a corpo morto. Aspetto che abbia
terminato di bere e mangiare e poi le chiedo che ruolo aveva
McMann/McCabe.
Era una cameriera nella scena del ristorante a SoHo.
Avremmo dovuto girarla pi tardi. Non credo che la faremo
oggi.
Non la gireremo mai parla Rick, l'ottimista.
Dici sul serio? domanda Cybill.
Risponde Susan: Ma no. Ci sar un ritardo di un paio
di giorni, ecco tutto.
Bene. Perch questa sceneggiatura mi piace moltissimo.
Shepherd sta per avventarsi su un altro scone ma si
blocca con la mano a mezz'aria. Oh, Dio, poveretta quella
donna. Noi stiamo qui a parlare di un film e una donna 
stata assassinata.
Mi piace sempre di pi.
La conosceva, signora Shepherd?.
Cybill. No. Non l'avevo mai vista prima... prima di trovarla
nella mia roulotte. Ma quando faccio un film, io imparo
sempre i nomi e i ruoli di tutti gli attori.
Mi dispiace che sia stata lei a trovarla dico io.
Anche a me. Alza le spalle e rabbrividisce. Ma a lei 
andata peggio che a me. Poveretta. Adesso prende un secondo
scone.
Posso farle una domanda? chiedo.
Certo.
Il corpo era incastrato tra la parete e il futon in fondo
alla roulotte e per riuscire a vederlo bisognava andarci vicino.
Come mai lei l'ha visto?.
Una mano di Shepherd scorre sui suoi lunghi capelli
biondi e si ferma dietro l'orecchio destro. Gi,  strano,
ho? Avevo perso un orecchino e sono ritornata nella roulotte
per cercarlo. Non trovavo pi la mia assistente. Insomma,
stavo cercando il mio orecchino e invece ho trovato
lei. Dio mio.
Ha trovato l'orecchino?.
No. Ho smesso di cercarlo quando ho visto....
Certo dico. Guardo Kip che ha l'aria sconvolta. Kip,
che succede?.
Cosa? risponde Kip, con un tono colpevole e insieme
turbato. Poi comincia ad arrossire.
E allora tutto mi appare chiaro. Si  innamorata di
Shepherd! Che zoccola!
...
.
...
Capitolo dodicesimo.
...
.
...
Diretta a SoHo, ripenso alla reazione di Kip di fronte a
Cybill Shepherd, domandandomi se sia il caso di preoccuparsi.
Shepherd non  lesbica, questo  assodato, perci
non pu succedere nulla, per se Kip si  invaghita di lei,
o qualcosa del genere, forse vuol dire che  stufa di me. O
sar soltanto colpa del suo cuore caliente, per parafrasare
l'ultimo presidente onesto degli Stati Uniti?
Mi fermo di colpo, come se avessi tirato il freno, e quasi
finisco per terra. Che faccia tosta! E allora che dire del
mio invaghimento? Il punto : cosa sto a dannarmi per Kip
quando io ho provato esattamente lo stesso sentimento di
fronte a Cybill? E che cosa significa per me? Nada.
Shepherd  splendida (da vicino ancora di pi) e chi potrebbe
restarle indifferente?
In tutti questi anni la nostra fedelt  stata assoluta, Kip
e io non abbiamo mai sgarrato. Certo, dovrei parlare solo
per me. E non  che da quando stiamo insieme non ho pi
trovato un'altra donna attraente. La verit  che ne ho trovate
parecchie, di donne attraenti. D'accordo, moltissime.
Sai che sforzo. Ma non ho mai dato corso a quei sentimenti.
E nemmeno Kip. Sono sicura che me ne sarei accorta.
O no?
Comunque, anni fa ci siamo accordate su alcune specialissime
deroghe: Kip ha detto che avevo il permesso di andare
a letto con Barbra Streisand e io le ho concesso di farlo con Michelle
Pfeiffer. Una generosit sbalorditiva.
Comunque, a quel tempo ci sembrava altamente improbabile
incontrare una diva del cinema. E a dire il vero, sarei
terrorizzata all'idea di andare a letto con Streisand, persino
se fosse lei a supplicarmi di farlo. E lo stesso vale per Kip
con Pfeiffer. E ho l'impressione che la stessa paura ci attanaglierebbe
nel caso di Shepherd. Cio, mettiamo che, tanto
per parlare, Cybill fosse interessata. Cerco di immaginare
la situazione e il sudore che mi scorre sul corpo per il
caldo diventa immediatamente ghiacciato. Impossibile.
Che effetto farei io accanto a lei? Fine della fantasia.
So che Kip non correr dietro a Cybill Shepherd, ma se
questa passioncella dovesse risvegliare i suoi sensi e cominciasse
a guardare altre donne disponibili? Che sto dicendo?
Il prossimo autunno saranno quattordici anni che stiamo
insieme. Tutto ci  ridicolo.
Con un senso di sollievo, proseguo la mia passeggiata su
Sixth Avenue. Mrs. Field's Cookies ha riaperto. Quando
chiuse i battenti non potevo crederci. Era l'ultimo dei bastioni
dei dolciumi nell'isolato tra West Fourth e il cinema
Waverly su West Third Street. Ma un bel giorno di primavera
Mrs. F. riapr. Quando entrai (beh, come potevo non
festeggiare?) la ragazza dietro il banco mi disse che c'era stato
un incendio e che avevano sempre avuto l'intenzione di
riaprire.
Prendo un bel respiro profondo mentre ci passo davanti
e vengo assalita dal profumo di cioccolato e zucchero.
Oh, che beatitudine. Mi fionderei a comprare un biscotto
al cioccolato bianco e nocciole se non fosse per Blackie che
mi sta aspettando al Dean & Deluca su Prince Street.
Attraverso Sixth e poi Third Street. Anni fa questo isolato
era famoso per i suoi jazz club, adesso l'attrazione principale
 un McDonald's. Il Village non  pi quello di una
volta. Forse tutto  degradato, dai telegiornali alle case editrici,
comprese le istituzioni in campo culinario. Adesso
sembro Kip. Ma  la verit.
Giro su MacDougal Street. Il tratto tra Third e Bleecker
 piuttosto famoso: fin dai tempi dei bohmien, passando
per i beat e poi per i figli dei fiori, questa  sempre stata la
strada dove succedevano le cose. Adesso  il quartiere dei
teatri e dei ristoranti indiani, che fioriscono accanto ai soliti
negozi e a qualche locale che  qui da sempre, come il
Caff Reggio, Monte's e il Derby. Quelli famosi e frequentati
dagli artisti, come il San Remo e il Kettle of Fish, sono
scomparsi e ora prosperano sulla Third Street.
All'angolo di Bleecker e MacDougal c' una grande caffetteria
che  nata, morta e resuscitata: il Figaro Caf.
Bleecker Street  uno schifo. Qualche locale dove suonano
musica folk e blues resiste, ma a fare la parte da leone sono
i negozi di robaccia e i fast-food.
Il cinema di Bleecker Street  un fosco ricordo e al suo
posto c' Kim's Video, che ha film che rientrano in categorie
come Maestri della luce e Scenografia. Una volta mi
lamentai che non riuscivo a trovare nulla di interessante e
un tipetto sdegnoso mi disse che Kim's si rivolgeva a un genere
diverso di clientela. Gli dissi di andare a fare in culo. A
Kip non piacque.
Per fortuna, da Kim's i dipendenti e i proprietari durano
poco, e il tizio che ho offeso non c' pi. Scendo le scale
del negozio senza aria condizionata, sperando di trovare
una copia di Dangerous Deceit. Non voglio neanche
pensare in quale categoria l'avranno inserito. La cosa pi
ragionevole da fare  rivolgersi a un commesso.
Il ragazzo digita il titolo sulla tastiera del suo computer,
aspetta, poi annuncia: Non ce l'abbiamo.  sicura che
esista?.
L'accusa implicita  molto seccante, ma la verit  che
non sono sicura. Assolutamente ribatto.
Chi sono gli attori?.
Non lo so.
Il commesso dalla mascella prominente mi guarda come
se fossi scema, demente, una nullit, o tutte e tre le cose insieme.
E allora come fa a sapere che esiste?.
Lo so e basta rispondo come una bambina di cinque
anni.
Beh, veda di scoprire chi sono gli attori e forse... forse
riuscir a trovarlo.
L'espressione che usai l'altra volta mi passa per la
mente ma mi controllo, ringrazio lo stronzo ed esco.
Forse il film compare in una delle enciclopedie che abbiamo
a casa.
Giro all'angolo tra La Guardia e Bleecker.  incredibile:
 pieno di venditori ambulanti con le loro bancarelle improvvisate.
Non li ferma neanche questo caldo torrido. Come
faranno a resistere in piedi dietro ceramiche, batterie e
libri usati? Forse non hanno scelta. Non sembrano esserci
molti clienti e non capisco chi potrebbe fermarsi a dare
un'occhiata a una cravatta o a un paio di calze.
Devo aver preso un colpo di sole, perch vedo due donne
dalle vesti immacolate, senza un'ombra di sudore, che
camminano verso di me e si fermano a una bancarella che
straborda di occhiali da sole. Il fatto che entrambe ne siano
provviste non sembra avere alcuna importanza.
Mentre le supero, colgo uno spezzone di conversazione.
Questi starebbero benissimo a Tracy, non ti pare,
Eleanor?.
Divini.
Quanto costano?.
Mmm risponde l'ambulante.
E Eleanor, a voce alta: Sa, se vuole fare affari in questo
paese, dovrebbe imparare l'inglese. Dai, Althea, andiamo.
Stronze grida distintamente l'ambulante.
Mi giro a guardare le due donne che schizzano via come
sotto un fuoco di pallottole.
Scatta il verde al semaforo su Houston e quando arrivo
sull'altro marciapiede, La Guardia ha cambiato nome e si
chiama West Broadway e sono a SoHo, che significa a sud
di Houston. Prima della fine degli anni Sessanta questa era
una zona industriale. Poi arrivarono gli artisti e trasformarono
i grandi capannoni in loft dove vivere e lavorare. Nel
1977, se eri un artista con tanto di attestato, potevi ancora
fare affari, ma gi verso la fine del 1978 i prezzi aumentarono
moltissimo e SoHo divent molto chic e famosa per le
sue gallerie d'arte. Nel '78 dei miei amici acquistarono un
loft di mille metri quadri su Prince Street per 70.000 dollari,
ce ne aggiunsero altri 55.000 per i lavori di ristrutturazione
e ora potrebbero rivenderlo a 850.000. Ma, come dicono
loro, dove potrebbero trasferirsi?
L'isolato tra Houston e Prince  probabilmente il pi caro
e pretenzioso dell'intera citt di New York. I ristoranti
hanno prezzi stratosferici, i negozi offrono prodotti il cui
costo parte almeno da numeri a tre cifre, le gallerie espongono
artisti celebri, e c' anche la libreria Rizzoli. Ma in
estate a New York  impossibile scamparla e, anche qui a
SoHo, la citt puzza come una gigantesca latrina.
All'incrocio tra Prince e West Broadway, svolto verso
est. A downtown questa strada  caratterizzata da un enorme
edificio che un tempo era un forno, dove ora prosperano
gallerie e negozi. Dopo essermi lasciata alle spalle la Meisel
Gallery, attraverso Wooster e arrivo finalmente a Dean
& Deluca, che si trova al centro dell'isolato successivo.
Un tempo questo locale ospitava un omonimo emporio
alimentare, che ora si  trasferito all'angolo di Broadway e
Prince, ed  diventato una specie di ristorante/caffetteria,
senza camerieri.
L'idea di entrare in un posto con l'aria condizionata mi
rende euforica. La gastronomia consiste di una enorme sala
dalle pareti bianche e i soffitti alti. Vicino alle vetrine, i
tavoli sono alti e rotondi con il piano di marmo bianco, le
sedie sono nere, quasi degli sgabelli con lo schienale.
Mi guardo in giro alla ricerca di Blackie, ma non lo vedo,
perci mi metto in fila davanti al bancone centrale. Cosa
scegliere? Adoro la torta di carote della casa, ma  quello
che sceglierei se fossi con Kip o con altre brontolone
anti-colesterolo. Ci sono cestini pieni di scones e di muffins; vassoi
con fette di pan di zenzero e tartine; panieri che espongono
tutti i biscotti immaginabili.
E la torta da svenimento.
Ordino un cappuccino ghiacciato e una fettina di pan di
zenzero. Scherzo. Quando vengo servita, sborso il prezzo
astronomico del mio caff e della torta da svenimento, ripercorro
con lo sguardo la sala e scelgo un tavolino da due
sulla parete est.
Tolgo le cibarie dal vassoio, lo ripongo al suo posto e mi
piazzo in modo da tenere d'occhio l'ingresso e farmi vedere
da chi entra. Il primo sorso del caff  fresco, rivitalizzante,
delizioso. Ho tanta sete che potrei berlo in un sol fiato,
ma preferisco sorseggiarlo.
Il locale pullula di gente, anche a quest'ora. Non  quasi
mai vuoto e la canicola ha senz'altro spinto molte persone
a cercare rifugio qui, per l'aria condizionata. So di un
adulto che  andato a vedere uno spettacolo mattutino di
Jurassic Park solo per scampare al caldo.
Una coppia alle mie spalle sta discutendo.
Non hai mai visto un film noir? Mi stai dicendo che
non ne hai mai visto uno? Davvero, Chasilee?.
In realt ti sto dicendo che non lo so?.
Come fai a non saperlo? O l'hai visto o non l'hai visto.
Il fatto  che se l'avessi visto, non saprei di averlo visto?.
 una di quelle donne che terminano ogni frase come se
fosse una domanda. Secondo Kip questo comportamento
 indice di una terribile insicurezza. Spero che abbia torto,
perch altrimenti un sacco di gente sotto i trenta sarebbe
insicura. E sono quasi tutte donne. Sigh.
 un film in bianco e nero continua lui.
Ne ho visti?.
S, ma non sono solo in bianco e nero, cio ci sono molti
film in bianco e nero che non sono noir. Il noir  uno stile
particolare.
Lo stile  tutto nella vita?.
Esatto. Ma il noir era un genere di film....
Non seguo la fine del discorso perch all'ingresso appare
Blackie. Da bravo newyorkese,  vestito tutto di nero e
porta gli stivali. Gli faccio un cenno di saluto, lui annuisce
e si mette in fila.
A me non piacciono i gialli? dice la donna dietro di me.
Non sono dei gialli, Chasilee.
Ma, Steven, hai appena detto che sono film gialli?.
Senti, andiamo a prenderne qualcuno da Kim's.
Non mi piace guardare un film di giorno?.
E perch?.
Mi deprime?.
Blackie avanza verso di me con una tazza di caff.
Salve. Sono contento che si sia fatta viva, cominciavo a
preoccuparmi. Sposta la sedia e si accomoda. Allora, ha
scoperto se l'ha uccisa lui?.
Non credo che sia stato lui dico.
Non crede?. Mi guarda storto, occhi azzurri come un
ombretto.
Perch non mi ha parlato del necrologio?.
Ha uno sguardo patetico. Se l'avessi fatto, avrebbe accettato
l'incarico?.
Sappiamo entrambi che ha ragione. Non ha pensato
che l'avrei scoperto?.
S, ma a quel punto magari sarebbe stata gi intruppata
nel caso e sarebbe andata avanti.
Leggere un necrologio  come trovarsi su un binario
morto. Un vicolo cieco. Fine delle trasmissioni. Nella maggior
parte dei casi.
Blackie, finora comodamente adagiato sulla sedia, scatta
in avanti con gli occhi che ardono di fronte alle possibili
implicazioni. Che vuol dire?.
Voglio dire che sono accadute molte cose strane e leggere
quel necrologio non  stato come trovarsi in un vicolo cieco.
E allora, bellezza... voglio dire, Lauren?.
Fingo di non aver sentito. Si ricorda del capo della polizia,
Breese?.
Purtroppo s. Perch?.
Mi ha raccontato la verit su sua madre, che non  morta
in quell'incidente.
Come fa a sapere che  vero?.
Bella domanda. Istinto rispondo. E ci che sono venuta
a sapere in seguito lo conferma. Sono riuscita a rintracciarla.
L'ha trovata?.
Oh, Dio. Odio questa parte. Credo di s, Blackie.
Perch continua a ripetere credo?.
Mentre decido come dirglielo, mi accorgo che le due
persone dietro di me si sono alzate, sento le sedie che strusciano
sul pavimento di mattonelle. Guardo verso destra,
per prender tempo e per curiosit.
La ragazza dimostra sedici anni, ma probabilmente ne
ha pi di venti,  carina e ha lunghi capelli biondi; come da
copione, lui  sulla cinquantina. Porta calzoncini corti e
una maglietta, e una bella pancetta. Perch? Che cosa vuole
da lui la ragazza? E lui non si annoia? Il tizio, tanto per
essere originale, la tiene per la vita con un gesto possessivo:
sono un uomo virile e la rendo felice, anche se potrei essere
suo padre.
Blackie mi richiama all'ordine: L'ha trovata o no?.
Credo di averla trovata ma non ne sono sicura.
Viva o morta? chiede.
Morta.
Che le dicevo, eh? Ha trovato il cadavere?.
S, ma non  come pensa lei. Per quanto possa sembrare
strano, questa donna, che tra gli altri nomi si faceva
chiamare Shelley McCabe,  stata uccisa oggi.
Allora  vero che mi ha abbandonato dice Blackie tristemente.
Questo punto non mi  chiaro, cio che cosa sia successo
esattamente e perch l'abbia lasciata con suo padre.
Sempre che sia lei mi correggo velocemente.
Lui emette un sibilo come se qualcuno l'avesse punto.
Sempre che sia lei?.
Gli racconto per filo e per segno tutto ci che ho scoperto,
fino all'omicidio e alla voglia a forma di rombo.
Gi dice lui.
Gi, cosa?.
Ce l'aveva, quella voglia. Forse avrei dovuto dirglielo.
Me ne sono dimenticato. La madre di mio padre mi
disse che sapevano che era figlia di Parrish per via di quel
segno.
Chi poteva volerla morta adesso, Blackie?.
Che ne so? Ehi, perch mi guarda cos? Io nemmeno
sapevo che fosse viva.
Sar vero? Che cosa le ha fatto dubitare che fosse morta
in quell'incidente, nonostante il necrologio?.
Forse il modo in cui il mio vecchio parlava di lei. La odiava.
Cio, perch tanto odio per una persona che  morta in
un incidente? Ges, avrei potuto conoscerla in tutti questi
anni. Forse persino... forse se l'avessi conosciuta, adesso non
sarebbe morta.
Non si danni l'anima inutilmente.
Allora, chi l'ha uccisa? mi domanda.
Non lo so. La polizia sta indagando.
Somigliava alla foto che le ho dato?.
Come posso descrivergli l'aspetto che aveva sua madre
strangolata. La foto era vecchia butto l.
Lui annuisce. Gi. Posso vederla?.
Vorrebbe andare all'obitorio. Non sar in grado di identificarla,
ma non vedo motivo per impedirglielo, se  questo
che vuole.
Non vedo perch no. Vuole che l'accompagni?.
No.
Sa dove si trova l'obitorio?.
Annuisce. Certo che lo sa. E sono certa che conosca anche
tutte le formalit. Visto che non me le chiede, non gliele
dico.
I genitori di sua madre, i suoi nonni, vorrebbero incontrarla.
Si tocca il petto con l'indice e solleva i sopraccigli.
S.
Beh, non so. Non so come mi sentirei, capisce?.
Certo. Ci pensi. Bene, penso che il nostro rapporto di
lavoro si possa dire concluso. Non riesco a credere al mio
tono formale. Le devo restituire del denaro.
Manco per niente protesta lui. Adesso deve scoprire
chi l'ha uccisa.
La polizia sta....
Stop.
Stop?.
S. Non stiamo a perdere tempo, capito?.
Capisco e mi piace. Stop.
Non me ne frega un cazzo che la polizia stia investigando.
Voglio che lo becchi lei. Non vede com' stata brava
finora?. Accortosi dell'ironia involontaria della sua affermazione,
si mette a ridere imbarazzato. Insomma, mi
ha capito.
Certo. Va bene. Allora vado avanti. Nel mio cuore
esulto dalla gioia perch ormai sono affezionata a questo
caso. E poi, anche se so che Cecchi ci metter tutto il suo
impegno, la faccenda riguarda anche Susan e Rick.
Se decider di incontrare i suoi nonni, me lo far sapere?
Sono persone molto gentili.
Saranno dei vecchi bacucchi, eh?.
Sono abbastanza anziani, ma molto gentili.
Si mordicchia un angolo della bocca. Mi lasci riflettere.
Certo. Allora, c' qualcos'altro che magari si  dimenticato
di riferirmi, anche delle sciocchezze che potrebbero
rivelarsi utili?.
Tipo, la voglia?.
S, ma anche meno importanti, cio, dal suo punto di
vista.
Adesso non mi viene in mente niente. Ci penser su.
Ha mai sentito parlare di Almay McMann?.
No.
E di Betty Rosner?.
Scuote la testa.
Scolato il caff, usciamo da D & D. Fuori, il caldo rimbalza
sulla strada come nuvolette di un vaporizzatore incrostato.
Blackie va nella direzione opposta alla mia, e mi domando
se prenda la metropolitana all'angolo tra Prince e
Broadway, anche se mi riesce difficile immaginarlo su quel
mezzo di trasporto. Ci stringiamo la mano, lui promette di
chiamarmi appena presa una decisione sui nonni, e io prometto
di chiamarlo se ci sono novit.
Giacch sono a SoHo, faccio una visitina all'ultimo
bastione del quartiere che fu, Angie's. Ci sono ancora i tavolini
di formica e al banco gli sgabelli sono rivestiti in finta
pelle. Ma soprattutto  ancora un punto di ritrovo per alcuni
dei primi residenti della zona. La ressa dell'ora di
pranzo  finita e adesso solo un paio di tavolini sono occupati
da donne del quartiere al loro terzo o quarto caff, che
aspettano Arnold, l'allibratore. In meno di mezz'ora ci sar
di nuovo un parapiglia di gente, accorsa qui per le lasagne
fatte in casa e gli spaghetti con le polpettine al miglior prezzo
della citt.
Il marito di Angie, Dario,  morto quando lei aveva
trent'anni, lasciandola sola con due bambini, Trella e Dario
Jr. Da pi di vent'anni Angie manda avanti il locale ed
 riuscita a offrire ai figli una vita pi che decorosa. Ma Dario
Jr., da quando  diventato procuratore distrettuale, non
si vede molto in giro. Si vergogna della madre. Secondo me,
Angie  il massimo.
Ho appena messo il naso nel locale che Angie mi ha gi
visto e mi fa cenno di seguirla nel retro. La seguo dietro
una tenda che nasconde una piccola stanza con una vecchia
poltrona reclinabile, la cui imbottitura sprizza fuori
dai braccioli come panna da una bomboletta. Ci sono anche
un tavolo da gioco e una sedia pieghevole. Dal soffitto
pende una lampadina nuda e spenta, per il momento. Attraverso
una finestrella sporca filtra uno scampolo di luce.
Mi volto verso di lei. Ha una pettinatura alta, stile anni
Quaranta. Il trucco  pesante, lunghe ciglia finte e nere si
stagliano sul volto incipriato.
Che succede, Angie?.
Dio, come sono contenta che tu sia passata di qui. Big
Mar vuole vederti.
Sappiamo entrambe che non  una bella notizia.
...
.
...
Capitolo tredicesimo.
...
.
...
Big Mar  Marius Petrocelli, uno dei boss della famiglia Campisi.
Perch vuole vedermi?.
Che ne so, Lauren. E venuto a cercarti Sonny B., e ha
detto che Big Mar vuole vederti. Subito. Praticamente ieri.
Sonny B.  uno della dozzina di bravi ragazzi che bazzicano
le strade del quartiere con i loro traffici e che consegnano
i messaggi dei capi. Ti ha detto dove lo trovo, Big Mar?.
Solito posto.
Annuisco. Beh, grazie, Angie. Sto per scostare le tende
ma lei mi posa una mano sul braccio.
Starai attenta, vero, Lauren?
Sto sempre attenta.
Big Mar  un po' fuori di testa, lo sai.
Non dirlo a me le rispondo. Big Mar  una vecchia conoscenza.
Non ti metti a lavorare in un quartiere come
questo senza un dossier sui criminali che ci abitano. Non
ti preoccupare dico e le do un buffetto sulla guancia.
Non ti preoccupare, mi fa. Angie scuote la testa e i
lunghi pendenti d'argento tintinnano un motivo atonale.
Grazie del messaggio dico io, attraversando la tenda.
Ci vediamo.
Il club di Big Mar si trova su Sullivan, tra Bleecker e
Third. Quel tizio non mi piace. Non  solo pazzo,  anche
cattivo. Per esempio, se non mi facessi vedere entro ventiquattr'ore,
lui manderebbe qualcuno dei suoi ragazzi a
prelevarmi, e con le buone o con le cattive mi porterebbe
da lui. Ha un caratterino, quel Big Mar. E poi rovina la
reputazione agli italiani. Non capisco cosa possa volere da
me. Agli italiani tipo Big Mar le donne interessano solo per
fare sesso. E so che non pu essere questo il motivo dell'invito
di Big Mar. Accidenti, come sono perspicace.
Verso la met dell'isolato m'imbatto in due donne. Una
 in tenuta sportiva rosa, anni Cinquanta, con delle scarpe
da ginnastica rosse alte. L'altra ha delle braghe da ciclista
in fantasia hawaiana e una canottiera verde militare. E una
bella zazzera di capelli viola e i piedi nudi. Quando gli passo
accanto, mi sussurrano:
Fumo, fumo, fumo. Colombiano, venti all'oncia.
Roba buona, assaggio gratis.
Sorrido, dico no grazie, e proseguo.
La sede del club  in un locale. La vetrina, ben curata, e
la porta di vetro sono verde bottiglia. Lettere d'oro intagliate
compongono la scritta Sullivan Social Club. Sopra la
porta sbuca il retro di un condizionatore che gorgoglia con
un rantolo da moribondo. Se non altro, star fresca. Busso.
Chi ? chiede una voce.
Lauren Laurano.
Dopo lo sferragliare di vari chiavistelli, Sonny B. apre la
porta. E bassetto e ha la frangia lunga. Ha il mento grassottello
con la punta all'ins, come se gli avessero schiacciato
la testa in una pressa. Sonny indossa pantaloni di cotone
e una maglietta nera, un pacchetto di sigarette infilato
sotto la manica sinistra. Tra i denti stringe un fiammifero.
Sembra appena scappato da un film di Scorsese.
Vieni dentro, bella mi invita.
Inutile protestare, conto fino a tre ed entro. L'aria gelata
mi colpisce come la lama di un coltello. Intorno ai tavolini
gli uomini giocano a carte e parlano italiano. Si voltano
tutti verso di me. Alla mia destra una complicata
macchina da caff su cui armeggia un bravo ragazzo di
nome Pat. Sonny, chiusa la porta, comincia a mettermi le
mani addosso. Io tento di sottrarmi.
Devo farlo, tesoro. Le regole sono regole.
 stupido mettersi a discutere, e poi non sono armata.
Vedi di non approfittarne lo ammonisco mentre obbediente
alzo le braccia.
Tutti si mettono a sghignazzare tra battutacce salaci.
Ehi, Sonny, non le tastare le tette.
Hai tra le mani Anita Hill, Son, stai in guardia.
NOTA: Nel 1991 Anita Hill accus il giudice Clarence Thomas di molestie sessuali. FINE NOTA.
Niente molestie sessuali, Sonny.
Mi pento amaramente del mio ammonimento.
 pulita dice Sonny senza rivolgersi a nessuno in particolare.
Dov' Petrocelli? chiedo io.
Con un cenno della testa, Sonny mi indica una stanza sul
retro. Si avvicina alla porta, bussa due volte, la apre e mi
invita ad entrare.
Big Mar  da solo, seduto a un tavolo davanti a un cappuccino
e a un piatto di cannoli. In fondo, Big Mar non si 
guadagnato la sua fama mangiando insalate.  un bestione,
arriver a centotrenta, forse centoquaranta chili. Una frangia
di capelli grigi gli cinge la testa. Porta occhiali con la
montatura di metallo che non nascondono lo sguardo freddo
e scialbo dei suoi occhi. Ha dei baffetti brizzolati sopra
le labbra sottili. Ricorda Hitler. Indossa un abito azzurro,
una camicia blu scuro, una cravatta bianca con un fermaglio
d'oro a forma di sirena. Le mani tozze sono posate sul tavolo,
dove tamburellano dita che sembrano salsicce. All'anulare
destro porta un anello d'oro con un grosso diamante incastonato,
al mignolo sinistro uno zaffiro nero grande come
un chicco d'uva.
Prego, accomodatevi, signorina Laurano mi dice con
un sorriso fasullo dandomi del voi.
Mi siedo di fronte a lui.
Che cosa desiderate, amica mia? Un espresso? Un cappuccino?
Qualcosa di pi forte?.
Niente, grazie.
Butta indietro la testa e il suo triplo mento gli nasconde
il collo. Ehi, pais, non volete bere insieme a Petrocelli?.
Big Mar fa riferimento a s stesso sempre con il cognome.
Non gradisce il soprannome e questo  il suo modo di
farlo sapere. Se becca qualcuno a usare quel nomignolo, gli
dimostra subito il suo scarso apprezzamento. A quanto si
racconta, un tizio di nome Guy Schneider ha perso entrambi
i medi delle mani per aver commesso questa infrazione.
Ho appena preso un caff gli dico.
I cappuccini o gli espressi non sono mai abbastanza.
Intreccia le sue dita grassocce e fa schioccare le nocchie come
fossero noccioline.
Non ho sete insisto. Non ho intenzione di bere n di
mangiare alcunch che Big Mar possa offrirmi.
Lui aggrotta la fronte e strati di pelle flaccida si sovrappongono
l'un l'altro facendolo somigliare a un bulldog.
Ehi, non possiamo essere amici?.
Non rispondo.
Ah, gi, dimenticavo.
Non abbocco.
Voi li odiate, gli uomini, giusto?.
Eccoci qui. Devo lanciarmi all'attacco o no?
Siete una di quelle porcaccione, giusto?.
Non riesco a frenarmi. Sono lesbica, se  questo che voleva
dire.
Ecco, lesbica. E a voi ragazze gli uomini non piacciono,
ho ragione o non ho ragione?.
Ha torto. Perch mi sto impelagando in questa stupida
discussione?
Mi state dicendo che a voi piacciono gli uomini?.
Alcuni, s.
Ah, gi, i finocchi.
Alle lesbiche piacciono alcuni uomini, omosessuali ed
eterosessuali. Perch noi dovremmo odiare gli uomini?
Non dobbiamo mica dormirci assieme.
Resta a bocca spalancata. Evidentemente non ci aveva
mai pensato.
Allora, per quale motivo voleva incontrarmi?.
Sposta faticosamente il suo corpo enorme e poi accende
un sigaro.
Ho sentito dire che mentre giravano un film una donzella
 stata mandata al Creatore dice lui seccamente.
Ha sentito bene.
Gira voce che siamo stati noi. Non mi garba. Non mi
garba affatto.
Perch siete stati voi o perch non siete stati voi?.
Nell'appoggiarsi allo schienale, la pancia gli tracima sul
tavolo, sfiorando il piatto pieno di briciole. Volete mettermi
di malumore, signora?.
Sto solo cercando di capire come  andata ribatto cortesemente.
Lui grugnisce. Per vostra conoscenza, non siamo stati
noi. Noi non andiamo in giro ad accoppare stelline del cinema
senza un buon motivo.
E le stelle invece s?.
Eh?.
Fa niente. Queste voci si sono diffuse subito, vero?.
Lo sapete come vanno le cose. Quelli si divertono ad
attribuire a noi qualsiasi cosa.
Quelli e il resto del mondo, e la polizia in particolare. Sar
per via della modalit... un filo elettrico intorno alla gola.
E io cosa c'entro in tutto questo? domando.
Voglio assumervi.
Quasi scoppio a ridere. Assumermi per che cosa?.
Per scoprire chi  stato a stendere la femmina, no?.
Non sono in vendita annuncio.
Avete smesso di fare l'investigatrice privata?.
Non ho detto questo. Ho detto che non sono in vendita.
Persino Big Mar dovrebbe arrivarci.
Volete dire che non siete in vendita per me?.
Esatto.
Quanto  la parcella?. Sbuffa una nuvola di fumo in
faccia a s stesso.
Quattromila dollari al giorno.
Quattromila... ehi, pais, ma che  una recita, questa?.
Il suo volto si spezza in un ghigno che mette allo scoperto
i suoi dentini affilati. Poi si mette a ridere come se avesse
un attacco improvviso di singhiozzo.
Non rispondo. Il singhiozzo diventa singulto, i singulti
causano iperventilazione e infine diventano devastanti. Mi
 capitato altre volte di vedere delle persone passare dal riso
al pianto, ma oggi  diverso. Qui entra in gioco il fattore
stravaganza e pazzia. Aspetto, tamburellando le dita sul
mio ginocchio. Alla fine lui smette di singhiozzare e tira
fuori dal taschino un fazzoletto ben stirato, si asciuga gli
occhi, si soffia il naso, e butta il fazzoletto per terra.
Allora, il fatto  questo dice Big Mar, come se niente
fosse. Noi vogliamo che voi scopriate chi ha ucciso la femmina
perch adesso noi lavoriamo con i sindacati, capite?
 un problema di relazioni pubbliche.
Di nuovo devo trattenermi dal ridere. Relazioni pubbliche?.
S. Di immagine. Cio, che razza di immagine avremmo
se andassimo in giro a far fuori femmine come quella
l? E abbiamo degli affari in citt da proteggere. Ci siamo
appena messi d'accordo, bisogna mantenere buone relazioni.
Allora, qual  la parcella? Due, trecento dollari al
giorno?.
Perch proprio io? sono veramente curiosa.
Perch per voi le porte sono aperte. Questo film, lo
fanno degli amici vostri, no?.
Il pensiero che lui sappia tante cose su di me mi fa rabbrividire.
Non rispondo.
E poi continua lui, voi avete per le mani un caso che
ci  collegato, giusto?.
Ora mi terrorizza.
S, lo so che non vi scucir niente, segreto professionale
eccetera eccetera. Ma noi pensiamo che voi siate in una
buona posizione per beccare l'assassino in questo caso. Assassino?
Eh? Fa rima con panino.
Temendo che riparta la risata folle, faccio scivolare indietro
la sedia e mi alzo.
Non sono interessata alla proposta.
Ehi, aspettate un momento. Grugnendo, riesce a tirarsi
su, portando con s la pancia come se fosse un'altra
persona. La renderemo appetibile. Diciamo, trecentocinquanta
al giorno?.
Spese escluse?.
Certo, certo. Che credete, che siamo dei ladruncoli?.
Il mio unico desiderio  quello di levare le tende. Ci
penser.
E brava la mia ragazza.
Mi molla una pacca sulla schiena che mi trapassa dall'altra
parte. Ehi, vedrete che non vi pentirete, capito?.
Non ho intenzione di accettare la sua offerta, ma  importante
temporeggiare finch il caso sar risolto. Se rifiutassi
categoricamente, non so cosa sarebbe capace di fare.
Ci vediamo, Big Mar dico. Perch non riesco mai a tenere
a freno la mia boccaccia?
Gli occhi gli si fanno sottili come fessure e la faccia sembra
sul punto di scoppiare. Far finta di non aver sentito
sibila lui.
Bravo gli dico. Esco passando attraverso la prima
stanza. Si azzittiscono tutti. Sonny B., con piedi e braccia
incrociati, fa la guardia alla porta.
Tornate presto a trovarci mi dice, come fossi stata a una
festa. Fa scattare le serrature.
Per quanto in strada si boccheggi per il caldo, sono felice
di essere fuori del club di Big Mar.
Quando arrivo a casa, Kip  impegnata con un paziente.
Mi fiondo al computer, mi collego, lancio Winqwk, e scrivo
una lettera a David. Gli ho gi parlato del mio caso, perci
non ho molto da aggiungere. Per ho una richiesta da fargli.
Caro David,
Prova a indovinare! Ho rintracciato la donna
scomparsa, ma l'ho trovata morta. Prova a indovinare
dove! Sul set di un film che stanno
girando davanti a casa mia. Lo so, lo so, ma
ti giuro che  vero. E ho bisogno del tuo aiuto.
Visto che era un'attrice, anche se non di
primo piano, potresti ricostruire la sua carriera
artistica? In questo film si faceva chiamare
Shelley McCabe. Forse qualcuno del tuo ambiente
potrebbe averla conosciuta, magari
persino tu. Comunque, qualsiasi notizia su di
lei sarebbe di grande aiuto. So che hai mille
impegni, ma prima mi rispondi, meglio . Terr
d'occhio la posta. Grazie e spero che la mostra
di Trinchieri abbia avuto successo.
Lauren
Esco da Winowk, lancio Unicom e mi collego al provider
Invention Factory. Dopo aver spedito la lettera per David,
esco dal Bbs. Non spengo il computer, tanto tra tre minuti
ci penser il salvaschermo a proteggere il monitor.
Questa settimana  un branco di pesci. A volte  il pastello assassino oppure le spirali. Mi piace variare di tanto in
tanto. Pi tardi mi collegher a I. F. per vedere se David
ha qualche novit, per questo non spengo.
Kip e io finiamo di lavorare alla stessa ora e ci ritroviamo
in salotto.
Ciao, amore della mia vita dichiara Kip.
Perch fa cos? Ciao.
Mi abbraccia e io la prendo per la vita senza molto entusiasmo.
Nella mia mente danzano immagini di Cybill
Shepherd.
Mi ami da impazzire, eh?. Si tira indietro. Allora, cosa
c'?.
Non so cosa vuoi dire rispondo fingendo di non capire.
Davvero? Mi sembra di essere tra le braccia di un pesce.
I pesci non hanno braccia.
Hai capito benissimo.
Forse sono un po' distratta per via del caso. Che altra
scusa posso tirare fuori?
Lei mi lascia andare, si accascia su una poltrona, butta
indietro la testa e chiude gli occhi.
So che sta pensando a Cybill. E non importa che spesso
si sieda a quel modo alla fine di una lunga giornata di lavoro.
Le due cose non sono in relazione.
Giornataccia? domando io.
Non particolarmente. La solita collezione di nevrotici
e di assassini di massa. E tu?.
Ho visto il mio cliente. Vuole che continui a lavorare
su questo caso. Mi siedo sul divano.
Beh,  una bella notizia, no?.
Chi ha detto di no?.
Kip apre gli occhi e mi fissa. Nessuno. Sei un po' storta
o sbaglio?.
No. Adesso avr da ridire su tutto ci che dico e penser
a come tutto sarebbe diverso se qui ci fosse... Cybill.
No? A me sembra di s dice Kip.
Tu capisci sempre tutto storto.
Io?.
Spesso mi correggo.
Capita a tutti ogni tanto di capire storto afferma lei ragionevolmente.
Non farlo.
Non fare cosa?.
Non parlarmi con quella voce da analista ragionevole.
Allora, adesso chi  che capisce tutto storto? Che cosa
succede, tesoro?.
Niente. Non importa. Conto fino a cinque. Allora,
che ne pensi di Cybill Shepherd? chiedo, cercando di
sembrare spontanea.
Mi  sembrata molto simpatica.
 bellissima, non ti pare?.
Beh, certo, ma quella non era una sorpresa.
 il tuo tipo affermo, ricordando le bionde che mi
hanno preceduta.
Non tanto.
Cosa vorresti dire?.
Lauren, forse hai dimenticato che tu non sei esattamente
una stangona bionda.
Ma le altre lo erano.
Le altre?.
Le tue ex.
Non sarai mica gelosa?.
No, di certo. Ora mi sembra tutto idiota.
S, invece esclama Kip. Sei gelosa di Cybill
Shepherd?.
Ho gi detto di no.
S, ma hai mentito. Kip fa per alzarsi.
Non farlo.
Si rimette a sedere come prima.
Dimmi la verit. Dimmi che cosa hai provato per lei.
Te l'ho detto. Ho pensato che era molto simpatica ed
era diversa da quello che mi aspettavo.
 bellissima ripeto.
 bellissima.  un dato di fatto.
E tu la desideri.
Ma sei pazza?.
Non cominciare a offendere.
Lauren,  ridicolo. Per prima cosa, lei  eterosessuale.
Oh, capisco dico. Se lei fosse lesbica allora ti interesserebbe.
Non volevo dire questo.
Allora cosa volevi dire?.
Non mi interessa nessun'altra all'infuori di te afferma
Kip.
E allora che differenza fa che lei sia lesbica o meno?.
Nessuna. Ho detto una sciocchezza.
Cosa pretendo ancora?
Quando mi hai conosciuta insisto, potevo essere
chiunque. Ero un ripiego e tu lo sai bene.
Incredibile. Sono passati quasi quattordici anni e tiri
fuori ancora questa storia?.
Potevo essere chiunque ripeto.
Lauren, che cavolo c' che non va? Non potevi essere
chiunque, altrimenti ora non saremmo qui sedute a discutere
su questa cretinata. Adesso piantala e dimmi cosa c'
che non va.
Rifletto. Mi sembrava che tu le sbavassi dietro.
Hai torto dice seccamente. Hai torto marcio. Restando
seduta, apre le sue braccia verso di me.
Buttarmi tra le sue braccia o no? Questo  il problema. Se
mi butto, dovr rinunciare all'argomento Cybill. Se non mi
butto... non ci guadagno niente e finir col sentirmi depressa,
sola e stupida.
Mi butto.
Dopo esserci rassicurate a vicenda sul nostro amore, la metto al corrente degli ultimi sviluppi del caso. Tuttavia glisso su Big Mar. Kip si spaventerebbe.
Non teorizzo affatto che bisogna avere dei segreti con la propria compagna, ma a volte  necessario, pena la tranquillit. Di chi, non importa.
...
.
...
Capitolo quattordicesimo.
...
.
...
Cecchi ha dato il permesso per ricominciare a girare il
film. Dal mio studio, mentre mi collego a Invention Factory,
sento che stanno montando l'attrezzatura. Sono felice
di vedere che c' posta per me, perch sono sicura che
 una lettera di David.
Dopo averla scaricata, entro nel mio programma di posta
elettronica e apro la lettera.
Cara Lauren,
ho una pista su McCabe. Ma sei un po' fuori
strada sui nomi.  vero, McCabe/McMann ne ha
usati un paio, ma gli altri sono stati usati
da altre persone. E alcuni sono mal combinati.
Devo correre alle prove. Altre notizie in seguito.
David
Altre notizie in seguito? Quel piccolo criminale. Che cosa
vorr dire con altre notizie in seguito? David e io non ci siamo
mai scambiati il numero di telefono, perci non posso
nemmeno chiamarlo. Di colpo l'idea che il nostro rapporto
viva solo attraverso il computer mi sembra un'idiozia.
So dove David ha le prove. Potrei raggiungerlo in teatro
e scoprire che cosa intendeva dire. Ma questo viola il nostro
accordo che prevede che non ci si incontri mai di persona.
Eppure. La vita e la morte e quelle cose l.
 una questione etica?
Ed  tanto importante per me?
Come reagirei se David all'improvviso bussasse alla mia porta?
Malissimo.
Devo aspettare e nel frattempo interrogher l'agente di
McCabe, Doyce Schroeder, che dovrebbe conoscere un sacco
di cose su di lei, compresi i suoi nomi d'arte, eccetera.
Anche se sono solo le nove del mattino, l'aria  gi pesante
e appiccicosa. Non c' traccia di quella cosa che si
chiama brezza. Immagino un termometro gigante, da cartoni
animati, con il mercurio che sale sale e sale finch non
esplode. Notte dopo notte la delirante annunciatrice televisiva
del bollettino meteorologico si comporta come se
fossimo in presenza di un'eruzione vulcanica. Ne va pazza.
Ne  entusiasta. Sudiamo, e allora? Nulla in confronto a
quando si gonfia il fiume Mississippi.
I camion con l'attrezzatura sono in fila sul lato ovest della
strada. Su quello est ci sono le roulotte degli attori. La
troupe sta preparando una scena. Ci metteranno ore, probabilmente.
Ehi, Lauren grida un tizio.
Mi giro. Dall'altra parte della strada, un tipo uscito da
un camion mi fa un cenno di saluto. Non lo riconosco ma
mi fermo ad aspettarlo mentre lui avanza verso di me.
Quando mi  vicino e mi porge la mano, riconosco dei tratti
familiari. Ma non riesco ancora a capire chi sia.
Jim Daniels si presenta.
Prendo tempo, poi mi ricordo. Jimmy la Lumaca dico.
Proprio io ride lui.
Quando ero piccola, Jimmy era il ragazzo pi lento di
tutto il quartiere, quando si dovevano formare delle squadre
era sempre l'ultimo a essere scelto. Come stai, Jim?.
Bene. Non posso credere che sei tu. Non dirmi che vivi
da queste parti.
Proprio qui dico, indicando la mia casa.
Hai un appartamento in questo isolato? mi domanda
stupito.
Prima esito, ma poi chi se ne importa. L'intero palazzo
 nostro.
Scherzi?. Daniels  un omone con braccia muscolose
e mani enormi. I suoi capelli neri e ricci, un tempo folti, ora
sono indietreggiati creando una fronte molto alta. Gli occhi
marroni sono listati da borse, come i volant di una tenda.
Ma  ancora un bell'uomo e ha quello sguardo obliquo che
faceva impazzire le ragazze. Chiss se funziona ancora.
Lui cosa fa?.
Lui chi?. So bene a chi pensa.
Tuo marito.
Jim, sei qui davanti a me e non mi chiedi che cosa faccio
io?.
Beh, insomma, cio.... Alza le spalle.
Perch?.
Perch non ti chiedo che cosa fai tu?.
Annuisco.
Perch non ti chiedo che cosa fai tu?.
Esatto.
Alza le spalle un'altra volta. Non lo so. Perch non ti
chiedo cosa fai?.
Perch pensi che io non faccia niente.
Ehi, Lauren, non mi rompere, va bene? Volevo solo salutare.
Allora, sei una professoressa?.
Nascondo la mia irritazione. L'insegnamento  l'unica
professione praticabile per le donne, secondo certi uomini.
Gli sparo: Sono un'investigatrice privata.
Dev'essere interessante dice senza nessuna convinzione.
Allora, insomma, che cosa fa tuo marito?.
Daniels  una causa persa. Non ho un marito.
Ah, gi, allora convivi. Va bene. Che cosa fa?.
Lei fa l'analista dico.
Forte esclama lui.
Anche se sembra spontaneo, so che non lo pensa. Non
ne  sconvolto, ma di certo non pensa che sia forte. Gran
parte della gente di cinema  omofobica, anche se quel
mondo non starebbe in piedi senza di noi.
Io sono sposato con Ceil Nardone dice Daniels.
Era la sua fidanzatina ai tempi del liceo.
Che bello. E lo penso davvero, sono cos rare le persone
che stanno ancora insieme.
Gi. Abbiamo quattro figli.
Fantastico.
Abitiamo a Los Angeles.
E cosa ci fai qui, Jimmy?.
Lavoro a questo film mi dice, come se dovessi saperlo gi. Sono il capo elettricista.
Grazie ai miei amici so quali mansioni comporta il suo lavoro.
Ma l'atteggiamento di Daniels mi irrita e cos faccio
la finta tonta chiedendogli di illustrarmi il suo lavoro, cosa
che smania di fare.
Mi occupo delle luci.
Annuisco. Temo che abbia intuito il trucco. A volte sono
proprio una bastarda.
Cos saresti un'investigatrice, eh?. Schiocca le dita.
Ti stai occupando di questo caso?.
Gli rispondo affermativamente.
Allora, sei una VIP, eh!.
L'ignoro. La conoscevi?.
Chi?.
La vittima.
Un po'. Cio, ho fatto altri film con lei. Ma non ci siamo
mai frequentati.
Mi sapresti raccontare qualcosa di lei?.
Aggrotta le sopracciglia per dimostrare che sta pensando.
Detto tra noi, non era un granch come attrice. Anzi,
mi stupivo sempre di trovarla sul set. Con tutte le comparse
e le attrici a spasso, non ho mai capito come facesse a ottenere
la parte.
Era cos disastrosa?.
Non era proprio disastrosa. Era insignificante, una nullit.
Forse andava a letto con qualcuno di importante.
Mi mordo le labbra. C' qualcosa di particolare che potresti
riferirmi di lei?.
Daniels si gonfia il petto come un piccione. Devi capire,
Lauren, che quando si lavora su un set, non c' tempo
per stare a guardare le comparse. Fare il capo elettricista
non  mica una passeggiata.
Certo, hai ragione dico. Ma ho notato che su un set
ci sono anche molti tempi morti.
 vero. Fammici pensare.
Adesso che ho riconosciuto la sua importanza,  pi disposto
ad aiutare.
Beh, c'era una cosa un po' strana. Anche se non ci siamo
mai frequentati, ogni tanto facevamo due chiacchiere. A volte,
se facevo riferimento a qualcosa di cui avevamo parlato,
metti, due film prima, lei si comportava come se non ne
avesse mai sentito parlare.
Vuoi dire che lei non ricordava di aver discusso con te
di certi argomenti?.
S. Esatto. La verit , Lauren, che gli attori possono essere
dei veri cagoni. Anche quelli da due pose, come lei.
Scusa se parlo male della morta, ma  la verit.  per questo
che non cerco mai di diventare pappa e ciccia con loro.
Pensano sempre di essere migliori di tutti quanti. Sono
molto peggio dei registi.
L'hai mai criticata per la sua scarsa memoria?.
No. Non volevo darci troppa importanza e farle credere
che lei era qualcuno e io solo un povero elettricista. Strano,
comunque, dopo questi attacchi di amnesia, magari la
incontravo su un altro set e lei si comportava come se io
fossi il cugino ricomparso dopo tanto tempo.
E allora si ricordava delle vostre discussioni?.
Oh, nei minimi particolari. Forse era un po' pazzerella.
Altre cose, Jimmy?.
No. Come ti ho gi detto, non  che la conoscessi bene
e non ci tenevo nemmeno. Ma non  che sono contento che
sia morta. Hai delle piste?.
Evito di rispondere con un'alzata di spalle.
Informazioni riservate, eh?.
Esatto. Gli mollo il mio biglietto da visita. Se ti viene
in mente qualcos'altro, fammi un fischio.
Certo. Promesso. Senti, io sar da queste parti per un
paio di settimane. Facciamo un giorno a colazione?.
Forse meglio un pranzo?.
Ridacchia. Scusa. Non farci caso, suona molto Los Angeles.
L'abitudine. Ma dico sul serio, mi piacerebbe sedermi
con te a rievocare i vecchi tempi.
Sarebbe bello dico fingendo. Devo andare. Saluta
Ceil da parte mia.
Lo far.
Ci stringiamo la mano e allontanandomi scorgo Rick e
Susan di fronte a una roulotte, che bevono caff e ingurgitano
ciambelle.
Mentre mi avvicino, Susan dice:  la dieta dell'assassino.
Si pu ricavarne una sceneggiatura? domando io.
Forse una serie completa risponde Rick.
Festeggiate la ripresa del film?.
Annuiscono.
Se William fosse qui dice Rick, ci chiamerebbe barbari
o qualcosa del genere. Sai, Lauren, da quando  pulito,
 diventato il signorino Cos-non-si-fa.
William ha sempre avuto un forte senso etico dico io.
E noi no? chiede Susan sulla difensiva.
Non ho detto questo. E non c' niente di male se siete
contenti di aver ripreso a lavorare.
Interviene Rick: Secondo te, Lauren,  un caso isolato?
Susan e io abbiamo gi visioni di una moria di attori che,
uno dopo l'altro, vengono ammazzati. Forse  un folle che
c'entra con il film.
 possibile, ma ne dubito. Sono convinta che anche se
nel mio caso si tratta di una coincidenza, l'omicidio non ha
nulla a che vedere con il loro film. Chi ha ucciso Shelley McCabe
dava la caccia a Susie McMann.
Mi sentirei molto meglio se ti occupassi tu di questo caso
dice Rick.
Mi occupo di questo caso.
Mi fissano increduli, allora spiego che il mio cliente vuole
che io prosegua le indagini.
Imitando la voce di un'annunciatrice, Susan recita: Era
l'ultima dei detective, ma il pericolo era il suo mestiere.
Quando la grande macchina del cinema arriv in citt, e
l'omicidio sal alla ribalta, lei si mise alle calcagna dell'assassino
a mani nude. Lauren Laurano al lavoro. Prossimamente
sui migliori schermi.
Vai e acchiappalo, quel bastardo dice Rick.
Vado, vado. A dopo.
All'angolo tra Seventh Avenue e Grove Street, l'uomo
delle noccioline caramellate sta allestendo la sua bancarella.
 nuovo, sar un anno scarso che occupa quel posto.
L'uomo delle noccioline avr pi o meno trent'anni, ha
una barba a piccole chiazze, come se fosse stata tagliata male.
Porta jeans e una maglietta con la scritta JUST DO IT.
Se ne vedono in giro tante, di queste magliette, e non so bene
a che cosa si riferiscano. La mente esita di fronte alle possibili
risposte.
Ignoro il nome del tizio, ma ormai ci salutiamo con un
cenno del capo, come quando all'angolo di una strada vedi
sempre la stessa persona, giorno dopo giorno. A volte
mi fermo persino a comprare un sacchetto di noccioline.
Sono buone. All'inizio vendeva solo noccioline, ma recentemente
si  allargato anche alle noci e alle mandorle. Nel
fine settimana fa affari d'oro.
Lo saluto.
Non sono ancora pronto risponde il tizio, senza alzare
gli occhi.
Non importa.
Mi dia altri cinque minuti dice gentilmente.
Posso aspettare.
Mi vede. Ah,  lei. Come va la vita?.
Va. Le dispiace se le faccio una domanda?.
Per niente. Ma scommetto che so gi la risposta.
Davvero?.
Certo. Come mai ha scelto questo lavoro?.
Fingo che abbia ragione. Indovinato.
Sono andato a Harvard dice lui.
Scoppio a ridere.
Lei ride, ma il bello  che sono andato davvero a Harvard,
anche se non puntavo a vendere noccioline all'angolo della strada.
Si  laureato?.
Certo. Non mi piace lavorare al chiuso, in un ufficio,
mi fa venire la nausea. O forse sono le persone negli uffici
che mi fanno venire la nausea. E con la nausea non c'
niente da fare.
E qui in strada non le viene mai la nausea aggiungo io.
La sa una cosa? In un certo senso, la gente qui  meno
nauseabonda. O almeno gran parte di essa sa di esserlo.
Credo che lei abbia ragione.
In ogni caso, ci ho messo un po' a capirlo, ecco a che serve
studiare a Harvard. Per sei anni passi da un lavoro all'altro
e alla fine intuisci qual  il problema, che non vuoi fare
quello che stai facendo. Mio padre era molto felice quando
gli annunciai questa scoperta.
Immagino.
Mi piace star qui fuori. E la sa una cosa? Non guadagno
tanto come se marcissi in qualche ufficio, ma mi basta.
Ho un bell'appartamento su West Fifteenth, una bella moglie
e due bambini. Siamo felici. Quanta gente pu dire lo
stesso?.
Non molta.
Esatto. Vuole noccioline, mandorle o noci?.
Come rifiutare? Noci.
Anche a lei piace il suo lavoro, no? Fare indagini e cose
simili.
Mi stupisce che sia cos ben informato. S, mi piace.
Lui sorride. Ci tengo a sapere cosa succede. Mi porge
la mano. Sono Mike Farmer e lei  Lauren Laurano.
Stringo la mano domandandomi se per caso sono incappata
in una fonte di informazioni.
Lei sa tutto di tutti nel quartiere?.
Per esempio, l'omicidio sul set a Perry Street, di fronte
a casa sua?. Caramella le noci, le scuote un po' e le infila
in un sacchetto.
S.
Vuole sapere se so chi  il colpevole? No. Se conosco
la vittima? S. E mi porge il sacchetto caldo di noci.
La conosce... la conosceva?.
S. Ogni tanto si ferma a comprare e parliamo. Non come
quell'altra.
Quell'altra?.
Mi fissa negli occhi. Questa era Susie, no?.
Le ha detto il suo vero nome?.
Certo. Allora, era proprio Susie, no?.
S rispondo flebilmente. Qual era l'altra?.
La sorella. Antipatica.
La sorella?.
Susie era molto simpatica e carina. L'altra, invece...
Una vera cafona. Non si sarebbe degnata di dirmi l'ora anche
se era una cliente fissa. Si chiama Helga, ma si fa chiamare
Sharon. Ma questo me l'ha detto Susie.
Sharon cosa?.
Sheedy. Ma usava degli pseudonimi, come Susie.  strano,
ma riuscivo sempre a distinguerle anche da lontano.
Il mio cuore di detective sprofonda, poi risale come il sole
dietro una montagna. Mike, che cosa sta dicendo?.
Credo di saperlo, ma voglio sentirlo da lui.
Mike mi guarda, inclina la testa di lato. Cosa vuole sapere?.
In che senso riusciva sempre a distinguerle anche da
lontano?.
Ah, s. Era per via della camminata. Susie aveva un passo
allegro e Sharon triste, se non le sembro troppo poetico.
Gemelle? chiedo, titubante.
S, gemelle conferma lui.
...
.
...
Capitolo quindicesimo.
...
.
...
Peggio dei misteri, peggio delle coincidenze, ci sono solo i gemelli. Detesto e disprezzo la trovata dei gemelli. Film gemelli, romanzi gemelli e commedie gemelle. Di recente questo espediente  stato usato anche per il Libro Maestro degli Scrittori di Gialli in America. E ovviamente anche Shakespeare ha usato questo trucco, ma a lui si pu perdonare, visto che allora era una novit. Non riesco a credere di essermi impelagata in un caso di gemelli. Ora si spiegano le amnesie di Susie di cui mi ha parlato Jimmy la Lumaca. Se l'uomo delle noccioline ha ragione e le gemelle usavano anche pseudonimi, allora probabilmente erano entrambe attrici.
Ho la netta impressione che questo caso sar una classica
storia gemella buona - gemella cattiva.
Sar stata la gemella cattiva (Sharon) a uccidere la gemella
buona (Susie)? Mi rifiuto di pensarlo.
Perch nessuno mi ha mai parlato di una sorella gemella?
 come avere la certezza che a essere uccisa sia stata la
gemella buona (Susie)? Forse  stata uccisa la gemella cattiva
(Sharon), ma la colpevole non  quella buona (Susie).
O forse  stata proprio la gemella buona (Susie) a uccidere
quella cattiva (Sharon), il che trasformerebbe la gemella
buona (Susie) in gemella cattiva (Susie) e quella in
origine cattiva (Sharon) nella gemella buona (Sharon). Buona
ma morta.
ODIO QUESTI GIOCHINI
Mi fiondo al Waverly Place Luncheonette con la speranza
di beccare Cecchi. E poi l trover di sicuro un elenco
telefonico. Forse l'ultimo esemplare in tutta New York.
Con un'occhiata ho gi visto tutto. Cecchi non c'.
Ruby mi dribbla con un vassoio di tazze e tazzine in
equilibrio su una mano. Quando ripassa la blocco.
Ciao, Ruby. Hai visto Cecchi?.
Oggi no. E si dilegua in silenzio con le sue scarpette
bianche, come solo una cameriera newyorkese d'altri tempi
sa fare.
Vado al telefono sul retro, e tiro fuori l'elenco di
Manhattan. Nessuna Sharon n Susie McMann, n Shelley
McCabe. Infinite S. McMann e S. McCabe, pi di quante
ne desideri. Nessuna abita a East Sixth Street, dove secondo
Cecchi viveva la vittima.
Ruby mi coglie di sorpresa rivolgendomi la parola di sua
iniziativa, mai successo prima.
Allora, ti sei ritrovata un omicidio proprio sui gradini
di casa, eh?.
Annuisco, strabiliata per l'assoluta novit.
Quale delle due hanno fatta secca?.
A quanto pare, tutti sapevano che erano gemelle.
Susie rispondo, come se l'esistenza della gemella fosse
una notizia vecchia.
Peccato. Era quella simpatica.
Eccoci tornati alla leggenda della gemella buona e della
gemella cattiva. Non so se la regger. E l'altra?.
Farbissineh. Sai cosa vuol dire?.
 yiddish, ma non ne conosco il significato.
Acida. Come un cetriolo. Per questo era facile distinguerle.
Una solare, l'altra una nuvola nera.
Ruby, per caso sai dove abita quella acida?.
L'indirizzo preciso?.
S.
Ma mi hai preso per uno schedario? Dovrei conoscere
l'indirizzo dei miei clienti, nel caso mi invitassero a casa per
un cocktail e pasticcini? Scusa, eh, ma ho da fare. Scuotendo
la testa borbotta tra s e s, ma abbastanza forte perch
io possa sentire: Cosa ci vedr Cecchi in quella l.
Esco e mi fermo sul marciapiede con lo sguardo perduto
nel vuoto, incerta sulla prossima mossa.
Allora, cazzo, dove hai messo la tua tazza? Merda, non
hai una tazza?.
Ci metto un po' a capire che la donna sta parlando con
me. Sfoggia un abito di lino bianco, perle, orecchini e una
permanente appena fatta.
Come, scusi? le dico.
Cazzo, la tazza mi ripete con un accento che non riesco
a localizzare.
Tazza?.
Cazzo, non lo sai che devi avere una tazza? Ma sei
scema?.
Il linguaggio non si attaglia alla mise e il contrasto mi affascina,
non tento nemmeno di capirne il contenuto.
Una borsetta di pelle le dondola sul braccio destro.
L'apre con la mano sinistra e ne estrae un pacchetto di sigarette,
bocchino nero e accendino. Rimessi gli oggetti nella
borsetta e dopo aver aspirato profondamente e pericolosamente
il fumo, la donna si rivolge di nuovo a me. Ma cosa
 diventato questo mondo di merda. Adesso vi aspettate che
vi diamo pure le tazze. Cazzo, ma  un incubo. Soffia il fumo
nell'aria e si toglie qualche frammento di tabacco dalle
labbra. Cazzo, non sar mica complicato trovare una tazza.
Qualunque testa di cazzo pu procurarsi una tazza. Beh,
questo  il tuo problema, cazzo, io non ho certo tempo di insegnarti
come si fa. Io voglio una vodka. Fa una piroetta
perfetta sui tacchi e si avvia con passo disinvolto lungo la
strada.
 solo mentre la osservo allontanarsi che mi rendo conto
che mi ha preso per una mendicante senza tazza per
l'elemosina. Sono davvero ridotta cos male? O  lei che
era strana? Non lo sapr mai.
Ho deciso: non m'importa se sia etico o no, io vado a stanare
David, perch il suo breve messaggio insulso mi fa
pensare che probabilmente conosce l'indirizzo della gemella
viva.
Il teatro di David, dove recitano i Nonsensical Nomads,
 su Franklin Street, nel quartiere di Tribeca (che sta per
Triangle Below Canal). Nell'ultimo decennio la popolazione
di quest'area  cambiata. Chi non si pu permettere
un appartamento a SoHo, o non ama quel quartiere, si stabilisce
qui. In questa zona sono spuntati numerosi ristoranti
e club e qui ha sede la societ cinematografica di Robert
De Niro.
Qui lavorano anche i Nonsensical Nomads, la compagnia
fondata e diretta dall'ultimo compagno di David, Ron
Brooks, morto di AIDS due anni fa. A differenza di Ron, David
si limita a curare le regie, perci non ho avuto nemmeno
l'opportunit di vedere la sua faccia sulle pagine di un
giornale. La compagnia ha sempre goduto di una buona reputazione,
ma ora che Tribeca  di moda,  diventata una
delle compagnie teatrali pi rispettate e colleziona recensioni
sul New York Times. Dopo la morte di Ron, David mi
scrisse che temeva che la compagnia si sarebbe sciolta, ma
era riuscito a tenerla in piedi scrivendo dei nuovi testi teatrali
e riscuotendo successi di critica.
Una volta, quando Ron dirigeva la compagnia, scriveva
commedie e recitava, e io non conoscevo ancora David, andai
con Kip, Rick e William a vedere uno spettacolo che
raccontava la storia bizzarra di Tammy e Jim Bakker. Ron
recitava la parte di Tammy.
Boccheggiando per il caldo malefico, giro a sinistra su
Franklin Street. Il quartiere non  cambiato granch negli
anni. A met dell'isolato, uno striscione azzurro con la scritta
in bianco: Teatro - Compagnia dei
Nonsensical Nomads  appeso sopra il portone del teatro.
L'ingresso non  pretenzioso e, se non fosse per lo striscione,
non immagineresti mai che l dentro ci sia un teatro.
Varcata la porta, entro in un piccolo saloncino. La biglietteria
 chiusa, e questo  il motivo per cui non ho nemmeno
tentato di telefonare a David. Ci sono due porte e, ricordando
l'ultima volta che ho messo piede qui, so quale
delle due conduce al teatro. Il mio cuore di detective fa un
baccano del diavolo. Non dovrei farlo. Ci siamo giurati che
non avremmo mai tentato di conoscere l'identit dell'altro
senza averne il consenso. Mi sento un verme e prego che
David capisca.
L'aria fredda del condizionatore mi avviluppa appena
entro nella sala buia, dove sono in corso le prove. Stanno
mettendo in scena Cazzi jurassiti nel Mercenario. Destiny
recita la parte di Zsa Zsa Gabor, una dei dinosauri. Riconosco
Fritz Leslie che interpreta Colin Powell. Stanno conversando
con Sam Nunn, interpretato da Charles Loehman.
Per essere incisivi, i Nomads mescolano spesso
elementi diversi, come un film e problemi politici. Appoggio
la schiena alla parete e ascolto.
ZSA ZSA
Allora, Colin, tesoruccio,  vero che ti rifiuti di andare
al parco con Sam?
COLIN
Come posso essere sicuro che far il suo dovere? E se
poi rifiuta di proteggermi?
ZSA ZSA
E per quale motivo Sammy dovrebbe rifiutarsi, tesoruccio
mio?
COLIN
Lui  un... cazzo jurassico, e anche piccolo.
SAM
Ti ho sentito, Colin. Tutte menzogne. Non ho detto
nulla e tu non avresti dovuto chiedere.
Stop grida una voce maschile dalle prime file. Vorrei
riscrivere questo scambio di battute.
Perch? chiede Destiny/Zsa Zsa Gabor. Vanno
bene.
No. Non abbastanza.
Dev'essere David e io mi sento come se stessi per incontrare
per la prima volta un amante. I miei occhi si sono
abituati all'oscurit e sulla sua testa riesco a notare una piccola
chierica.
Comunque,  ora di fare una pausa. Luci, per favore.
Mentre si accendono le luci trattengo il fiato. Gli attori
si disperdono e David si china sulla sua poltroncina di terza
fila. Lentamente, come se stessi andando alle camere a
gas, percorro il corridoio e mi fermo all'altezza della sua fila.
Passa qualche secondo prima che lui noti la mia presenza.
S?.
Ovviamente  tutto diverso da come l'avevo immaginato.
Senza tirarsela,  un gran pezzo di ragazzo. Il viso ha lineamenti
irregolari e gli occhi grigi sono quasi austeri. Il
naso sembra uscito dalle mani di uno scultore che non ha
terminato il lavoro, e la bocca  grande e piena.
David?.
S?.
Adesso vorrei scappare via. Ma sarebbe cretino. Eppure
non riesco a dirgli chi sono. Lui appoggia il copione sulla
poltroncina alla sua sinistra e si alza.  almeno un metro e
ottanta.
Mi fissa e con titubanza dice: Lauren?.
Sono meravigliata e terrorizzata. S bisbiglio. Il volto
spigoloso sembra farsi di pietra, poi si spezza in un sorriso
sbilenco mentre David si avvicina a me a braccia aperte. Io
ci casco dentro e ne vengo inghiottita.
Sei proprio come mi aspettavo dice lui.
Tu no.
Credevi che fossi belloccio?.
Non ne sono sicura. Non lo so.
Fa un passo indietro e ci studiamo ben bene. Posso esserlo
dice.
Non sei arrabbiato con me?.
Perch mai? Ah, per aver rotto il nostro sacro patto?.
E scoppia a ridere forte.
Non potevo farne a meno mi giustifico tremebonda.
Ah, s? E come mai?. Nei suoi occhi c' un pizzico di
scherno.
Perch sono un verme.
Puoi dirlo forte.
Ci squadriamo dalla testa ai piedi. Lui porta jeans, una
canottiera rossa e sandali marroni. Dalla canottiera spuntano
fuori peletti neri e ha un orecchino con un diamante.
 incredibile. Finalmente ti vedo dice lui. Vieni, siediti.
Davvero non sei arrabbiato?.
Lauren, se ti ricordi bene, io volevo conoscerti. Invece
tu eri contraria.
 vero. Ti avrei avvisato, ma sapevo che il botteghino
era chiuso e non ho mai avuto il tuo numero di casa.
Sono sull'elenco dice lui.
Non ci avevo pensato.
Come detective, niente male.
Beh,  stato una specie di raptus. Avevo bisogno di alcune
informazioni e....
...ne avevi bisogno ieri conclude lui.
Esatto.
Riguarda quella ricerca che mi hai chiesto di fare?.
S. Ho bisogno....
All'improvviso Zsa Zsa Gabor incombe su di noi. David
dice Destiny, non posso lavorare in queste condizioni.
Cio, io non posso, proprio non posso.
Quali condizioni?.
Tesoro, mi hai promesso un camerino tutto per me e
devo ancora vederlo, per non dire occuparlo.
Des, te l'ho gi detto, lo stanno ancora preparando.
Scava scava, qualcosa troverai, vero? Quanto ci vuole
per preparare un fottuto camerino? Hai dato l'incarico a
degli ispettori del governo?.
Des, vorrei presentarti una mia amica.
David ci presenta. La sua mano  soffice e vellutata.
Incantata, davvero dice Destiny.
Sto per esprimere il mio incantamento ma Destiny mi interrompe.
David, una persona del mio calibro non dovrebbe dividere
il camerino con Sam Nunn. Lo sai come la pensa su
di me.
No, non lo so risponde David.
E allora sforzati, tesoruccio. Il punto  che io sono la
star. David, voglio dire, sono o non sono la star di questa
commedia tutta mamma e uccelli?.
Sei la star.
Allora dovrei essere trattata come tale. O mi date un
camerino entro domani, o vi pianto tutti, e questo  quanto.
Destiny esce impetuosamente.
Ah, i dolori e le tribolazioni del produttore/scrittore/regista.
Non ci pianter. E una parte troppo bella. Allora,
cosa volevi sapere?.
Lo informo sull'imprevedibile scoperta dell'esistenza di
due gemelle e gli chiedo chi potrebbe aver usato gli altri
pseudonimi e se ha un indirizzo di Sharon Sheedy.
Sharon Sheedy si fa chiamare Miranda Sheedy, Beth
Davey e Pam Rice. E l'indirizzo e gira la pagina del blocco,
Sheedy abita qui vicino, in Harrison Street. McCabe
abita su Sixth Street.
Questo lo so. Credo che lei sia quella morta. Devo parlare
con Sharon, che in realt  Helga, a meno che non sia Susie.
Eh?.
Non importa.
Mi fornisce l'indirizzo.
Beh, David, credo che adesso potr venire a vedere il tuo spettacolo.
Fantastico. Ti dispiace che ci siamo incontrati? Sar tutto come prima?.
Ci rifletto. Non sar diverso, adesso che ho una faccia da collegare alle lettere? Vedremo.
Io sono contento.
Mi alzo. Tu devi tornare alle tue prove e io devo scoprire quale gemella ha vinto il Toni.
NOTA: Riferimento al Toni Award, premio attribuito al miglior allievo del Carleton College (dipartimento di arte, musica, spettacolo). FINE NOTA.
Di fronte al suo sguardo perplesso mi rendo conto che
 troppo giovane per sapere di cosa sto parlando. Nessuno
dei due ha mai rivelato la propria et, e ora che lo vedo, direi
che non pu avere pi di trent'anni.
Sei ancora un bambino, vero?.
Ho ventotto anni.
Potrei essere sua madre? Dopo un rapido calcolo, decido
che s, potrei esserlo, ma avrei avuto sedici anni.
Tu sei sotto i trentacinque, vero? domanda David.
Adoro quest'uomo.
S, un po' sotto. Ti dispiace?.
Si mette a ridere. Per quanto mi riguarda, potresti anche
averne quaranta. Le sue braccia forti mi circondano,
stringendomi dolcemente.
Sono contenta che tu non sia un fanatico delle vecchiette
dico io.
Ci promettiamo di restare in contatto via modem e lo
ringrazio calorosamente delle preziose informazioni.
Uscita dal teatro, punto dritta verso downtown, Harrison Street.
...
.
...
Capitolo sedicesimo.
...
.
...
Non so quanto potr resistere in questo caldo torrido.
Chiss, con i pattini a rotelle soffrirei di meno? Potrei prendere
un taxi e metterlo in conto a Blackie, ma non tutti i taxi
hanno l'aria condizionata. E anche se ne trovassi uno, probabilmente
ci metterei mesi ad arrivare a destinazione.
Ehi, che ci fai da queste parti?  la mia amica Patty,
che sta portando a passeggio Lester, il suo cane.
Potrei farti la stessa domanda.
Io mi sono trasferita qui.
Una volta dissi a Patty che era bellissima, cosa che penso
tuttora, premettendo che non mi doveva fraintendere, e
lei non lo fece. Spesso abbiamo troppa paura di esporci, invece
bisognerebbe avere pi coraggio. Non mi pento di
averle fatto quel complimento e penso che a lei abbia fatto piacere.
Lester mi d un morso alla caviglia e io caccio un urletto patetico.
Smettila, Lester dice Patty, dandogli uno strattone.
Che cos'hanno questi cani lesbici? Questo  un westie.
Sono contenta di non averne. Quando Kip e io abbiamo
deciso di sposarci e di andare a vivere insieme, ci siamo ripromesse
anche di non avere bambini n animali. Allora
tra le coppie lesbiche non era ancora scoppiato il fenomeno
del boom delle nascite, ma conoscevamo alcune amiche
che avevano figli. Perch sono sempre dei maschietti?
Non importa dico stupidamente. Non  affatto vero
che non importa che Lester mi consideri il suo pranzo, perci
perch ho detto cos? E una sorta di risposta automatica,
come se Lester fosse il figlio di Patty e io non volessi offenderla. Assurdo.
Allora dice Patty, infilando una ciocca ribelle nella coda
di cavallo. Che cosa fai in questo quartiere?.
Non  che ci siamo incontrate a Toledo ribatto io.
Lei si mette a ridere. Non so perch, ma non riesco mai a immaginarti lontana da casa tua.
Patty, lo sai come mi guadagno il pane?.
Sei una detective.
E allora come potrei stare sempre chiusa in casa?.
Nero Wolf ci riusciva.
Wolf era il personaggio di un libro. Ancora la vecchia
solfa della fusione di arte e vita?
Lo so dice Patty, sorridendo.
Lester si avvicina pericolosamente al mio piede e Patty
lo strattona via.
Sai dove si trova Harrison Street? domando. Credevo
di saperlo, ma non riesco a trovarla.
 una piccola stradina curiosa, e se non la conosci 
impossibile trovarla. Mi d delle indicazioni. Ti stai occupando di un caso?.
S.
Posso venire con te?.
Assolutamente no.
Ci sei cascata. Anche se tu fossi Lew Archer, lo so che
non potrei venire con te.
Patty, ti  mai capitato di leggere dei gialli pi recenti?
Magari persino scritti da donne?.
Li ho letti tutti. Ci vediamo, dai un bacio a Kip dice e scappa via.
Harrison Street  una stradina corta che su un lato ha
numerose brownstone ristrutturate e sull'altro grattacieli.
Chanterelle, uno dei ristoranti pi cari della citt,  all'angolo
della strada. Il palazzo di De Niro  qui vicino e mi
domando se mi imbatter in Bobby. Scherzo. Anche se conoscevo
suo padre perch abitava sullo stesso pianerottolo della madre di Jenny. Ma forse non si pu dire che lo conoscevo.
Al numero 25 c' una casa in mattoni rossi, a tre piani.
Salgo i gradini e guardo l'unico campanello. C' scritto
Sheedy e Collins. Suono e immediatamente mi risponde
una voce che chiede chi sono. Mi presento e lei mi dice di aspettare.
Quando si apre la porta quasi svengo per il tanfo. Non ho dubbi sulla sua natura. Gatti.
La donna sulla soglia  minuta, il viso rotondo come un
uovo e la pelle sottile da cui traspaiono vene azzurrine come
fili delicati. Sotto i radi e scompigliati capelli bianchi si intravede
lo scalpo rosa. In braccio tiene un gatto arancione e
bianco, dal pelo lungo e la coda folta, e attorno ai suoi piedi
ne gironzolano parecchi altri di vari colori e dimensioni.
Dalla casa proviene un brusio continuo, come di persone
riunite a pregare. Ma io so che sono i gatti che miagolano.
Che cosa desidera? chiede con voce tremolante.
Lei  Sheedy o Collins?.
Collins.
La signora Sheedy  a casa?.
No.
Vorrei parlare con lei della signora Sheedy.
Oh, tesoro esclama enigmaticamente.
C' qualche problema?.
Lei scuote la testa. Entri. Il gatto mi soffia. Toto dico
a voce alta. Non siamo pi in Kansas. NOTA: Citazione dal Mago di Oz di L. Frank Baum. FINE NOTA.
Kansas?.
Fa niente.
La donna guarda dietro le mie spalle. Chi  Toto?.
Nessuno.
Non mi pare di avere un gatto che si chiama Toto.
Probabilmente no.
Seguo lei e sei gatti in un corridoio. La puzza di pip di
gatto mi d il voltastomaco. Entriamo in un salotto arredato
con mobili che un tempo dovevano essere stati pregiati,
e che sono ormai pi o meno rovinati. Altri gatti popolano
la stanza, troppi perch io possa contarli.
Quanti gatti ha, signora Collins?.
Oh, tesoro dice lei, e capisco che questo  il suo normale
intercalare. Tantissimi micetti, tantissimi.
 chiaro che nemmeno lei sa quanti. La signora Collins
accarezza il gattone arancio e poi lo fa scendere. Gus
sussurra lei.
Gus? il miagolio dei gatti si  fatto pi forte e devo urlare
per farmi capire.
Si chiama cos mi spiega, indicando la bestiolina che
si allontana. Sono tanto dipendenti, cos bisognosi di tutto,
che a volte non so proprio come far. Non puoi amarli tutti allo stesso modo, checch ne dicano. Il fatto  che
alcuni sono pi simpatici di altri. Prenda Taj, per esempio:
ha quasi sempre il muso ed  difficile dimostrarle affetto o
compassione. Phoebe, invece,  una delizia. Insomma, lei
mi capisce, vero, cara?.
Certo rispondo tutta seria.
E poi ci sono Sontag e Annie che non vogliono mai mescolarsi agli altri.
NOTA: Allusione a Susan Sontag e Annie Lebowitz FINE NOTA.
Hanno una spocchia, quelle due. Si
sieda, se riesce a trovare un angolino. Le scappa un sorriso.
Con mille cautele mi siedo in punta al divano martoriato.
La signora Collins  rimasta in piedi e tiene in braccio
un gatto tutto nero.
Lui  Wally.
Annuisco. Signora Collins, mi pu dire quando....
Mi chiami Win. Sarebbe Winifred ma mi chiamano
tutti Win. I miei genitori mi chiamavano Fred, ma non mi
piaceva. E arriccia il naso come se il nome Fred potesse
causare la stessa reazione del tanfo che si respira in casa.
Win, va bene. Quando  stata l'ultima volta che ha visto
Sharon?.
Lo sa,  strano che lei mi faccia proprio questa domanda.
Saranno cinque giorni che non la vedo. Credo stia
lavorando a un film.
E non si  preoccupata quando non l'ha vista rientrare
a casa?.
Oh, no. Ognuna ha la sua vita. A volte Sharon passa la
notte fuori. Ma devo ammettere che di solito non sta via
per tanto tempo.
Da quanto tempo vivete insieme?.
Oh, tesoro. Da un bel pezzo. Pi o meno otto anni.
Ha per caso una fotografia di Sharon?.
Perch dovrei? Spero che lei non pensi che siamo, insomma,
ha capito. E arriccia di nuovo il naso.
Partire lancia in resta o non partire? Questo  il dilemma.
Devo sempre fare la paladina del regno? Decido di lasciar
correre, a meno che lei non insista.
Sharon avr avuto senz'altro delle fotografie. Tutti gli
attori ce le hanno.
Avr avuto?.
Scusi?.
Avr avuto. Lei ha detto avr avuto. I suoi occhi celestini
si velano di ansia e quando il gatto salta gi dalle sue
braccia, le sue mani si affrettano verso i radi capelli bianchi,
le dita sottili li girano come per arricciarli.
S dico con calma. Credo sia morta. Cio, o lei o la
sua gemella, ancora non  chiaro.
La sua gemella?.
Non sapeva che Sharon aveva una gemella?.
Sharon non ha una gemella. Oh, tesoro, Sharon non ha
una gemella. Chi le ha messo in testa questa idea?.
 un fatto comprovato, signora... ehm, Win.
Comprovato? Che significa? Comprovato da chi?.
Win  agitata e parla in fretta. Comprendo il suo stato
d'animo, dev'essere terribile vivere con una persona per
otto anni e ignorare un fatto fondamentale come questo.
Cerchi di calmarsi. Come ha conosciuto Sharon?.
Avevo messo un annuncio e lei rispose. Ma, oh tesoro,
Sharon non ha una gemella.
Magari lei non lo sapeva suggerisco con delicatezza.
Io lo so. Non ha una gemella, ne ha due.
Colpita e affondata!
Non pu essere vero.
Tre gemelle?.
S, cara. Sharon, Susie e Samantha.
Samantha ripeto attonita. Mi pare di essere finita nel
bel mezzo di una soap opera. Sa se una di loro soffre di
amnesia?.
No, non credo risponde Win tutta seria.
Pi delle coincidenze, pi dei misteri, pi dei gemelli, io
odio i gemelli plurimi!
Anche Samantha  attrice?.
Non credo. Non so cosa faccia, non l'ho mai incontrata.
E allora come fa a sapere che esiste?.
Ne parlavano le altre due, Sharon e Susie. Sono state
loro a raccontarmi di lei.
Ma non hanno mai detto che mestiere facesse o dove
abitasse?.
Io non me lo ricordo.
Win, posso vedere per favore la stanza di Sharon?.
Oh, tesoro. Non so se dovrei. Sa, la privacy e tutto il
resto.
Sfodero tutto il mio tatto per rispiegarle la situazione.
Win, anche se riluttante, acconsente e mi precede in un
lungo corridoio che porta alla camera di Sharon.
Dentro la puzza di gatto  meno tremenda. Ci sono
bottigliette di deodorante dappertutto.  una camera piuttosto
spartana; un letto con un copriletto di ciniglia beige,
una cassettiera, un piccolo scaffale, un comodino e una
poltroncina di legno con braccioli che ha tutta l'aria di essere
scomoda.
Sul comodino c' un bicchiere vuoto, una scatoletta con
una decorazione a smalto che raffigura dei porcellini danzanti,
e un libro, Divine Victim, di Mary Wings. A pagina
89 c' il segnalibro della libreria Three Lives. Sharon era
una cliente delle J? Me lo appunto sul blocco.
Nella scatoletta ci sono tappi per le orecchie, tante palline
di cera che sembrano biglie di marmo. Mi viene in
mente che potrei trovarci delle impronte digitali, se mai ce
ne fosse bisogno.
Vorrei prendere questi tappi per le orecchie.
Oh, tesoro. E cosa dir Sharon quando torner a casa
e non le trover?.
Win  ancora sotto choc e rifiuta l'idea della morte. Non
so bene come procedere. Posso tentare di spiegarle di nuovo
oppure...
Win, mi assumo io tutta la responsabilit.
Ma a che le servono i tappi? Spero che Sharon ne abbia
altri.
Sono certa che ne avr altri. Di solito si tengono almeno
due confezioni di tappi.
E se non li ha?.
Andr tutto bene la rassicuro.
Lei annuisce incerta, non sono sicura che abbia compreso,
ma tiro avanti. Vorrei dare un'occhiata ai cassetti.
Con la mano Win si copre la bocca, smorzando un sospiro.
Questo mi sembra un po' troppo, cara, veramente
un po' troppo.
Mi vedo costretta a spiegarle la faccenda ancora una volta
e aggiungo che qualsiasi informazione o cosa rilevante
dovessi trovare, verr comunicata immediatamente alla
polizia.
Alla polizia? dice con tono allarmato.
S. Sono sicura che verranno qui non appena....
Verranno qui? Oh, Signore. No, non possono venire
qui. Non li lascer entrare.
Ha paura della polizia, Win?.
Si mette a bisbigliare come se nella stanza ci fosse qualche
estraneo. I gatti. I gatti.
Oh, non faranno caso a loro. Davvero.
Della gente... della gente orribile si  lamentata.
Ma non  una questione che possa interessare la polizia.
Ne  sicura?.
S. Adesso posso dare un'occhiata ai cassetti?.
Mi d il permesso. Trovo quello che stavo cercando nel
primo cassetto. Una foto dell'attrice. Una vagonata di foto.
Alcune hanno il nome di Sheedy, altre Davey, altre ancora
Rice. Ma l'immagine  sempre la stessa. Prendo la prima.
Gli altri cassetti non contengono nulla di interessante,
solo vestiti. Mi viene un'idea.
Win, si ricorda com'era vestita Sharon l'ultima volta
che l'ha vista?.
Oh, tesoro.
Win dev'essere una di quelle persone che non hanno gran
spirito d'osservazione, quando si tratta di esseri umani.
Forse dice lei. Se guardassi nel suo armadio.
No. Vorrei sapere che cosa indossava quando  uscita
l'ultima volta.
Ho capito ribatte irritata. Se guardo nell'armadio forse
potrei accorgermi se manca qualcosa, ha capito adesso?.
Ho capito e chiedo scusa per il mio tono condiscendente.
Apriamo l'anta dell'armadio. C' poca roba: tre abiti,
due gonne, quattro camice, un paio di jeans.
Win osserva a lungo, con l'intensit con cui si potrebbero
osservare le foglie del t o le carte dei tarocchi per leggere
il futuro. Poi batte le manine e si volta verso di me con
un sorriso che spezza il suo viso paffuto.
Un abito. Oh, Signore. S, sono sicura. Non c', me lo
ricordo bene quello l.
Quello l, quale?.
Quello bianco. Bianco con tanti cavallini azzurri.
Il mio cuore di detective fa una doppia piroetta. So di
averlo visto, ma dove? Non era sul cadavere nella roulotte
di Cybill. E poi mi viene in mente.
La donna nel cassonetto tra Eight Avenue e Twelth.
...
.
...
Capitolo diciassettesimo.
...
.
...
Raffaella's, su Seventh Avenue, a due isolati dalla libreria
Three Lives,  un locale aperto da un paio di anni. Ci
sono momenti in cui ho voglia di un vero caff, momenti
in cui non ho la forza di affrontare la scontrosit di Ruby
Packard, momenti in cui non sopporto di stare in un ritrovo
per sbirri.
Ho appuntamento con Cecchi da Raffaella's tra cinque
minuti. Percorro Seventh Avenue ancora stordita dalle novit
emerse durante l'incontro con Winifred Collins e
dall'idea che la donna nel cassonetto possa essere Sharon
Sheedy, il che potrebbe significare che la donna nella roulotte
di Cybill era Samantha e che Susie McMann  ancora
in giro.
Tre gemelle. La mia mente vacilla.
E allora perch Rebecca Black mi ha detto di avere solo
una figlia? Di sicuro, anche se nessun altro ne fosse a conoscenza,
lei lo saprebbe. A meno che...
Signora, mi scusi.... Giacca e cravatta, ben pettinato e
profumato. Una piantina in mano, un turista.
Mi fermo.
Le dispiacerebbe darmi un'informazione?.
Sorrido. Volentieri, se posso. Non  il mio forte. Devo
sempre chiedere a Kip che metro prendere, e in una zona
che non conosco non mi oriento mai.
Mi pu indicare la via per State Street?.
Buio assoluto. State Street? Non l'ho mai sentita, ma prima
che possa fiatare, il turista dice:
Ma s, State Street, la grande strada.
NOTA: Verso di Chicago, celeberrima canzone del 1922. FINE NOTA.
Oh, oh. Vuol dire a Chicago dico, veloce come un fulmine.
S. Ho visto un uomo danzare con sua moglie canticchia
e fa un bel sorriso genuino.
Come dire a questo tizio che  a New York? Ci provo.
Signore, lei non si trova a Chicago. Questa  New
York.
Mi guarda allibito, con la bocca aperta. Lei si sbaglia
mi dice.
No. Abito qui da molto tempo.  sempre una sorpresa
quando sono puliti, ben vestiti e pazzi.
Ma ieri sera ero a Chicago dice il tizio, smarrito.
E poi m'illumino. A Chicago, dove?.
A Parker House. Sono qui... ero l... sono qui per affari.
Ha bevuto un aperitivo o qualcosa del genere? chiedo
con la massima delicatezza possibile.
Per un attimo non capisco se  offeso o spaventato.
Un aperitivo conferma.
Forse pi d'uno suggerisco.
Oddio esclama.
E ora sono certa che ha avuto un'amnesia. Sa che giorno
 oggi?.
Certo ribatte indignato, raddrizzando le spalle. Non
so perch qui a Chicago la gente  tutta cos maleducata.
Mi gira intorno e riprende a camminare su Seventh Avenue.
Il fenomeno non mi  nuovo perch, anche se mia madre
non  mai finita in un'altra citt, mi  capitato di avere delle
conversazioni con lei al telefono, o di persona, che poi
non riusciva a ricordare. Col tempo ho capito che si trattava
di una sorta di amnesia. Con tristezza mi volto a guardare
quel tizio che si allontana. Ora lo aspetta il rimorso e il
senso di colpa e poi la promessa di non toccare pi un goccio
di alcol. Ma se non si fa aiutare, la prossima tappa potrebbe
essere Rhode Island o le isole Figi.
Quando arrivo da Raffaella's, Cecchi mi aspetta seduto
a un tavolo vicino alla vetrata.
Ho ordinato anche per te mi annuncia mentre mi
siedo.
Spero che non abbia ordinato nulla di cioccolatesco.
Anzi, spero di s.
Nel sottofondo, Streisand canta Flave I Stayed Too Long
at the Fair? Una delle mie preferite. Arriva il cameriere e
posa sul tavolino un cappuccino ghiacciato e un'enorme
fetta di torta al cioccolato. La guardo, poi guardo Cecchi.
Cosa c'? dice lui.
Non ho mai visto una fetta di queste dimensioni.
Mezzogiorno  passato, che male c'?.
Cecchi sa che mi sforzo di evitare il cioccolato prima di
pranzo e si rifiuta di prendere sul serio la faccenda del colesterolo.
Forse per colpa mia. Non mi sono dilungata molto
sull'argomento.
Vuoi che la mangi io? mi domanda, ridendo.
Va bene. Spero di farcela.
Allora, che novit? mi chiede.
Gli faccio un cenno con la mano e addento il primo boccone.
Meglio del sesso? Lasciamo perdere.
Hai identificato la donna nel cassonetto? gli domando.
No.
Io credo di s.
Solleva le mani per lo stupore. Quando gli passo delle
informazioni un po' gli fa piacere e un po' no. Come hai
fatto?.
Una botta di fortuna, Cecchi. Credo che si chiami Sharon
Sheedy. Dimmi una cosa.
Devo dirti una cosa? Cosa?.
Aveva una voglia sul palmo della mano a forma di
rombo?.
Cio, come quella dell'attrice, Shelley McCabe che poi
sarebbe Susie McMann?.
S, solo che non sono certa che sia Susie McMann.
Cosa?.
Non ci crederai, Cecchi.
Hai assolutamente ragione. Non ci creder.
Prima dimmi se la donna aveva una voglia.
No.
Oh. Sono delusa.
Non c'era perch della mano non era rimasto pi niente.
Perci non lo so.
Si sa da quanti giorni era morta?.
Tre o quattro.
Strano che nessuno l'abbia trovata prima, con tutti i
barboni che frugano nei bidoni e nei cassonetti.
Oh, probabilmente qualcuno l'avr trovata prima di
noi. Ma nessuno vuole immischiarsi, lo sai. Allora, dimmi
a che cosa non creder, che poi invece creder.
Tra un boccone e l'altro gli racconto tutto ci che ho
saputo.
Tre gemelle? esclama. Ma mi stai prendendo in
giro.
Magari. Sembra una soap o peggio.
Un film di De Palma. Gi facevo fatica a mandare gi
la storia delle due gemelle.
Anch'io.
Allora, quanti nomi abbiamo?.
Quelli veri o gli pseudonimi?.
Cecchi emette un gemito di sconforto.
A quanto pare, le sorelle sarebbero Sharon, Susie e Samantha.
Ma perch la madre avrebbe dovuto mentirti, e dirti
che aveva un'unica figlia?.
Ci ho pensato e credo ci sia una sola risposta: perch 
quello che crede.
Eh?.
Nicholas Parrish era ed  un uomo molto ricco. Lui era
il padre e come si sa, il denaro apre tutte le porte. Lui era
sposato, lei era sposata e allora lui non immaginava di poter
stare insieme a lei. E poi a quei tempi non erano in grado
di stabilire in anticipo se una donna avrebbe avuto un
parto trigemino n il sesso del bambino. Non ho conferme,
ma scommetto che Nick era in ospedale al momento
del parto e penso che abbia corrotto qualcuno per far dare
in adozione due delle tre figlie.
Aspetta un attimo. Vuoi dire che questo Parrish avrebbe
corrotto tutto l'ospedale?.
Forse. Oppure solo le infermiere e il dottore direttamente
coinvolti.
E poi? Le sorelle sono cresciute e si sono incontrate per
caso a una festa?.
Questo lato della vicenda non mi  ancora chiaro.
Dunque la madre, Rebecca,  convinta di avere una sola
figlia?.
Esatto.
E due figlie su tre sono state uccise?.
S.
Perch?.
Non ne ho idea.
Fantastico. E non sappiamo nemmeno per certo quali
delle tre siano morte, giusto?.
Giusto. Beh, io credo che Sharon sia quella trovata nel
cassonetto.
E Samantha?.
Forse  l'attrice.
Allora quella che stavi cercando all'inizio della vicenda,
Susie,  ancora viva?.
Non lo so. Credo. Qui le mie convinzioni vacillano.
Sputa il rospo, Laurano.
Afferro la borsa, tiro fuori la scatoletta con i tappi per le
orecchie e la consegno a Cecchi. Impronte digitali dico,
appena lui apre la scatoletta con i porcellini.
Ah. S, probabilmente ci saranno delle impronte intatte.
Bel lavoro. Dammi l'indirizzo della donna, di quel
Parrish e tutto il resto.
Obbedisco. Scolato il caff e spazzolata la torta, paghiamo
e usciamo.
Adesso dove vai? indaga.
Alla libreria Three Lives rispondo con un'aria candida.
Riesci a leggere in mezzo a tutto questo casino?.
Alzo le spalle.
Fammi sapere se scopri qualcos'altro. E grazie, Lauren.
Certo.
Mentre si gira lo sento borbottare: Tre gemelle. Riattraverso
Seventh e percorro la Tenth sul lato settentrionale
della strada. All'angolo con Waverly si trova il vecchio bar
Julius'. Esiste da quando sono a New York, anzi, da prima
che io arrivassi. Lo frequentavo per via degli hamburger,
che venivano serviti su fette di pane tostato e con molti cetrioli.
In sostanza,  un bar gay, un bastione della vecchia
guardia.  quel genere di locale che in Iowa considerano il
tipico ritrovo del Village: segatura per terra, un lungo bancone
di legno con un poggiapiedi di ottone, tavolini sfregiati,
e una puzza che  una via di mezzo tra l'odore di birra
rancida e il sudore maschile. Getto un'occhiata dentro e noto
che persino a quest'ora del giorno ci sono uomini che
sbevazzano. La sera ci sono spesso file interminabili, e tanti
turisti eterosessuali che vengono a curiosare per sentirsi
superiori. Attraverso Tenth Street ed entro in libreria.
Jenny, Jill, Hilary e Theo sono in servizio. Numerosi
clienti vagano tra gli scaffali, sotto l'occhio vigile di Jill, avvelenata
per i recenti furti che hanno inciso pesantemente
sui profitti. I libri d'arte sono sempre stati la sua specializzazione,
ma ora sono stati drammaticamente decimati per
via dei venditori ambulanti su Sixth Avenue che offrono gli
stessi volumi, rubati, a met prezzo.
Ho smesso da tempo di acquistare libri per strada, e anche
Richard, che sostiene che i suoi libri sono usati. E un
grosso problema e la polizia sta a guardare. A quanto pare,
i venditori ambulanti di libri godono di una libert assoluta.
Saluto le mie amiche e accarezzo Theo. A causa delle ristrettezze
economiche ci sono stati dei tagli al personale,
ma Hilary  ancora la responsabile.  bionda e quest'anno
porta la sua scultura vivente, ovvero i capelli, tagliati pari.
Gli occhi azzurro piscina brillano con intelligenza.
Ciao, Lauren dice Hilary dietro l'alto bancone di legno.
Rispondo al saluto. L'ambiente , come sempre, caldo e
meraviglioso come nessun'altra libreria in citt, e questo
perch Jenny ha progettato e costruito tutto l'arredamento.
Sembra di essere in una libreria inglese, che  esattamente
l'effetto che Jenny cercava.
Ho letto un libro che ti piacer da morire mi annuncia
Hilary. Si chiama Was ed  di Geoff Ryman, e parla
di... no, non ti sveler niente. Devi fidarti.
Mi fido sempre dico. Ce l'avete?.
Proprio qui.
Mi allunga un tascabile e mentre lo studio mi viene in
mente che dopo aver letto le prime recensioni, l'avevo aggiunto
alla mia lista dei libri da acquistare. Mettimelo in
conto dico.
Ecco fatto. Vuoi un sacchetto?.
No, Hil. Conosci una cliente che si chiama Sharon
Sheedy?.
Oh, certo. Una donna molto gentile.
S'intromette Jenny: A me non piace per niente.
A te non piace nessuno ribatte Hilary.
Non  vero. Ma Sheedy c'ha un'aria che mi puzza.
Hilary e io ci guardiamo perplesse. Jenny viene sempre
fuori con qualche descrizione interessante. Sar anche bizzarra,
ma io la capisco al volo.
Come Kathleen Turner, giusto? domando.
Esattamente risponde Jenny.
E allora partiamo in quarta e in men che non si dica siamo
piegate in due dal ridere e sghignazziamo urlando nomi
di gente comune e di celebrit che rientrano nella categoria.
Mickey Rourke!.
Jack Potter! un cliente.
Ann Flocks! una cliente.
Al D'Amato!.
Norman Mailer!.
Shelley Winters!.
All'improvviso Jill urla: Oh, no, non me la fai. E scatta
fuori dalla porta. Tutte noi, compresa Theo che sta abbaiando,
usciamo fuori a guardare Jill che trotta per West
Tenth Street, verso Sixth Avenue, dietro un tizio con un
impermeabile svolazzante.
A met dell'isolato, vicino al Ninth Circle Bar, il tizio supera
un gruppetto di uomini.
Jill urla: Fermatelo! Al ladro!.
Jenny commenta: Oddio, mi fa una paura del demonio
quando fa cos.
Gli uomini guardano Jill, poi il ladro, poi lo rincorrono.
All'angolo, di fronte all'edificio di mattoni bianchi, il ladro
inciampa e vola di testa dentro la vetrata. Sentiamo il fragore
del vetro che va in pezzi. Entrata dalla porta, Jill scompare
all'interno del palazzo. Dalla nostra postazione, di
fronte alla libreria, sentiamo gridare e sbraitare. Dopo qualche
secondo Jill riappare con un volume molto grande, presumibilmente
uno dei suoi costosi libri d'arte.
Al suo rientro, i proprietari degli altri negozi l'applaudono
e noi ci uniamo al coro.
Maledetto bastardo dice Jill col fiatone, rossa in viso
ma con l'aria soddisfatta. Spero che muoia dissanguato.
Via, non esageri la rimprovera una passante.
Oh, s invece insiste Jill. Questo libro costa settantacinque
dollari dice esibendo il libro ancora incellofanato
e schizzato di sangue.
Rientriamo tutte in libreria, con Theo che abbaia.
Theo, piantala dice Jenny.
Mi serve uno straccio per pulire questo sangue. Il lamento
della sirena di un'ambulanza ci passa vicino. Guardiamo
fuori e vediamo un'autoambulanza fermarsi dove il
ladro si  tuffato attraverso la finestra.
Non ci prover mai pi afferma orgogliosamente Jill.
Poi a voce pi bassa: C'era davvero una marea di sangue.
Forse si  tagliato un'arteria.
Jenny dice: Che t'importa? Spero che muoia dissanguato.
Jill ha un'aria lievemente sofferente. Avete presente
quando si dice l'eccitazione del momento?. La sua faccia
impallidisce e diventa bianca come un fungo spellato.
Dovevate vederlo. Tutta la gamba. Ges. Credo che sto
per vomitare.
Metti la testa tra le ginocchia le suggerisce Hilary.
Quello  per non svenire dico io.
Forza, Jill dice Jenny amorosamente. Vieni dietro al
banco e siediti. Theo, smettila. Jenny aiuta premurosamente
Jill, che stringe ancora il libro tra le braccia.
Ci affrettiamo tutte intorno al bancone per osservare Jill,
la nostra eroina. Io, per esempio, sono veramente ammirata
per la sua velocit, il coraggio e la tenacia.
Theo, piantala.
Quel mammalucco non voleva mollare il libro dice Jill.
Ci credi? Lui se ne sta l, per terra, col sangue che sgorga
dalla gamba, e si tiene il libro stretto come se fosse il passaporto
per il paradiso.
Adesso non ci pensare dice Jenny.
Perch? L'ho beccato quel piccolo bastardo, no?. I
suoi occhi verdi si illuminano e il viso riprende lentamente
colore insieme a un sorriso che non ha nulla da invidiare a
quello del gatto del Cheshire di Alice.
Ci congratuliamo tutte con Jill e finalmente Hilary riesce
a farle mollare il libro, che requisisce per pulirlo.
Anche se il tentativo di furto e l'azione eroica di Jill sono
l'evento del giorno, io per ho urgentemente bisogno
di informazioni. So che rischio di essere accusata di insensibilit,
tuttavia... Riguardo a Sharon Sheedy dico.
C'ha un'aria che mi puzza ripete Jenny automaticamente.
Esatto. E a parte questo?.
A volte ha soldi e compra libri in edizione rilegata, a
volte  in bolletta e compra tascabili.  una buona cliente,
non se ne va mai a mani vuote.
Perch questa conversazione mi suona familiare? L'avete
vista di recente?.
E da un po' che non la vedo dice Jenny.
Sar pi di una settimana, strano aggiunge Hilary. Lei
 una cliente da due-tre volte la settimana.
Per caso vi ricordate qual  stato l'ultimo libro che ha
acquistato?. Adesso ricordo perch questa situazione mi
sembra un dj vu: nel film c' una scena molto simile.
Io s dice Jill, rientrata in s. Gliel'ho consigliato io e
credo che quella sia stata l'ultima volta che  passata di qui,
se dici di non averla vista da pi di una settimana, Hil.
Che libro era? chiedo io.
Il nuovo romanzo di Mary Wing.
Divine Victim dico io.
Esatto.
Non avete mai notato nulla di strano in lei?.
Si guardano l'una l'altra, alzando le spalle.
C'ha un'aria che mi puzza ripete Jenny.
Oltre a questo, Jen.
Interviene Jill: E una persona piuttosto normale. A meno che tu non stia pensando a quella voglia a forma di rombo che ha sulla mano.
...
.
...
Capitolo diciottesimo.
...
.
...
Dopo la rivelazione di Jill sulla voglia a forma di rombo
di Sharon Sheedy,  abbastanza sicuro che  lei la donna nel cassonetto.
Informo Cecchi della faccenda e poi mi faccio un viaggio,
spaventosamente torrido ma tranquillo, in metropolitana.
Tranquillo significa che mi hanno chiesto l'elemosina
solo tre volte e che nessuno ha tentato di palparmi n di derubarmi.
Perch rimango qui? Una cosa  certa: non voglio
andare a vivere a tempo pieno in un paesino a nord di New
York. Nemmeno part-time. Eppure, per quanto ami la mia
citt,  sempre pi difficile viverci. Forse Kip e io dovremmo
studiare delle alternative.
Adesso devo scoprire se l'attrice morta, conosciuta come
Shelley McCabe, era Samantha o Susie McMann. A
parte il fatto che Blackie mi paga per trovare Susie, o per
trovare il suo assassino, adesso sono preoccupata perch se
fosse viva, sarebbe in pericolo. Qualcuno vuole morte le gemelle Parrish.
Negli ingordi anni Ottanta, l'Upper West Side tent di
copiare SoHo. Non funzion. Dei negozi di SoHo aprirono
una filiale anche in questo quartiere, ma lo spirito  diverso,
fu solo un'operazione di facciata. Questa zona era
appannaggio di una popolazione anziana, mentre ora sono
sbarcati anche i giovani. Tuttavia queste strade fanno subito
venire in mente gli scialli per la preghiera e le vecchie medicine di un tempo.
Sono venuta in questa parte della citt per incontrare
Doyce Schroeder, l'agente, nella speranza che lui getti un po' di luce sui fatti.
Doyce abita al quarto piano, come indica il nome sul
citofono, di una palazzina costruita dopo la guerra. Suono il
campanello. Mi risponde una flebile voce femminile, io mi
qualifico, e mi apre la porta. Mi arrampico sulle tre rampe
di scale, e quando arrivo all'appartamento 4G una catenella dondola dietro la porta socchiusa.
Riesco a vedere un occhio e un pezzo di naso. Si fanno cos gli affari?
Come faccio a sapere che lei  chi mi dice di essere? mi chiede la donna.
Le passo la mia carta d'identit.
La donna me la restituisce, chiude la porta, sgancia la catenella,
riapre e mi fa entrare in un corridoio buio. I miei occhi
ci mettono circa otto settimane ad abituarsi all'oscurit.
La donna  pi bassa di me, cosa che mi rende sempre
nervosa, visto che io sono avvezza a guardare dal basso in
alto. Sar pi o meno cinquantenne. Porta un semplice maglione
verde e una gonna. Ha una faccia lunga e sottile; sottili
occhi azzurri mi lanciano rapide occhiate.
Le chiedo come si chiama.
Marissa Anders.
Un bellissimo nome.
Non si preoccupi.
Di far che? chiedo, veramente perplessa.
Non cerchi di intortarmi. Sono immune alle adulazioni,
 meglio che glielo dica subito.
Lo pensavo davvero.
Non pertinente. Desidera incontrare il signor
Schroeder?.
 qui?.
Forse s, forse no.
Perch non mi capitano mai delle segretarie normali?
Ma, dopo tutto, che significa normale? Allora, quale dei
due forse?.
Non si chiede quale dei due quando uno ti dice forse
s, forse no. Sua madre non gliel'ha mai detto? La mia me
lo ripeteva sempre. E poi bisognava aspettare per vedere
quale dei due sarebbe stato.
Va bene. Cosa devo fare per scoprirlo?. Pavento la
risposta.
Specifichi il motivo della sua venuta.
Desidero parlare con il signor Schroeder.
Mi fissa come se non avessi capito il protocollo in uso.
Forse non l'ho capito.
In altre parole dice lei, non mi vuole far sapere perch
desidera vederlo?.
Esatto.
Un sorriso viscido le fa raggrinzire la pelle del viso. Fa
l'attrice, vero? Non lo neghi. So che ho ragione. Crede che
sia stata la sua segretaria per vent'anni per niente? Oh, li conosco
tutti, i trucchetti, carina. Tecnici per riparare la linea
telefonica, quelli del censimento, pony express. Devo per
ammettere che questa  nuova. E niente male. Una detective.
Ci sarebbero cascate quasi tutte le segretarie.
Perch mi ha fatto entrare se non crede che io sia quella
che dico di essere?.
La donna sospira. Ha insistito lui. Non si pu mai dire
ha detto. Mi segua.
Percorriamo il buio corridoio che sfocia in un salotto incredibilmente
luminoso e accogliente, dove si trova la scrivania
della signora Anders. Le pareti sono tappezzate di
fotografie di donne e uomini che presumo siano clienti di
Schroeder. A una prima occhiata, non ne riconosco manco
uno.
Allora, vuole compilare un modulo e lasciare delle fotografie?
chiede la donna.
Signora Anders, non sono un'attrice. Sono una detective
e ho bisogno di fare alcune domande al signor
Schroeder su una sua cliente.
Sul serio?.
Sul serio.
Anders ci rimugina sopra e alla fine dice: Vado a vedere
se  in ufficio. Mi dia il suo biglietto da visita. E chi sarebbe
questa cliente?.
Susie McMann.
Anders inarca le sopracciglia sottili. Poi scivola dentro
una stanza. Mentre aspetto passeggiando, mi studio bene
le foto in bianco e nero. Solo due mi sembrano vagamente
familiari. Due donne.
C' qualcosa negli occhi di una delle donne, apparentemente
sulla trentina, che mi punzecchia, come se li avessi
gi visti. L'altra donna  pi giovane ma la foto  pi vecchia,
risale pi o meno agli anni Cinquanta. Potrebbe essere
una delle tre sorelle? C' una vaga somiglianza con la
foto di Sharon, ma solo vaga. D'altra parte  una vecchia
foto.
 strano che io non riesca a riconoscere nemmeno una
di queste facce, visto che sono un'appassionata di cinema
e che ci passavo le giornate davanti allo schermo, prima
che il biglietto costasse settecento dollari.
Anders torna nella stanza.
Indicando la pi giovane delle donne, chiedo: Come si
chiama?.
Allison Mayer.
Ha un'aria familiare.
Perch non dovrebbe? E un'attrice.
Ma non sapevo il suo nome.
E lei chi sarebbe, Pauline Kael?.
NOTA: Celebre critica cinematografica. FINE NOTA.
L'ignoro. E una foto di tanti anni fa, vero?.
Lei alza lo sguardo. Adesso che lo dice, s, direi di s.
Non so perch non ne abbiamo una pi recente.
Mentre sono sul punto di domandarle il nome dell'altra
attrice dall'aspetto familiare, Anders mi comunica: Ha
detto che la riceve.
Bene. Grazie.
Riceverebbe pure Godzilla borbotta Anders mentre
mi conduce all'ufficio. Bussa una volta e spalanca la porta.
Entro e la porta si chiude alle mie spalle.
La stanza  quasi interamente occupata da un gigantesco
tavolo da biblioteca che sostituisce la scrivania. Schroeder
non  dietro il tavolo. Quando mi giro a destra e lo vedo,
quasi sobbalzo, ma mi controllo appena in tempo.
Schroeder, in sedia a rotelle,  completamente avvolto in
coperte da cui sbucano fuori solo la testa e le braccia. Porta
un maglione marrone che lascia scoperte mani raggrinzite
dalle dita sottili. Ma a inquietare di pi  il volto. Perch
mostra segni evidenti della sua malattia.
Non sono gay afferma.
Mi dispiace per lei mi scappa. So perch ha fatto questa
dichiarazione ancor prima dei convenevoli, e la cosa mi
irrita anche se  malato.
Non sono stato contagiato perch sono gay.
Sta parlando di AIDS. E consapevole di avere quell'aspetto
devastato, tipico della malattia, e non vuole che io prenda
fischi per fiaschi, Dio solo sa perch.
Signor Schroeder, mi dispiace molto che lei sia malato,
ma il suo orientamento sessuale non mi interessa.
Lei ha gi conosciuto mia moglie, Marissa insiste lui,
come se questa fosse una prova incontrovertibile della sua
natura eterosessuale.
S, l'ho conosciuta.
Siamo sposati da ventidue anni.
Congratulazioni.
Mi lancia un'occhiata da dietro gli occhiali senza montatura.
Sulla testa, ciuffetti di capelli come germogli di alghe.
Difficile immaginare quale fosse il suo aspetto un tempo,
perch ora i suoi lineamenti sono molto marcati e la
pelle  grigiastra. Il mio pensiero va a Tom e alla decisione
presa insieme a Kip, ma scaccio subito questo pensiero.
E non sono nemmeno un drogato afferma Schroeder.
Ha forse fatto la doccia insieme a qualche soldato,
quando era nell'esercito?. So che non dovrei, ma il suo atteggiamento
mi fa venire i nervi.
Esercito?.
Come si  preso la malattia? Una trasfusione?. Ne
dubito.
No. Una puttana.
E ci dovrebbe fargli guadagnare punti nella categoria
macho? Dovrei nutrire sentimenti diversi perch quest'uomo
sposato ha contratto l'AIDS andando a letto con una
puttana?
Quella maledetta troia bastarda.
Come prevedibile, il signor Schroeder non si assume alcuna
responsabilit.
Spero che sia gi crepata dice amaramente.
 probabile.
Bene. Tanto perch lei non si faccia venire strane idee
in testa.
Per esempio, che lei  gay dico io.
Esatto. Si passa la punta della lingua sulle labbra
secche.
Fargli un corso accelerato o no? Che senso ha? Questo
omofobo sar presto nella tomba. Impassibile, decido di
procedere oltre,  la situazione a richiederlo.
Signor Schroeder, vorrei farle qualche domanda su una
sua cliente, anzi, su alcune sue clienti.
Informazioni riservate dice lui con aria grave.
Susie McMann.
S,  mia cliente. Non  saltata gi dalla nave come molte
altre quando questo.... E agita un pugno molle verso il
proprio corpo come se fosse una bacchetta magica, ma non
succede niente.
Vuol dire che i suoi clienti se ne sono andati non appena
venuti a conoscenza della sua malattia?.
L'avevo detto di non essere gay.
Forse ai loro occhi non era importante.
Allora, che vuole sapere di Susie?.
Per caso sa dove si trovi adesso?.
Lui ignora la domanda. Sono io che le ho rimesse insieme.
Il mio cuore di detective si mette a ballare.
Cosa vuol dire?.
Una storia incredibile. Vuole accomodarsi?.
E mi indica un'altra poltrona.
Lei non ci creder e il suo sorriso ha il bagliore di un
bisturi.
Sentiamo. Io so bene che gli creder.
Quando Susie si present qui da me, quasi svenni perch
avevo un'altra cliente che era la sua copia precisa.
Sharon Sheedy.
Gi dice, deluso. Se la conosce gi la storia, che vuole
da me?.
Non so la storia. So che erano tre gemelle.
Due gemelle mi corregge. Almeno questo era quello
che pensavo allora. Ma Susie negava di avere una gemella.
Cos prendo la cartella di Sharon e le mostro la foto. Susie
impallidisce, manca poco che sviene. Cristo, me lo ricordo
come fosse ieri.
Il suo sguardo si fa assente, so che  perduto nel passato.
Aspetto.
Il tempo  una cosa curiosa dice lui.
In che senso?.
Ho trascorso gran parte della vita a sperare che il tempo
passasse veloce, pensando che se avessi superato questo o
quello, poi sarebbe stato diverso. Continuavo ad aspettare
che cominciasse la vita vera e ora  quasi finita. E non sapevo
che era gi cominciata. Non perda tempo ammonisce il
signor Schroeder.
Ci provo rispondo con sincerit.
Bene. A che punto eravamo rimasti?.
Susie e Sharon.
Ah, s. Fissai un appuntamento e quando si incontrarono
capirono subito che era vero. Che erano due gemelle.
Solo che non lo sono. Inarca le sopracciglia per infondere
un'aria di mistero alle sue parole. Decido di dargli
soddisfazione.
Non sono due gemelle?.
No. Dunque, pensavano di esserlo ma poi una sera scoprirono
che non era cos. Erano al ristorante e chi ti arriva
con passo baldanzoso?.
Chi?.
La terza gemella.
Trasalisco come di dovere.
S, lo so. Sembra la trama di un B-movie, vero?.
Se lo dice lei.
Ma questa non fa l'attrice.
Oh. Ho un brutto presentimento. Ci significa che
Susie  morta.
Almeno non lo era quando la incontrarono. Era grafica
o una roba del genere. Ma le ragazze le parlarono di me e anche
lei divent attrice. La cosa buffa era che questa Samantha
aveva sempre desiderato recitare, ma non ne aveva mai avuto
il coraggio, finch le altre due la spinsero a tentare.
Quando accadde?.
Vediamo, saranno otto, dieci anni.
Dunque, signor Schroeder, queste donne non sapevano
di essere gemelle, avevano tutte un nome che iniziava
con la s e diventarono tutte attrici,  cos?.
S e no. Non sapevano di essere gemelle, a questo ci arrivo
subito, e non avevano tutte dei nomi che iniziavano con
la s, salvo Susie, che divent Shelley. Fui io a inventare, per
caso, lo pseudonimo Sharon, il suo vero nome era Helga
Werthan. Chiunque capirebbe che non  un nome adatto
per fare l'attrice.
E come mai l'ha chiamata Sharon Sheedy?.
Suona bene, no?.
Annuisco. Susie le ha raccontato di Parrish?.
Parrish? Chi  Parrish?.
Credo sia il padre delle tre gemelle.
No. Il padre era Burke. Fu Susie a scoprire la storia. A
quanto pare, il vero padre era un tale che si chiamava
Burke, un ricco figlio di puttana, che compr il silenzio di
tutto l'ospedale e diede Helga in adozione. Lo stesso accadde
a Samantha, che venne chiamata Nora Kassenbaum.
Quando intraprese la carriera di attrice, us il cognome da
ragazza della madre adottiva, Wilson. Samantha Wilson. Io
scelsi per lei il nome di Samantha, e le ragazze si divertivano
all'idea di avere tutte dei nomi con la s.
Dovrei essere stordita, ma non lo sono.
Cercai di farle lavorare come trio, ma non c'era richiesta.
Nemmeno una stupida pubblicit.
Sa dove si trovino adesso?.
Certo. Sono ancora il loro agente.
Conosce gli indirizzi di casa?.
Certo, ma  strettamente riservato.
Signor Schroeder, due delle tre gemelle sono state
uccise.
Oh, gesummaria. Quali delle tre?.
Non ne sono sicura, ma credo si tratti di Sharon e Samantha.
Ha detto che lavora ancora per loro: per caso ne
ha piazzata una in qualche film, di recente?.
Samantha. Le riprese sono al Village.
Del film Ti lascer sempre?.
Gi, esatto.
Sono contenta che Susie non sia morta; mi dispiacerebbe
per Blackie.
Era chiaro che sarebbe successo afferma Schroeder
sprezzante.
Come dice?.
Giravano vagonate di soldi. Quando ci sono vagonate
di soldi, gli omicidi non meravigliano nessuno.
Saprebbe dirmi chi, quando e dove?.
Forse.
Oh, no. Mi sta chiedendo la mazzetta? Che significa
forse, signore Schroeder?.
Ho un sacco di conti d'ospedale da pagare.
Ne sono certa e mi dispiace, ma non le posso offrire pi
di cinquanta.
D'accordo dice lui, allungando una mano tremante
col palmo in su.
Gli mollo i bigliettoni, prendendo nota mentalmente di
aggiungerli al conto spese di Blackie. Dunque, stava dicendo....
Tutto quel che so  questo: Susie venne allevata dal padre
perch sua madre scapp via con Larry Burke. Susie
non sapeva di avere due gemelle ma sapeva che Burke, il
vero padre, era ricco e straricco. E che sua madre, Harriet,
viveva con lui.
Burke e Harriet? E questi chi sono? E Parrish e Rebecca che fine hanno fatto? Qui i conti non tornano.
Si  mai presentata a... Burke e Harriet?. Ricordo che a Parrish era scappato di dire che Susie era una donna attraente e poi non sapeva pi che pesci pigliare per spiegare come l'aveva saputo.
Certo. Susie and a trovarli nella loro casa a Central Park West.
Ora torna. Per qualche ragione, Susie non voleva usare i loro veri nomi.
Le dissero che un giorno avrebbe ereditato tutto.
E le gemelle?.
Susie non ne parl ai Burke. Mi disse che se loro se n'erano liberati al momento della nascita, beh, questo era il loro desiderio.
Perch Susie raccont proprio a lei tutta questa storia?.
Mi fissa come se fossi pazza. Un agente, o almeno questo
agente,  come un padre per i suoi clienti. Susie sapeva
che non avrei aperto bocca con le altre due. Entre nous, capisce?.
Lascio perdere le correzioni. Ma Sharon e Samantha
non desideravano incontrare i loro veri genitori?.
Susie disse che erano morti.
...
.
...
Capitolo diciannovesimo.
...
.
...
Dire che dopo questa notizia sono sconvolta,  dir poco.
Il fatto che Susie abbia inventato dei nomi falsi per i genitori
e abbia raccontato alle sorelle che erano morti, e che
ora entrambe le sorelle siano state assassinate, e che a Susie
fosse stata promessa l'intera eredit, mi spinge alle peggiori
conclusioni. Il killer potrebbe essere Susie McMann.
Schroeder mi ha dato il suo indirizzo. Susie vive downtown,
su Broadway, tra Eight Street e Washington Place.
Ma prima ho appuntamento dal parrucchiere. Gi, anche
le detective ogni tanto si fanno tosare. All'uscita della
metropolitana di Sheridan Square, un tizio dalla barba lunga
mi aggancia: Mi dai qualche spicciolo cos mi compro dell'erba?.
Devo ammettere che come approccio  senz'altro originale,
ma per problemi di coscienza non posso contribuire all'acquisto di droghe.
Se possibile, evito Greenwich Avenue perch mi fa venire
in mente Megan. Per Rose e Margie hanno aperto un
negozio proprio l, perci che ci posso fare?
Il Salone XLS  al secondo piano, sopra un negozio che
cambia continuamente gestione. In questo periodo  occupato
da un corniciaio. Rose  l'unica persona al mondo che
sa tagliarmi i capelli come voglio io. Trovare la parrucchiera
giusta  come trovare la giusta analista.
Entro nel negozio e Rose e Margie mi salutano. Sono entrambe
portoricane e vivono qui da parecchi anni. Si sono
conosciute quando frequentavano la scuola per parrucchieri.
Margie  la pi giovane, Rose era divorziata e pensava
di essere eterosessuale finch Margie non le rub il
cuore. Conosco per filo e per segno la loro storia, dal
corteggiamento in avanti. Prima erano proprietarie di un salone,
poi andarono a lavorare sotto padrone e ora si sono messe di nuovo in proprio.
Il locale  un grande salone rivestito di specchi, le solite
poltrone da parrucchiere, caschi per la permanente e molte piante.
Margie, la pi bassa delle due, ha una corporatura un
po' tozza, un viso carino con occhi di un marrone intenso
e una gran massa di capelli ricci e neri.  sempre spumeggiante, in qualsiasi occasione.
Come sta Kip? chiede Margie.
Bene.
Salutala da parte mia.
Lo far.
E vado a farmi lavare i capelli da una lavorante. Mi piaceva
di pi quando lo faceva Rose, ma ora per lei sarebbe sconveniente.
Quando ha finito, la ragazza mi annoda un turbante
sulla testa e mi accompagna alla postazione di Rose.
Come stai, Lauren? chiede Rose.
Le rispondo che tutto fila liscio. Rose ha superato i cinquanta,
 nonna, e ora sta attraversando un periodo di
cambiamenti. Anche lei ha capelli ricci e neri, ma ora si intravedono
dei sospetti fili grigi. Sia Rose che Margie sono
perennemente a dieta e c' sempre qualche crisi che sconvolge la loro vita.
Come sta Kip?.
Tutto bene. Tutte e due adorano Kip.
Rose si china su di me e mi sussurra: E allora, com'?.
Kip?.
Cybill Shepherd.
Perch parli sottovoce?.
Beh mormora lei, guardando la mia immagine riflessa
nello specchio, lo capisci, no?.
A Rose piace sussurrare. Forse  il risultato di anni di segreti,
per gli altri e anche per lei.
 molto simpatica. Una persona semplice e alla mano le dico.
Oh, sono pazza di lei. A me e Margie ci  piaciuto da morire Moonlighter. E ho sentito dell'omicidio sussurra Rose. La conoscevi, Lauren?.
No.
Noi s.
Le afferro la mano sul punto di dare la prima sforbiciata.
Conoscevi Samantha Wilson?.
Tutte e tre. Venivano tutte da Rose. Dimmi una cosa, Lauren, e le altre due gemelle?.
Mi sento male a doverle rivelare la verit. Ne sono state uccise due.
Sobbalza, portandosi una mano al viso. No mormora.
Quali?.
Sharon e Samantha, credo.
Oh, mio Dio. Margie, vieni qui grida.
Margie accorre e Rose le racconta ci che ha saputo. Gli
occhi di Margie si fanno grandi e tondi, come quelli di un
cartone animato. Lo sapevo mormora.
Sapevi cosa? chiediamo in coro Rose e io.
So quello che so risponde enigmatica.
Rose e io ci guardiamo attraverso lo specchio. Rose mi
lancia un'occhiata come per dire: Che ti aspetti da una tipa
simile.
Margie, non fare cos. Se sai qualcosa, tirala fuori. Lauren
 una detective.
Pensavo che fosse una lesbica dice Margie, mettendosi
a ridere istericamente.
Tutt'e due dice Rose.
Esatto convengo io. Allora, cosa sai, Margie?.
A Susie non piacevano le altre due. Secondo lei erano...
attrici di livello inferiore, cos diceva.
Il mio cuore di detective sta sprofondando. Non voglio
che Susie sia il killer. Non voglio dover riferire una notizia
simile a Blackie. Non che io creda che si possa ammazzare
una persona solo per mancanza di talento. Beh, a pensarci
bene... no, piuttosto l'inverso.
Che cos'altro diceva? chiedo.
A che proposito?. Margie si ficca una sigaretta in
bocca.
Qui dentro, no la ferma Rose, alzando l'indice.
Mica l'accendo.
Non provarci.
Non ci provo.
Beh, guai a te.
Le interrompo: Margie, Susie ti ha per caso detto qualcos'altro
sulle... sulle altre due?.
L'unica cosa che ha detto  che un giorno, presto, sarebbe
andata a Parigi, in Francia.
Perch?.
Perch, ha detto, un giorno sarebbe diventata molto
ricca.
Oh, mio Dio. Ti ha detto come?.
S. Diceva che aveva dei genitori straricchi e che avrebbe
ereditato una fortuna.
Rose formula la mia prossima domanda. E Sharon e Samantha?.
Zero.
Che significa zero?.
Zero significa zero. Le altre due non beccavano niente.
Ti ha detto come mai?.
Faceva una smorfia quando glielo chiedevo. Ehi, forse
le ha uccise lei, tutte e due.
Non dirlo, Margie.
Margie fa spallucce.
 una peste commenta Rose a proposito della sua partner.
Dice tutto quello che le passa per la testa, ovunque e
a chiunque. Come se stesse parlando di una bambina.
Chiss, Rose. Tutto  possibile, vero, Lauren?.
Gi. Tutto rispondo. Le parrucchiere hanno fama di
avere la lingua lunga. Ne hai mai parlato con Sharon o
con Samantha?.
Di che cosa? chiede Margie.
Di quello che ti aveva detto Susie.
No, mai. E vuoi sapere perch?.
S.
Perch le altre due non nominavano mai i genitori. Sostenevano
che i genitori erano morti, cos ho intuito che
c'era sotto qualcosa e non volevo certo mettermi in mezzo.
Rose dice, leggermente seccata: E perch non mi hai
detto niente?.
Non lo so. La sigaretta spenta ballonzola tra le labbra
di Margie, che sembra davvero perplessa. Poi sorride mestamente.
Mi sa che me ne sono dimenticata.
Margie, come hai potuto dimenticare una cosa tanto
importante? la rimprovera Rose.
Avevo per la testa cose pi fantastiche.
Per esempio?.
Per esempio, te risponde Margie e le scocca un'occhiata
seducente, poi le d un buffetto sul mento e schizza via.
Dopo quest'ultima novit su Susie mi sento a pezzi, ma
per il momento non posso far altro che abbozzare e consegnarmi
alle forbici di Rose.
Nel tragitto da Greenwich a Sixth Avenue, la giornata si
arroventa ulteriormente. Vorrei essere in spiaggia. Spero di
convincere Kip a prendersi una vacanza in agosto a North
Fork. Sar meglio che mi dia da fare.
Gli affari degli ambulanti, da Eighth Street fino a dove
arriva lo sguardo, vanno a gonfie vele. Non lo capisco. Ti
aspetteresti che quelli della libreria Dalton's protestino
contro la vendita di libri nuovi di zecca, probabilmente rubati,
davanti al loro negozio. E invece nessuno apre bocca.
Davanti a Blockbuster Video ci sono due bancarelle di
novit librarie. Non dovrei. Non ho nemmeno tempo. E comunque
non otterrei di sicuro una risposta sincera, perci
che senso ha? E assolutamente inutile. Chi me lo fa fare?
Scusi dico alla donna dietro al tavolo di cartone.
S?.
Dove li prendete questi libri?.
Come dice?. La donna mi squadra come se le avessi
fatto una domanda di fisica quantistica.
Sono tutti volumi rilegati, appena usciti. Alcuni sono in
libreria da pochi giorni. Dove li prende?. Perch lo faccio?
Allora, vediamo, lei vuole sapere dove mi procuro questi
libri rilegati,  cos?.
Annuisco.
La venditrice tira fuori una lunga sigaretta marroncina
dal pacchetto infilato nella tasca della maglietta turchese,
la batte sul tavolo e se la infila in bocca, ci avvicina un fiammifero
acceso su un'unghia rosso fiammante, inala profondamente
e soffia il fumo in aria, sopra di lei.
Dunque dice lei, lei vuole sapere come mi procuro
questi libri. Beh, adesso glielo spiego. Io ho questo amico
che ha un amico che ha un amico che conosce un tizio che
conosce un altro tizio. Mi segue?.
Certo.
E quel tizio, l'ultimo della lista, quel tizio conosce una
donna che conosce una donna che conosce....
Non importa la interrompo.
No, adesso aspetta. Voleva sapere e io sto cercando di
spiegarglielo.
Ho cambiato idea. Il mio unico desiderio  di sganciarmi
dalla donna, ma lei allunga la mano e mi artiglia il
braccio nudo, le sue unghie come piccole lance lillipuziane.
S, per io no. Cio, non ho cambiato idea. Ho deciso
di darle una risposta e ora mi ascolta.
L'ascolto con le sue unghie piantate nella carne.
Dunque, stavo dicendo....
Da non crederci: riprende la tiritera dall'inizio, dal primo
amico. Alla fine arriva al punto in cui l'avevo interrotta.
...una donna che conosce un bambino. Quel bambino
ha un buon amico che lavora in un magazzino. Un magazzino
di libri. E quell'amico, nel magazzino, vende i libri al
bambino, che....
E ripercorre tutta la sequenza nella direzione opposta.
Non potrei giurarci, perch non me la ricordo bene, ma
credo che non abbia dimenticato nessuno. Al termine, mi
sorride angelicamente.
Grazie le dico.
Sempre a disposizione. E mi molla il braccio.
Sappiamo entrambe che non mi sogner mai pi di rivolgere
una domanda simile a uno di loro. Sentendola ridacchiare,
mi allontano verso Washington Square. Mi
monta su una rabbia terribile.
Va bene, sono stata umiliata da una ladra.
E allora?
Come mai sono cos furiosa?
Perch ho fatto una cosa stupida. E lei ha avuto la meglio.
La fontana del parco di Washington Square sprizza acqua
come se avesse il singhiozzo. Qualche bambino corre
sotto i fiotti d'acqua e molta gente prende il sole seduta sul
bordo, si asciuga, insomma se la prende comoda. E questo
mi irrita ancora di pi.
Domanda: perch questa gente pu permettersi di non
lavorare?
Risposta: perch  pi furba di me.
Adesso sono veramente furibonda. Quando arrivo all'angolo
tra Washington Place e Broadway, potrei rompere la
testa a qualcuno. E allora cosa faccio? Do in escandescenze,
come direbbe Kip.
A pochi metri di distanza dalla libreria Shakespeare's c'
un tavolino dove giocano alle tre carte. L'imbonitore, un
omone grande e grosso, tenta di abbindolare la gente e
sposta le carte. Davanti al tavolo c' una piccola folla: una
donna, due uomini, e la vittima, un ragazzo sui diciassette
anni, che sta per scommettere un centone.
Non farlo urlo al ragazzo. Nessuno ci fa caso, tanto
meno il ragazzo, cos mi avvio su Broadway. Quando mi
volto e vedo che il ragazzo sta tirando fuori la banconota,
pronto a dirle addio, non lo sopporto. Torno sui miei passi
ma vengo intercettata da un marcantonio.
Vedi di smammare mi dice.
Cosa?.
Smamma.
Ma che sta dicendo?.
Sai benissimo cosa sto dicendo.
Ha la testa lucida come una palla, ciglia folte e la pelle arrossata,
come se si fosse dimenticato di spegnere la lampada
abbronzante. Porta una canottiera e i muscoli del braccio
hanno l'aria cattiva. Ma basta questo a fermarmi? No.
In qualche modo riesco a a scansarlo e torno al tavolino, dove
urlo di nuovo al ragazzo di non buttare il suo denaro.
Questa volta si gira una donna, mi afferra per il colletto
e mi sbatte in faccia il suo viso nero. Bellezza, togliti dai
coglioni se non vuoi farti male.
Mi lasci dico.
Fila. La donna molla la presa e fa qualche passo indietro.
Con una rabbia a duemila, tocco il braccio dell'imbroglione.
Lui si gira verso di me.
Non mettermi le mani addosso, tu.
 stata lei a mettermi le mani addosso mi difendo debolmente,
indicando la donna.
Ti conviene filare, perch nessuno mi mette le mani addosso.
Noto che sia il ragazzo sia l'imbroglione si sono ripresi
il denaro. Aspetta un momento, ragazzo, non badare a
questa pazza.
Il ragazzo, col berretto messo all'incontrario, mi guarda.
Io scuoto la testa per dire di no. L'imbroglione parla sottovoce
facendomi la doccia con la sua saliva. Vuoi vivere,
cretina, allora gira i tacchi e vola.
Gli credo e faccio come dice. Ma la rabbia non mi  passata
e mi metto alla ricerca di un poliziotto. Lo trovo?
Chiaro che no. Arrivata ad Astor Place, superata la mia
meta da un bel pezzo, vedo un telefono e mi avvicino per
chiamare la polizia, ma non ho spiccioli. Allora comincio a
calmarmi.
Sono fuori di zucca?
Questa  gente pericolosa. Con tutto quello che si 
scritto e detto sulla truffa delle tre carte, chi credo di essere
per salvare i soldi di quel ragazzo? Chi sono io per salvare
quel ragazzo?
UNA PAZZA.
Ecco. Va bene. Raffreddo i mie bollenti spiriti. Almeno
dentro di me. Fuori, sono in un bagno di sudore per la rabbia
e il caldo. Mi fermo e mi guardo attorno, immobile. Questa
zona di Broadway  uno schifo. Tra un McDonald's, un
Wiz, fast-food vari, un Reeboks, eccetera, si incistano palazzine
a pi piani. La gente ha sborsato un sacco di dollaroni
per poter abitare in questa strada chiassosa e caotica.
Il civico  il settecentoventidue. Lo cerco e lo trovo stritolato
tra due negozi.  un edificio stretto di otto piani.
Scorro la lista dei condomini. Eccolo: Susie McMann.
Pi facile di cos.
...
.
...
Capitolo ventesimo.
...
.
...
Senza grandi speranze, mi attacco al campanello del
quinto piano. Mi rispondono al volo. Dal citofono una voce
femminile mi chiede chi sono e io fornisco le mie generalit.
Il portone si apre.
L'ingresso  angusto. Oltre alle cassette della posta, c' un
ascensore fermo al piano. Premo con forza il pulsante nero.
Non succede nulla. Dopo un attimo, l'ascensore parte e si
ferma al quinto piano. Sento la porta che si apre, si chiude,
e poi comincia a scendere. Quando aggredisco un'altra volta
il pulsante nero, mi accorgo che c' un lucchetto. Misure
di sicurezza niente male in questo edificio. Di solito al pianoterra
si entra in ascensore, che viene chiamato su dall'inquilino.
Qui il sistema  diverso.
L'ascensore si apre e io salgo. Non mi scomodo neanche
a premere il pulsante del quinto piano, tanto so che la corsa
 manovrata dall'alto. Lentamente, parte. Mi sento un
po' emozionata al pensiero che finalmente incontrer Susie,
la persona che cerco. Mi pagano per questo.
Quando la porta si apre, lei  l ad aspettarmi. Non ci si
pu sbagliare,  identica alle sorelle e ricorda vagamente
quella vecchia foto che mi ha mostrato Blackie.
Mi domandavo quando sareste arrivati dice con una
voce melliflua. Ma ovviamente mi aspettavo la polizia.
Perch non si  messa in contatto con loro?.
Susie sfodera un sorriso seducente. Perch facilitargli il lavoro?.
Al termine di questo incontro, chiamer Cecchi e gli
dar l'indirizzo di Susie. Esco dall'ascensore e mi fermo in corridoio.
Come l'ha saputo? chiedo.
Winifred Collins, per dirne una. E poi dell'omicidio
sul set ne hanno parlato tutti i giornali. Pensa che ignori il
nome d'arte di mia sorella? Mi sa che io sono la prossima.
Non sembra molto preoccupata.
Vuole entrare?.
La seguo. Indossa una maglietta Gap color pesca e dei
pantaloni di cotone leggero marroncino. Anche se  in ottima
forma, non riesce a nascondere una pancetta da mezza et.
Susie apre la porta del suo appartamento. Il salotto 
ampio e arieggiato. Piante verdi ovunque messe in risalto
dall'arredamento bianco. Susie mi guida fino a un divano
rivestito di tela per tende.
Posso offrirle qualcosa da bere?.
Declino l'offerta e lei, alzando le spalle, si accomoda su
una poltrona bianca a schienale alto. Sull'enorme tavolo di
marmo nero in mezzo a noi, oltre a un certo numero di riviste
accuratamente sparpagliate in modo che sia leggibile il
nome della testata, un romanzo di Sue Dunlap con un segnalibro
a met del volume. Chiss se l'ha comprato dalle J.
Piace anche a lei? domanda Susie, accortasi che sto
guardando il libro.
A dire il vero, s. E anche al presidente Clinton.
Gi.  stato il motivo che mi ha spinto a comprarlo. 
in gamba, quella scrittrice. Lei fa la detective e le piacciono
i gialli?.
A me piacciono tutti i generi.
Susie sorride. Anche a me. Quando ero piccola leggevo
persino le scritte sulle scatole di cereali. Sono cresciuta
con un padre che considerava leggere i libri un'attivit analoga
all'adorazione del demonio.
E sua madre?.
Susie, incupita, non risponde. Quando cominciai ad
andare a scuola, non mi fermai pi. Non facevo che portare
a casa libri della biblioteca. Credo che mi abbiano salvata
i libri.
Salvata da cosa?.
Dalla morte cerebrale... no, dalla morte spirituale.
E come mai?.
Susie reclina la testa di lato e mi fissa. E dai, lei  una
detective e probabilmente sa gi tutto di me.
Non vale la pena fingere di non capire. So alcune cose
di lei, ma non tutto.
Ma lei conosce la mia storia, no?.
In parte. Non so nulla di suo padre.
Quello vero o il patrigno? domanda lei.
Patrigno. Per la prima volta mi rendo conto della mia
beata ignoranza su questo fronte. Ma lei credeva che
quello fosse il suo vero padre, non  cos?.
Sono sempre circolate delle voci. In un paesino, alla fine,
vieni a sapere tutto. Ma sono cresciuta con il mio patrigno,
quel bastardo.
Perch dice cos?.
Perch William McMann era proprio questo, un bastardo.
Oh, non mi ha mica messo le mani addosso o fatto
niente di simile. Era soltanto la persona pi perfida e maligna
che si possa incontrare.
Perch ha conservato il suo cognome? domando.
E che cognome dovevo usare, Parrish?.
Per il momento, lascio correre.
Di certo non mi sarei fatta chiamare Black, e poi ho
usato per lo pi nomi d'arte. Ma, Cristo, McMann era il
mio cognome legale. Le dir cosa c'era di sbagliato in McMann,
che  la stessa cosa che ha mandato in malora il
mondo. La religione. William McMann era religioso. Susie
alza gli occhi al cielo.
Credo di capire.
Pu darsi. La vita di questa gente molto religiosa era
basata sull'odio. Mica tutti, ovvio. Esistono tantissime brave
persone che sono religiose. E poi ci sono quelle come
McMann. Era un vero capolavoro. Chiunque la pensasse in
maniera differente da lui, aveva torto. Era una specie di Pat Buchanan giovanile.
NOTA: Politico americano, candidato alla presidenza nel 2000, antisemita, razzista, filofascista. FINE NOTA.
Ridiamo entrambe.
Perch mi viene da ridere? dico. Buchanan mi terrorizza.
Perch  lesbica?.
Questa battuta mi spiazza perch io non le ho manifestato
le mie preferenze sessuali e nemmeno ho l'aspetto tipico
di una lesbica. S. La turba?.
Che  lesbica? No. Dovrebbe?.
No. Ma alcune persone si turbano.
Idioti.
E Sharon e Samantha? Loro si sarebbero turbate?.
No. Almeno non credo. Comunque a volte avevo dei
dubbi su ci che succedeva tra Sharon e Winifred. D'altra
parte, le patatine a cui erano interessate avevano tutte quattro
zampe. O cos sembra. E scoppia a ridere sguaiatamente.
Resto leggermente stupita di fronte a tale volgarit, e mi
domando se in fondo sono una puritana o sono solo delicata.
Tento di immaginare di essere descritta come una
donna delicata, e non ci riesco. Il che significa che probabilmente
sono una puritana. Come Buchanan?
Susie mi legge nel pensiero. Mi trova scurrile, eh?.
No, affatto, io....
Invece s.  vero. A volte mi prende una cosa dentro e
sbotto. Non so da dove venga. Di sicuro, non da William
McMann.
Forse da sua sorella maggiore butto l.
Quale sorella maggiore?.
Almay.
Chi?.
A Stone Ridge c' una persona che dice di essere sua
sorella e di chiamarsi Almay McMann.
Mai sentita nominare.
Me l'aspettavo. Le racconto il mio incontro con questa
misteriosa Almay.
L'hanno presa in giro.
 evidente. Ma chi?.
 lei la detective replica Susie come se fosse la prima
a dire questa battuta.
Comincio a pensare che questa impostora non abbia
particolarmente a cuore i suoi interessi, Susie.
Poco ma sicuro commenta Susie.
Chi, nella Ulster County, sapeva effettivamente che voi
eravate tre gemelle?.
Dunque, mio padre e il personale dell'ospedale che fu
prezzolato da mio padre quando noi nascemmo.
Come pot ottenere il silenzio dell'intero ospedale?.
Era un uomo ricco e potente e poi, da quanto ho capito,
si trattava solo del personale della sala parto.
L'ha saputo da Parrish?.
S.
E Rebecca... sua madre, non sapeva che aveva avuto un
parto trigemino?.
In breve, no.
Lui le nascose la nascita delle altre due bambine?. Mi
sembra una cosa sbalorditiva e molto sleale.
Ricco e potente ripete Susie, con un pizzico di disprezzo.
E sia a me che a mio padre non sembrava molto
ragionevole rivelarle la verit dopo tanto tempo.
Visto che Rebecca avrebbe voluto incontrarle, e che lei
aveva raccontato a Sharon e a Samantha che i vostri genitori
erano morti aggiungo io.
S, e anche per il fatto che a lui non ho mai detto che
noi tre ci eravamo ritrovate.
Non ha voluto che si conoscessero per via del denaro,
dell'eredit?.
Perch no? ribatte sulla difensiva.
Se Parrish era all'oscuro, perch Susie avrebbe dovuto
uccidere le sorelle? Per un momento mi pare che questa
considerazione la scagioni da ogni accusa, ma poi mi rendo
conto che lasciare vive le sorelle sarebbe stato rischioso.
Ma Susie ha detto che teme per la propria vita.
Chi ci guadagna con la sua morte? le domando.
Non conosco i termini del testamento.
Ricordo che quando tirai fuori l'argomento Blackie, Rebecca
disse a Nicholas che avrebbero avuto qualcuno a cui
lasciare il patrimonio. Che effetto le ha fatto incontrare
sua madre dopo tanti anni?.
Non l'ho incontrata. Mio padre e io abbiamo tenuto
nascosta a mia madre la mia esistenza.
Sono allibita. Cio lei si  incontrata con suo padre in
segreto?.
S.  una relazione molto clandestina mi schernisce.
La verit  che l'ho visto una sola volta.
Come mai?.
Susie si alza e va verso una finestra. Dandomi le spalle,
dice: Forse non gli ho mai perdonato di aver appaltato le
mie sorelle. E non posso perdonare nemmeno lei, per questo
non voglio vederla.
Perdonarle cosa?.
Susie si volta. Di avermi abbandonata con McMann. Se
non mi avesse lasciato con McMann non avrei mai sposato
Harold.
Perci quando Doyce le present le sue sorelle, lei sapeva
gi della loro esistenza da Parrish.
Esatto.
Ma lei ha raccontato alle sue sorelle che i vostri genitori
erano morti?.
S.
Le hanno creduto?.
Perch non avrebbero dovuto?. Susie alza le spalle.
 possibile che una delle due, o tutt'e due, abbia scoperto
che lei mentiva?.
Non vedo come. Dissi loro che eravamo nate nel Connecticut
e che siamo state tutte adottate. Il nostro vero nome
era Burke, quello di mamma Harriet, del padre Larry,
che io li avevo rintracciati ma erano morti. In un incidente
stradale.
E suo figlio, Susie? le dico a bruciapelo. Adesso dove
si trova?.
Perch non me lo dice lei?.
Furbetta. Che cosa le fa supporre che dovrei saperlo?.
Per eliminazione. Se Harold fosse ancora vivo, non credo
si darebbe pena di assumerla, i miei genitori non l'hanno
assunta, e....
Avevo capito che ha visto suo padre solo una volta.
 cos. Ho parlato a Nicholas al telefono.
Perch?.
Mi ha chiamato per riferirmi della sua visita. Era preoccupato
per me.
 tutto quello che le ha detto, che avevo fatto molte domande
su di lei?.
S, non sapeva chi l'avesse assunta. Io l'ho capito subito,
ma sono stata zitta. Mi ha anche detto che lei si  offerta
di chiedere al loro nipote se era disposto a incontrarli.
Franklin adesso sar un uomo, perci dev'essere lui. Lei mi
giudicher una merda per averlo abbandonato cos.
Mi sforzo di non giudicare.
Si sforza?.
Non sempre  possibile ammetto.
Posso soltanto dire a mia discolpa che avrebbe dovuto
trovarsi al mio posto. Dovevo scappare e sapevo che non
avrei potuto occuparmi del bambino da sola. Anche se con
me era infame, Harold amava quel bambino. Pensai che
con lui sarebbe stato meglio.
Proprio come sua madre quando la lasci con William
McMann.
Mi guarda stringendo le labbra. Questo  un colpo
basso.
Mi scusi. Non volevo. Forse non ci aveva pensato e forse
potrebbe capire meglio sua madre se tenesse conto di
questa analogia.
Per lei  un'analogia.
Sospiro perch ha ragione.
Torniamo alle sue sorelle. E se di recente avessero scoperto
la menzogna, che i vostri genitori sono vivi e ricchi.
Cosa sarebbe successo?.
Assolutamente impossibile.  odioso dire questo della
mia stessa carne, ma le ragazze non brillavano per arguzia,
mi capisce?.
La seguo.
Si fidi. Samantha era cresciuta in mezzo a dei deficienti
e Shelley a dei cretini. E come se non bastasse, tutt'e due
hanno vissuto la loro infanzia nel New Jersey.
Decido di tacerle che anche io vengo da l. Ho le mie
buone ragioni per detestare il New Jersey, ma di fronte a
questi attacchi, mi ergo paladina. Faccio la finta tonta.
Che vuol dire? Cosa c'entra il New Jersey?.
 mai stata da quelle parti?.
In realt, s. Un sacco di gente simpatica e intelligente
viene dal New Jersey. Non posso crederci che sto difendendo
quello stato.
Ne nomini una.
Thomas Edison.
Un'aberrazione afferma lei.
Che problemi ha con il New Jersey?. Se mi sentisse
Kip, le prenderebbe un attacco di riso isterico.
Nessun problema...  solo che odio quello stato.
Perch?.
Si  mai accorta che puzza?.
Lasciamo perdere taglio corto, intuendo che la sua
antipatia per il New Jersey si basa su fattori irrazionali.
Lei non sembra molto sconvolta dalle loro morti.
Adesso  diventata il guru della sofferenza?.
Ha ragione. Ciascuno vive il lutto a modo suo. Mi viene
in mente Megan. Non c' ragione che Susie soffra come me
e non ho la pi pallida idea di come si senta dentro. Forse
questa indifferenza esibita  solo una difesa.
Come si sente per questi omicidi?.
Male.
Le ha uccise lei?.
S.
Cosa?.
C' cascata esclama ridendo.
Non mi sembra divertente.
Se vuole la verit, nemmeno a me. Ma deve ammetterlo,
mi ha fatto una domanda stupida.
No, non devo ammettere niente ribatto. Si chiede
sempre. In realt,  da tanto che volevo farle questa domanda.
Sar, ma  stupida. Se le avessi uccise, glielo direi?.
Forse.
Ha visto troppi film dice Susie e ridacchia. Le ho
detto che ho paura. Potrei essere la prossima vittima. Anzi,
sono sicura di esserlo.
Perch?.
Perch dovrebbero voler uccidere Samantha e Shelley
e risparmiare me?.
In effetti.
Ecco. Ehi, in fondo non  cos scarsa come detective.
Le sembra possibile che qualcuno abbia scoperto la vostra
identit e stia cercando di farvi fuori per accaparrarsi
tutta l'eredit?.
In breve, s.
Chi potrebbe essere?.
La mia sorella maggiore, Almay?.
Ha detto di non avere una sorella maggiore.
Forse mi sbaglio replica lei.
Non si sbaglia. Ho controllato.
Non capisco. Perch una persona dovrebbe fingere di
essere mia sorella, o la figlia di mia madre?.
Non ne ho la certezza, ma comincio a pensare che questa
Almay sia la chiave.
Di cosa?.
Dell'omicidio delle sue sorelle. Quando ci fu l'incidente
con la sua macchina, c'era Betty Rosner alla guida,
vero?.
Vero conferma Susie, solo lievemente sorpresa. Me
la chiese in prestito quella notte per andare a trovare Bud
McMann, il suo amante. Bud era sposato, ma quell'estate
lui e Betty erano innamorati persi. Ebbe l'incidente mentre
andava all'appuntamento con lui. Tutti credettero che
dentro la macchina ci fossi io, perci mi sembr un buon
momento per tagliare la corda da Stone Ridge.
Bud McMann sapeva che non era lei.
Penso di s.
E lei dove si trovava?.
Anch'io avevo un appuntamento galante. Betty mi ci
accompagn e subito dopo ci fu l'incidente.
Cio, anche lei aveva una relazione?.
Annuisce. L'accordo con questa persona era che ci saremmo
ritrovati qui a New York e poi saremmo andati insieme
a Hollywood. Non si  mai fatta vedere. Probabilmente
era troppo difficile, avr avuto paura di lasciare la
famiglia.
Chi era il tale?.
La tale. Susie sorride. Anne McMann.
...
.
...
Capitolo ventunesimo.
...
.
...
Dopo aver comunicato a Cecchi l'indirizzo di Susie,
m'incammino verso casa ripercorrendo mentalmente i fatti
nuovi emersi nella chiacchierata con Susie, in particolare
la sua storia con Anne McMann. Posso capire che Anne
McMann abbia negato di conoscere Susie;  chiaramente
ancora terrorizzata che salti fuori la storia di questa sua relazione
con una donna. Bud sapeva del rapporto tra Susie
e Anne? Se lo sapeva, si  guardato bene dal farmelo intuire.
Ma perch? Incredibile a dirsi, ma mi toccher mettere
in agenda un altro viaggetto verso nord. Una gita di un
giorno. Da sola, questa volta.
Visto che ho rintracciato Susie, dovrei avvertire Blackie.
Lui mi ha dato l'incarico e io l'ho portato a termine. Tuttavia,
lui  uno dei sospetti. Se le tre gemelle fossero morte,
non sarebbe stato lui a ereditare il malloppo? Ma come
poteva sapere delle tre gemelle?
Susie confider a suo figlio di essere lesbica? E, nel caso,
come reagir Blackie? Non senza qualche problema,
immagino. Un ometto tosto come Blackie probabilmente
sar orripilato. Ma non si pu mai sapere. Potrebbe anche
rivelarsi un liberale sotto mentite spoglie.
Quando svolto nella mia strada, non ci sono roulotte n
troupe visto che, ora mi ricordo, questo pomeriggio stanno
girando in St. Luke's Place. Sono felice, come se la loro
assenza mi avesse restituito il possesso della casa.
Quando entro in cucina, Kip sta leggendo il giornale.
Spero ardentemente che non mi tocchi una tirata delle sue.
La pulizia etnica la infiamma.
Prova a indovinare il tema di Oprah di oggi chiede Kip.
Sono sicura che non ci riuscirei mai.
Il complesso prematuro di Edipo e il danno nella vita dell'aldil.
Sul serio? Non capisco nemmeno cosa voglia dire.
No, scherzavo. Scoppia a ridere. Ci sei cascata.
In realt, no.
Invece s.
La guardo. Io non sono mica caduta.
Non prenderla alla lettera.
Non  questione di prenderla alla lettera. All'improvviso
mi torna in mente il tono in cui Susie mi ha risposto
C' cascata, alla mia domanda se aveva ucciso lei le sorelle.
Ma che dici?.
Se io ti chiedo se hai fatto una cosa che hai fatto e tu mi
rispondi s e io ti credo, si pu dire che io ci sono cascata?
Si dice che uno ci casca quando una persona racconta una
balla a un'altra e questa la prende per buona, giusto? Cio,
se l'hai fatto davvero, e lo ammetti, e poi dici ci sei cascata,
lo scopo  quello di confondere chi ti ha fatto la domanda, no?.
Non ci capisco niente.
Nemmeno io, ma quell'espressione di Susie mi fa pensare,
come se ci fosse qualcosa di falso. Vedi, il tuo ci sei cascata era....
Oh, per favore, Lauren.
Oh, oh. E questo? C' qualcosa che non va?.
Perch? domanda lei con innocenza.
Perch? Per il modo in cui hai detto Oh, per favore,
Lauren, ecco perch.
Adesso non cominciare.
Non cominciare cosa?.
A immaginare cose risponde Kip.
Non ti rendi conto del tono che hai usato.
Siamo alle solite. Io lo dico in un modo e tu lo senti in un altro.
Non ho sentito in nessun altro modo ribatto io.
Succede sempre. Ci fraintendiamo e poi ci scanniamo.
 vero che succede spesso. A lei e anche a me. Ci capita
di interpretare male un tono o un'inflessione, ma oggi, anche
se posso aver esagerato con la storia del ci sei cascata,
bolle veramente qualcosa in pentola. Allora, non c' nulla che ti turba?.
Nulla ribatte lei con un'allegria fasulla.
Adesso sono sicura che ce l'ha con me. Ma onestamente
non so perch. Far finta di niente finch lei non sar disposta
a tirarlo fuori... almeno questo l'ho imparato in tutti
questi anni. Che cosa c'?. Non riesco a trattenermi.
Cosa ho fatto?.
Piuttosto, cosa non fai sibila Kip.
Cosa non faccio?.
Kip mette gi il giornale. Hai un'idea di quanto sia aumentata
la nostra assicurazione sanitaria?.
DENARO!
Dovevo immaginarlo. E un vero problema tra noi, anche
se di solito riusciamo a non farlo esplodere. Il fatto  che
Kip ha tanti soldi e io no. Niente di nuovo. Possiamo andare
d'amore e d'accordo per secoli, senza che questo problema
incida nella nostra vita, e poi all'improvviso qualcosa
la fa imbestialire. Oggi  l'assicurazione sanitaria.
Visto che siamo libere professioniste, ci coster ottomila
dollari l'anno... a testa. Il che significa sedicimila dollari
l'anno, Lauren.
So contare.
Non  divertente.
Non mi diverto.
Hai idea a quanto ammontano le spese mensili? Basterebbe
il mutuo su questa casa per far tremare i polsi a qualsiasi
persona ragionevole.
Kip, sei stata tu a voler acquistare questa casa. Lo sapevi
che io non potevo permettermelo. Io collaboro come
posso. Tento di controllare la mia voce.
Non ti  mai venuto in mente che potresti trovarti un
vero lavoro?.
Per esempio?.
Non lo so. Non hai imparato niente all'universit?.
Tutto questo  ridicolo. Ho quarantacinque anni, chi
cavolo credi che mi assumerebbe?.
Perch non provi con l'editoria? Ti sei laureata in
inglese.
Primo, alla mia et, nessuno ti assume con uno stipendio
di primo impiego e, secondo, non ti pare ci siano eserciti
di persone pi qualificate di me? E terzo, sono una detective,
un'investigatrice privata. Questo  il mio lavoro,
Kip.
E i guadagni sono scarsi.
A volte. In alcuni anni,  vero. Ma faccio altre cose.
Per esempio?.
Per esempio, mi occupo della casa da cima a fondo.
Ma guarda. Posso rammentarti che abbiamo una donna
di servizio?.
Pulizie a parte, io faccio la lavatrice, la spesa, cucino
quasi sempre io, telefono io quando si tratta di informarsi
sulle rate dell'assicurazione o sulle tasse, inseguo l'idraulico
o l'elettricista, insomma, in generale mi occupo di tutto,
Kip. Tu cosa fai?.
Pago.
 una risposta cos perfida che mi lascia senza parole.
Ma poi mi riprendo: Se fossimo eterosessuali, litigheremmo
per queste cose?.
Ma non lo siamo e non so come sarebbe.
Non  che io passi le mie giornate sul divano a leggere
e a succhiare caramelle. Quando si tratta di guadagnare, ce
la metto tutta. Non guadagner mai tanto come te, e questo
l'hai sempre saputo. Anzi, Kip,  stata tua l'idea che io
diventassi investigatrice privata.
Allora non potevo immaginare che sarebbe andata
cos.
Cos come?.
Cos, che tocca sempre a me pagare tutto.
Kip, non  nemmeno del tutto vero. Tu hai finanziato
l'acquisto della casa, che  la tua casa, come non perdi occasione
di farmi notare, e....
Quando mai?.
Per esempio quando litighiamo e tu mi dici: Sparisci
dalla mia casa.
Sai benissimo che non lo penso dice Kip.
Secondo te, come mi sento in quei momenti?.
Ormai dovresti averci fatto l'abitudine.
Invece no. Niente di nuovo. Queste baruffe scoppiano
quattro o cinque volte l'anno, e ogni volta mi fanno sentire
uno straccio. Kip, se potessi fare qualcosa per aumentare
il mio reddito, lo farei. Ma cosa vorresti, che mi
mettessi a lavorare in un McDonald's?.
Saresti sottoimpiegata e poi lo stipendio  troppo basso.
Esatto. Pago met della bolletta del telefono e dell'elettricit
e....
Come fai a sapere cosa paghi?.
 stata tua l'idea di unire i conti bancari contrattacco
io.
In realt, l'idea era di William.
E tu eri d'accordo. Allora eravamo sposate da otto anni
e lui ci fece notare che, siccome la nostra aveva tutta
l'aria di essere una relazione a lunga tenuta, era insensato
avere conti separati, dividere le bollette, ecc.
Beh, forse non fu una grande idea ribatte Kip seccamente.
Vuoi dividere di nuovo i nostri soldi? Adesso? In autunno
saranno quattordici anni che stiamo insieme.
Penso che dovresti darti da fare per aumentare il tuo
reddito.
Per esempio?.
Fatti tuoi, Lauren.
La odio. Mi alzo e punto verso la porta.
Immagino che adesso ti andrai a consolare con una
ciambella o un altro dolce.
Fatti miei, Kip.
Hai ragione. Se vuoi intasare le tue arterie e crepare,
sono fatti tuoi. Di colpo appoggia la testa sulle braccia incrociate
sul tavolo, e partono dei singhiozzi.
Kip non usa trucchetti simili. In un secondo sono da lei.
Cosa c'?.
Kip mormora qualcosa.
Mi inginocchio, la costringo a girarsi verso di me e l'abbraccio.
Anche se ancora mi brucia, intuisco che dev'esserle
successo qualcosa di terribile. Racconta la invito.
Tom geme Kip.
Cosa? chiedo spaventata.
Oh, Lauren mormora lei, guardandomi. Sam ha
chiamato questa mattina. Lo porta qui oggi per farlo ricoverare
in ospedale.
Mi sento svenire. Che significa?.
Sta molto male. Sam ha detto che Tom voleva tornare
a casa.
Visto che San Francisco  stata la casa di Tom per tanto
tempo, se vuole tornare qui significa che sente che la fine 
vicina. Sono passati tre anni da quando gli  stato diagnosticato
l'AIDS, e chiss a quando risale il contagio. Sapevamo
che prima o poi questo momento sarebbe arrivato, ma
quando succede non sei mai preparato.
Dio mio, Kip  tutto quello che riesco a dire.
Mi sembra impossibile, Lauren.
Anche a me. Ce la faremo.
S, ma lui no. Ho tanta paura sussurra Kip.
Hai tutte le ragioni del mondo per aver paura.
E se, quando lui lo chieder, noi non ce la sentiamo?.
Vuoi fissare un altro incontro?.
Ormai siamo d'accordo. Sarebbe inutile risponde
Kip, sconfortata.
Non c' nulla di deciso una volta per tutte. E Tom ha
sempre detto che ciascuno di noi poteva cambiare idea.
Non ho mai creduto che lo pensasse davvero dice lei.
Lo so.  vero. All'inizio, quando in nove accettammo
di aiutare Tom a morire, lui ci disse che non avrebbe costretto
nessuno a mantenere la promessa. E anche se non
fu detto, sono certa che nessuno di noi la consider una
possibilit; sapevamo tutti che Tom si aspettava che nessuno
si sarebbe tirato indietro. Mi  sempre parsa una frase
che Tom riteneva di dover dire.
Quando arrivano? domando.
Kip d un'occhiata all'orologio. Tra un'ora. Andranno
direttamente a Sloan-Kettering.
E poi?. In ospedale sar impossibile.
Immagino che dopo aver fatto gli esami e tutto il resto,
quando avranno fatto tutto il possibile, lo dimetteranno e
Tom e Sam si trasferiranno nel loro appartamento. Kip si
alza in piedi, si asciuga gli occhi sulla manica. Gli ho detto
che ci vediamo in ospedale, va bene?.
Certo.
Il caso pu aspettare.
Tom ha un aspetto terribile.  la prima volta che lo vedo
in questo stato. Ho l'impressione che toccandolo potrei
spezzarlo, o ferirlo. Nel viso devastato gli occhi infossati
sembrano enormi. Non di meno trapela tutta la sua dolcezza.
Seduto dall'altra parte del letto, Sam stringe la mano ossuta
di Tom. Non ha un aspetto molto migliore di Tom, ma
 chiaro che la malattia non c'entra, ma  piuttosto la
preoccupazione, la paura, il terrore.
Tom  stato ricoverato due ore fa e non  ancora comparso
nessuno dello staff medico. Tipico e irritante, ma
non sorprendente. Con questa peste abbiamo tutti imparato
a conoscere gli ospedali, e concordiamo sul fatto che
una visita, passi, ma meglio evitare i ricoveri. Avendo imparato
che anche le scenate isteriche sono inutili, non ci resta
che aspettare.
Tom, vuoi qualcosa da bere? chiede Sam.
No, grazie. La voce ha perso il suo bel timbro caldo e
ora risuona acuta e metallica.
Io vorrei una Coca dice Sam. Lauren, mi accompagni?.
Certo. Capisco al volo che Sam ha bisogno di una
pausa e ne approfitta per lasciare da soli fratello e sorella.
Percorriamo il corridoio in silenzio, le nostre scarpe da
ginnastica squittiscono sulle mattonelle. Sam si  tagliato a
spazzola i suoi lunghi capelli neri. Mi domando se l'abbia
fatto per mostrarsi solidale con Tom, che ha perso i capelli con la chemio, ma non mi sembra giusto chiederglielo.
Hanno diritto alla riservatezza sulle loro scelte private;
adesso gliene  concessa ben poca in altre sfere.
In ascensore continuiamo a stare zitti e ascoltiamo gli
altri.
Lui: Senti, Bruce riuscir a ottenere la casa, non ci possiamo
fare niente.
Lei: Non  giusto.
Lui: Da quando conta ci che  giusto?
Lei: Ma tu sei il figlio maggiore.
Lui: Bruce  il preferito.
Lei: Non  vero.
Lui: E allora perch lui si becca la casa?
Lei:  il preferito.
Lui: Non  giusto.
Arriviamo al nostro piano. Quando le porte dell'ascensore
si richiudono, Sam e io ci guardiamo negli occhi e
scoppiamo a ridere. Lui mi butta un braccio al collo e sghignazzando
entriamo nel bar. Prendo un vassoio marrone
(perch sono sempre marrone?) e mi fiondo nella zona
dessert. D'accordo, non siamo da Dean & Deluca, ma il cibo
d'ospedale mi piace. Lo giuro. In un certo senso,  di
conforto. Per esempio, non c' quasi niente che si possa
paragonare al polpettone e al pur di patate. Lo stesso vale
per i budini alla tapioca, al cioccolato, al pane, anche se
qui sono bandite le torte. In omaggio ai miei valori del colesterolo,
scarto gli altri budini e scelgo quello alla tapioca.
Probabilmente sono tutti ugualmente nocivi, ma in ospedale
mi sembra doveroso fare qualche rinuncia per la salute.
Prendo una tazza di caff, pago alla cassa, e mi trovo un
tavolino accanto alla parete.
Sam mi raggiunge con un budino al cioccolato e una soda.
Osservando il suo dolce, capisco di aver commesso un
orribile sbaglio. Dovr rassegnarmi. Assaggio il mio budino:
 una via di mezzo tra la plastilina che usavo in prima
elementare e le biglie con cui giocavo in terza. In altri termini,
eccellente.
Com' il budino? chiedo.
Perfetto. I suoi occhi azzurri tentano di brillare ma 
come se sentissero di non averne diritto.
Hai un aspetto atroce dico. Non abbiamo mai fatto
tanti giri di parole.
 come mi sento. In una situazione atroce.  brutto da
dire?.
No.
Non puoi immaginare quello che abbiamo passato,
Lauren.
 vero, non posso.
Dalla A alla U. Dall'agopuntura all'urina di donna incinta.
Avevo capito che era per la dieta dico.
Forse. Di sicuro non serve per curare l'AIDS. Una follia
dopo l'altra, l'attesa e poi la delusione. Altro che montagne
russe.
E adesso?.
E adesso manca solo l'ultima prognosi ufficiale: non
possiamo fare altro. Sam sbatte la schiena contro la sedia,
rovescia la faccia al soffitto. Ges, sono una merda. Sono
veramente una merda dichiara.
Credo di intuire, ma gli chiedo: Perch dici cos?.
Abbassa gli occhi allo stesso livello dei miei. A volte
vorrei che fosse finita. Non sempre aggiunge svelto. Ma
spesso, Lauren, non sai quanto spesso.
Questo non ti rende una merda, ti rende umano.
In silenzio si mette a piangere, lacrime scorrono sulle sue
guance. Mi allungo sul tavolo, poso la mia mano sulla sua
e aspetto.
Lui tira fuori troppo presto un fazzoletto e cancella le
prove. Non  n il luogo n il momento dice stoicamente.
Non riesco a pensare a un posto migliore dell'ospedale
obietto.
Lui mi rivolge un flebile sorriso.  la bont della gente,
la comprensione, che mi ammazzano. Credo.
Forse.
Ges, sono veramente stanco.
S.
Lo amo tanto. Lo sai.
Certo.
 cos orribile osservare come quest'uomo, che era attivo,
pieno di energia, si trasformi in, non so neanch'io cosa,
in uno zombi. Cos difficile accettare che ora non gli interessa
nient'altro che la propria malattia. A volte
comincio a raccontargli qualche notizia che ho letto su
Clinton, sulla Bosnia, o su Dole, e poi mi accorgo che ha
lo sguardo fisso, che non ascolta, che non gliene importa
un fico secco, e chi potrebbe biasimarlo? Ma a volte ci si
sente soli.
Ti ricordi quanto gli piaceva andare al cinema? Non
credo che abbia visto un film fino in fondo da mesi. Vado
al negozio di video e ci passo le ore a sceglierne uno assolutamente
avvincente. Alla fine, credo di avere trovato quello giusto, il film perfetto, e venti minuti dopo lui si  gi infilato
a letto, o si  addormentato se gi si trova a letto. Cos
mi sento un fallimento totale. Lo so che io non c'entro, Lauren,
lo so. Ma  un tale sconquasso e le cose che non sono
mai state importanti improvvisamente lo diventano e viceversa.
Ges,  un casino. Un casino.
Sam, non mi sembra strano. Dura da tanto tempo e sei
tu che hai tutto sulle spalle, che devi affrontare ogni problema.
L'anno scorso siamo andati a vedere il musical Angels
in America e all'uscita non riuscivamo a spiccicare una parola
e sapevamo benissimo il perch. Lui si domandava se
io pensavo che quando gli diagnosticarono la malattia,
sarebbe stato meglio fuggire, e io mi domandavo se lui capiva
quello che provavo. Comunque, non penso che sarebbe
stato meglio fuggire.
Lo so.
Per voglio che finisca, Lauren.
Finir.
S. E poi mi mancher e mi pentir di tutte le volte che
ho desiderato che fosse morto.
 probabile.
Mi ricorderai questa conversazione se ne avr bisogno?.
Lo prometto.
Non ti sembro un mostro?.
No, per niente. Penso che sia positivo che tu riesca ad
ammettere queste sensazioni, a comunicarmele.
Sam sorride.  buffo. Cio, ti voglio bene, ma non siamo
cos amici, eppure a te posso parlare liberamente come
non saprei fare con altri amici, con i quali ho un rapporto
pi stretto.
Facciamo parte della stessa famiglia dico io.
S, in parte  cos. Ma  anche perch sapevo che tu avresti compreso, e non avresti giudicato.
Adesso sono io che vorrei mettermi a piangere. Fino a pochi anni fa Sam mi considerava saccente e sputasentenze.
Sei cambiata mi dice, come se mi avesse letto nel pensiero.
Credo tu abbia ragione. L'assassinio di Megan mi ha costretto a riconsiderare molti miei aspetti.
Dev'essere sempre una tragedia a farci crescere?.
Non lo so. Dio si diverte cos.
 proprio un bel tipo!.
Una bella tipa, vorrai dire puntualizzo.
Chiunque sia conclude sorridendo.
Finiamo di mangiare, buttiamo gli avanzi, rimettiamo a posto i vassoi e ci dirigiamo verso gli ascensori.
Ci aspetta una lunga nottata.
...
.
...
Capitolo ventiduesimo.
...
.
...
Ieri sera, alle dieci, quando finalmente  comparso il dottor
Calhoun, eravamo tutti esausti e incazzati, ma nessuno
ha osato protestare. Sarebbe certamente toccato a Sam protestare,
ma lui ha preferito tacere. La paura di una ritorsione,
che il paziente venga trascurato, ci trattiene spesso dall'esprimere
critiche. Certo,  una paranoia, ma meglio non rischiare.
Tornate a casa, Kip e io siamo crollate a letto senza
scambiare una parola. Cos ci ritroviamo a ripercorrere gli
eventi della notte precedente a colazione (se cos si pu
chiamare un'oncia di Grape Nuts con latte scremato).
Arrogante cos Kip definisce il dottor Calhoun.
Sai che novit.
Perch sono tutti uguali?.
Sharon  diversa. Sharon Lewin, la nostra dottoressa,
 praticamente perfetta. Sarebbe veramente perfetta se fosse
rimasta su Eleventh Street invece di trasferirsi uptown...
Comunque, non abbiamo cambiato medico, il che dimostra quanto sia brava.
Kip dice: Sharon  una donna.
Stai forse affermando che solo i medici maschi soffrono del delirio di onnipotenza?.
No, di certo.
Non  vero, ma lascio correre... per ora. Non mi sembrava.
Comunque, Calhoun  un caso tipico dice Kip.
S, ma almeno non  omofobico.
Giusto.
Kip smette di mangiare i suoi cereali e mi fissa. Tom ha un aspetto orribile, vero?.
 da tanto tempo che non ha un bell'aspetto, Kip.
Ma adesso... Temo che non arriver a Natale, e tu?.
Questa affermazione mi stupisce perch io temo che
non passer l'estate. Kip nega l'evidenza, si rifiuta di vedere.
Ma chi sono io per sbatterle in faccia la realt, se lei
vive meglio cos? Negare l'evidenza serve proprio a questo.
Non  pronta per affrontare la realt. Discorso chiuso.
S, temo che non arriver a Natale rispondo, del tutto
a mio agio con la mia risposta menzognera.
Come se avessi pronunciato una sentenza di morte, Kip
scoppia a piangere. Le metto una mano sul braccio perch
mi senta vicina. Quando si  sfogata, prendo il mio fazzoletto,
le asciugo le lacrime e la bacio teneramente.
Grazie, tesoro dice Kip. Cambiamo argomento.
Tipico di un'analista, evitare sempre di parlare dei propri sentimenti.
Che novit ci sono nel tuo caso?.
L'aggiorno. Perci credo che dovrei rifare una puntatina a nord dello stato di New York.
Quando?.
Pensavo oggi.
Oggi? ripete preoccupata.
Cosa c' che non va?.
E Tom?.
La guardo perplessa.
Non sappiamo ancora nulla di lui spiega Kip.
E non sapremo nulla per un paio di giorni. Era una
delle ragioni per cui mi sembrava una buona idea andare adesso.
Certo. Naturale. Hai ragione. E poi non puoi piantare
il lavoro solo perch Tom  in ospedale.
Lo sai: se c' bisogno, io arrivo subito, Kip.
Mio Dio, Lauren, cosa farei senza di te? Come fa la
gente che  sola? Io non ce la farei.
Potrei dirle che ce la farebbe benissimo, ma a che servirebbe?
Non  di questo che ha bisogno, e non  questo che
vuole sentirsi dire. Invece, la bacio sulle palpebre, sulle
guance, sulle labbra. Ci teniamo strette strette.
Ho cercato di mettermi in contatto con Blackie, ma ho
trovato solo la sua segreteria telefonica. Adesso, mentre attraverso
Perry Street diretta al parcheggio, m'imbatto nella
troupe cinematografica. E in Susan, Rick e Cybill.
Susan percepisce immediatamente che c' qualcosa che non va: Che succede, Lobes?.
Li informo su Tom e loro reagiscono mostrando partecipazione, ma nessuno sa cosa dire. Perch mai dovrebbe
essere diversamente... non c' nulla da dire. Sposto l'attenzione sul film.
Come va?.
Adoro questa parte dice Cybill. Certo, sarebbe stato
mille volte meglio se mi avessero permesso di essere lesbica.
Non capir mai di che cosa abbiano paura.
Chi? chiedo.
Tutti quanti. Ma intendevo i pezzi grossi di Hollywood.
Dio Santo, sarebbe fantastico vedere sullo schermo due
donne sulla quarantina che fanno l'amore, non le pare?.
Cosa posso rispondere? La cosa migliore  annuire con la testa.
Cybill continua: Sono cos ottusi. Non mi viene in mente nessun'altra parola. Ottusi, ottusi, ottusi.
Un ragazzo si avvicina al nostro gruppetto. Signora Shepherd, l'aspettano sul set.
Tesoro, quante volte devo ripetertelo? Chiamatemi Ismaele.
Eh?.
Ridiamo tutti.
Arrivo risponde Cybill al tizio confuso. Poi si rivolge
a me: Mi fa piacere rivederla, Lauren. Ci sono sviluppi nel suo caso?.
Qualche novit.
E io devo andare a recitare. Accidenti. Le racconti a loro
cos poi me le riferiranno, va bene?.
D'accordo.
Mi saluta con un cenno della mano.
Allora? dice Rick.
E io comincio a raccontare.
Tre gemelle? urlano all'unisono.
Lo so, lo so.
Aspetta esclama Susan. La la la la. La la la la... Non
era una donna sola, ma non era sposata. Non aveva un fidanzato,
ma era circondata d'amore. Chi era? Le tre gemelle,
prossimamente sugli schermi!.
Ma come pu essere, Lauren? dice Rick. Cio, non
oseremmo nemmeno scrivere una storia simile... Non lo farei
nemmeno a Nickelodeon, e tu sai quanto li odio. Rick
ha avuto una brutta esperienza con quella rete televisiva
per una sitcom.
Vi pare che me lo inventerei?.
Susan e Rick si lanciano un'occhiata e all'unisono esclamano:
Capacissima.
Beh, invece no. Magari. Sono preoccupata per Susie,
l'ultima delle tre.
Segui il profumo dei soldi consiglia saggiamente
Susan.
O del sesso ribatto io, altrettanto saggia.
Il bello del viaggio a Ulster County  che c' pochissimo
traffico. Arrivo a casa dei McMann all'una e quindici.
Quando Anne McMann mi vede, non  affatto felice.
Credo di averle gi detto che non conosco nessuna Almay
n nessun altro. Punto.
In realt aveva saltato la parte sul nessun altro. Punto.
Molto divertente.
Mi scusi. Questa volta la osservo per benino e anche
se ha i capelli tinti, non si pu negare che sia una donna attraente.
Vorrei parlarle di Susie dico.
Lei sbatte gli occhi. Chi?.
Susie McMann Black.
Gliel'ho detto, il cognome McMann  di mio marito.
S, lo so. Non ho detto che eravate parenti consanguinee.
Ma credo che molto tempo fa lei conoscesse Susie.
Beh, crede male. Fa per chiudere la porta ma io infilo il piede nella fessura, proprio come fanno al cinema.
Signora McMann, vorrei parlarle dell'estate del cinquantaquattro.
Sbatte gli occhi di nuovo. Non era un film?.
Siamo tutti ossessionati dai film. Credo che si chiamasse Quell'estate del '44.
'42, in realt.
Giusto.
Ma poi hanno girato una specie di seguito e cos  nato il '44.
Che conversazione del cavolo. Penso di s.
Sono sicura.  fermissima nella sua convinzione.
Vuole sapere chi erano gli attori?.
No. Voglio che mi faccia entrare e che mi parli di Susie
McMann Black e dell'estate del 1954.
E se le dicessi che non so di che va cianciando?.
Direi che  una bugiarda ribatto secca.
La donna mi fissa senza aprire bocca, come se stesse valutando
se  importante che io le dia della bugiarda. Alla
fine, apre la porta e si scansa per lasciarmi passare.
Sulle pareti del salotto, di un pallido color pesca, fanno
bella mostra quadri e stampe di animali morti. Un uccello
giallo impagliato  appollaiato su uno scaffale, occhi vitrei
come sassi lucidati. I mobili risalgono agli anni Sessanta e
ogni cosa  tappezzata di una stoffa floreale. Un tappeto
marrone anemico occupa l'intera stanza. Sottili tende di
garza nascondono le finestre. Una stanza particolarmente
deprimente, a mio modo di vedere.
Vuole accomodarsi? mi domanda con il tono di chi
spera che l'invito non venga accettato.
Grazie rispondo, prendendo posto sul divano.
Riluttante, Anne McMann si siede su una poltrona di
fronte a me. Allora? bercia.
Lei la conosceva, Susie, non  vero?.
Perch lo pensa?.
Perch me l'ha detto Susie.
Questo  assurdo. Susie  morta nel 1954. Un incidente
con la macchina. Pu ritrovare la notizia sui giornali.
Gi fatto.
E allora?.
Sappiamo entrambe che in quell'incidente a morire fu Betty Rosner e non Susie McMann.
Ma venne celebrata la messa, la sotterrarono protesta la donna con gravit.
Davvero?.
Beh, in realt, no. Lei rimase carbonizzata. Ci fu solo la messa.
Lo sapeva che non era Susie.
Non capisco di che cosa parli. Ansima, come se stesse
soffocando, e alla fine sbotta: Dov'? Dov' Susie?.
Due macchie di colore le tingono le guance come pennellate di fard.
Abita a New York.
La sua mano corre rapida alle labbra. E una...?.
Cosa? E una cosa?.
Lei scuote la testa come se volesse liberarsi della domanda
che si  rimangiata.
Una lesbica? dico io.
Oh, non lo dica. Lei strizza forte gli occhi e una smorfia
di disgusto le torce la bocca.
Dunque sono seduta di fronte a un'omofobica al cento
per cento. Non  certo la prima volta, ma comunque non
 piacevole. Non dica, cosa?.
Quella parola. E increspa le labbra come se avesse assaggiato
erba amara.
Che parola preferirebbe usare, signora McMann?.
Nessuna risponde onestamente Anne.
Beh, lo  dico io. Lesbica.
Perch continua a ripeterlo?.
Perch  vero.
Susie era sposata e aveva un figlio.
Per favore. Non vuol dire niente. Se  per questo, anche
lei era sposata, signora McMann. Susie mi ha raccontato
della vostra relazione.
Quale relazione?. Paura e rabbia merlettano la sua
domanda.
Nell'estate del 1954 lei ebbe una relazione lesbica con
Susie McMann.
La donna scatta in piedi. Susie, come ha osato dire una
cosa simile? E lei, come osa? Perch dovrei crederle?.
Vorrebbe incontrarla?.
NO urla. Credo sia ora che se ne vada.
Perch?.
Perch, perch.... Anne scoppia in lacrime, nascondendosi
il volto tra le mani.
Provo compassione per questa donna, tanto confusa.
Brancola lentamente verso la poltrona come se avesse l'artrite
o fosse cieca, o entrambe le cose, si siede singhiozzando piano.
Aspetto.
Di che si tratta? domanda Anne.
Se lo sapessi! Prendo tempo. Cosa?.
Perch  venuta qui?.
Sono state uccise due persone le dico.
Chi?.
Le sorelle di Susie.
Sorelle?. Anne sembra perplessa e confusa. Susie era
figlia unica.
No e le spiattello tutta la storia.
Anne mi fissa come se fossi fuori di testa.
So che sembra strano, ma  vero.
Susie  in pericolo? mi domanda, preoccupata.
Probabilmente. Per questo ho bisogno del suo aiuto.
Non vedo cosa c'entro io.
Ho l'impressione che la chiave di questo caso sia da ricercare
nel passato. E lei fa parte di quel passato.
Anne fa un sospiro profondo, in segno di resa. Per via della mia relazione con Susie?.
S.
Fu... fu una pazzia. Non mi era mai capitato prima e non successe mai pi.
Visto che ha difficolt a pronunciare le parole, le vengo
in aiuto. Di avere una relazione con una donna?.
S.
E durante la storia con Susie, lei era sposata?.
Alla parola storia, Anne ha un sussulto, ma poi annuisce.
C'era qualcuno che lo sapeva? domando.
No risponde lei decisa. E non voglio che si venga a saperlo ora.
Che differenza farebbe, adesso?.
Questa  una piccola cittadina, signorina Laurano... e
non  un paese liberale. Era pericoloso allora e sarebbe pericoloso
oggi se qualcuno venisse a saperlo.
Compreso suo marito?.
Soprattutto mio marito.
Crede che se la prenderebbe con lei dopo tutto questo
tempo? Voglio dire, siete sposati da quanto, una quarantina
d'anni?.
Il tempo, gli anni, non hanno alcun peso in questa faccenda.
Non si passa sopra facilmente alle cose anormali.
Non mi fraintenda, sappiamo benissimo che ci sono parecchi
gay e lesbiche che hanno la villa qui e ci vengono per
l'estate, ma quello  diverso.
Perch? chiedo.
Beh, sono degli estranei. Non ci importa quello che
fanno. Non diventeremo amici, ma possono fare quello
che gli pare, a patto che siano discreti.
Devo riuscire a controllarmi. E lei dice questo anche se
ha avuto una relazione lesbica, per quanto discreta?.
Non era una relazione lesbica.
Ah, davvero? E cos'era, allora?.
Che bisogno c' di darle un nome?.
Signora McMann, che tipo di relazione ha con suo
marito?.
Che tipo? Che vuol dire?.
 una relazione eterosessuale, no?.
Mi guarda con uno sguardo assente, come se non conoscesse
il significato della parola. Normale dice, infastidita.
Eterosessuale insisto.
Se proprio deve etichettarla.
 cos che si chiama. E quella tra lei e Susie....
Anne mi strilla: Lei non sa cosa c'era tra noi.
Ha ragione. Perch non me lo racconta?.
Era meraviglioso dice lei sommessamente. L'amavo.
Ci amavamo. Ma sapevamo entrambe che era sbagliato.
Sapevamo che doveva finire.
Non avevate forse un piano per rincontrarvi?.
Quella notte ci siamo dette addio.
Perch Susie mi ha mentito su questo punto? O si trattava
solo di una sua fantasia? O  Anne che sta mentendo?
Se cos fosse, perch mentire adesso?
Visto che erano tutti convinti che nella macchina ci fosse
Susie, e non Betty, io potei piangerla pubblicamente. Sapevo
che era viva, ma per me era come se fosse morta.
Come la prese Bud?.
Era triste. Ha detto che adesso Susie vive a New
York?.
S. Vorrebbe rivederla? le chiedo nuovamente.
S.
Sono sicura che possiamo organizzare un incontro.
Oh, non so esclama lei, giocherellando con la stoffa
della gonna. A che servirebbe?.
Ci pensi e poi mi faccia sapere cosa ha deciso. Le porgo
il mio biglietto da visita. Se riuscissi a metterle a confronto,
almeno scoprirei chi mi ha raccontato una balla.
Dove posso trovare suo marito? Al deli?.
No. Oggi  andato a New York.
Un brivido di paura. Ci va spesso?.
Ogni tanto.
Come mai?.
Non lo so replica irritata. Gli piace.
Le chiedo se lui si trovava a New York il giorno in cui
fu uccisa Sharon, ma non se lo ricorda. E non ricorda nemmeno
dove fosse il giorno dell'omicidio di Samantha.
Devo scoprirlo.
Ma soprattutto devo tornare a New York a razzo.
...
.
...
Capitolo ventitreesimo.
...
.
...
Alle otto e mezza, quando entro in citt, c' ancora luce.
Filo direttamente a Broadway e cerco un parcheggio vicino
al numero civico 722. A quest'ora della sera non  difficile trovare un posto.
Perch, continuo a domandarmi, Susie dovrebbe mentirmi
sulla fine della sua relazione con Anne? Forse, sapendo
che sono lesbica, voleva accattivarsi la mia simpatia. Pi
ci penso, e pi questa ipotesi mi sembra convincente. Anne,
dopo aver ammesso il fatto, non avrebbe avuto motivo
di mentire sulla conclusione della storia.
Forse Anne, che non sembra aver superato la storia
d'amore con Susie, sarebbe stata pi felice se avesse accettato
di essere quella che . Classico caso di chi  rimasto incastrato
in una relazione infelice per paura del giudizio degli
altri. Sono migliaia le donne in questa situazione.
 vero che alcune donne vivono un legame lesbico una
volta nella vita, magari tanto per provare, e poi sono eterosessuali.
Ma ce ne sono di tutti i tipi. Alcune scoprono di essere
lesbiche quando i figli sono cresciuti, e nella seconda
met della vita possono finalmente essere s stesse. Altre
hanno avventure segrete con donne, ma non spezzano il vincolo
coniugale e conducono una doppia vita; e altre, come
Anne, dopo essere state una volta con una donna, vivono in
una realt di finzione fino alla morte. Che vita desolata; mi
manda in bestia questa societ che rifiuta di riconoscere e
accettare chi  diverso. Ah, all'inferno.
Suono il citofono di Susie. Non risponde nessuno.
Il mio cuore di detective sprofonda.
 gi accaduto qualcosa a Susie? Forse  solo uscita.
Con o senza di lei, voglio entrare nel suo appartamento,
ma ora  troppo presto per tentare. A qualche metro di distanza
c' un McDonald's. L'idea di passarci qualche ora
non  affatto esaltante. Cosa farebbe un investigatore in un
film? Me lo domando perch ho l'impressione che la mia
vita sia diventata un film. E allora perch non comportarmi
come se fossi un personaggio?
M'incammino verso Astor Place, dove ieri c'era un telefono
pubblico funzionante. Incredibile,  ancora integro.
Faccio il numero di casa di Cecchi.
Risponde Annette. Non c', Lauren. E al lavoro.
Sai per caso dove potrei trovarlo?.
No. Ma hai il numero del suo cercapersone, no?.
Gi.
Come sta Kip?.
Bene.
Vediamoci presto,  passato troppo tempo dall'ultima
volta.
Ci salutiamo con questa promessa, e riattacco. Digito il
numero di Cecchi, ma poi mi accorgo che non posso farmi
richiamare perch su questo telefono non  indicato alcun
numero. Miracolosamente recupero il mio quarto di dollaro
e comincio la ricerca di un altro telefono.
Dopo mezz'ora giungo alla conclusione che quel tipo di
telefono pubblico non esiste pi. Il prodigioso mondo delle
telecomunicazioni non vuole che la gente possa farsi richiamare
a un telefono pubblico. Prima di allontanarmi,
torno al numero 722 e suono di nuovo il campanello di Susie.
Nessuna risposta, perci salgo in macchina e attraverso
la citt diretta verso Perry Street. Stanno girando in notturna,
perci la strada  completamente bloccata.
Alla fine scovo un parcheggio su Eighth Avenue, di
fronte alla libreria di gialli Foul Play. Lo confesso, ogni
tanto compro dei libri anche qui. Non so come la prenderebbero
le J, perci faccio attenzione a non tradirmi. Foul
Play, essendo una libreria specializzata, offre spesso una
maggiore scelta di gialli delle J. E poi John e Anne, che lavorano
qui, mi sono simpatici e a volte mi fermo solo per
salutarli. Ma non compro mai libri in brossura, perch
quelli me li faccio ordinare dalle J. La verit  che i miei acquisti
librari sono diminuiti, come tutti gli altri: non posso
pi permettermi di spendere un capitale.
All'incrocio tra Perry e West Fourth, m'imbatto in un tizio
con una ricetrasmittente. Il mio istinto mi dice che si 
piazzato l per impedirmi di rientrare a casa.  incredibile,
ma devo affrontare un'altra volta la solita tiritera. Invece di
mettermi a spiegare la rava e la fava, faccio balenare la mia licenza di detective privato.
No dice quello, tranquillo.
No, cosa?.
Lei non  Cybill.
Ovvio che non sono Cybill! Quando mai ho detto di
esserlo?.
Lui mi indica la mia licenza. Cybill recita quella parte.
Oh, no. Io non recito nessuna parte dico con calma.
Io sono Lauren Laurano.
Lui ghigna. Cybill sar alta un metro e settantadue, forse
anche uno e settantacinque. Lei  un nanetto. Mi scusi, ma  la verit, bimba.
Sono alta quasi un metro e cinquantotto e la mia altezza non ha nulla a che vedere con l'altezza di Cybill.
Cybill interpreta una detective, bimba, e i detective
non sono un metro e cinquantotto.
Non impazzisco quando mi chiamano bimba, ma questo mi sembra il meno. Qual  il suo nome?.
Ed.
Senta, Ed, conosce Susan e Rick?.
No.
Gli sceneggiatori.
Sceneggiatori? Perch mai dovrei conoscerli? Perch
mai chiunque dovrebbe conoscerli?.
Adesso capisco perch Susan e Rick si lamentano sempre.
Il punto  che io sono vera e Cybill no.
Allora lei non conosce Cybill, bimba. E la persona pi
vera che abbia mai conosciuto.
Non intendevo questo. Mi ascolti, Ed. Lei fa parte della
troupe di un film.
Ma non mi dica.
Mi ascolti e basta, va bene?.
Certo, bimba.
Perfetto. Lei sta facendo un film. Cybill Shepherd  l'attrice
protagonista e sta interpretando la parte di Lauren
Laurano, un'investigatrice privata che abita a Perry Street.
Io sono la vera Lauren Laurano, un'investigatrice privata, e
non importa quanto io sia alta, e questo film  basato su di
me, e voglio andare a casa e ci sono tre gemelle!. Fiato
sprecato perch Ed non crede a una sola parola.
Tre gemelle?.
Lasci perdere le gemelle.
Che gemelle, bimba?.
Lasci perdere e faccia finta di non averne mai sentito
parlare. Va bene?.
Forse esistono tre gemelle di giorno, ma non in prima
serata. Forse persino in un telefilm, ma questo  un'altra
cosa. Nemmeno in teatro ci sono tre gemelle, capito?.
Capito.
Mi voleva prendere in giro con la storia delle tre gemelle,
eh?.
Magari. Ma, mi ascolti, sono d'accordo... non ci sono
tre gemelle da nessuna parte, solo nella mia vita strampalata.
Era uno sceneggiato?.
Cosa?.
La mia vita strampalata.
No.  la mia vita che  strampalata.
Oh. La sua vita strampalata.
Esatto.
Ha due sorelle gemelle?.
Per favore. La supplico, lasci perdere le tre gemelle.
Ma mi intriga, bimba. Non ho mai conosciuto tre sorelle
gemelle.
Ed, voglio andare a casa.
Ha detto che abita l? Ma l stanno girando, bimba.
S. Pu chiamare con quel coso? chiedo, indicando la
ricetrasmittente.
Perch me lo porterei appresso se non potessi?.
Gi. Allora lo usi.
Per cosa?.
Esasperazione  una parola troppo gentile per quello
che provo. Per controllare la mia identit, Ed. Per vedere
se posso tornare a casa.
Ah. Va bene.
Porta la ricetrasmittente alle labbra, preme un bottone.
Ehi, c' una che ha due gemelle che vorrebbe passare. Dice
che abita dove stanno girando. Va bene. E poi rivolto
a me: Come si chiama?.
Gliel'ho detto, Lauren Laurano.
Ridacchia. No, il suo nome vero, bimba.
Quello  il mio vero nome sibilo a denti stretti.
Nella ricetrasmittente Ed dice: Dice di chiamarsi Lauren
Laurano. Esiste? Cazzo. Va bene. Mi fa cenno di passare.
Beau dice che lei  vera.
Grazie a dio. Cominciavo a temere di essere un androide.
 un tipo di gemella?.
Arrivederci, Ed.
Si sbrighi, bimba. Tra poco cominciano a girare.
Mi faccio largo tra il groviglio di cavi e di gente del film.
Jimmy (la Lumaca) Daniels, la mia conoscenza in campo
tecnico, mi apostrofa: Che ne dici del nostro pranzetto,
Lauren?.
Tra un po'.
CeCe ti saluta.
Sua moglie, Ceil. Fantastico esclamo.
Rick e Susan stanno confabulando con il regista. Susan
alza lo sguardo. Ehi, Lobes mi dice. La persona giusta
al momento giusto.
Non so perch, ma mi riesce difficile crederle.
Dicevi sul serio delle tre gemelle?.
Risposta affermativa.
Ci serve l'ultima rimasta dice Rick.
Barry Berry spiega: Cos non dobbiamo rigirare le scene.
Vede, cara ragazza, quella che hanno ucciso aveva un'altra
scena. Mi sorride come se io fossi la sua nuova amica
del cuore.
Berry  vestito come sempre, ma essendo notte, ha una
giacca sahariana appoggiata sulle spalle, come se fosse un
mantello. L'immancabile sigaretta marroncina pende dalle
sue labbra.
E questi deliziosi sceneggiatori continua il regista,
mi hanno informato che erano tre dannate gemelle, fatto
che lei sembra confermare.
S,  cos.
Sa dove sia la terza, micetta?.
So il suo indirizzo, ma non so dove sia.
Vediamo di ricominciare dall'inizio, cara ragazza dice
Berry.
Gli racconto tutta la pappardella.
Capisco. Beh, non gireremo la sua scena prima di domani
mattina. Pensa di averla per domani mattina, tesoro?.
Averla?.
Averla rintracciata si corregge spazientito.
Lo spero.
Bene. Le dica di farsi trovare alla libreria Three Lives alle
sette di mattina ordina il regista. Conosce l'indirizzo?.
Annuisco. Sapevo che avrebbero girato una scena anche
l, ma non sapevo quando n con chi.
Bene, carissima. Per caso sa se sia iscritta alla SAG?.
Ne sono certa. Senta, e se non riesco a mettermi in contatto
in tempo con l'attrice?. Non ho intenzione di rivelare
al dannato Berry le mie fosche paure.
Deve farlo, micetta. Abbiamo dei tempi da rispettare.
Mi scocca un'occhiata condiscendente, si volta e percorre
a grandi passi la strada.
Chi vorrebbe far finta di essere? domando a Susan.
Finge di essere un regista inglese, ma purtroppo noi
sappiamo che viene da Peoria risponde lei. Pensi di riuscire
a trovarla?.
Ci provo.
Silenzio gridano.
Devo andare a casa. A dopo.
Kip, seduta in salotto, guarda una partita di baseball e
legge il Newsweek. Alza lo sguardo.
Sei tornata.
Brillante deduzione, signor Watson. Mi chino per
darle un bacio. Rivista e televisione, eh?.
Tento di distrarmi.
Come sta?.
Uguale. Come  andata?.
Te lo racconto tra un secondo. Vado al telefono, digito
il numero del cercapersone di Cecchi, poi il mio, e riaggancio.
Mi siedo vicino a Kip e, prendendole la mano, le
racconto della conversazione con Anne McMann, dei miei
sospetti su Bud e delle mie preoccupazioni per Susie.
Allora ti farai aiutare da Cecchi?.
S.
Sono contenta. Mi sento meglio quando lui  con te.
Che affermazione sessista, Kip!.
Mi sentirei allo stesso modo se Cecchi fosse una donna.
Mi riferisco all'aspetto professionale della faccenda.
Io sono una professionista ribatto, offesa.
Per favore, niente tecnicismi. Hai capito?.
Abbiamo deciso di battezzare tecnicismi questi piccoli
disaccordi sulle parole.
Va bene. Che altre novit?.
 nata una nuova comunit di recupero per chi  stato
ospite di un talk show dice Kip.
Ridacchio.
Davvero. Ci sar anche un canale Recupero cablato.
Di, esageri.
Loro esagerano. Non scherzo. L'ho appena letto. Lauren,
ti rendi conto che adesso la gente sembra tutta da recuperare?.
Da cosa?.
Qualsiasi cosa. Tutto. E grottesco.
Esiste davvero un gruppo di recupero per gli ospiti dei
talk show?.
Te lo giuro.
Ma chi li costringe ad andare ai talk show?.
Credi che abbia una risposta ragionevole? Comunque,
nell'attesa che Cecchi ti richiami, vorrei discutere con te di
un altro argomento.
Molto minaccioso.
Lauren, non credo che siamo delle vere lesbiche.
Evidentemente hai bisogno di un programma di recupero
replico ridendo.
Non sto scherzando. Ci ho riflettuto a lungo e non
so come formularlo altrimenti. Non siamo delle vere lesbiche.
Non riesco nemmeno a immaginare cosa voglia dire.
Dipende da qualcosa che mangiamo o non mangiamo...
no, lascia perdere. Va bene, dimmi perch non siamo delle
vere lesbiche.
Dipende da una cosa che non abbiamo dice lei.
Kip, odio infrangere le tue illusioni, ma le vere lesbiche
non ce l'hanno. Persino quelle false ne sono prive.
Che cosa sono le lesbiche false?.
Non lo so rispondo, un po' disperata.
Ma tu hai detto: Persino quelle false ne sono prive.
So benissimo cosa ho detto. Era soltanto... Stavo soltanto...
Kip, ti rendi conto che quando ti prendono queste
fisse perdi completamente il senso dell'umorismo?.
Quali fisse?.
Quando annunci seria: Ho scoperto una cosa importante
sulla vita.
Mi stai prendendo in giro?.
Moi? No. Sto evidenziando un lato del tuo carattere,
ecco tutto.
Grazie tante. Ma questo non spiega cosa siano le false
lesbiche.
Non so cosa siano... forse non esistono. Cio, perch
una dovrebbe fingere di essere lesbica?.
Non saprei.  per questo che te lo domando.
Perch non torniamo alla questione iniziale: perch
non siamo delle vere lesbiche?.
Kip sospira. Valuta le diverse possibilit. Considera le
alternative.
Va bene. Non siamo vere lesbiche perch non abbiamo
animali.
Dici sul serio?.
Assolutamente.
Ti sei dimenticata del nostro giuramento?.
Che giuramento?.
Ti sei dimenticata dico.
Mi sa di s.
Quando ci siamo messe insieme, abbiamo fatto dei giuramenti.
Per esempio, di non presentarci agli altri unicamente
come coppia.
Questo ha funzionato benissimo, no? Poi? domanda
Kip.
Niente animali.
Non abbiamo mai detto nulla di simile.
Invece s. Le coppie lesbiche hanno tutte gatti e cani al
posto di bambini e noi, ci siamo ripromesse, non ci saremmo
cascate.
S, ma questo era tanti anni fa, adesso li hanno, i bambini.
Anche allora li avevano, solo che non era cos diffuso.
Allora li avevano soprattutto perch prima erano state
sposate. Adesso ce li hanno insieme. Cio, li pianificano,
fanno i calcoli, e tutto il resto.
 di questo che stiamo parlando? chiedo.
Cosa?.
Vuoi avere un bambino?.
Cristo, no. Ho gi te. Scherzo.
Oddio, mi fai crepare dal ridere.
In ogni caso, siamo entrambe troppo vecchie dice Kip.
In realt, no.
Ma s.
Non  vero.
Non voglio dire che sia fisicamente impossibile, dico
che alla tua et sarebbe rischioso.
Alla mia et?.
Hai due anni pi di me, tesoro.
Come non perdi occasione di ribadire. Aspetta un attimo,
cosa vorresti dire? Troppo rischioso alla mia et e alla
tua no?.
Kip fa un lungo sospiro. Anche alla mia  rischioso.
Comunque, se volessi un bambino, lo adotterei. Ci sono
milioni di bambini al mondo che hanno bisogno di una casa.
Non capisco questa necessit egocentrica di riprodursi
quando ci sono bambini che muoiono di fame....
In Armenia? aggiungo io.
Cosa?.
In Armenia. Non te lo diceva sempre tua madre quando
ti rifiutavi di mangiare gli spinaci o i funghi? La mia ripeteva
sempre: Pensa ai bambini in Armenia che muoiono
di fame.
I miei bambini erano in Ungheria.
Ecco. Cosa c'entra con tutto il resto? Cio, perch
stiamo parlando di bambini armeni e ungheresi? Non capisco
perch le nostre discussioni partano sempre per la
tangente.
Per dove?.
Non riusciamo mai a concludere un discorso dove l'abbiamo
iniziato.
Adesso non cominciare con le critiche, Lauren.
Pensavo che tu volessi una spiegazione.
Se qui c' qualcuno che parte per la tangente, quella sei tu ribatte Kip.
Se non sbaglio sei stata tu a dire....
Tecnicismi mi rimprovera Kip.
Ma io....
Non ci provare. Non ti sognare di ripercorrere tutta la conversazione solo per dimostrarmi che sono stata io a partire per la tangente, va bene?.
Va bene. Vorrei farlo cos tanto che mi sento male.
Ricominciamo propone lei.
Va bene. Tu vuoi un bambino.
No. Non voglio un bambino. Un bambino  l'ultima cosa che vorrei alla mia et. Voglio un gatto.
Un gatto?.
Kip annuisce e ammicca.
Non un cane?.
Troppo lavoro.
Un gatto ripeto.
Un gattino, per essere precisa.
Di che tipo?.
Cosa vuoi dire?.
Un gatto di razza o di strada?.
Come fai a saperlo? chiede Kip, raggiante.
Cosa?.
Che lo voglio di razza. Vedi,  per questo che ti amo,  per questo che stiamo ancora insieme dopo tutto questo tempo, tu mi leggi nel pensiero, mi conosci come nessun'altra al mondo....
Che razza?.
Un persiano.
Scherzi dico io.
No. Perch?.
Muso spiaccicato?.
Sei cattiva mi rimprovera Kip.
Li hai mai visti di profilo? Non ce l'hanno.
Mi piacciono da pazzi.
Ma hanno quel pelo sfilacciato faccio notare.
 meraviglioso.
Bisogna spazzolarli di continuo o si aggroviglia tutto. E chi striglier questo muso spiaccicato?. Come se non lo sapessi.
Smettila di chiamarla cos.
Chiamarla?.
Oppure chiamarlo risponde Kip, evitando il mio sguardo.
Kip, tu hai detto chiamarla, come se avessi gi in mente una bestia in particolare.
Mica vogliamo un maschio, no?.
Perch no?.
Pensavo che non avresti voluto un gatto maschio dice Kip.
 ridicolo. Perch mi dovrebbe importare di che sesso  il gatto?.
Allora non ti secca se  una gatta?.
Squilla il telefono.  Cecchi. Gli chiedo di aspettare e copro la cornetta con la mano.
Mi secca, Kip. Mi secca perch non voglio n un gatto n una gatta.
Ma Lauren....
Continuiamo dopo le dico e riprendo la mia telefonata con un senso di sollievo per aver posto fine a questa discussione insensata.
...
.
...
Capitolo ventiquattresimo.
...
.
...
Cecchi e io siamo seduti al Waverly Place Luncheonette.
Sono le due del pomeriggio. Ruby  fuori servizio e al
suo posto c' un cameriere scorbutico e un cassiere col muso.
Mi manca Ruby.
Ho aggiornato Cecchi. Pur stordito dalle assurdit che
abbondano in questo caso, concorda sul fatto che Susie 
in pericolo. Non abbiamo la pi pallida idea di dove sia
Bud McMann e non si pu emettere un mandato di cattura
perch non ci sono prove concrete della sua colpevolezza.
Siamo passati sotto l'appartamento di Susie, ma non
c'era nessuno. Abbiamo telefonato ogni mezzora, senza ottenere
risposta.
Secondo Cecchi non abbiamo alcun diritto legale di entrare
in casa di Susie e con le nostre magre prove, che in
realt sono solo congetture, non possiamo di certo ottenere
un mandato di perquisizione. Perci approva il mio piano
che consiste nell'irrompere nell'appartamento. Questo
 uno dei principali motivi per cui adoro questo uomo: non
ha la mania delle regole.
Cecchi ripete spesso: Loro hanno pagine e pagine di regole,
e io manco una. Temo che prima o poi si metter nei
guai e prego che non gli capiti mentre stiamo lavorando insieme.
Sorseggio la mia cinquecentesima tazza di caff. Freddo.
Faccio cenno al cameriere che vorrei del caff caldo. Guardandomi
torvo, versa un liquido scuro che somiglia sempre
di pi al catrame. Tento di guardare le cose dal suo
punto di vista.
Ecco cosa vede il cameriere scorbutico: un tizio sui quaranta
con una donna sui quaranta (o forse sui trenta... no, c'
parecchia luce qui dentro) che sorbiscono una tazza di disgustoso
caff dopo l'altra. Portano entrambi la fede, ma
non sono identiche, perci sono sposati con altre persone.
Staranno decidendo dove andare, dove andare a letto insieme,
o se sia il caso di andare a letto insieme. In altre parole,
lui vede due amanti!
Cecchi, secondo te il cameriere pensa che siamo
amanti?.
No.
Perch no? e gli espongo il mio copione.
Primo, non gliene frega niente, e secondo, non gliene
frega niente.
E le fedi?.
Non le ha nemmeno notate, Lauren. E un cameriere,
mica un detective.
Non ci avevo pensato. Il mio film mentale si squaglia.
Kip vuole prendere un gatto.
Pensavo che gli animali fossero un tab.
Anch'io. Ma stasera  venuta fuori con la novit della
gatta persiana.
Come mai? Le cose vanno bene tra di voi?.
Certo. Benissimo.
E allora che  successo di nuovo?.
Mi sbatto una mano sulla fronte. Come ho potuto essere
cos ottusa? Tom. Lo racconto a Cecchi.
Mi sembra che tutto torni. Annette, quando  morta
sua madre, ha preso il cane. Tu lo vuoi, il gatto? dice arricciando
il naso.
Non ho nulla contro i gatti.
Io li odio.
Perch?.
Fanno puzzare tutta la casa.
Mi vengono in mente i gatti a casa di Winifred Collins.
Ma un gatto da solo, no. E basta svuotare la lettiera.
Mi pareva che Kip fosse allergica.
Lo , ma sta facendo una cura.
Per i gatti?.
Soprattutto contro altri tipi di allergie, ma sar compresa
anche quella per i gatti.
Ignobile dice Cecchi.
Dici?.
L'ho sempre pensato.
Sono allibita. E perch non l'hai mai detto prima?.
Mi guarda con i suoi occhioni all'ingi, gonfi di sonno.
Perch avrei dovuto?.
E vero. Per  strano che non sia venuto fuori prima.
Capisco che non  una cosa carina da dire sulla compagna
di un'amica ma....
Ehi. Fermi tutti. Di cosa stai parlando?.
Hai detto che Kip  ignobile.
Non ho mai detto una cosa simile.
Cecchi, l'hai appena detta.
Datti una calmata, Lauren.
Ignobile. Hai detto che era stata ignobile a includere
anche la cura contro l'allergia per i gatti.
Cecchi si mette a ridere. No. Ho detto soltanto ignobile.
Parlavo del gatto.
Dovrei sentirmi completamente scema, ma non  cos.
Beh, nemmeno questo  vero. I gatti hanno una cattiva reputazione.
Allora, lo prenderete?.
Kip me ne ha parlato per la prima volta stasera. Ma se
tu credi che possa essere in relazione con l'inevitabile perdita
di Tom... beh, penso che lo prenderemo. Insomma,
perch cavolo non dovremmo?.
Gi, perch cavolo non prenderlo, se pu aiutare?.
Giusto.
Va bene, muoviamoci.  abbastanza tardi, per essere
un giorno feriale dice Cecchi.
Saldiamo il conto, facciamo un'altra inutile telefonata a
Susie, e saliamo nella macchina di Cecchi, parcheggiata su
Sixth Avenue. Sar anche un giorno feriale, ma il Greenwich
Village non lo sa. Le strade sono affollate, sui marciapiedi
sono esposte mercanzie come fosse mezzogiorno.
E lo stesso vale per Broadway. Ma questa gente non va
mai a dormire? O ci sono turni anche per i venditori ambulanti?
Parcheggiamo.
Quando attraversiamo la strada, McDonald's  illuminato
a giorno e gremito di clienti tutt'altro che pacifici. Sembra
quasi una festa con tanto di gente che si riversa in strada.
Gli ambulanti vendono incenso, caramelle, calzettoni,
gioielli, libri e video. E questo  solo ci che vedo. Il tratto
da Astor a Houston  lastricato di merci in vendita, ma la
zona pi trafficata  proprio quella verso cui siamo diretti.
Che facciamo? domando a Cecchi.
Non se ne accorger nessuno, e a nessuno importer un
accidente.
Raggiungiamo il civico 722 e suoniamo per l'ultima volta
al campanello di Susie. Niente. Cecchi estrae un mucchio
di chiavi e comincia a infilarle una a una nel portone principale.
Io faccio il palo, dandogli le spalle, e tengo d'occhio
la strada. Paura di cosa? Della polizia?
Trovata annuncia Cecchi.
Entriamo.
Siamo davanti all'ascensore chiuso col lucchetto. Adesso
tocca a me. Estraggo il mio set speciale di grimaldelli e comincio
a trafficare mentre Cecchi fa il palo. Dopo quindici
minuti, la porta si apre. Entriamo. Ma ovviamente il pulsante
del quinto piano  bloccato. Questa  la parte pi rischiosa.
Se un inquilino vuole uscire o tornare a casa, siamo fregati.
Mentre io armeggio con i miei strumenti, Cecchi si fa una
bella sudata. Sentiamo scricchiolii e cigolii, ma nessuno
chiama l'ascensore prima che io abbia liberato il pulsante
del quinto piano. Lo premo, l'ascensore parte.
Solo adesso mi cala addosso il terrore. Cosa troveremo?
Prego che l'appartamento sia vuoto.
Quando raggiungiamo il quinto piano, l'ascensore si arresta
e la porta si apre. Usciamo. La porta di Susie  a destra;
a sinistra c' un altro appartamento. In punta di piedi,
spingiamo la porta e scopriamo che  aperta.
Il mio cuore di detective perde un colpo. La porta aperta
pu semplificare le operazioni, ma  anche un segno estremamente
grave. Cecchi e io ci lanciamo un'occhiata d'intesa.
Spalanco la porta, entriamo e in silenzio la richiudiamo.
Dentro  buio pesto, ma ricordo che si entra direttamente
in salotto. Cecchi tira fuori la sua torcia, l'accende e
la sposta velocemente illuminando dettagli dei mobili
bianchi e delle piante. Mi sembra di avere i piedi incollati
per terra.
Cecchi fa il primo passo.
Riluttante, lo seguo.
La torcia illumina un interruttore e Cecchi lo accende.
Ai lati del divano si illuminano delle lampade. La stanza 
deserta.
In salotto ci sono due porte: una  parzialmente aperta;
l'altra  chiusa. Per istinto ci dirigiamo verso quella chiusa e
ci posizioniamo ai lati. Cecchi afferra la maniglia, l'abbassa
e apre la porta con una spinta. Entra in posizione da combattimento,
con la pistola stretta in entrambe le mani, puntata
davanti a lui. Cercando a tastoni, trovo un interruttore
e lo accendo.
 uno studio. Una scrivania grigia di fronte alla finestra,
pareti tappezzate di libri. Ma non c' nessuno. Controllo
l'armadio e scopro che contiene vestiti.
 in quel momento che sentiamo qualcosa e ci fermiamo
immobili con le orecchie tese. Lo sentiamo di nuovo. Sembra
un gemito. Umano. Senza una parola usciamo insieme
dallo studio e torniamo in salotto, dove aspettiamo. Il gemito
sembra provenire dalla stanza con la porta semi aperta.
Ci avviciniamo con cautela ed entriamo. E buio e aspettiamo.
Appena risentiamo il lamento, accendo l'interruttore
e una luce centrale illumina la stanza.
Susie McMann giace per terra, una chiazza di sangue si
allarga sul tappeto bianco.  ancora viva. Volo al telefono
a chiamare un'autoambulanza mentre Cecchi si prende cura
di lei.
Sono seduta al pronto soccorso del St. Vincent's Hospital
su Seventh Avenue, tra Eleventh e Twelfth Street, e sorseggio
un caff lungo. Sono quasi le sei del mattino e sono
qui ormai da ore.
Ce n' voluta per convincere l'ospedale a visitare Susie.
Un incubo. Cecchi  stato costretto a esibire il suo distintivo
e a fare la voce grossa, cosa che detesta.
Io ho fatto notare ai responsabili che Susie avr di sicuro
un'assicurazione, visto che  un'attrice. A malincuore
hanno acconsentito a prendersi cura di lei mentre io sono
corsa a casa sua, a cercare il tesserino dell'assicurazione.
Vittoriosa, sono tornata brandendo il tesserino per la
gioia dei responsabili dell'accettazione, a cui importa una
cosa sola: l'assicurazione.
Cecchi mi ha mollata qui ad aspettare notizie su Susie,
mentre lui andava a dare disposizioni sulle prossime mosse.
Innanzi tutto, la Scientifica deve passare a setaccio l'appartamento
di Susie.
Mi guardo intorno. Solito miscuglio di gente che si trova
nella sala d'aspetto del pronto soccorso. Situazione
piuttosto tranquilla, visto che  un giorno feriale.  il sabato
e la domenica che scoppia la baraonda, lo so per esperienza
e grazie ai racconti dei miei amici medici. Ma ci sono
lo stesso troppe persone con guai che non ardo dal
desiderio di vedere, perci tengo gli occhi incollati alla rivista:
un modo piuttosto esplicito per comunicare che non
desidero fare conversazione, ma molti non lo capiscono o
se ne fregano.
Ho la fortuna sfacciata di attirarne uno.
 una cospirazione, lo sa mi sussurra all'orecchio una
voce maschile.
Fingere di non aver sentito servirebbe solo a rimandare
l'inevitabile, perci mi giro e lo guardo.
Fa spavento, ma poich vivo in questa citt, sono quasi
abituata a questo genere di visioni spaventose. E di nuovo
mi domando: ma perch resto qui?
Folli occhi celesti del colore di una copertina da neonato,
grandi come una moneta da venticinque centesimi,
implorano la mia attenzione. Ho un'alternativa? Pare uno
spettro, con una serie di vestiti cenciosi e puzzolenti infilati
uno sopra l'altro nonostante il caldo opprimente. I capelli
arruffati sono sottili, ciuffi appiccicati insieme come
petali su un gambo. Il naso  stato rotto pi di una volta
e le labbra sono secche e screpolate.
Pi di ogni altra cosa,  il tanfo che sento quando apre
la bocca che mi fa indietreggiare. Lui non se ne accorge.
Lo sai, vero? insiste lui.
Cosa?.
La cospirazione.
Quale? chiedo io.
Mi guadagno un sorriso. Penser di aver trovato uno
spirito affine, visto che anch'io ammetto l'esistenza di miriadi di cospirazioni in corso.
Bella domanda si complimenta. Comunque, ce n' una sola che conta.
Annuisco.
Chinandosi verso di me, sussurra: Quella di Buttafuoco.
NOTA: Famoso caso di cronaca nera: Amy Fisher, la Lolita di Long Island, condannata per aver sparato a Mary Jo Buttafuoco, moglie di Joey Buttafuoco, suo
amante. Joey Buttafuoco fu condannato a sei mesi di carcere per avere avuto rapporti sessuali con Amy Fisher, allora minorenne. FINE NOTA.
Ah, quella. Mi aspettavo Kennedy o Elvis, perci sono
sorpresa. Sorpresa non gradita, vorrei aggiungere, perch
ne ho sentite fin troppe su Amy e sugli abominevoli
Buttafuoco. La conosco dico rapidamente, sperando
che questo possa bloccare il suo vaniloquio.
Non funziona. Mary Jo  ancora in grave pericolo dice
lui, riferendosi alla signora B.
Io annuisco saggiamente.
Amy  la figlia di Marilyn e Bobby.
Ah! Lo sapevo che prima o poi sarebbero spuntati fuori
i Kennedy. Apro la bocca con il folle proposito di far notare
l'impossibilit della sua tesi, se non altro per una questione
d'et, ma mi fermo in tempo, e annuisco di nuovo.
Il tizio si scosta da me e stringe gli occhi. Aspetta un
po', hai detto che conosci gi questa storia?.
Beh.... Faccio un gesto ambiguo con la mano.
L'hai saputa da Rocking Roberta, eh?.
Beh....
Quella puttana. Ha una boccaccia come Martha Raye.
Non dovrebbe assolutamente rivelare queste informazioni,
sono della massima segretezza, come puoi immaginare.
Chiss come mai (ma mi guardo bene dal domandarglielo)
invece a lui  consentito spifferare queste notizie top
secret.
Joey Buttafuoco  innocente.
Lui  il peggiore mi scappa.
Se dici cos, allora non sai nulla.
In che guaio mi sono cacciata? Non mi sono mai interessata
a questo caso, ho sempre rifiutato di guardare persino
i film TV sulla faccenda, e non sono mai andata oltre un paragrafo
o due di un articolo sul giornale. E adesso mi sono
messa a discutere con un pazzo lunatico perch in fondo al
cuore ho la netta consapevolezza che Joey  un verme. Incredibile.
Joey  il figlio di Elvis. Come potrebbe essere cattivo?
domanda il tizio.
Omiodio.
Ma un giorno si sapr la verit e allora sarai dispiaciuta
di aver parlato male di Joey.
Mi dispiace gi adesso gli dico.
Bene. Bene. Annuisce, manifestando la sua approvazione.
Allora, visto che sai che Joey  il figlio di Elvis e
Amy  la figlia di Bobby e Marilyn, tanto vale che ti racconti
anche il resto, la parte pi importante.
Signora Laurano? mi chiama una voce femminile.
Quasi mi dispiace non poter rimanere a sentire la parte
pi importante della storia, perch non riesco proprio a immaginare
cosa si inventer. D'altra parte, sono contenta di
essere salva. Scatto in piedi e vado verso la donna che tiene
in mano un grafico e ha uno stetoscopio intorno al collo.
 lei Laurano?.
S.
Venga con me.
Seguo la donna col camice bianco, passiamo una porta
e poi percorriamo un corridoio pavimentato con mattonelle.
Entriamo in una camera. La donna tira una tenda
verde che circonda il terzo letto e scopre Susie McMann,
pallida in viso e con gli occhi chiusi.
Verr ricoverata qui annuncia, come se fosse una sorpresa,
e come se si aspettasse gratitudine da me.
Mi mangio ogni possibile risposta salace. Come sta?
domando assennatamente.
 stata ferita con un coltello. Per fortuna le ferite non
sono mortali perch il suo assalitore non ha colpito gli organi
vitali.  troppo presto per dirlo con certezza, ma credo
che se la caver.
Bene. Quando si sveglier sar in grado di ricordare
chi l'ha aggredita?
Camice Bianco apre la cartella, con la penna a mezz'aria.
Cosa  successo esattamente?.
Novemillesima volta che ripeto la stessa storia. Ma che
sar mai un'altra volta, di fronte all'immensit della vita?
La metto al corrente mentre ci avviciniamo a passi spediti
alla fine del millennio.
Dopo aver accertato che non ho commesso alcun crimine,
la dottoressa mi invita a tornare a casa, visto che Susie
dormir ancora a lungo.
Sulla via d'uscita, ripasso per il pronto soccorso e vengo
abbordata dal mio fuori-di-testa.
Cosa  successo l dentro? mi domanda in preda al
panico.
Gli vado vicina fin dove mi regge lo stomaco e sussurro:
Hanno finalmente estratto la pallottola dalla faccia di
Mary Jo.
Mio dio esclama il tizio.
Lo lascio a rimuginare su questa fondamentale notizia.
...
.
...
Capitolo venticinquesimo.
...
.
...
Fuori dell'ospedale, il sole  color mandarino in un cielo limpido. Sono solo le sette del mattino e fa gi caldo, e
tutto fa pensare che a New York sar un'altra giornata afosa
e appiccicosa, di quelle che faranno toccare nuovi vertici
al puzzo di urina, magari da Guinness dei primati.
Mi incammino su Seventh Avenue che a quest'ora  piuttosto
tranquilla, anche se non  affatto deserta. Ci sono
quelle strane persone che vanno al lavoro in orari normali;
uomini ben vestiti e donne in abiti eleganti. Per un attimo
mi domando come dev'essere vivere una vita normale, in
cui si sa gi cosa ci aspetta nel corso della giornata. Il solo
pensiero mi deprime.
Attraverso la strada e tiro un respiro di sollievo di fronte
alla vista di Perry Street libera dai camion della troupe.
Ho perso il filo e non so dove stiano girando oggi.
A pochi passi da casa, vedo uscire William dal portone.
Indossa una maglietta nera e dei pantaloncini sportivi. Le
strepitose gambe sono abbronzate.
Torni a casa adesso? mi domanda, inarcando un sopracciglio
biondo.
Lavoro spiego.
Come la prender Kip, proprio non lo so mi rimprovera
scherzosamente.
Male, te l'assicuro.
Chi potrebbe darle torto? Sei stata fuori tutta la notte,
chiss dove e chiss con chi.
William, stai scherzando, vero?.
Perch dovrei?.
Sorrido.
Lui si china in tutta la sua altezza e mi scocca un bacetto
sulle labbra. Vado in palestra mi comunica. Bisogna
mantenere sempre il corpo in buono stato, perch non si
pu mai sapere quando ci chiederanno di esporlo.
Esporlo?.
Sulla copertina di Vanity Fair, GQ. Insomma, le solite
riviste.
Ah, l. Credevo una rivista veramente importante.
Non essere cos sarcastica, Lauren. Potrebbe benissimo
accadere. Magari domani ti chiama Popular Mechanics.
Beh,  vero.
Ci salutiamo con un cenno della mano e io infilo la chiave
nella toppa. Kip star facendo colazione visto che oggi
la sua giornata comincia alle otto e mezza.
Attraverso la casa silenziosa fino in cucina. Avevo ragione.
Kip  in cucina... ma non  sola. E quello cos'?.
Un gattino esclama sorniona.
Questo lo vedo. Che ci fa qui?. Conosco la risposta,
anche se mi pare incredibile.
Abita qui risponde Kip, senza tanti giri di parole.
Ecco, era proprio la risposta che temevo. Sotto i miei occhi
c' una pallina di pelo bianco. Sopra il tavolo.
 incredibile che tu abbia preso questa decisione unilateralmente.
Non avevo scelta.
Davvero? Come mai? domando.
Tu non c'eri e bisognava decidere per il s o per il no.
E tu hai deciso per il s.
S. Guardala, non  adorabile?.
Lo , ovviamente. Solo un'idiota potrebbe pensare altrimenti,
ma non ho intenzione di cedere tanto facilmente. Sul
punto di aprire una vertenza sento qualcosa che mi mordicchia
la caviglia e lancio un urlo. Quando guardo gi vedo
un'altra pallina di pelo. E questo che cavolo sarebbe?.
Un gattino.
La pianti, Kip? Lo so benissimo che  un gattino, e....
Beh, sei tu che hai chiesto, Lauren.
Non ci provare. Dimmi che non  vero che ne hai presi
due.
Non posso.
Perch ne hai presi due.
S. Lauren, lei sarebbe stata tanto sola ed  sempre meglio
averne due. Lo sanno tutti.
Nella mia mente vedo passare le dozzine di gatti di Collins;
il mio naso ne ricorda il tanfo. Provo di nuovo una
strana sensazione al piede. Adesso sta mangiando i lacci
della scarpa.
Devi ammetterlo insiste Kip. Anche lui  adorabile.
Lui? Avevo capito che non volevi un maschio.
Mi ha conquistata. Costavano solo due e cinquanta
l'uno proclama tutta fiera, come se mi stesse raccontando
di aver comprato una BMW per un dollaro.
Solo?.
 pochissimo per un gatto persiano dalla coda argentea.
Dal suo atteggiamento adesso si direbbe addirittura
indignata.
Se dobbiamo avere due gatti, perch non due bastardini?
Cos' tutto questo interesse per il pedigree?.
Il pedigree non c'entra niente. Insomma, sono cos carini.
Guardali.
Li sto guardando. Non hanno il profilo.
Chiaro che no.
Musi spiaccicati. Come potr mai fidarmi di un gatto
privo di profilo?.
Non capisco cosa vuoi dire ribatte Kip.
A dire il vero, neanche io. E mi sforzo di ricordare che
in questa scelta ha contato anche la paura di perdere Tom.
Sono di fronte a un bivio: posso piantare un gran casino
oppure accettare il fatto. Questi gattini ormai ci sono e lei
ne ha bisogno, e allora che senso avrebbe tormentarla?
D'altra parte,  vero che ha deciso tutto da sola e se chiudo
un occhio questa volta, chiss cosa si inventer la prossima.
Non so proprio che pesci pigliare. Nel frattempo,
quella cosa ai miei piedi mi sta bagnando tutti i lacci. Mi
chino e lo tiro su.
Tenendola nell'incavo del braccio, gli osservo il muso. Il
mio cuore tumultua. Non ho mai visto nulla di cos delizioso.
Spalanca la bocca come se volesse parlare ma non
esce alcun suono.
E muto osservo.
A volte lo fa.
Apre la bocca e non dice niente?.
 un suo modo di essere.
L'hai mai sentito dire qualcosa?.
S dice Kip.
Proprio in quel momento il gattino miagola debolmente.
Io faccio un balzo. Cosa vuole? domando in preda al
panico.
Coccole. Grattagli la pancetta.
Lo faccio e si sente un rumore come di condizionatore
di aria guasto.
Fa le fusa dice Kip.
Lo capisco da sola. Quand'ero piccola avevamo dei
gatti.
Non lo sapevo.
Ci sono un mare di cose che non sai di me, pupa dico,
con un tono da Bogart.
 uno dei motivi per cui ti amo. Non smetti mai di sorprendermi.
Non serve ruffianarsi, Kip. Va bene, li teniamo.
Kip fa una smorfia. Oh, grazie, padrone.
Piantala.
Entrambe sappiamo che era scontato fin dall'inizio. Kip
prende in braccio l'altra gattina e si avvicina a me. Le guardo
il musetto: questa  pi bella dell'altro. Lui  delizioso,
ma lei  una stella del cinema.
Immagino che siano parenti.
Fratello e sorella.
Hai gi deciso come chiamarli?.
No. Aspettavo te.
Mi sta lanciando un messaggio di pace. Ma ce l'avrai qualche idea.
In realt, no. Pensavo che se cominciamo a viverci insieme,
dopo un po' ci verranno in mente i nomi.
Le lancio la mia migliore palla tagliata. Io non ne ho bisogno.
Per me  ovvio quali saranno i loro nomi.
Davvero? Ma se nemmeno li conosci?.
La verit  che non importa. E so che Kip dovr adeguarsi
per pareggiare i conti, per aver preso questa decisione
senza il mio consenso. Non ho bisogno di conoscerli.
Ho gi in mente dei nomi perfetti.
Oh, Lauren, non  giusto.
Kip sa bene come la penso. Da quando la vita  giusta?.
Va bene. Allora, come vuoi chiamarli?.
Nick e Nora dico.
Kip non dice nulla. Sposta il suo sguardo da un gattino
all'altro e poi a me. Come Nick e Nora Charles, immagino.
NOTA: Nick e Nora Charles, protagonisti del film L'uomo ombra, del 1934, tratto da un racconto di Dashiell Hammet. FINE NOTA.
Esatto rispondo.
Perfetto. Kip fa un bel sorriso, bacia la testa di Nora,
poi quella di Nick e poi le mie labbra.
C' una cosa, per: non voglio arrivare terza nella fila
per il bacio.
Scusa, tesoro, non succeder pi.
Dimmi, Kip, adesso ti senti una vera lesbica?.
Autentica dalla testa ai piedi.
Almeno questa  fatta. Ero spaventata, per un attimo
ho temuto di essere una frode. Nick, Nora, grazie per aver
sancito la nostra natura.
Questa volta mi bacia per prima.
Dopo la colazione e una doccia, chiamo in ospedale.
Nessuna novit riguardo a Susie. Chiamo Cecchi. E fuori.
Vado nel mio studio, accendo il computer e il modem e mi
collego a Invention Factory, dove scarico i messaggi di David
e di altri.
All'improvviso sento un pigolio e guardo per terra. 
uno di loro. Come riuscir mai a distinguerli? E poi fa
quella scena di aprire la bocca senza emettere alcun suono.
E Nick Charles.
Cosa vuoi? gli chiedo.
Lui mi guarda. Lo prendo e lo deposito sul tavolo. Lui
gironzola e poi, con mia sorpresa, si acciambella vicino al
computer, incrocia le zampette anteriori, e va a nanna. Devo
ammetterlo,  molto carino, soprattutto se lo guardi di
fronte.
Un segnale musicale mi avverte che la posta  stata scaricata.
Mi disconnetto da I. F., esco dal programma, lancio
il programma di lettura e apro il mio pacchetto di posta
nuova. Prima controllo i messaggi personali. Ce ne sono
cinque. Clicco il bottone per visualizzare i mittenti. David,
Eric Loeb, Pearl Greenberger, Bob Blank, e Bill Slattery.
Tutte persone note eccetto Bob Blank. Mai sentito prima.
Mi ha lasciato un messaggio nel forum Stranezze. Non leggo
tutti i messaggi di questo forum perch attrae un sacco
di... beh, di persone strane, e perch non dovrebbe?
Faccio scendere il mio cursore e clicco sul messaggio di
Bob Blank. Ecco cosa ci trovo: Lauren,
So che segui e che leggi questo forum, perci
sono quasi sicuro che leggerai anche questo
messaggio. Vorrei dirti che un'esperienza
strana pu essere molte cose. Pu essere incontrare
due gemelli o tre o cinque. Anche la
morte  strana. Anche l'omicidio. Molte cose
rientrano nella categoria stranezze. Strano
pu essere un posto dove  meglio non andare.
Spero che saprai cogliere lo strano significato
delle mie parole. Ma siccome sei una ragazza
sveglia, anche se strana, penso che ce la farai.
Bob Blank
In fondo a ogni messaggio c' sempre il nome del server
e il numero di telefono. Questo si chiama Bingo Bango e il
prefisso  914. Corrisponde a Ulster County, stato di New York.
Sono spaventata e non devo chiedere aiuto a Dick Tracy
e al suo anello decodificatore per intuire il significato di
questo messaggio, che ovviamente  di una persona a conoscenza
dell'esistenza delle tre sorelle che mi consiglia di
stare alla larga dalla faccenda.
In particolare, non mi garba che questa persona sappia
come rintracciarmi attraverso internet: sento la mia privacy
violata. Bob Blank  chiaramente uno pseudonimo.
La maggior parte dei server controlla l'identit dei loro
clienti e non permette l'uso di pseudonimi o nomi fasulli.
Trascrivo il numero di telefono di questo Bbs e chiudo
in fretta la posta, riattivo il mio programma di comunicazioni
e digito il numero.
Siccome non l'ho mai usato, devo registrarmi come
nuovo. Poi devo compilare un questionario. Si direbbe
che controllino l'identit dei clienti. Ma l'esperienza mi dice
che anche se alcuni Bbs ti avvertono che ti chiameranno
al telefono per avere una conferma vocale dei dati inseriti,
in realt non lo fanno mai.
Quando termino di compilare il questionario, mi avvisano
che entro tre giorni ricever una telefonata per confermare
i dati, e che ora ho quindici minuti per dare un'occhiata.
Appare il menu principale; come sempre nella lista
compare (P)age Sysop. Significa che puoi provare a chattare
con l'operatore del sistema. Clicco sulla P e aspetto.
Non nutro molte speranze, di solito i Sysop non ci sono
mai. Ma vengo colta alla sprovvista quando sullo schermo
appare la scritta:
S. O. ciao posso aiutarti
L. L. ho bisogno di controllare un utente
del tuo board
S. O. perch
L. L. sono una detective privata e sto
seguendo un caso e uno dei tuoi utenti mi ha
lasciato un messaggio criptico e
intimidatorio
S. O. come si chiama
L. L. bob blank
S. O. hmmm su due piedi non so chi sia
Non so perch, ma quando scrivi in tempo reale, capita
spesso (soprattutto con i Sysop) che scrivano hmmm
L. L. puoi controllare
S. O. perch dovrei
L. L. perch questo  un caso di omicidio
 S. O. sdr!
Il che significa: spanciandomi dalle risate in computerese.
L. L. non  uno scherzo la mia vita potrebbe
essere in pericolo
S. O. hmmm
L. L. so che sembra pazzesco ma  la verit
S. O. s sembra pazzesco in quale forum ti
ha scritto questo blank
Temevo questo passaggio. Come posso dirgli che era nel
forum Stranezze e aspettarmi che mi prenda sul serio? Ma
non ho scelta perch lui  l'unico a essere informato di tutti
i messaggi. Oh, cristo, il peggio che possa capitare  che
chiuder la comunicazione.
L. L. era il forum stranezze
S. O. perch non l'hai detto subito aspetta
Scompare. So che sta controllando. Fisso il mio monitor
per un mese. Poi riappare.
S. O. non so chi sia questo blank non ho mai
visto prima il suo nome e non compare tra i
membri potrebbe essere un hacker che  entrato
nel sistema scusa non ti posso aiutare ma
posso cercare di rintracciarlo se vuoi
L. L. s grazie
S. O. richiama tra un paio di ore
L. L. posso chiamarti al telefono
S. O. hmmm va bene
L. L. molte grazie
S. O. di niente (914) 256-1761 ciao
X
Fine della chat
Tornata al men principale, digito A per arrivederci e
mi disconnetto. Nick spalanca la bocca e fa uno squittio
che dev'essere quel che lui ritiene un miagolio.
Buona idea esclamo. Questo gatto mi sar di grande
aiuto nel lavoro, si capisce subito. Rientro nel programma
per leggere la posta e apro il messaggio di David. E succinto
e preciso.
Cara Lauren,
Se puoi, vienimi a trovare. Sto morendo!
David
Non sa quel che dice! Per intuito, so che non sta morendo
letteralmente. Devo vietargli di usare in futuro
espressioni simili con una detective.
Rimando la lettura del resto della posta, spengo il computer,
porto Nick fuori dal mio studio e lo deposito in salotto,
e punto dritta verso la porta. Devo andare in ufficio
dove tengo tutti i miei appunti e i numeri di telefono. E devo
cercare di mettermi in contatto con Boston Blackie, che
potrebbe aver voglia di fare una visita a sua madre in ospedale.
...
.
...
Capitolo ventiseiesimo.
...
.
...
Al piano terra della palazzina del mio ufficio, c' Tiffany's.
Non sono pi tanto affezionata a questo locale da
quando, qualche anno fa,  cambiato, si  dato una ripittata
e dal normale caff greco che era,  diventato un normale
caff greco dove si servono alcolici. Non sono astemia
e nemmeno una gran bevitrice, ma non riesco a
immaginare chi possa aver voglia di fermarsi qui prima di
cena per un aperitivo. L'atmosfera gradevole non  esattamente
la sua caratteristica principale, ma per un caff e un
bagel al volo, pu andare.
Rimbecillita per il sonno arretrato, mi trascino a fatica
nel mio ufficio. Ecco un perfetto esempio di ci che detesto
dell'invecchiare. Il ricordo di quando potevo tranquillamente
passare una notte in bianco senza pagar pegno mi commuove.
Infilo la chiave nella toppa, ma la porta non  chiusa a
chiave. Un'altra volta. Devo aver ricevuto una visita e non
si tratta di Dora, la mia avvenente segretaria bionda. D'altra
parte, visto che la mia vita somiglia sempre pi a un film,
forse ho davvero un'avvenente segretaria bionda che si
chiama Dora. Chi lo sa?
In ogni caso tiro fuori la pistola e mi preparo ad affrontare
l'intruso. Appoggio la borsa marrone sul pavimento e
lentamente faccio scattare il fermaglio senza produrre alcun
rumore, visto che lo tengo ben oliato per evenienze simili.
Mentre la borsa si apre sento una voce che mi dice:
Avanti, buttati, che l'acqua non  fredda.
Boston Blackie in persona.
Proprio lei cercavo dico. Ma come le  venuto in
mente di sfondare la mia porta?.
Non sono stato io, l'ho trovata cos.
Do una rapida occhiata all'ufficio, sembra tutto a posto.
Lo schedario, lo controller pi tardi.
Ho ricevuto il suo messaggio e ho pensato di fare una
capatina, per vederla. Preferisco guardarla in faccia quando
le parlo. Ha scoperto chi ha ucciso mia madre?.
Mi siedo alla scrivania, tolgo il coperchio alla mia tazza
di caff e tiro fuori il bagel dal sacchetto di carta marroncina:
so bene che non sar una passeggiata.
Non  morta. Sempre meglio essere diretti.
Blackie raddrizza la schiena e fa scivolare il culo in punta
alla poltrona. L'ho vista all'obitorio.
Lei ha visto la sorella.
Sorella?.
Rimando il rap delle tre gemelle. Adesso sono certa che
lui era all'oscuro di tutto e che non  il criminale. Chiamalo istinto. Se vuole vederla,  ricoverata al St. Vincent's Hospital.
L'ansia balena sul suo viso come un lampo.  malata?.
Non esattamente. Hanno cercato di ucciderla. Passo
una decina di minuti a riassumergli la storia, che questa
volta sembra ancora pi pazzesca e incredibile del solito.
Glisso sul fatto che sua madre era/ lesbica, decider lei se dirglielo.
Allora, secondo lei, qualcuno ha ucciso le sue... come si dice?.
Penso che sorelle possa andare bene.
Giusto. Qualcuno ha ucciso le sue sorelle e ha tentato
di uccidere anche lei?.
Penso di s. Ora mi rendo conto che per quanto riguarda
Blackie, questa volta l'indagine  davvero chiusa.
Blackie si alza in piedi. Va bene. Ci vado. In ospedale.
E lei si dar da fare per scoprire chi ha ucciso le altre due
e ha tentato di far secca mia madre, d'accordo?.
Se  questo che vuole.
Chiaro. Ma per chi mi prende, eh? Insomma, sono le
mie zie. E mia madre  mia madre.
Potrei quasi schioccargli un bacio. Sarei andata avanti lo
stesso, ma cos vengo pagata. Non  un dettaglio insignificante.
Non riesco a capacitarmi mormora Blackie, dirigendosi
verso la porta. Tre gemelle.
Rimasta sola, chiamo al telefono Nicholas Parrish per
fissare un appuntamento. Mi deve delle spiegazioni.
Ah, s, signora Laurano risponde lui. Come sta?.
Bene, grazie, signor Parrish. Vorrei tornare a farle
qualche domanda.
Venga pure.
Potremmo parlare a quattr'occhi, senza Rebecca?.
Lungo silenzio.
 necessario? dice alla fine.
S.
Capisco. D'accordo. Vediamoci da Walker's, sulla
Broadway. A colazione.
Colazione, anche lui. Adesso tutti si sono messi a parlare
come a Hollywood. Un appiattimento generale. Parrish mi
d l'indirizzo e fissiamo l'appuntamento a mezzogiorno.
Non faccio in tempo ad abbassare la cornetta del telefono,
che si mette a squillare. E Kip.
Mandano a casa Tom mi comunica.
So cosa significa. Mi dispiace tanto, amore le dico,
domandandomi se le parole suonino vuote anche ai suoi
orecchi.
Ho cancellato tutte le mie sedute di oggi. Vado a prenderlo
con Sam.
Hai bisogno di me?.
No. Ce la facciamo.
Non sto parlando di farcela materialmente, Kip.
Ah. Beh, lo stesso. Me la caver.
Sospiro. E la maledizione dei Wasp.
NOTA: White Anglo-Saxon Protestant. Allusione al riserbo caratteristico degli americani di origine inglese. FINE NOTA.
Davvero. Cosa vuoi che ti dica, croller in mille pezzi
e ho un bisogno disperato che tu sia con me?.
No. Non  per me.  solo che a volte temo che tu non
sappia bene cosa vuoi o di cosa hai bisogno.
Lauren, sono un'analista ribatte lei.
Appunto. L'esperienza mi dice che sono gli ultimi a
conoscere le proprie esigenze.
Non sono in vena di scherzare dice Kip.
Non sto scherzando. Posso fare qualcosa?.
Adesso no. Chiamami pi tardi da loro, va bene?.
Va bene. Mi dispiace molto. Ti amo, Kip.
Anche io. Te.
Riattacchiamo. Mi sento paralizzata. Una volta a casa,
quanto dovr aspettare Tom? Mi sento scuotere da un brivido
di paura e per un attimo mi chiedo se sapr assecondare
i suoi desideri. Mi scrollo ogni dubbio, una promessa 
una promessa. E lo  davvero.
 Kip che mi preoccupa. Sar capace di esprimere il suo
dolore? Come potr starle vicino? Forse sentir la necessit
di tornare dalla dottoressa Lubow. Spero che non aspetter
di trovarsi con le spalle al muro prima di chiamarla, come
suo solito. Mi sento schiacciata da un terribile senso di impotenza
e allungo la mano verso il bagel. S, so benissimo
cosa sto facendo.
Ma perch un bagel non  gratificante come un camion
pieno di croccanti barrette Ben & Jerry's? Lo so, lo so.
Alle undici e tre quarti plano al ristorante Walker's. Sembra
un po' in disarmo. Anzi, lo . Decido di non sedermi
fuori, sotto il solleone, e mi piazzo a un tavolo in una sala
spaziosa dietro il bar. Sopra la testa volteggiano lentamente
le pale, ma il freddo glaciale penso sia merito dell'aria condizionata.
Per il momento sono l'unica persona a pranzo.
Ma  ancora presto. I camerieri stanno in panciolle, eccetto
quella che viene a servirmi la mia Diet Coke alla ciliegia.
Ecco qui esclama, sorridendo.
Grazie, Linda.
Per un attimo mi guarda sorpresa, ma poi ricorda di avere
una spilla con il proprio nome. Non riesco ad abituarmici.
Ma  sempre meglio che doversi presentare ogni volta.
Lo sa come fanno in certi ristoranti?.
Lo so, e lo detesto. Io rispondo sempre: Io sono Lauren
e stasera sar la sua cliente.
Gi, lo dicono tutti.
Mi ha stesa. Pensavo di essere originale. A quanto pare,
 impossibile esserlo.
Linda continua: In realt anche la spilletta col nome 
una soluzione stupida. La maggior parte della gente continua
a fischiare o ti chiama signorina o, nel migliore dei casi,
ti urla Scusi. Questa poi non l'ho mai capita. Probabilmente
lei  la prima cliente su mille a chiamarmi per
nome. Forse  per questo che non riesco ad abituarmi.
Probabile.
Sarebbe Spume. La cameriera arriccia il naso. Il mio
cognome. Pensa che dovrei cambiarlo?.
Dipende. Sta cercando di sfondare nel mondo del cinema?.
Devo ancora incontrare una cameriera che non
abbia questo proposito.
S.
Linda Spume dico io.
Terribile, eh?.
Diverso.
S? Lo pensa davvero?.
S. Io lo terrei.
Sul serio, eh? Grazie.
Mentre la ragazza si allontana mi domando perch mai
le dovrebbe importare il mio parere. Sono forse una produttrice?
Una regista? Perch Linda Spume crede che io
sappia giudicare qual  un nome che funziona? Eppure,
questa conversazione mi ringalluzzisce. Ho risolto un problema.
Cosa che non si pu dire per il mio caso.
A che punto siamo? Tre gemelle. Due morte. Una quasi
morta. Una persona che non esiste, Almay. Un fantasma
che si chiama Blank che mi manda messaggi. Una vita che
somiglia a un film e un film che somiglia alla vita.
Buon giorno, signorina Laurano.
 Parrish. Oggi indossa un abito di stoffa a righe bianche
e blu e un cravattino blu. S'intona con i capelli bianchi.
Mi alzo. Prego, si accomodi.
Lui si siede e io lo imito. Grazie per aver accettato di
incontrarmi gli dico.
Lui sorride. Perch, potevo scegliere?.
In realt, s.
Una scelta forzata, non le pare?.
Non avrei potuto obbligarla.
Ma avrebbe potuto chiedere alla polizia di farmi una
visita ribatte Parrish.
Vero.
Preferisco vedere lei.
Grazie.
Allora, che cosa ha scoperto?. I suoi occhi marroni sono
picchiettati come da minuscole luci.
Tre gemelle gli dico, papale papale.
Lui sorride, annuisce e posa la punta dei polpastrelli sulla
bazza. S, chiedere un incontro a tu per tu  stato un gesto
delicato da parte sua.
Sono consapevole che Rebecca  all'oscuro di tutto.
Linda si avvicina e Parrish ordina un gin tonic, e poi si
volta verso di me. Esatto. Che senso aveva dirle la verit?.
All'improvviso mi monta una gran rabbia. Questo tizio
ha dato in adozione due figlie senza il consenso della madre.
 un'atrocit. Come ha potuto? lo incalzo con pi
violenza del dovuto.
Lei  irritata osserva lui.
Sono furiosa.
Ma perch?.
Perch lei ha preso una decisione che spettava a Rebecca.
Parrish stringe le labbra e fa scorrere una mano rugosa
tra i capelli. Temo che sia proprio cos.
 cos ribadisco.
Deve tener conto del contesto, dell'epoca, Lauren. Allora
le cose erano diverse. Era gi abbastanza terribile che
Rebecca avesse un figlio da me. Come sarebbe potuta tornare
a casa con tre gemelle? William McMann era una serpe.
E alla fine non credette nemmeno che Susie fosse sua
figlia.
Ma lei ha dato in adozione le figlie di Rebecca senza
nemmeno chiederglielo.
Non posso negarlo. Comunque, erano anche mie. Sorseggia
cautamente il suo aperitivo. Anni dopo mi misi a
cercarle, ma riuscii a mettermi in contatto solo con Susie.
Perci lei mi ha mentito quando ha detto di non averla
mai incontrata.
S.
Perch?.
Mi perdoni, ma non sapevo chi l'aveva assunta per questa
indagine. Che motivo avrei avuto di fornirle l'indirizzo
di Susie? E poi Rebecca era presente alla conversazione.
Lo capisco.
Si direbbe che vi nascondiate segreti a vicenda. Lei non
sapeva che Susie conosceva le sorelle, vero?.
Le bianche sopracciglia si inarcano come due trattini.
No. Perch dice che Susie le conosceva?.
Sono state uccise.
Parrish inspira e il suo viso diventa ancora pi pallido.
Era su tutti i giornali.
Io non... noi non leggiamo i giornali. Ci sono solo brutte
notizie.
Sono sempre pi numerose le persone che si isolano dagli
orrori del mondo. Forse non  un'idea tanto malvagia.
E suppongo che non guarda nemmeno il telegiornale.
Per carit, no. E Susie? Sta bene?. Sembra veramente
preoccupato.
No.  stata aggredita anche lei e ora si trova in ospedale.
Dio Santissimo. Questa volta Parrish prende una bella
sorsata del suo gin. Chi  stato e perch?.
 quello che cerco di scoprire. Secondo lei, potrebbe
essere Harold Black, l'ex marito di Susie?.
Parrish alza le spalle. Non saprei. Potrebbe essere
chiunque.
No, non credo. Lei lascer il suo patrimonio a Susie?.
S.
E se Susie morisse prima di lei?.
Il parente pi vicino.  questo nipote?.
Non credo che sapesse nulla delle tre gemelle. Chi  il
parente pi vicino, dopo il nipote?.
Sinceramente, non ci ho mai pensato. Non saprei.
Signor Parrish, tutte e tre le sue figlie sono diventate attrici.
Fa parte del vostro corredo genetico?.
Recitare?.
S.
Era frequente anche nella famiglia McMann.
Ma chi erano questi, i Barrymore di Ulster County?
Ma questo non chiarirebbe nulla obietto io, perch
le ragazze non avevano un legame di sangue con lui.
Giusto. Parrish sembra imbarazzato come se stesse
mentendo. Poi si lascia scappare una risata soffocata.
Cosa la fa ridere? chiedo.
Mi perdoni. Non dovrei ridere in un momento simile,
ma mi  venuto in mente uno dei ragazzi McMann. Un cugino
di terzo grado di William, credo. Dopo aver lavorato
per qualche anno in filodrammatiche locali di dilettanti,
piant la moglie e se ne and a Hollywood. Veramente patetico.
Il mio cuore di detective fa uno strano balzo e non so bene
il perch. Come  andata a finire?.
Oh, torn a casa con la coda tra le gambe. La cosa strana
era che a questo tizio piaceva recitare le parti femminili
e lo faceva ogni volta che poteva.
Cio, era un travestito?.
Non so. Era sposato e aveva dei figli. Ma non significa
nulla, vero? domanda Parrish.
No.
Quando era giovane era bravissimo. Mi ricordo una volta
che venne a una festa di Halloween vestito da donna e
quando gli uomini scoprirono che era un uomo si arrabbiarono
moltissimo, perch l'avevano trovato molto attraente.
Questo accadde prima che lui cominciasse a recitare, perci
nessuno sapeva di questa sua tendenza. Parrish si mette a
ridere. Oh, Ges,  cos che si dice, no? Tendenza?.
Credo che si usi questo termine per gli omosessuali gli
rispondo.
Ah. Comunque, continu a partecipare a spettacoli locali.
Mi hanno detto che la sua interpretazione di Maggie
in Cat era superba.
E adesso?.
Adesso non so. Ho perso i contatti con la gente del paese.
Ma ho sentito dire che quando  ingrassato e ha perduto
i capelli, ha piantato tutto. Avrebbe potuto interpretare
ruoli da uomo pi anziano, ma questo non interessava a
Bud.
Bud?.
S. Bud McMann. Forse lui  il parente pi prossimo.
Il cuore mi vibra. Ma avevo capito che lei non aveva legami
di sangue con i McMann.
Sul suo viso ricompare quel velo di imbarazzo. Ci fu un
matrimonio che leg le nostre famiglie.
Cio, a un certo punto, un McMann spos una Parrish?.
S.
La sa una cosa, Signor Parrish? Credo che
Bud McMann continui a travestirsi.
...
.
...
Capitolo ventisettesimo.
...
.
...
Bud McMann = Almay = Bob Blank.
Ecco perch il bastardo aveva un'aria familiare quel
giorno quando lo incontrai al deli. L'avevo gi visto nei
panni di Almay. E, ovviamente, fu lui a rispondermi al telefono
e a darmi l'indirizzo della roulotte. Ma come poteva
sapere che ero io?
Esiste un'unica spiegazione: un complice.
Non so come posso aver preso una simile cantonata,
perch ci pu essere un solo complice: Boston Blackie. E
io l'ho spedito a visitare sua madre! La donna che lui o Bud
hanno cercato di uccidere! Denaro, sesso, e vendetta... tutto
si riduce a questo. I moventi di Bud sono il denaro e il
sesso; quelli di Blackie, il denaro e la vendetta.
Dipano questa matassa durante il tragitto in metro verso
downtown. Scendo a Forty-second Street per telefonare a
Cecchi e gli chiedo di acciuffare Boston Blackie. Non credo
che Blackie abbia potuto fare del male a sua madre, che
 guardata a vista dalla polizia ventiquattro ore su ventiquattro.
Eppure...
Sei sicura? chiede Cecchi.
Non potrei giurarlo, ma sembra proprio cos.
Va bene, procedo. E questo bastardo di McMann?.
O  a New York oppure  a casa sua. Adesso verifico
gli prometto.
Lauren, lo sai che sei in pericolo, vero?.
Temo che lo sia un sacco di gente.
Non andare da sola a Ulster County.
Ti richiamo appena lo scovo.
Riagganciamo e sappiamo entrambi che ho glissato sulla
promessa di non andare a Ulster County da sola. Cerco
il numero di McMann sulla mia rubrica e lo chiamo. Lascio
squillare quindici volte prima di rassegnarmi. Mi imbestialirei
se qualcuno lo facesse a me.
Vado o non vado a Ulster County? E se Bud  in citt?
L'idea di rifare il viaggio non  esaltante. Decido di aspettare
finch qualcuno non mi avr risposto a quel numero
di telefono.
Di ritorno a downtown, riprovo a chiamare i McMann,
ma tutto tace. Dall'angolo tra Seventh Avenue e Tenth
sbircio i camion della troupe piazzati intorno alla libreria
Three Lives, il che mi ricorda che Barry Berry mi aveva
chiesto di far venire Susie in sostituzione della sorella. Certo,
lui la voleva sul set alle sette di mattina, perci a quest'ora
avr intuito che non verr. Ma sarebbe comunque
un gesto gentile da parte mia raccontargli cosa  successo.
Mi incammino verso la libreria. Grazie a dio all'angolo
per bloccare i passanti c' Ed, che almeno sa chi sono e non
devo ricominciare tutta la tiritera.
Ehi, bellezza mi dice Ed. Ti ho sotto tiro!.
Cosa cavolo vorr dire? Sorrido. Mi fa passare perch in
questo momento nella libreria non stanno girando. Entro.
Susan, Rick e le J stanno mangiando. Theo osserva.
Ehi, Lobes mi dice Susan. Ma non dovevi portarci la
sorella per quella particina?.
Spiego che Susie  stata aggredita e in questo momento
 in un letto di ospedale.
Rick commenta: Non importa. Ne abbiamo trovata
un'altra e dovremo rigirare la scena. E una seccatura e uno
spreco di soldi, ma non c'era altra soluzione.
Sai, Rick ribatto io, in realt importa eccome. Quella
donna  quasi morta.
Lui arrossisce. Non volevo dire questo, Lauren.
Non ne sono cos sicura, ma mi scuso ugualmente.
Rick sorride, sollevato.
Jenny dice: Questa storia mi far andare fuori di testa.
Non vedo l'ora che se ne vadano.
Chiss chi sar il prossimo? dice Jill.
Se ci sar un prossimo, probabilmente sar io annuncio.
Cosa?.
Tu?.
Odio queste battute dice Jenny.
Non preoccuparti, ho in mente un piano. Chi avete trovato
per la parte, Susan?.
Un agente ha mandato una donna che somiglia a Shelley
McCabe. Ce la possiamo cavare se evitiamo i primi
piani.
Se questo fosse un cartone animato invece della vita che
 un film o un film che  la vita, si vedrebbe una lampadina
illuminata sopra la mia testa. Forse ce l'ho davvero.
Quale agente?.
Rick e Susan si guardano l'un l'altra e alzano le spalle.
Dov' l'attrice, adesso?.
 andata via. Ha qualche ora di pausa. Che succede?.
Quindi deve tornare?.
Rick controlla il suo orologio. Tra circa un'ora, credo.
Come si chiama?.
Susan risponde: Uh, non mi ricordo. Rick, tu te lo ricordi?.
No. Che succede, Lauren?.
Chi potrebbe dirmi come si chiamano l'agente e l'attrice?.
Barry, immagino. E la sua assistente, Micky. Barry non
 qui adesso.
E Micky?.
Penso che sia nella sua roulotte dice Susan.
Jill, odio questo casino ribadisce Jenny.
Uscita dalla libreria, localizzo la roulotte e tamburello
sulla porta metallica. Micky mi invita a entrare.
Desideri? mi chiede lei.
Carina. Micky  alta e snella. Porta dei pantaloncini rossi
tipo ciclista e una canottiera viola. Sta lavando della lattuga
nel lavello.
Vuoi dell'insalata?.
No, grazie. Sar breve, ho bisogno di un paio di nomi.
 organica. Questa lattuga. Tutta la verdura lo . Non
sai che ti perdi.
Questa  una bio-fanatica, meglio ignorarla. Potresti
dirmi come si chiama l'attrice che ha sostituito Shelley McCabe?.
Certo.
Aspetto.
Cavolo crudo, barbabietola, cuore di sedano....
Micky? Per favore, il nome.
Allison Mayer. Lo sai, dovresti mangiare un po' di queste
verdure. Hai l'aria di avere problemi col colesterolo.
Non posso ingaggiare una battaglia. E il nome dell'agente
che l'ha mandata?.
Lo sai da cosa si vede?.
Aspetto.
Dal colore della tua pelle e dal bianco degli occhi. Anzi,
dovrei dire dal fatto che i tuoi occhi non sono bianchi.
Lo sai di che colore....
Il nome dell'agente, per favore.
Doyce Schroeder.
Di ritorno in ufficio, chiamo il Sysop di Bango Bingo,
che mi risponde al primo squillo e mi conferma che Bob
Blank  un hacker e che non c' modo di scoprire la sua
identit.
Poi faccio il numero di McMann e mi risponde Anne.
Oggi  in citt mi informa.
Ha un computer e un modem?.
Se ce l'ha? Praticamente ci passa le giornate intere a
quel coso maledetto.
Zing zing zing strimpella il mio cuore. Medito se sia il caso
di rivelarle dove si trova Susie, ma finch non ho capito
bene chi sono i cattivi in questa storia, sar meglio tenere la
bocca chiusa. Cos la ringrazio e riattacco.
Ora mi sembra confermata l'ipotesi che Bud McMann e
Bob Blank sono la stessa persona. E poi mi torna in mente
il messaggio di David. Mi sorge un altro sospetto.
Quando arrivo in teatro, David sta camminando avanti
e indietro sul palcoscenico come una fiera in gabbia. Lo
chiamo e lui scende.
Hai ricevuto il mio messaggio. Incredibile esclama.
Due volte in una settimana.
Perch stai morendo?. Rimando la ramanzina a dopo.
Lo spettacolo sta andando in vacca. Prima mi molla
Destiny e adesso anche un'attrice, con un ruolo piccolo ma
fondamentale,  scomparsa. Odio il teatro.
L'attrice dico io, si chiamava Allison Mayer?.
Come cavolo fai a saperlo?.
Quando arrivo alla libreria Three Lives, Barry Berry 
pronto per girare la scena. Non c' verso di entrare, perci
mi metto ad aspettare. Il regista non interromperebbe la ripresa
per nulla al mondo, e meno che mai se io gli dicessi
che devo fare qualche domanda a una delle sue attrici. Ma
questa attesa mi d il tempo di chiamare Cecchi, che poco
dopo salta fuori da una macchina.
Abbiamo pizzicato il ragazzo all'ospedale mi annuncia.
 al distretto, ma non saremo in grado di trattenerlo
a lungo, Lauren.
Non ce n' bisogno. Non credo che sia coinvolto, dopo
tutto.
Scherzi.
Scusami, Cecchi. Ma non ne sono sicura. Ne avr la
certezza quando finir questo ciak e gli attori usciranno.
Ti dispiacerebbe farmi capire che cavolo sta succedendo?.
Come sta Susie McMann? Le sue ferite sono meno gravi
di quel che sembrava?.
S. Come facevi a saperlo?.
Sono una detective ribatto.
E una commediante.
Anche quello.
Il medico ha detto che potrebbe essersi procurata da
sola le ferite mi dice Cecchi.
L'avevo immaginato.
Ma perch?.
Ah, come lo detesto esclamo.
Cosa?.
Quando il criminale  una donna. E lesbica, per giunta.
Sono esseri umani commenta con aria innocente.
Sorrido, ma non replico.
Allora, come hai capito che  stata Susie?.
Non  stata lei a commettere gli omicidi spiego. Li
ha soltanto organizzati.
E allora chi  stato?.
Bud McMann.
Chi?.
Denaro, sesso e vendetta. Vedi, Susie anni fa ebbe una
storia con la moglie di Bud. Bud lo sapeva e in qualche modo
lui e Susie si incontrarono quando spuntarono fuori le
altre due gemelle Parrish. Anche se Susie aveva raccontato
alle sorelle che i genitori erano morti, sapeva che quando
Parrish e Rebecca avessero tirato le cuoia, la verit sarebbe
venuta a galla. Le sorelle dovevano morire.
Un tipino crudele. Le sorelle.
Questo  uno dei motivi per cui non poteva sbrigare il
lavoretto da sola. Lei ce l'ha un alibi per i due delitti, no?.
 la prima cosa che abbiamo verificato. Non riesco ancora
a capire come potessero sapere che Blackie ti aveva
ingaggiata.
Doyce Schroeder.
L'agente?.
S.
 coinvolto anche lui? chiede Cecchi.
Senza saperlo.
Se questa si rivela una coincidenza del cavolo, io....
Tu cosa?.
Non lo so. Io non ci credo nelle coincidenze. Cio, ma
dove cavolo siamo finiti, in un film?.
Precisamente.
Mi fissa con uno sguardo da sbirro.
Bisogna ammetterlo, la vita  un film.
Quando ero nell'ufficio di Doyce, ho osservato le fotografie
appese alle pareti. Sai, ritratti dei clienti, ma nessuna
grande diva o divo. Due di queste attrici avevano un'aria familiare,
ma non riuscivo a identificarle. Lo sfondo di una
delle due foto sembrava risalire agli anni Cinquanta. Al momento
la cosa non mi disse nulla. Poi Nicholas Parrish mi
raccont che Bud McMann molti anni fa era scappato per
fare l'attore, e cos ho fatto due pi due.
Che due pi due? Hai detto che erano foto di attrici.
Esatto.
Esatto?. Cecchi comincia a scocciarsi.
Mi appresto a spiegargli la storia quando sento Barry
Berry ululare dalla libreria: Stop, buona. Il ciak  finito
e presto gli attori sciameranno fuori dalla porta.
Preparati a effettuare un arresto, Cecchi.
Lauren, mi stai dando ai nervi.
Ci avviciniamo alla porta.
La prima a uscire  Cybill. Salve, Lauren. Novit sul
caso?.
Le rispondo che ci sono novit, ma la prego di levarsi di
torno rapidamente. Cybill obbedisce subito. Poi vengono
le J, a cui faccio cenno di spostarsi di lato, e poi appaiono
i tecnici, Jimmy Daniels in testa.
Ciao, pupa mi saluta. Non dimenticare la colazione
che mi hai promesso.
Certo, bambolo gli rispondo.
E poi, tra due tecnici, avanza Allison Mayer. Questa volta
non ho difficolt a riconoscerla.
Tenente Cecchi dico, ti presento Bud McMann.
Al distretto la matassa si dipana.
 come avevo spiegato a Cecchi, con un'importante aggiunta.
Boston Blackie si era dimenticato di raccontarmi un piccolo
dettaglio su s stesso. Anche lui  una drag queen. La
seconda fotografia con un'aria familiare, sulla parete di
Doyce Schroeder, era di Blackie.
Il fatto che avessero tutti lo stesso agente non era affatto
una coincidenza. Blackie aveva sentito la storia di Bud
McMann, suo cugino di quarto grado, che era fuggito per
darsi al cinema e qualche anno fa si era messo a cercarlo.
Fu allora che Bud fece il nome del suo agente, Doyce.
Quando Blackie decise di seguire la tradizione di famiglia,
si present da Schroeder.
Blackie non gir le spalle a Doyce quando si ammal,
anzi, lo considerava come un padre a cui confidarsi. Perci
quando Blackie mi ingaggi per scoprire chi aveva ucciso
sua madre, lo raccont a Doyce, e Doyce, conversando
del pi e del meno, lo disse a Susie, non immaginando
lontanamente che Blackie fosse suo figlio.
Allora Susie avvert Bud che io ero sulle loro tracce. Lui
mi aspettava al varco e si travest da Almay, sperando di
mettermi fuori pista. Poi sarebbe toccato a Nicholas e Rebecca,
e Susie e Bud si sarebbero divisi otto milioni di
dollari.
Quando Barry Berry cerc un'attrice che sostituisse
Sharon, Bud stava facendo le prove con David, l'unico teatro
che gli offriva un lavoro. Ma Doyce, a cui si era rivolto
Berry, chiam Bud perch si ricordava che somigliava vagamente
alle tre gemelle, e Bud non resistette all'idea di recitare
in un film. Sarebbe stata la sua prima volta.
Se tutto fosse filato liscio, immagino che Bud avrebbe
fatto secca Susie. O forse Susie avrebbe fatto secco Bud.
Insomma, non riesco a vedere come potessero dividersi il
denaro. In fondo, erano rivali.
Blackie  accasciato su una sedia nell'ufficio di Cecchi.
Non riesco a credere che mia madre sia un'assassina.
Io non riesco a credere che lui sia una drag queen, ma
taccio. Dopo tutto, perch no? Mi accorgo di essere caduta
nella trappola degli stereotipi e mi stupisco di me stessa.
Nessuno, assolutamente nessuno, sfugge agli stereotipi.
Mi dispiace dico. Almeno, adesso sa come stanno le
cose.
Gi. Adesso lo sapr tutto il mondo risponde, con
un'aria imbarazzata.
Intuisco che si riferisce alla sua tendenza, e non a sua
madre assassina.  buffo come cambiano le priorit.
Se lei non vuole, non  necessario che si sappia.
Cio, secondo lei, non verr fuori che io sono... un travestito?.
Se lei non vuole, no.
Non voglio.  l'ultima cosa che voglio. Gli altri tizi con
cui lavoro mi... beh, pu immaginare.
Non ho mai saputo in cosa consista il suo lavoro, ma ho
il sospetto che abbia a che fare con dei tipacci rozzi e coriacei.
Non credo che avr molto bisogno di lavorare in futuro
dico. Un giorno diventer molto ricco. Sono certa che
i suoi nonni modificheranno il testamento in suo favore.
Ma che succeder quando scopriranno la verit su
di me?.
Mi metto a ridere. Si fidi di me, Blackie, Nicholas e Rebecca
sono gli ultimi a cui potrebbe importare.
Crede davvero?.
Ne sono certa.
Blackie si illumina come una moneta lucidata.
Cecchi entra nel suo ufficio. Blackie, tiri su il telefono.
Chi ?.
Oprah sulla tre; Donahue sulla quattro e Geraldo sulla cinque.
NOTA: Oprah Winfrey, Phil Donahue e Geraldo Rivera, conduttori degli show televisivi (storie di vita vissuta) pi noti in America. FINE NOTA.
Non so perch, ma la rapidit con cui si  diffusa la notizia
non mi meraviglia. Non  obbligato a parlarci, lo sa.
Vorranno imbastire un bel servizio sulla sua storia da mandare
in onda sulle reti nazionali.
Ma di esclama mentre alza la cornetta, esita un secondo, e poi preme il tasto tre.
...
.
...
Capitolo ventottesimo.
...
.
...
Quando metto piede a casa, Kip mi sta aspettando col
cappotto addosso. Capisco subito che  grave. Temo di sapere
di che si tratta, ma caccio il pensiero dalla mia mente
come un grumo di sporcizia sotto il letto.
Ci guardiamo negli occhi. Kip dice:  ora.
Due parole. Due parole orribili. Non so cosa dire, cos
spalanco le braccia. Lei si alza e ci si butta dentro. Io la tengo
stretta, la stringo baciandole dolcemente il collo.
Usciamo di casa e fermiamo un taxi. Durante il tragitto
ci teniamo strette per mano senza dire una parola. Non c'
nulla da dire, perch in un certo senso  gi stato detto tutto.
Non c' pi tempo per negoziare, avere dubbi e discutere
sui grandi temi. La decisione  stata presa, ci siamo impegnate
a rispettarla. Tuttavia, il peso e l'enormit di
quanto sta per accadere sembra espellere tutta l'aria dal
taxi e respiro a fatica.
La macchina si ferma davanti all'appartamento di Tom
e Sam. L'ascensore sale lentamente al decimo piano. Percorriamo
fino in fondo il corridoio con il tappeto grigio. La
porta  chiusa, ma non a chiave.
In salotto troviamo sei amici: Bob e Phillip; Marsha e
Terry; Rich; e Claude. Le due coppie stanno insieme da
tanto tempo e gli altri due sono vecchi amici di Tom e di
Sam. Li conosciamo tutti di vista.
Ci scambiamo un saluto grave. Siamo tutti consapevoli
del motivo per cui ci troviamo qui, del patto che abbiamo
stretto in passato. Mentre guardo negli occhi Marsha e
Terry, mi domando se anche i miei e quelli di Kip riflettano
tanta paura e disperazione. Guardando gli altri, temo
che abbiamo tutti lo stesso sguardo.
Dov' Sam? chiede Kip.
In camera da letto con Tom risponde Rich.
Non  il momento di fare quattro chiacchiere, ma nemmeno
di affrontare una discussione seria.
Terry dice: Vi stavamo aspettando.
Kip si dirige verso la camera da letto, probabilmente
per avvisare Sam che siamo arrivate e per vedere suo fratello.
Scelgo di restare con gli altri, per dare a Kip l'opportunit
di dire addio a Tom da sola. E come avevo
previsto, Sam esce dalla stanza e rimane con noi. Sam mi
d un bacio.
I suoi occhi sono rossi di pianto e di sonno. Dall'ultima
volta che l'ho visto  dimagrito. La pena, il dolore.
Mi sembra impossibile che sia arrivato il momento
mormora Sam.
Anche a me. Gli stringo forte la mano, che ha abbandonato
tra le mie.
Sam continua: Tom  incredibile.  pronto. E poi
crolla e comincia a singhiozzare. Ci raccogliamo intorno a
lui, cercando di offrirgli sostegno e conforto.
Nessuno di noi piange. Gli occhi sono lucidi, ma ci controlliamo.
Sappiamo che dobbiamo ingoiare le nostre lacrime,
adesso.
Kip esce dalla camera.  pronto dice con un tono
piatto, privo di emozioni.
Un attacco di panico mi colpisce a tradimento, e mi domando
se anche gli altri provino la medesima sensazione.
Non sono agitata, ne sono certa, perch stiamo per commettere
un'azione illegale. Sono convinta che sia la cosa
giusta da fare,  ci che Tom vuole. Ma  un passo gigantesco;
 pretendere di essere Dio.
Esitiamo tutti e fissiamo Kip come se fosse una sconosciuta
che ci chiama a partecipare a un'impresa assolutamente
imprevista. Niente potrebbe essere pi lontano dalla
verit. Ripenso agli incontri che ci sono stati tra noi; le
infinite discussioni sui principi etici, la dignit e il diritto
di morire. C' una parte di me che desidera riprendere
daccapo tutte le discussioni, ma so che  solo una tattica
per ritardare il momento, e non c' pi tempo.
Sam ci guida nella camera. Tom giace al centro del letto
matrimoniale. Sembra incredibilmente piccolo, con tutti i
cuscini sotto la testa e di fianco. E coperto solo da un lenzuolo.
Ci raccogliamo intorno al letto.
Il viso di Tom  scheletrico, macchie scure come erba
bruciata sotto gli occhi incavati. Accenna a un sorriso, come
un battito d'ala.
Ci-a-o sussurra Tom, labbra secche e screpolate.
Lo salutiamo, ciascuno a modo suo.
Vorrei riuscire a parlare me-glio mormora a fatica.
Lo rassicuriamo che va bene, non ha alcun bisogno di
parlare.
Tom sorride di nuovo. Vi so... so-no grato....
Lo sappiamo dice Sam. Risparmia le forze.
Per cosa? chiede Tom, sorridendo.
Una risata che serve a spezzare la tensione e la stanza sembra
pi luminosa, Tom pi grande.
Tom dice: Voglio... rin... graziarvi.
Tom vuole ringraziare ciascuno di voi dice Sam.
Lo guardiamo come se stesse parlando cinese.
Uno alla volta aggiunge Sam. Rich?.
Allora capiamo. Rich  il primo. Ci mettiamo in una specie
di fila, e ognuno di noi aspetta il proprio turno per dire
addio a Tom. S, cos. Addio.
All'improvviso  il mio turno. Temo di non riuscire a
muovermi, come se i piedi non rispondessero al cervello.
Qualcuno mi tocca la spalla e io avanzo di un passo, mi siedo
con attenzione sul bordo del letto perch ogni movimento
sembra procurargli dolore. Gli prendo la mano da
uccellino, mi chino verso di lui per avvicinare l'orecchio alle
sue labbra, come ho visto fare agli altri.
Tom sussurra: Lau-ren. Sei la mia cognata preferita.
Sono felice che Kip potr sempre contare su di te... qualsiasi
cosa sempre voglia dire per voi. E fa una risata aspra
e spossata. Grazie di tut-to. Sento che ha girato la testa
e mi bacia la guancia con labbra calde e secche. Mi allontano
e poi bacio quelle labbra.
Ti voglio bene gli dico.
Anche io mi risponde e chiude gli occhi per farmi capire
che il nostro addio  terminato.
Marsha e Bob sono dietro di me. Mi sposto vicino a Kip,
cercando a tentoni la sua mano. Aspettiamo.
E poi gli addii sono finiti.
Sam prende un bellissimo cestino messicano da un cassettone.
Due a testa ci spiega.
Ci passa il cestino. Quando tocca a me, infilo la mano e
trovate le capsule ne prendo due. Non riesco a guardarle,
ma le stringo in pugno come un bambino le caramelle. Anche
se le guardassi non cambierebbe nulla. Tutte le capsule
sono identiche, fa parte dell'accordo.
Sam e Rieh sollevano con cautela Tom fino a farlo sedere
sul letto, poi Sam gli porge un bicchiere d'acqua da una
brocca di porcellana. Lui  il primo a dare le pillole a Tom.
 un momento che rester per sempre impresso nella
mia memoria. Un inizio e una fine. Un nuovo viaggio per
Tom, una fine per tutti noi che stiamo per perderlo.
Sam si  procurato le medicine che porranno fine alla vita
di Tom. Sono contenute nella capsula che uno o pi
d'uno di noi, stringe in mano; le altre sono placebo.  la
procedura del plotone d'esecuzione: nessuno sapr chi 
stato a dare a Tom la dose letale.
Me lo domander finch muoio? Sar tormentata dal
bisogno di sapere? Quando fu presa questa decisione, rimuginai
a lungo sul senso di colpa. Ci ho riflettuto bene,
altrimenti mi sarei rifiutata di partecipare. Credo davvero
che stiamo facendo la cosa giusta per Tom.  la sua vita, la
sua morte, e non c' motivo per cui debba soffrire pi del
necessario.
All'improvviso  il mio turno. Quando gli porgo le due
capsule verdi e bianche sul palmo della mano, mi accorgo
che sto tremando. Tom allunga la mano e mi batte sulle dita
rassicurante. Abbasso la mano e lui prende le capsule.
Sam lo aiuta a bere. Lo osservo deglutire con qualche difficolt
la prima e poi la seconda. Il mio compito  terminato.
Tom mi guarda con gratitudine e io mi sforzo di non
piangere. Ci sorridiamo e mi sposto per lasciare il posto a
Terry.
Il tempo scorre lentamente. E poi, come se il tempo non
fosse passato, Tom ingoia l'ultima capsula. Ci eravamo gi
messi d'accordo che avremmo tutti aspettato in salotto,
salvo Kip e Sam che sarebbero rimasti nella camera.
Guardo per l'ultima volta il mio caro cognato, che ora 
disteso con gli occhi chiusi. In silenzio, lo saluto di nuovo
ed esco.
 mezzanotte meno cinque quando Kip e Sam escono
dalla camera di Tom e noi capiamo che  finita. Ci alziamo
tutti insieme e ci abbracciamo, con le lacrime che adesso
scorrono copiose. Per ultima abbraccio Kip che singhiozza,
e io la stringo forte, accarezzandole i capelli. Le nostre
lacrime si mescolano.
Alla fine ci salutiamo tutti e lasciamo Sam con Tom.
L'indomani Sam far le telefonate necessarie e Kip avviser
il resto della famiglia.
Porto a casa la mia amata.
Dissolvenza.
...
.
...
FINE.